I sogni non muoiono all’alba

Così è, anche se non vi pare

Una foto storica, emblema di una grande sintonia : l’abbraccio tra Raffaele Trapani e Gianluca Grassadonia

Sì, sulla scena calcistica paganese cala impietosamente la tela e un po’ di malinconia, frammista a un pizzico di amarezza, ci assale. Ma è solo un momento, tipico di chi ha dispiegato in volo le dolci ali della fantasia per poi scontrarsi con la realtà.
Lo dico subito. Se oggi pensate di leggere un articolo che analizzi la partita di Cosenza, mi dispiace dirlo, avete sbagliato “palazzo”, come diciamo coloritamente dalle nostre parti. Non è né il giorno, né il momento adatto per andare a fare un discorso tecnico-tattico; per questo c’è tempo.
E’ il momento, invece, di ringraziare un manipolo di audaci che da gennaio in poi hanno fatto risvegliare l’animo un tantino indolente ed esigente del tifoso medio; è il momento di ringraziare il presidente Trapani ed i suoi più stretti collaboratori perché non hanno mai mollato, anche quando sembrava che il mondo ce l’avesse proprio con loro; è il momento di ringraziare Grassadonia, nocchiero audace, portatore di novità tattiche, oggi finalmente anche più esperto e navigato, pronto per altre e più prestigiose avventure.
Il cammino della Paganese nella seconda parte del campionato – ricordiamolo – è stato esaltante. Mentre i più scettici guardavano e facevano di conto per arrivare alla salvezza, la squadra metteva preziosissimi punti nel carniere andando a vincere spavaldamente a Monopoli, Melfi, Agrigento e Taranto. Imprese non da poco, forse memorabili, che proiettavano la squadra nei cosiddetti quartieri alti della classifica, quelli che le avrebbero consentito di andare ai “play-off”.
Play-off, parola quasi magica, un sogno per una squadra che mai nella sua lunga storia aveva avuto una carta da giocarsi per una difficilissima promozione in serie B.
Il calcio è strano: è come una malattia infettiva. Contagia e affascina le coscienze al tempo stesso, genera emozioni e sogni. Gli stessi che hanno vissuto i trecento e più appassionati che hanno fatto sentire la loro presenza al “San Vito Marulla” di Cosenza; gli stessi che hanno visto protagonisti i tantissimi paganesi che, a casa o nei tanti locali pubblici appositamente attrezzati per la visione della gara su “Sportube”, hanno comunque assistito alla gara.
Tutti hanno trepidato e sofferto; tutti hanno tirato un sospiro di sollievo sul tiro di Mungo respinto dal palo nella prima parte della gara; tutti hanno imprecato alla sorte avversa quando, prima Alcibiade e poi Mauri, hanno mancato il gol della speranza.
Ecco, il calcio nella sua essenza, al di là dell’aspetto tecnico; le emozioni e i sogni che lo contraddistinguono. Credo che resti lo sport più bello del mondo, anche se qualcuno adombra sospetti ogni qualvolta un risultato poco garba.
Le emozioni, poi: che ve ne fate di un’esistenza grigia, piatta, sempre uguale? Solo chi non ha mai gioito su un campo di calcio, solo chi non ha avuto contezza di un gol realizzato all’ultimo momento in una gara importante, solo chi non ha mai abbracciato il vicino senza nemmeno conoscerlo dopo un autentico miracolo calcistico, non potrà mai capire cosa significhi attaccamento viscerale per un colore sociale.
Infine i sogni: non è vero che muoiono all’alba, perché la vita si rinnova ogni giorno e ogni giorno genera un’alba.
Quella che dovrà vedere all’opera la nuova Paganese, quella che nascerà.
E nascerà, statene certi!

Nino Ruggiero

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PAGANESE-SIRACUSA 1-1

santurro

Nella foto, uno degli interventi del portiere Santurro nel corso del primo tempo

Poteva essere, ma non è stato. Il pareggia accontenta la squadra aretusea, non certamente la Paganese che a un certo punto della partita, dopo aver segnato con Reginaldo la rete dell’uno a zero, sembrava sicura del fatto suo.
Primo tempo brutto. Siracusa tutto sistemato sulla difensiva, secondo un clichè classico, quello che prevede marcature ferree e chiusura degli spazi soprattutto al centro e Paganese alla vana ricerca di un buco centrale che non si apre mai, nonostante il gran lavoro di Reginaldo sostenuto a due passi da Herrera. E’ addirittura la squadra siciliana ad andare vicina al gol in due occasioni, ma la Paganese si salva grazie a un intervento di Chiriac e a una traversa che dice di no a un tiro a colpo sicuro di Spinelli. Grande predominio territoriale da parte della Paganese ma molto fumo senza arrosto, con palla girata e rigirata a centrocampo senza che si trovi mai uno spiraglio per puntare a rete: il portiere Santurro – si può dire – trascorre un pomeriggio tranquillo e compie solo interventi di ordinaria amministrazione.
Nel secondo tempo, specie dopo l’ingresso in campo di Iunco, la squadra azzurro-stellata cambia spartito musicale. Reginaldo, con l’ingresso dell’ex veronese, si scrolla di dosso le ferree marcature dei due centrali difensivi siciliani e prova a svariare in diagonale. Proprio in una delle sue proposizioni in verticale viene servito al bacio da Iunco; e il centravanti brasiliano ancora una volta – e siamo a sei segnature – non perdona con un destro rasoterra che fa secco il portiere Santurro.
E’ il periodo migliore per la Paganese che comincia a giocare un calcio delizioso. Gli inviti di prima da parte di Iunco diventano delle perle calcistiche; tanto è vero che la Paganese potrebbe raddoppiare in un paio di occasioni. Ma il bel gioco dura poco anche perché Iunco dimostra chiaramente di avere ancora bisogno di tempo per carburare a pieno; il calciatore si fa apprezzare per autentiche fiammate, perle di calcio di altra categoria, ma deve fare i conti ancora con una condizione da ritrovare.
Potrebbe finire con una vittoria striminzita ma meritata, tutto sommato, ma alla fine – ancora una volta – ci scappa il gol che proprio non ci voleva. Il Siracusa, che oramai gioca senza più freni, perso per perso, si butta in avanti anche con i difensori. Da un cross dalla sinistra, fondo campo, arriva il pareggio e stavolta Chiriac non è esente da colpe perché dà l’impressione di arrivare sulla palla ma non ci arriva e Scardina – ancora lui, vera bestia nera della Paganese, mette il sigillo del pareggio alla gara.
Un pareggio forse beffardo per la Paganese, ma non si può nemmeno dire che il Siracusa abbia rubato alcunché. Grassadonia ha presentato una squadra diversa dal solito per far riposare qualche uomo importante, ma alla fine si è capito che uno come Pestrin, oggi come oggi, è insostituibile nell’economia del gioco.

VIBONESE-PAGANESE 0-0

reginaldo

Reginaldo in una foto di repertorio

Alla fine, tirando le somme, si può dire che la Paganese ha sprecato una bella occasione per portare i tre punti a casa. Intendiamoci: la Vibonese ha giocato una gara gagliarda, ci ha messo il cuore, non ha mai concesso troppo agli azzurro-stellati in fatto di grinta e di vigore atletico – cosa che si sapeva già alla vigilia – ma si è vista pochissimo in attacco perché il suo sistema di gioco prevedeva innanzitutto di chiudere tutti gli spazi vitali agli avversari con marcature “ad personam” per poi tentare qualche sortita con l’ottimo Saraniti.
Se ne è accorto ben presto il povero Cicerelli, che è oramai “carta conosciuta”, quest’oggi circondato da due-tre avversari appena cercava di puntare a rete senza giochicchiare per linee laterali; se ne sono accorti ben presto anche Herrera e Reginaldo, chiusi tra ferree marcature a uomo.
Reginaldo, per la verità, ancora una volta tra i migliori in campo, avrebbe potuto mettere il sigillo alla partita in almeno due occasioni; clamorosa la seconda nel secondo tempo quando, dopo aver raccolto un passaggio filtrante di Maiorano, ha calciato addosso al portiere. A proposito di portiere, va detto che Chiriac si è comportato con buona autorevolezza per tutta la durata della gara mentre il suo dirimpettaio, l’ex nocerino Russo, ha compiuto almeno due autentiche prodezze; l’ultima su giravolta in diagonale di Herrera indirizzata rasoterra sulla sua sinistra.
Il pareggio può e deve essere accolto come risultato positivo, ma resta la convinzione in tutti quelli che hanno assistito alla partita, dal vivo e attraverso la piattaforma di Sportube, che la Paganese avrebbe potuto far sua l’intera posta in palio.
Intanto ci aspettiamo che Iunco – schierato nella ripresa al posto di uno sconcertante Deli – riconquisti la forma giusta perché la squadra mai come in questo momento ha bisogno di crescere in qualità dalla trequarti campo in avanti.
La mente è già rivolta alla partita di martedì prossimo quando al “Marcello Torre” sarà ospite il Siracusa.

Fra quelli che son sospesi

Così è, anche se non vi pare

gol-di-reginaldo
Nella foto, tratta da Sportube, Reginaldo sta per mettere a segno il pallone del definitivo due a zero

C’è qualcosa che lascia pensare nelle ultime dichiarazioni di Grassadonia. Parole che suonano come una spia di un allarme ma che tutti ci auguriamo sia rappresentato solo da uno stato d’animo e dal fatto che la squadra stia dando, in termini di resa, meno del previsto.
Contro l’Akragas per fortuna arrivano tre punti pesanti in un momento non proprio felice per la squadra azzurro-stellata.
Grassadonia, all’indomani della brutta esibizione di Fondi – fra le più brutte e insulse, assieme a quella di Andria – contro la squadra siciliana intende dare un segnale forte e perentorio a tutto l’ambiente e rivoluziona la squadra.
In porta va Chiriac al posto di un discontinuo Marruocco; Silvestri sostituisce lo squalificato Camilleri in una difesa schierata a tre, nella quale viene inserito anche il giovane Picone in funzione di terzo a destra; a centrocampo, spazio per Tagliavacche al posto di Maiorano apparso fuori forma nelle ultime gare.
L’Akragas ha gli stessi punti della Paganese ma si dimostra ben presto abbastanza abbordabile per approssimazione difensiva. E si vede all’opera l’attacco della Paganese. Reginaldo, nell’occasione, può finalmente contare sull’apporto di Herrera che si avvia a recuperare una forma standard; quella, per capirci, che lo aveva eletto a beniamino del “Marcello Torre” nel campionato 2014-15. Ricordate? In Paganese-Vigor Lamezia, il panamense, con una sforbiciata in area degna del grande Carletto Parola – fra otto avversari che lo attorniavano (l’allegata foto a sostegno è d’obbligo) – mise a segno un gol capolavoro che è da consegnare agli annali del calcio professionistico.

herrera-lamezia

La squadra è armonica nella sua impostazione. Pestrin, come e più del solito, ha le chiavi in mano del centrocampo, sostenuto da un Tagliavacche molto metodico ma sempre presente quando viene chiamato in causa. Le fasce laterali funzionano a corrente alternata. Della Corte ha libertà di manovra sulla sinistra e viene cercato sempre per il cross che però non sempre risulta preciso e millimetrico: sulla destra agisce Cicerelli che ha compiti anche di difesa per cui si sbilancia poco in avanti. Si sbizzarrirà – come nelle migliori giornate e come oramai ha abituato la esigente platea dei suoi sostenitori – nel secondo tempo, quando le sue volate metteranno in seria difficoltà la già traballante difesa agrigentina.
Segna il primo gol Herrera quando le lancette del cronometro stanno per arrivare al quarto d’ora, ma Reginaldo è quello che gli spalanca la via della rete con un numero che ricorda le foche ammaestrate del circo equestre. Grande Reginaldo, grande trascinatore, anche grande temperamento per un giocatore dalla classe infinita e che non a caso ha calcato terreni di serie A; grande gol, infine, messo a segno nella ripresa con un sinistro a incrociare che mette definitivamente kappaò le residue speranze dell’Akragas.
Una buona Paganese, forse non all’altezza delle sue migliori prestazioni, ma sicuramente più pratica; che poi è quello che conta di più. Qualcosa credo che sia da sistemare nella fase difensiva. Non è questione di valore tecnico, quanto di spessore caratteriale che in più di un’occasione nelle ultime gare ha latitato. Qualcuno forse deve ancora calarsi mentalmente nell’agone di battaglie che sono caratteriali prima che tecniche. Ed è meglio che lo faccia presto per assicurare alla squadra quell’ermeticità di cui si sente la necessità nei momenti in cui, volenti o nolenti, ci si deve attestare sulla difensiva. Le squadre devono avere carattere, oltre che essere formate da elementi di buona caratura tecnica, per ambire a raggiungere ogni tipo di traguardo. Al momento, la Paganese è tra quelli che son sospesi, come direbbe il sommo Dante Alighieri, in attesa di una definitiva parola in merito alle sue possibilità.
Un piede di qua, un piede di là, attendendo anche l’utilizzo di uno Iunco al pieno delle sue condizioni fisiche.
Domenica, contro l’Akragas, sono bastati un paio di tocchi perché la squadra prendesse quota. Allora lo aspettiamo presto per un discorso più ampio.
Nino Ruggiero

PAGANESE-AKRAGAS 2-0

reginaldo-festeggiato

Nella foto, Reginaldo festeggiato dai compagni dopo aver messo a segno il gol del due a zero

I tre punti costituivano l’obiettivo principale della partita odierna con l’Akragas, e sono arrivati. Intendiamoci, la Paganese, come è nella sua indole, gioca sempre per arrivare ai tre punti, ma quella di oggi era una partita particolare da disputare all’indomani di un passo falso che nessuno si aspettava; e quindi la vittoria assumeva un valore determinante per inquadrare meglio le reali possibilità della squadra, scivolata nelle zone basse della classifica.
La risposta è arrivata puntuale in fatto di punti, ma non tutto è filato proprio liscio in fatto di rendimento complessivo.
Contro la squadra agrigentina, la Paganese ha mostrato cose buone a altre meno buone. Nel complesso c’è stata una risposta alle sollecitazioni richieste da Grassadonia in fatto di carattere e di rendimento, ma qualche pecca difensiva ancora una volta ha fatto temere il peggio in un paio di occasioni. Per fortuna ci sono stati alcuni elementi che hanno saputo prendere per mano la squadra nei momenti critici. Mi riferisco a Pestrin, Reginaldo e Cicerelli.
Il primo, ancora una volta, è risultato elemento determinante in tutte le fasi di gioco in virtù di un senso tattico eccezionale e di una vitalità atletica che sembra fare a pugni con l’età anagrafica. Il secondo ha confermato che la classe non è acqua e si è caricato quasi tutto il peso dell’attacco sulle sue spalle: i due gol nascono dai suoi piedi fatati. Mortifero il gol del definitivo due a zero; un diagonale di sinistro che ha fatto secco l’incolpevole portiere agrigentino. Infine Cicerelli. Sotto tono nella prima parte della gara, è cresciuto a dismisura nella ripresa quando ha imperversato come e quando ha voluto sulla fascia destra del suo schieramento.
Adesso attendiamo il completo recupero di Iunco, schierato per una ventina di minuti nella ripresa. Con lui in campo, condizione fisica a parte ancora da ritrovare, la Paganese ha giocato un altro calcio. Auguriamoci che possa tornare presto ai livelli che sono normali per un atleta del suo valore.
Appuntamento a martedì prossimo per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com

Ogni anno punto e da capo

Così è, anche se non vi pare

football

Chissà perché, all’indomani della inopinata sconfitta di Fondi, mi è venuta in mente una commedia di Eduardo De Filippo; si chiama “Ogni anno punto e da capo” ed è un atto unico.
La trama, incentrata sull’innata vocazione napoletana per l’arte e per la canzone, ha poco a che fare con il calcio, ma quello che vedo rispondente all’attuale momento attraversato dalla nostra cara Paganese è il titolo dell’opera.
Ogni anno una storia, ogni anno un intoppo, ogni anno una speranza, ogni anno una delusione. Quando sembra che ci possa essere il salto di qualità, quando tutto sembra che la squadra possa aspirare a qualcosa di diverso dalla solita salvezza, zacchete! e si ritorna tutti malinconicamente con i piedi per terra.
La partita di Fondi non l’ho vista, e quindi, come da prassi, non la commento. È il risultato, però, che parla da solo e condanna la Paganese al di là delle giustificazioni che, nel calcio, sono sempre a portata di mano. Quello che ormai è certo è che ci avviamo – salvo miracoli – verso un campionato anonimo e che ancora una volta l’attenzione dei più dovrà essere spostata sugli obiettivi minimi.
Purtroppo nel calcio – che come sapete non è per niente una scienza esatta – bisogna sempre fare i conti con tanti valori altalenanti che, proprio perché ballerini, soprattutto quando si tratta di fare valutazioni tecnico-tattiche, non consentono valutazioni precise ma solo sensazioni.
Pensavo che la Paganese di quest’anno avesse buone possibilità di inserirsi in un discorso di medio-alta classifica, alla luce degli ingaggi di giocatori affatto disprezzabili sotto il profilo tecnico. Probabilmente non avevo messo in conto che nel calcio non basta la sola tecnica individuale o una buona predisposizione tattica attuata da un allenatore bravo e preparato per arrivare al risultato che poi, in definitiva, è quello che più conta, al di là di valutazioni squisitamente tecniche o di facciata. Parliamo di gioco di squadra e non di gioco individuale: ci sono, quindi, tanti altri fattori che – se riescono a combinarsi – possono portare a risultati tangibili.
Mi hanno insegnato, fin dai primi passi nel mondo del giornalismo sportivo, che una squadra può ambire a buoni risultati quando fonda la sua forza soprattutto sulla solidità della difesa. E allora non ci siamo perché alla luce delle ultime sconcertanti esibizioni, una volta promettenti e positivi, un’altra volta disarmanti e negativi, proprio l’organizzazione difensiva della Paganese è quella che non sta mantenendo fede alle attese. Difesa e centrocampo, di solito, rappresentano l’architrave su cui appoggiare tutta l’inquadratura e la bontà della stessa. La società pareva aver colto nel segno quando, nel convulso periodo di agosto, è riuscita ad assicurarsi i servizi di elementi come Camilleri, Alcibiade, Dicuonzo, Silvestri, Pestrin, Maiorano gente di mestiere, diciamo di categoria. Posso dire, invece, senza per questo intaccare il valore personale dei singoli, che è proprio la difesa sul banco degli accusati.
C’è qualcosa che lascia perplessi per quello che riguarda la sua ermeticità; troppi gol incassati e nei modi più disparati che accusano un reparto che invece avrebbe dovuto rappresentare il fiore all’occhiello della squadra. Prestazioni singole forse anche buone; ma è nell’insieme che qualcosa si inceppa, tanto che le incertezze difensive non si contano, specie nell’ultimo periodo. Da cosa dipende non lo so e credo che non lo sappia nemmeno Grassadonia.
Qualche amico mi suggerisce che c’è incompatibilità tecnica e caratteriale fra alcuni elementi della formazione; non lo so. Rilevo solo che parecchi gol incassati non avrebbero avuto diritto di cittadinanza al cospetto di una difesa che fosse stata davvero granitica.
Adesso che la classifica diventa più avara, però, bisognerà pensare al risultato.
Diamoci una mossa, a cominciare dalla gara di domenica prossima al “Marcello Torre” contro l’Akragas.
Nino Ruggiero

U. FONDI-PAGANESE 3-1

fondi

Non sono riuscito a vedere un solo fotogramma della partita per impegni di carattere familiare, e quindi non la commento.
Il risultato, però, in se stesso, condanna la squadra al di là delle giustificazioni che, quando si perde, sono sempre a portata di mano.
Non commento la partita, ma una cosa devo dirla: ancora una volta, nel momento in cui ci si attende il salto di qualità, la squadra non risponde adeguatamente alle sollecitazioni del suo allenatore e della società.
Così tutto rimane nel calderone della mediocrità e – in un’alternanza di risultati, una volta promettenti e positivi, un’altra volta disarmanti e negativi – ci avviamo con il solito amletico dubbio, “essere o non essere”, al giro di boa.
Appuntamento a martedì prossimo per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com