AKRAGAS-PAGANESE 2-0

parata di Gomis
Grande intervento di Gomis che neutralizza un tiro ravvicinato di Longo

Poco da dire sulla vittoria della squadra agrigentina nei confronti della Paganese. Due a zero, un risultato ineccepibile che premia il vigore agonistico della squadra di casa, attenta e volitiva ma castiga forse oltre il dovuto una Paganese che ha dovuto giocare tutto il secondo tempo in dieci uomini per un’affrettata decisione dell’arbitro dell’incontro.
Partiamo proprio da quest’episodio che qualche dubbio lo ha lasciato in tanti. Mancano pochi minuti alla fine del primo tempo. Saitta scende a fondo campo e crossa al centro dove Salvemini è controllato da Piana e Meroni: il centravanti cade a terra e l’arbitro, oltre a fischiare un calcio di rigore che lascia parecchi dubbi, ammonisce anche Piana. Quest’ultimo. già ammonito qualche minuto prima, deve abbandonare il campo lasciando la squadra in dieci. I rigori concessi, specie quelli non proprio ineccepibili, lasciano sempre una scia di dubbi, lo sappiamo tutti. Ma ad onor del vero è sembrata anche eccessiva l’ulteriore ammonizione a Piana: poteva probabilmente bastare anche la sola massima punizione, sempre che effettivamente ci fosse stato il fallo sull’attaccante. Ma che volete, il calcio è materia sempre opinabile e l’unica cosa certa che lo caratterizza è il risultato finale. E quello premia l’Akragas che – rigore a parte – ha giocato una gara di tutto rispetto, raddoppiando a più non posso i calciatori avversari in possesso di palla e proponendosi con grande ostinazione in avanti pur non contando nella sua rosa nomi di grande valore tecnico.
La Paganese vista nella prima fase, per intenderci quella che la vedeva pareggiare, non è apparsa malvagia nonostante Massimiliano Favo presentasse per la prima volta in questo campionato una difesa schierata a tre, con l’appoggio continuo di Pavan a destra e Della Corte a sinistra. Qualche buona trama offensiva, soprattutto nel primo tempo, è stata sviluppata ma il portiere Vono si è bene disimpegnato sui tentativi di Carcione, Talamo e Cesaretti. Altrettanto però ha fatto Gomis dal versante difensivo paganese che in un paio di circostanze ha compiuto interventi di spessore.
La sconfitta odierna forse aprirà muove considerazioni sulla bontà complessiva della squadra azzurro-stellata, cosa però normale quando si costruiscono squadre con pochi mezzi a disposizione.
Vi rimando a lunedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare”.

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In medio stat virtus

Così è, anche se non vi pare

gol di Cesaretti
Il magnifico gol del temporaneo 1-0 messo a segno da Cesaretti

Quando non si riesce a vincere, bisogna anche sapersi accontentare di non perdere. E’un principio vecchio che va sempre tenuto in conto, anche con tutte le recriminazioni e i “mea culpa” del caso che, nel calcio, hanno diritto di cittadinanza.
Partita interna con la Reggina. Buona Paganese nel primo tempo, una delle migliori viste negli ultimi anni. Squadra con personalità; manovre veloci e ficcanti; due fasce magnificamente tenute da Picone e Talamo a destra, da Della Corte e Cesaretti a sinistra orchestrate dalla ritrovata forma di Carcione, luce indiscussa del gioco di centrocampo.
Buoni trentacinque minuti di gran calcio che hanno fatto la gioia dei presenti al “Marcello Torre” cui non pareva vero di vedere all’opera una squadra tanto propositiva e baldanzosa. Nel calcio, però, quando si domina e si gioca bene, bisogna essere anche concreti sotto rete. E, purtroppo, la squadra ha sciupato molto in fase realizzativa proprio nel periodo in cui la Reggina sembrava sul punto di crollare, quasi rassegnata a una superiorità avversaria mai messa in dubbio per quasi tutto il primo tempo.
Che cosa sia poi accaduto nella ripresa resta un mistero. Dopo due minuti appena, a causa di un disimpegno difensivo più elaborato del necessario, alla Reggina è stata offerta su un piatto d’argento la possibilità di pareggiare e a Sciamanna non è parso vero di ricevere un così grazioso regalo; con un fendente rasoterra a fil di palo, dal limite dell’area, ha castigato il povero Gomis.
Da quel momento la Paganese ha avuto un’involuzione. Qualcuno in campo – e probabilmente più di qualcuno – ha perduto la bussola e la sicurezza che l’aveva contraddistinto nel primo tempo: la squadra si è sfilacciata, sono saltati quasi d’incanto i collegamenti fra i reparti e la Reggina è venuta fuori smentendo le affrettate considerazioni sulla sua bontà di squadra che in tanti avevano espresso dopo i primi quarantacinque minuti di gioco.
Alla luce di quanto visto in campo domenica scorsa bisognerà capire allora qual è la vera Paganese: quella del primo tempo o quella del secondo? Io credo che – come quasi sempre nella vita – la verità stia nel mezzo, un po’ come enunciava la locuzione latina “in medio stat virtus”, ovvero che bisogna quasi sempre ricercare l’equilibrio fra due concetti estremi; nella fattispecie, la bella prova del primo tempo e quella preoccupante della ripresa. Il compito più delicato spetterà ovviamente a Massimiliano Favo che dovrà prima capire e poi risolvere il problema della doppia personalità della squadra. Potrebbe trattarsi di condizione fisico-atletica non ottimale di più di un calciatore, visto che in parecchi sono arrivati alla spicciolata; ma potrebbe trattarsi anche di un problema tattico-psicologico. Nella vita bisogna sempre credere nelle proprie possibilità, guai a scoraggiarsi al presentarsi delle prime avversità; credere, fortissimamente credere in se stessi per arrivare al successo.
Impressioni sulla squadra. Dilemma a parte sulla prestazione altalenante di sabato scorso, mi pare di poter dire – sul piano tecnico – che qualche elemento ha già superato abbondantemente la sufficienza con prove che lasciano ben sperare per il futuro. Mi riferisco, in particolare, al duo d’attacco Talamo-Cesaretti. Il primo è apparso dirompente e impetuoso sulla fascia destra ancorchè da registrare in zona gol: il secondo, sulla fascia sinistra, si fa rispettare ed ha un fiuto del gol non comune. Prova ne sia che in tre partite disputate ha messo a segno due gol di ottima fattura, sicuramente non facili da realizzare.
Per il resto, in difesa, Gomis appare sicuro del fatto suo e si fa rispettare, specie fra i pali. Picone e Della Corte, laterali difensivi, che una volta chiamavamo terzini, hanno molte qualità propositive quando si spingono in avanti; devono però migliorare le prestazioni difensive con l’aiuto indispensabile di un filtro a centrocampo. Da rivedere all’opera Meroni e Carini, che tuttavia sembrano avviati su un rendimento standard. Notizie buone dal centrocampo dove Carcione ha preso il comando delle operazioni come due anni fa; dove Baccolo, elemento di spessore, visibilmente a corto di preparazione, riuscirà sicuramente a ritagliarsi uno spazio importante; dove Tascone, da impulsivo individualista, dovrà coordinare i suoi movimenti con il resto della squadra.
Per l’attacco ho già detto quello che sentivo di dire. Sono attesi alla prova Regolanti e Negro, che vedo ancora lontani dalla forma migliore. Scarpa lo conosciamo. Ha gran carattere e si riprenderà presto dallo scoramento per aver fallito un calcio di rigore forse decisivo.
Chiudo con l’impressione che Favo quest’anno abbia elementi di spessore proprio in panchina, dalla quale potrà attingere con tutta tranquillità nel momento del bisogno.
La panchina lunga (e di qualità) serve anche a questo.
Nino Ruggiero

PAGANESE-REGGINA 1-1

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Nella foto, il rigore calciato da Scarpa e parato dal portiere reggino

Finisce in parità una partita strana; tanto strana nel suo svolgimento, a doppia faccia, che non si può dire nemmeno che la Paganese – ridotta in dieci per l’espulsione di Picone – sia stata fortunata.
Due tempi, due partite. La prima, con una Paganese sfrontata, sbarazzina, votata all’offensiva, sicura di sé, persino spregiudicata e irridente. Una Paganese incredibile, da stropicciarsi gli occhi, quasi extraterrestre. Tiri verso la porta avversaria quanti ne volete, tanti, calci d’angolo uno appresso all’altro, forse il concentrato di due o più partite messe insieme; il tutto nei primi trentacinque minuti, conditi però da un solo gol, una rete magistrale messa a segno da Cesaretti con tiro a rientrare su splendido servizio dell’indiavolato Talamo.
Dopo di che, il buio. Un secondo tempo da incubo, condito da un gol letteralmente regalato all’avversaria di turno da uno svarione difensivo. Dopo il pareggio, riecco le paure, le incertezze, il dissolvimento tattico; una squadra timorosa, incerta, involuta nel gioco, proprio la brutta copia della squadra brillante e armoniosa della prima parte della gara.
C’è da dire – come enunciato dalla saggezza popolare – che chi è causa del suo male pianga se stesso. Perché? starete chiedendovi, soprattutto voi che la gara non l’avete vista. Ve lo dico io. Perché la Paganese di stasera, bella e impossibile nei primi trentacinque minuti di gioco, ha sprecato l’inimmaginabile nell’area di rigore avversaria; e nel calcio, soprattutto quando si domina il campo, bisogna essere spietati in zona gol. Quando sei martello, batti – si dice. E la Paganese ha colpito poco proprio quando doveva battere per stordire l’avversaria.
Massimiliano Favo dovrà lavorare molto, e non solo sotto l’aspetto tecnico, perché ci saranno da inculcare anche concetti psicologici. Non è concepibile, infatti, che nella stessa partita si possano avere cali di rendimento tanto preoccupanti, come accaduto stasera. Appuntamento a lunedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare”.

I sogni non muoiono all’alba

Così è, anche se non vi pare

Una foto storica, emblema di una grande sintonia : l’abbraccio tra Raffaele Trapani e Gianluca Grassadonia

Sì, sulla scena calcistica paganese cala impietosamente la tela e un po’ di malinconia, frammista a un pizzico di amarezza, ci assale. Ma è solo un momento, tipico di chi ha dispiegato in volo le dolci ali della fantasia per poi scontrarsi con la realtà.
Lo dico subito. Se oggi pensate di leggere un articolo che analizzi la partita di Cosenza, mi dispiace dirlo, avete sbagliato “palazzo”, come diciamo coloritamente dalle nostre parti. Non è né il giorno, né il momento adatto per andare a fare un discorso tecnico-tattico; per questo c’è tempo.
E’ il momento, invece, di ringraziare un manipolo di audaci che da gennaio in poi hanno fatto risvegliare l’animo un tantino indolente ed esigente del tifoso medio; è il momento di ringraziare il presidente Trapani ed i suoi più stretti collaboratori perché non hanno mai mollato, anche quando sembrava che il mondo ce l’avesse proprio con loro; è il momento di ringraziare Grassadonia, nocchiero audace, portatore di novità tattiche, oggi finalmente anche più esperto e navigato, pronto per altre e più prestigiose avventure.
Il cammino della Paganese nella seconda parte del campionato – ricordiamolo – è stato esaltante. Mentre i più scettici guardavano e facevano di conto per arrivare alla salvezza, la squadra metteva preziosissimi punti nel carniere andando a vincere spavaldamente a Monopoli, Melfi, Agrigento e Taranto. Imprese non da poco, forse memorabili, che proiettavano la squadra nei cosiddetti quartieri alti della classifica, quelli che le avrebbero consentito di andare ai “play-off”.
Play-off, parola quasi magica, un sogno per una squadra che mai nella sua lunga storia aveva avuto una carta da giocarsi per una difficilissima promozione in serie B.
Il calcio è strano: è come una malattia infettiva. Contagia e affascina le coscienze al tempo stesso, genera emozioni e sogni. Gli stessi che hanno vissuto i trecento e più appassionati che hanno fatto sentire la loro presenza al “San Vito Marulla” di Cosenza; gli stessi che hanno visto protagonisti i tantissimi paganesi che, a casa o nei tanti locali pubblici appositamente attrezzati per la visione della gara su “Sportube”, hanno comunque assistito alla gara.
Tutti hanno trepidato e sofferto; tutti hanno tirato un sospiro di sollievo sul tiro di Mungo respinto dal palo nella prima parte della gara; tutti hanno imprecato alla sorte avversa quando, prima Alcibiade e poi Mauri, hanno mancato il gol della speranza.
Ecco, il calcio nella sua essenza, al di là dell’aspetto tecnico; le emozioni e i sogni che lo contraddistinguono. Credo che resti lo sport più bello del mondo, anche se qualcuno adombra sospetti ogni qualvolta un risultato poco garba.
Le emozioni, poi: che ve ne fate di un’esistenza grigia, piatta, sempre uguale? Solo chi non ha mai gioito su un campo di calcio, solo chi non ha avuto contezza di un gol realizzato all’ultimo momento in una gara importante, solo chi non ha mai abbracciato il vicino senza nemmeno conoscerlo dopo un autentico miracolo calcistico, non potrà mai capire cosa significhi attaccamento viscerale per un colore sociale.
Infine i sogni: non è vero che muoiono all’alba, perché la vita si rinnova ogni giorno e ogni giorno genera un’alba.
Quella che dovrà vedere all’opera la nuova Paganese, quella che nascerà.
E nascerà, statene certi!

Nino Ruggiero

COSENZA-PAGANESE 2-0

Quando dopo pochi minuti dall’inizio del secondo tempo – sul risultato di zero a zero – Mauri ha sprecato a due passi dalla porta il pallone del possibile zero a uno, si è capito che la serata non era proprio quella che si era prospettata dopo aver disputato un buon primo tempo.
Il Cosenza alla fine ha solo raccolto graziosamente quello che la sbadataggine difensiva della Paganese gli ha concesso in termini di spazi. In questi spazi ha saputo destreggiarsi bene Mungo, autore di una doppietta e del palo colpito nel primo tempo a portiere battuto.
La fantastica avventura degli azzurro stellati finisce malinconicamente in terra calabra ma – in tutta onestà – non si può dire che la squadra di Grassadonia abbia giocato una brutta partita. Certo, qualcosa, e forse più di qualcosa, non ha funzionato come nelle aspettative della vigilia e qualche atleta importante ha reso meno di quanto ci si aspettasse, ma nel calcio non esistono mai certezze e le giornate grigie devono sempre essere messe in conto.
Resta la considerazione di aver disputato un ottimo campionato, di certo superiore alle aspettative della vigilia. L’amarezza di una sconfitta – per quanto bruciante – non deve far dimenticare quello che la squadra ha saputo fare da gennaio in poi.
Appuntamento a martedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su http://www.paganesegraffiti.wordpress.com

PAGANESE-LECCE 1-1

Nella foto, Firenze ha appena messo a segno il gol del temporaneo uno a zero

I play-off sono cosa fatta. Non c’è stata la vittoria della speranza, quella che avrebbe potuto permettere alla squadra di accedere alla fase finale giocando in casa la partita del “o la va o la spacca” del primo turno, ma il pareggio va ugualmente bene; forse non benissimo, ma va bene lo stesso perché assicura alla Paganese la disputa dei play-off: un’impresa non da poco perché unica da annoverare nella sua storia in Legapro.
La partita ha avuto contenuti di grande spessore tecnico, soprattutto nella prima parte della gara. Primi minuti che scorrono senza grossi patemi d’animo per la Paganese che negli ultimi tempi ha sofferto l’impatto iniziale della gara.
I padroni di casa, orfani di Pestrin a centrocampo e di Reginaldo in attacco, giocano un calcio lineare e armonico. Tagliavacche, da centromediano metodista distribuisce il gioco e si fa valere nelle vesti di vice-Pestrin; attorno a lui giocano a occhi chiusi Tascone e Mauri, assistiti da Bollino e Cicerelli che si fanno valere sulle fasce di competenza. Il Lecce è come frastornato dal gran movimento degli azzurro-stellati che sfiorano il gol ogni qual volta si presentano nei pressi dell’area di rigore avversaria. La difesa leccese è costretta agli straordinari e commette falli su falli per frenare l’ardore tecnico-agonistico degli attaccanti paganesi. Il gol è nell’aria e arriva su calcio di punizione dal limite di Firenze (e sono nove in una decina di partite disputate) che piazza la sfera nell’angolo alto alla destra di Perucchini con un tiro a giro, degno del miglior Del Piero, di Pianic o di Insigne, se preferite. Potrebbe ancora segnare la Paganese sempre con Firenze su calcio di punizione ma stavolta, dopo pochi minuti dalla prima segnatura, Perucchini si salva con un volo alla sua destra con il pallone che termina sul palo.
E’ il periodo migliore della Paganese che imperversa in avanti con uno scatenato Firenze. L’attaccante è come indiavolato e si inserisce prontamente con velocità degna di uno scattista puro su un errato disimpegno difensivo di Lepore; il portiere del Lecce è anticipato con un tocco d’astuzia ma frana sull’attaccante. Tutti si aspettano l’assegnazione del calcio di rigore ma l’arbitro, ineffabilmente, addirittura ammonisce Firenze per simulazione.
La Paganese è proprio scatenata e continua a mostrare energie inaspettate vincendo tutti i duelli a centrocampo e sulla tre quarti campo. Il Lecce è costretto sulla difensiva ed effettua falli su falli che portano alla doppia ammonizione, con successiva espulsione di Drudi dopo venticinque minuti di gioco. Potrebbe essere fatta per la Paganese che mantiene il campo con sicurezza e determinazione per tutta la durata del primo tempo; ma nel calcio, quando non riesci a schiacciare l’avversario in termini di concretezza, la sorpresa è sempre dietro l’angolo.
Il secondo tempo vede in campo un Lecce diverso; più battagliero e voglioso di arrivare al pareggio mentre la Paganese mostra i segni di una evidente stanchezza atletica accumulata probabilmente lungo una serie interminabile di partite vittoriose e di un recupero settimanale, di quelli che tagliano le gambe a una squadra che non ha molte frecce al suo arco in tema di ricambi.
Il pareggio arriva con una sventola di Doumbia su cui nulla può il bravo Liverani ma bisogna riconoscere che quando una squadra, nel nostro caso la Paganese, mostra di non avere più le migliori energie è inevitabile che ci sia spazio anche per l’avversaria di turno.
Uno a uno finale, dunque, con qualche rimpianto inevitabile per gli azzurro-stellati, autori di una superba prestazione collettiva del primo tempo.
Finalino. Il traguardo dei play-off cui si tendeva è raggiunto con pieno merito. L’impressione però è che la squadra debba meglio dosare le forze per i prossimi impegni; non tanto per Reggio Calabria di domenica prossima, quanto per la prima partita della fase finale che verosimilmente sarà giocata o a Francavilla Fontana o a Cosenza.

SIRACUSA-PAGANESE 2-0

Nella foto, tratta da Sportube, uno dei rari attacchi della Paganese alla porta del Siracusa

Non sempre le ciambelle riescono con il buco, è storia vecchia. A Siracusa è andata male, ma proprio male. Si comincia con il gol incassato dopo appena tre minuti. Un gol di certo non irresistibile, ma il calcio è così: una disattenzione, una maglia che si allarga, un tiro effettuato senza contrasto difensivo, la palla che tocca terra qualche centimetro prima della linea di porta e portiere scavalcato nonostante un tuffo alla disperata. Uno a zero e partita tutta da giocare; però in evidente handicap psicologico.
Aggiungeteci anche che la Paganese di oggi non è quella sfavillante e baldanzosa di Taranto e il Siracusa – bisogna dirlo, ad onor del vero – soprattutto non è il Taranto.
Trova difficoltà nella manovra la squadra di Grassadonia; soprattutto non trova quelle giocate sulle fasce laterali che negli ultimi tempi sono risultati spesso vincenti. Mancano Pestrin, Tascone e Della Corte, punti di forza della squadra e Grassadonia si inventa una difesa a tre composta da De Santis, Alcibiade e Carillo, con Longo sulla destra e Cicerelli sulla sinistra a supporto. A centrocampo si fa valere Mauri, che nelle ultime giornate dimostra di avere recuperato la piena condizione fisica, ma qualcosa blocca la squadra dalla tre quarti campo in avanti. La difesa del Siracusa non lascia scampo a Reginaldo e Bollino, quest’ultimo oggi posizionato alle sue spalle; Firenze non trova mai la giocata giusta mentre Cicerelli, marcato stretto quasi sempre a uomo, si intestardisce in azioni personali che non portano a risultati concreti.
L’unica azione da rete, intorno al ventesimo di gioco, vede Bollino contrastato duramente da Malerba mentre sta per effettuare il tiro a rete. Per l’arbitro l’intervento del difensore è regolare, nonostante le vibrate proteste degli azzurro-stellati.
Nella ripresa Grassadonia mescola le carte e inserisce Tascone e Picone per cercare di dare maggiore sprint alla manovra. Bollino torna ad occupare il settore di destra dell’attacco ma la squadra azzurro-stellata mostra una certa stanchezza di idee e probabilmente anche fisica.
Arriva così anche il secondo gol, grazie ad un generoso regalo di Carillo che, indeciso sul da farsi, si fa superare da Catania mentre Liverani tenta disperatamente di intervenire. Palla in rete per lo zero a due.
Partita brutta, in conclusione, da parte della Paganese che in questo finale di campionato deve riprendere soprattutto fiato e convinzione nelle proprie possibilità. Niente è perduto. Il discorso play-off è sempre aperto ma bisognerà anche sperare di poter avere tutti gli uomini di maggiore tasso tecnico in buona salute. Il sogno di tanti si è solo affievolito; non è svanito.