PAGANESE-CATANIA 2-5

Nella foto, tratta da Sportube, la punizione calciata da Lodi del momentaneo 1 a 3

In gergo calcistico, una partita come quella di oggi tra Paganese e Catania viene solitamente definita dai due volti. Ed è proprio così; non ci crederete voi che la partita non l’avete vista e che guardate solo al risultato finale. Una Paganese sontuosa, impeccabile dal punto di vista tattico, addirittura irriverente per lunghi tratti del primo tempo, chiude la prima parte della gara in vantaggio per una rete a zero grazie a un gol realizzato da Regolanti bravo a capitalizzare alla mezzora un’azione corale della squadra.
È un vantaggio forse insperato alla vigilia, considerata la forza del Catania, di certo la migliore squadra vista quest’anno al “Marcello Torre”; ma gli azzurro-stellati lo meritano ampiamente per il modo con cui affrontano i quotati avversari, per la sagacia tattica di atleti come Carcione e Scarpa che se la devono vedere a centrocampo con mostri sacri del calcio come Lodi e Biagianti, due calciatori che – per chi non lo sapesse – hanno calcato a lungo campi di serie A. Il sistema difensivo approntato da Massimiliano Favo, imperniato su una cerniera di centrocampo che comprende oltre a Carcione e Scarpa anche Tascone e Talamo, però regge alla grande e alla fine Galli, che sostituisce in porta Gomis, non deve nemmeno fare miracoli per salvare la sua porta. Non è facile per una squadra come la Paganese, che ha sempre avuto qualche problema difensivo, frenare la velocità e l’inventiva di Russotto e Di Grazia che imperversano sulle fasce di competenza in avanti; ma i due vengono controllati e neutralizzati con alterna fortuna rispettivamente da Della Corte e Pavan. Un’organizzazione tattica di primordine, bisogna riconoscerlo, che vede ancora una volta protagonista Francesco Sacarpa nel ruolo di centrocampista tuttofare.
Davanti ad una Paganese super organizzata, il Catania soffre oltre il dovuto ed il gol realizzato da Regolanti è il giusto premio per la squadra di casa che va al riposo in vantaggio di una rete a zero.
Nella ripresa gli etnei hanno un sussulto da grande squadra che li porta subito in parità. È Di Grazia a siglare dopo pochi minuti il gol dell’uno a uno con una prodezza personale alla Del Piero con un pallone calciato dalla sinistra di interno destro al limite dell’area; niente da fare per il portiere Galli, sono palloni che non si prendono.
La Paganese accusa il colpo e viene castigata da Ripa, subentrato nel frattempo al posto di Curiale, anche se sul gol del due a uno c’è l’ombra per un fuorigioco segnalato da un collaboratore dell’arbitro da definirsi “pentito”. La bandierina prima si alza e poi si abbassa al momento del gol.
C’è da dire che oramai la partita tatticamente è nelle mani del Catania. La Paganese ha speso molto nella prima parte della gara e i sostituti chiamati in causa da Favo al posto di Tascone e Talamo non riescono a dare il contributo sperato. Il Catania ha classe e mestiere e lo mette in mostra in questa fase della partita. La Paganese potrebbe anche accorciare le distanze in parecchie occasioni, fra cui – la più clamorosa – capitata fra i piedi Scarpa a un metro dalla porta, ma si vede che non è giornata e gli etnei chiudono la partita realizzando complessivamente cinque gol; un’esagerazione davvero. Ma il calcio è questo: prendere o lasciare.
Alla Paganese resta la soddisfazione di aver disputato un ottimo primo tempo e l’impressione, data ai pochi temerari presenti in un giorno feriale condito da acqua a volontà, di aver trovato una sua dimensione di squadra. Da qui dovrà partire Massimiliano Favo in vista dell’incontro di sabato a Caserta.

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SIRACUSA-PAGANESE 2-3

Nella foto, tratta da Sportube, Il secondo gol della Paganese realizzato da Scarpa

Vittoria scacciacrisi per gli azzurro stellati a Siracusa. Una Paganese così brillante e sicura di sé non si vedeva da tempo. Una squadra finalmente tale non solo dal punto di vista etimologico; ordinata, grintosa al limite della cattiveria agonistica, padrona del campo per gran parte della gara, con l’aggiunta – nota più che positiva – di essere spietata sotto rete.
Tre gol realizzati rappresentano il bottino per gli uomini di Massimiliano Favo; due di loro portano la firma di Scarpa, vale a dire l’uomo che da un paio di domeniche, nel ruolo che si è andato a ritagliare, sta cambiando volto alla manovra della squadra; prima gran concertatore delle manovre di centrocampo in funzione di trequartista e di uomo tuttofare, poi cecchino infallibile dal dischetto del rigore; infine autore di un gol incredibile per esecuzione e bravura con pallone che, colpito di collo pieno, si conficca sotto la traversa alla sinistra del portiere aretuseo.
Bella partita da parte della Paganese. Una squadra pimpante nonostante due defezioni importanti: quella di Gomis infortunatosi proprio nel riscaldamento e quella di Della Corte, colpito da febbre proprio in mattinata.
Fava schiera la squadra come nelle aspettative della vigilia. A centro dell’area il duo Meroni-Piana, Pavan a destra e Picone a sinistra. A centrocampo Carcione, Tascone e Scarpa. In attacco Talamo a destra, Regolanti al centro e Cesaretti a sinistra. L’inizio è di netta marca paganese e non è un caso che arrivi il primo gol concesso per fallo di mano di Magnani su tentativo di cross da parte di Regolanti. Dal dischetto Scarpa non perdona. Proprio Scarpa diventa l’uomo di riferimento di ogni manovra di marca paganese. L’ex torrese è una furia scatenata, lo trovi dovunque; in difesa, a centrocampo a sostegno di un Carcione ordinato e geometrico, così come lo aspettavamo in tanti; ma il lavoro di Scarpa non si ferma: è anche in attacco a proporre scambi deliziosi con Cesaretti, Regolanti e Talamo.
Si ferma, invece, più del dovuto l’operatore cameraman di Sportube che ci fa dannare quando non riesce a seguire con la dovuta perizia le fasi di gioco, perdendosi in inquadrature senza senso. Per fortuna non si ferma la Paganese, anche quando nelle ultime frazioni di gioco viene messa sotto il torchio da un Siracusa voglioso di rimontare lo svantaggio. Si soffre negli ultimi minuti, ma si vince: è già molto per una squadra che nelle ultime gare aveva raccolto molto poco in fatto di punti.
Tre gol realizzati tutti in una volta in trasferta rappresentano un bottino invidiabile per la squadra di Favo e sono di buon auspicio per il futuro. La risposta che attendevamo è giunta; la squadra è viva e vegeta ed ha tutte le potenzialità per risollevarsi specie ora che ha trovato per strada un uomo di cui non potrà più fare a meno. Il suo nome? Francesco Scarpa.

I sogni non muoiono all’alba

Così è, anche se non vi pare

Una foto storica, emblema di una grande sintonia : l’abbraccio tra Raffaele Trapani e Gianluca Grassadonia

Sì, sulla scena calcistica paganese cala impietosamente la tela e un po’ di malinconia, frammista a un pizzico di amarezza, ci assale. Ma è solo un momento, tipico di chi ha dispiegato in volo le dolci ali della fantasia per poi scontrarsi con la realtà.
Lo dico subito. Se oggi pensate di leggere un articolo che analizzi la partita di Cosenza, mi dispiace dirlo, avete sbagliato “palazzo”, come diciamo coloritamente dalle nostre parti. Non è né il giorno, né il momento adatto per andare a fare un discorso tecnico-tattico; per questo c’è tempo.
E’ il momento, invece, di ringraziare un manipolo di audaci che da gennaio in poi hanno fatto risvegliare l’animo un tantino indolente ed esigente del tifoso medio; è il momento di ringraziare il presidente Trapani ed i suoi più stretti collaboratori perché non hanno mai mollato, anche quando sembrava che il mondo ce l’avesse proprio con loro; è il momento di ringraziare Grassadonia, nocchiero audace, portatore di novità tattiche, oggi finalmente anche più esperto e navigato, pronto per altre e più prestigiose avventure.
Il cammino della Paganese nella seconda parte del campionato – ricordiamolo – è stato esaltante. Mentre i più scettici guardavano e facevano di conto per arrivare alla salvezza, la squadra metteva preziosissimi punti nel carniere andando a vincere spavaldamente a Monopoli, Melfi, Agrigento e Taranto. Imprese non da poco, forse memorabili, che proiettavano la squadra nei cosiddetti quartieri alti della classifica, quelli che le avrebbero consentito di andare ai “play-off”.
Play-off, parola quasi magica, un sogno per una squadra che mai nella sua lunga storia aveva avuto una carta da giocarsi per una difficilissima promozione in serie B.
Il calcio è strano: è come una malattia infettiva. Contagia e affascina le coscienze al tempo stesso, genera emozioni e sogni. Gli stessi che hanno vissuto i trecento e più appassionati che hanno fatto sentire la loro presenza al “San Vito Marulla” di Cosenza; gli stessi che hanno visto protagonisti i tantissimi paganesi che, a casa o nei tanti locali pubblici appositamente attrezzati per la visione della gara su “Sportube”, hanno comunque assistito alla gara.
Tutti hanno trepidato e sofferto; tutti hanno tirato un sospiro di sollievo sul tiro di Mungo respinto dal palo nella prima parte della gara; tutti hanno imprecato alla sorte avversa quando, prima Alcibiade e poi Mauri, hanno mancato il gol della speranza.
Ecco, il calcio nella sua essenza, al di là dell’aspetto tecnico; le emozioni e i sogni che lo contraddistinguono. Credo che resti lo sport più bello del mondo, anche se qualcuno adombra sospetti ogni qualvolta un risultato poco garba.
Le emozioni, poi: che ve ne fate di un’esistenza grigia, piatta, sempre uguale? Solo chi non ha mai gioito su un campo di calcio, solo chi non ha avuto contezza di un gol realizzato all’ultimo momento in una gara importante, solo chi non ha mai abbracciato il vicino senza nemmeno conoscerlo dopo un autentico miracolo calcistico, non potrà mai capire cosa significhi attaccamento viscerale per un colore sociale.
Infine i sogni: non è vero che muoiono all’alba, perché la vita si rinnova ogni giorno e ogni giorno genera un’alba.
Quella che dovrà vedere all’opera la nuova Paganese, quella che nascerà.
E nascerà, statene certi!

Nino Ruggiero

COSENZA-PAGANESE 2-0

Quando dopo pochi minuti dall’inizio del secondo tempo – sul risultato di zero a zero – Mauri ha sprecato a due passi dalla porta il pallone del possibile zero a uno, si è capito che la serata non era proprio quella che si era prospettata dopo aver disputato un buon primo tempo.
Il Cosenza alla fine ha solo raccolto graziosamente quello che la sbadataggine difensiva della Paganese gli ha concesso in termini di spazi. In questi spazi ha saputo destreggiarsi bene Mungo, autore di una doppietta e del palo colpito nel primo tempo a portiere battuto.
La fantastica avventura degli azzurro stellati finisce malinconicamente in terra calabra ma – in tutta onestà – non si può dire che la squadra di Grassadonia abbia giocato una brutta partita. Certo, qualcosa, e forse più di qualcosa, non ha funzionato come nelle aspettative della vigilia e qualche atleta importante ha reso meno di quanto ci si aspettasse, ma nel calcio non esistono mai certezze e le giornate grigie devono sempre essere messe in conto.
Resta la considerazione di aver disputato un ottimo campionato, di certo superiore alle aspettative della vigilia. L’amarezza di una sconfitta – per quanto bruciante – non deve far dimenticare quello che la squadra ha saputo fare da gennaio in poi.
Appuntamento a martedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su http://www.paganesegraffiti.wordpress.com

PAGANESE-LECCE 1-1

Nella foto, Firenze ha appena messo a segno il gol del temporaneo uno a zero

I play-off sono cosa fatta. Non c’è stata la vittoria della speranza, quella che avrebbe potuto permettere alla squadra di accedere alla fase finale giocando in casa la partita del “o la va o la spacca” del primo turno, ma il pareggio va ugualmente bene; forse non benissimo, ma va bene lo stesso perché assicura alla Paganese la disputa dei play-off: un’impresa non da poco perché unica da annoverare nella sua storia in Legapro.
La partita ha avuto contenuti di grande spessore tecnico, soprattutto nella prima parte della gara. Primi minuti che scorrono senza grossi patemi d’animo per la Paganese che negli ultimi tempi ha sofferto l’impatto iniziale della gara.
I padroni di casa, orfani di Pestrin a centrocampo e di Reginaldo in attacco, giocano un calcio lineare e armonico. Tagliavacche, da centromediano metodista distribuisce il gioco e si fa valere nelle vesti di vice-Pestrin; attorno a lui giocano a occhi chiusi Tascone e Mauri, assistiti da Bollino e Cicerelli che si fanno valere sulle fasce di competenza. Il Lecce è come frastornato dal gran movimento degli azzurro-stellati che sfiorano il gol ogni qual volta si presentano nei pressi dell’area di rigore avversaria. La difesa leccese è costretta agli straordinari e commette falli su falli per frenare l’ardore tecnico-agonistico degli attaccanti paganesi. Il gol è nell’aria e arriva su calcio di punizione dal limite di Firenze (e sono nove in una decina di partite disputate) che piazza la sfera nell’angolo alto alla destra di Perucchini con un tiro a giro, degno del miglior Del Piero, di Pianic o di Insigne, se preferite. Potrebbe ancora segnare la Paganese sempre con Firenze su calcio di punizione ma stavolta, dopo pochi minuti dalla prima segnatura, Perucchini si salva con un volo alla sua destra con il pallone che termina sul palo.
E’ il periodo migliore della Paganese che imperversa in avanti con uno scatenato Firenze. L’attaccante è come indiavolato e si inserisce prontamente con velocità degna di uno scattista puro su un errato disimpegno difensivo di Lepore; il portiere del Lecce è anticipato con un tocco d’astuzia ma frana sull’attaccante. Tutti si aspettano l’assegnazione del calcio di rigore ma l’arbitro, ineffabilmente, addirittura ammonisce Firenze per simulazione.
La Paganese è proprio scatenata e continua a mostrare energie inaspettate vincendo tutti i duelli a centrocampo e sulla tre quarti campo. Il Lecce è costretto sulla difensiva ed effettua falli su falli che portano alla doppia ammonizione, con successiva espulsione di Drudi dopo venticinque minuti di gioco. Potrebbe essere fatta per la Paganese che mantiene il campo con sicurezza e determinazione per tutta la durata del primo tempo; ma nel calcio, quando non riesci a schiacciare l’avversario in termini di concretezza, la sorpresa è sempre dietro l’angolo.
Il secondo tempo vede in campo un Lecce diverso; più battagliero e voglioso di arrivare al pareggio mentre la Paganese mostra i segni di una evidente stanchezza atletica accumulata probabilmente lungo una serie interminabile di partite vittoriose e di un recupero settimanale, di quelli che tagliano le gambe a una squadra che non ha molte frecce al suo arco in tema di ricambi.
Il pareggio arriva con una sventola di Doumbia su cui nulla può il bravo Liverani ma bisogna riconoscere che quando una squadra, nel nostro caso la Paganese, mostra di non avere più le migliori energie è inevitabile che ci sia spazio anche per l’avversaria di turno.
Uno a uno finale, dunque, con qualche rimpianto inevitabile per gli azzurro-stellati, autori di una superba prestazione collettiva del primo tempo.
Finalino. Il traguardo dei play-off cui si tendeva è raggiunto con pieno merito. L’impressione però è che la squadra debba meglio dosare le forze per i prossimi impegni; non tanto per Reggio Calabria di domenica prossima, quanto per la prima partita della fase finale che verosimilmente sarà giocata o a Francavilla Fontana o a Cosenza.

SIRACUSA-PAGANESE 2-0

Nella foto, tratta da Sportube, uno dei rari attacchi della Paganese alla porta del Siracusa

Non sempre le ciambelle riescono con il buco, è storia vecchia. A Siracusa è andata male, ma proprio male. Si comincia con il gol incassato dopo appena tre minuti. Un gol di certo non irresistibile, ma il calcio è così: una disattenzione, una maglia che si allarga, un tiro effettuato senza contrasto difensivo, la palla che tocca terra qualche centimetro prima della linea di porta e portiere scavalcato nonostante un tuffo alla disperata. Uno a zero e partita tutta da giocare; però in evidente handicap psicologico.
Aggiungeteci anche che la Paganese di oggi non è quella sfavillante e baldanzosa di Taranto e il Siracusa – bisogna dirlo, ad onor del vero – soprattutto non è il Taranto.
Trova difficoltà nella manovra la squadra di Grassadonia; soprattutto non trova quelle giocate sulle fasce laterali che negli ultimi tempi sono risultati spesso vincenti. Mancano Pestrin, Tascone e Della Corte, punti di forza della squadra e Grassadonia si inventa una difesa a tre composta da De Santis, Alcibiade e Carillo, con Longo sulla destra e Cicerelli sulla sinistra a supporto. A centrocampo si fa valere Mauri, che nelle ultime giornate dimostra di avere recuperato la piena condizione fisica, ma qualcosa blocca la squadra dalla tre quarti campo in avanti. La difesa del Siracusa non lascia scampo a Reginaldo e Bollino, quest’ultimo oggi posizionato alle sue spalle; Firenze non trova mai la giocata giusta mentre Cicerelli, marcato stretto quasi sempre a uomo, si intestardisce in azioni personali che non portano a risultati concreti.
L’unica azione da rete, intorno al ventesimo di gioco, vede Bollino contrastato duramente da Malerba mentre sta per effettuare il tiro a rete. Per l’arbitro l’intervento del difensore è regolare, nonostante le vibrate proteste degli azzurro-stellati.
Nella ripresa Grassadonia mescola le carte e inserisce Tascone e Picone per cercare di dare maggiore sprint alla manovra. Bollino torna ad occupare il settore di destra dell’attacco ma la squadra azzurro-stellata mostra una certa stanchezza di idee e probabilmente anche fisica.
Arriva così anche il secondo gol, grazie ad un generoso regalo di Carillo che, indeciso sul da farsi, si fa superare da Catania mentre Liverani tenta disperatamente di intervenire. Palla in rete per lo zero a due.
Partita brutta, in conclusione, da parte della Paganese che in questo finale di campionato deve riprendere soprattutto fiato e convinzione nelle proprie possibilità. Niente è perduto. Il discorso play-off è sempre aperto ma bisognerà anche sperare di poter avere tutti gli uomini di maggiore tasso tecnico in buona salute. Il sogno di tanti si è solo affievolito; non è svanito.

LECCE-PAGANESE 3-1

reginaldo

Nella foto, tratta da Sportube, Reginaldo dopo aver evitato il portiere del Lecce sta per tirare nella porta sguarnita. Cosenza salverà con un intervento alla disperata.

Il risultato finale non fa una grinza. Così dicevano i cronisti di un tempo quando le partite rispettavano i pronostici della vigilia. Il Lecce, squadra leader del campionato, ha dimostrato di valere il primato e non ha sbagliato quasi niente mentre la Paganese, ancora una volta, ha dimostrato di avere chiari limiti di identità.
Il risultato poteva essere più corposo, perché sia il Lecce, sia la Paganese hanno avuto non poche occasioni da gol. La squadra salentina però è quella che ha sfruttato al meglio le qualità dei singoli. Lepore, ex dal dente avvelenato, si è distinto mettendo a segno due gol, frutto di due autentiche prodezze balistiche. Ma va anche detto che la difesa paganese ha concesso un po’ troppo spazio agli avanti leccesi e che – come capita da un po’ di tempo a questa parte – non sempre c’è stata precisione nei disimpegni difensivi.
Va detto, a onor del vero, che fino al momento del primo gol incassato la Paganese ha giocato una gara a viso aperto, proponendosi spesso minacciosamente in avanti. Poi la squadra si è disunita tanto che è arrivato il raddoppio per un errato disimpegno che ha dato all’altro ex di turno, Caturano, l’occasione per arricchire la sua personale posizione di cannoniere scelto del campionato.
Tempi duri per la Paganese che – ironia della sorte – sta presentando giocatori in gran spolvero; è il caso di Reginaldo e Cicerelli, ma accusa paurosi cali di tensione agonistica in difesa. Tanto per essere chiari, a scanso di equivoci, credo che si sia visto cosa significa avere fra le proprie fila un giocatore come Cosenza in difesa; e non solo perché ha salvato un gol di Reginaldo che sembrava fatto.
Ecco, una squadra acquista sicurezza e autorevolezza quando ha un elemento che sa comandare la difesa dall’alto della propria personalità; cosa che facevano negli anni passati Scarnicci, Lorenzini, Tagliavini, Zana, De Sanzo, Taccola e Fusco. Forse non è tutto per una squadra, ma di sicuro è molto.
La Paganese, dispiace dirlo, al momento il leader in difesa non ce l’ha. Non si tratta di discutere il valore del suoi componenti, perché, presi singolarmente, tutti hanno un buon valore tecnico; è l’organicità del reparto che appare fragile, incostante e di poca personalità.
La società di certo farà delle scelte oculate nel mercato di gennaio perché lo ha lasciato capire chiaramente lo stesso Grassadonia. Per intanto, però, bisogna pensare subito alla Reggina. Sono in palio tre punti che potrebbe avere doppio valore.
I sogni di grandezza accantoniamoli.