BENEVENTO-PAGANESE 2-0

Russini spreca il pallone del 2 a 1

Nella foto, tratta da Sportube, Russini nel secondo tempo spreca la palla del possibile due a uno

“Classica sconfitta all’inglese per la Paganese” – avrebbero commentato i cronisti sportivi di una volta perché il risultato di due a zero era un classico nelle sfide d’oltremanica nel secolo scorso.
Sconfitta che poteva anche essere messa nel conto, anche se – si sa – la speranza è sempre l’ultima a morire, anche quando il pronostico ti mette spalle al muro.
Gioca una partita senza affanno il Benevento e trova terreno fertile proprio nelle prestazioni sotto tono di due calciatori considerati sempre fra i pilastri più sicuri dell’intero apparato difensivo; vale a dire Moracci e Tartaglia. Il primo, a difesa sbilanciata, fallisce un aggancio elementare sulla trequarti e consegna il campo aperto a Mazzeo, cui non pare vero di poter approfittare di un regalo tanto generoso e segna praticamente a porta vuota, dopo aver evitato una maldestra uscita di Casadei.
Il secondo, Tartaglia, solitamente puntuale e preciso, specie quando si trova a giostrare sulla fascia destra, nell’occasione del secondo gol non riesce a chiudere efficacemente su Lucioni e spalanca la porte per il secondo gol, quello che poi chiuderà la partita.
Quando una squadra come la Paganese perde anche le poche certezze su cui solitamente fa affidamento, non puoi avere grosse speranze di farla franca su un campo difficile, per giunta nei confronti di una delle due leader incontrastate del campionato.
La partita è tutta nelle due azioni da rete descritte.
La Paganese inizia abbastanza bene chiudendo tutti i varchi agli attaccanti giallorossi, e soprattutto rinforza il reparto difensivo portando Vinci e Donida a raddoppiare sugli esterni del Benevento. Qualche ripartenza, creata soprattutto da Aurelio e Deli, che restano gli uomini di maggiore spessore tecnico, per giunta crea più di un allarme nella difesa beneventana anche se poi il portiere Pane se ne sta abbastanza tranquillo per quasi tutta la partita. Così come è tranquillo, gol incassati a parte, anche Casadei che non è chiamato ad interventi importanti e decisivi.
Altra squadra però il Benevento, e non poteva essere altrimenti vista la posizione delle squadre in classifica; gli stregoni, infatti, dopo essere passati in vantaggio, sanno amministrare con tranquillità e sicurezza la partita e si limitano a partire in contropiede, lasciando campo alla Paganese che produce solo sterile predominio territoriale.
Poche le note positive per gli azzurro-stellati. Fra queste la prestazione di Malaccari che, impiegato in un ruolo non suo, in posizione di distributore del gioco, si è fatto rispettare, specialmente nella seconda parte della gara e spesso ha anche affondato i colpi cercando il dialogo in avanti. Bene anche Donida che si è proposto spesso e volentieri sulla fascia destra, risultando alla fine fra i più continui nel rendimento.
Qualcosa in più sarebbe stato lecito attendersi da Aurelio e Deli, che inizialmente avevano dato segni di grande vitalità in avanti. Ma con il passare dei minuti il loro rendimento si è ingrigito sempre di più tanto che Sottil ha poi deciso di sostituire entrambi. Ed è stata la fine.
Adesso è in calendario un’altra sfida impossibile per mercoledì prossimo. Arriva la Salernitana e purtroppo Sottil dovrà rinunciare anche ad Aurelio per squalifica.

L’appuntamento con la rubrica: Così è, anche se non vi pare è fissato per giovedì prossimo 2 aprile su https://paganesegraffiti.wordpress.com/

La solitudine dei numeri uno

Così è, anche se non vi pare

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Nella foto, il gol realizzato di testa da Tartaglia

A questo punto del campionato, con sole sette gare da disputare, il discorso “salvezza diretta” – che è quello che più interessa al popolo azzurro-stellato – è ancora tutto in alto mare.
Certo, c’è un buon margine di vantaggio sulle squadre attualmente coinvolte nella zona “play out”, contabilizzato rispettivamente in otto e nove punti su Savoia e Messina, considerato anche il vantaggio acquisito negli scontri diretti. Ma il calendario non autorizza ottimismo a oltranza.
Il discorso “salvezza diretta” poteva essere considerato quasi come una formalità se solo fosse arrivata la vittoria contro il Savoia, ma così non è stato.
Oggi, a mente fredda, dopo aver sentito infiniti improperi e contumelie nei confronti del portiere Casadei, reo di un’uscita poco attenta proprio allo scadere del tempo regolamentare, credo sia del tutto inutile e controproducente andare ancora a rimestare sull’errore di valutazione commesso nell’occasione. Quando sbaglia un portiere, purtroppo, essendo questi l’ultimo della difesa, non c’è mai nessuno che può rimediare. E’ la solitudine dei numeri uno, un classico.
Il discorso sull’estremo difensore, piuttosto, investe il lato strettamente tecnico e psicologico; tecnico perché non adesso, ma a tempo debito, bisognava valutare le potenzialità di Casadei; psicologiche perché al momento – dopo più di un infortunio tecnico occorso – bisognerebbe capire in quali condizioni di spirito il calciatore affronta le partite.
Non rappresento alcuna Onlus, tipo “protezione dei portieri”, sia ben chiaro. Ma credo che il tutto debba essere ricondotto a un discorso di opportunità e di scelte soprattutto da parte di Sottil. È solo l’allenatore che in questo momento ha tra le mani il termometro della situazione e deve decidere di conseguenza.
La partita con il Savoia ci ha riconsegnato una squadra abbastanza quadrata nel suo assetto tattico: è apparsa discretamente assestata in difesa ed è migliorata nel rendimento con lo schieramento di Tartaglia sulla fascia destra. Il calciatore – gol a parte – ha saputo interpretare alla perfezione il ruolo che Sottil che gli aveva disegnato “ad personam”; prima, annullando quasi del tutto Francesco Scarpa, un ex rappresentato come mostro sacro, e poi proponendosi autorevolmente sulla fascia di competenza anche nella fase di appoggio al gioco offensivo.
L’accoppiata Perna-Moracci adesso funziona come nelle aspettative generali, soprattutto perché il maturo centrale ex Modena sembra aver smaltito qualche tossina dovuta all’inattività. Bene Donida, dopo qualche incertezza iniziale. Al momento l’ex leccese ha il posto assicurato sulla fascia sinistra perché sembra il più in forma nel ruolo.
Purtroppo qualche problema arriva dallo scarso filtro che la mediana non riesce ad assicurare all’intero reparto difensivo quando sono gli attaccanti a proporsi in avanti. Bergamini è ammirevole per linearità di gioco e per padronanza nel ruolo di “play maker”, ma è pur sempre giovanissimo e non ha nelle corde il mestiere, che però – stringi stringi, si sa – si acquisisce solo giocando. In particolare, il giovane centrocampista riesce ad eseguire bene, anche oltre le aspettative, il ruolo di distributore del gioco, con lanci millimetrici ed illuminanti, ma non ha ancora molta dimestichezza con la fase difensiva. Non è un caso che il primo gol del Savoia lo veda fra gli imputati, come correo, per non aver contrastato l’autore del gol sull’apparente innocuo cross dalla sinistra di Scarpa.
Accanto a Bergamini sono apparsi in buona condizione di forma sia Malaccari che Vinci, con quest’ultimo che – schierato nelle ultime gare in un ruolo non suo – ha colpito una clamorosa traversa; e non sarebbe stata una novità visto che ha lasciato il segno come goleador sia con l’Ischia che con il Barletta.
Risvegli in avanti sono venuti da Aurelio. Il calciatore non ha attraversato un buon periodo di forma, ma contro il Savoia è apparso reattivo e voglioso di dare il proprio contributo d’esperienza e di classe. Aurelio però può dare molto di più e può risultare decisivo, così come lo sono sempre gli uomini in possesso di classe e di temperamento.
Classe e temperamento che sabato non sono mancati a Deli, autentico jolly della squadra, capace di inventarsi un gol d’autore quando il pallone, che era stato sradicato dai piedi di Aurelio da un arcigno intervento del Savoia, sembrava avviarsi a fondo campo. Deli lo recuperava con uno scatto felino, saltava due avversari con un delizioso passo di danza e sull’uscita del portiere, da posizione defilata, tutto spostato sulla destra, effettuava un pallonetto senza scampo. Quasi un colpo di biliardo: delizie del gioco del calcio che ti fanno fare pace con il pallone e con tutte le sue contraddizioni. Solite note positive da parte di Girardi, un atleta che non si risparmia mai e che lotta per novanta e più minuti a contatto con le agguerrite difese avversarie.
Futuro prossimo. Due partite che sulla carta sembrano impossibili: Benevento in trasferta venerdì prossimo con inizio alle ore 19 e 30; Salernitana in casa mercoledì 1 aprile alle ore 14 e 30.
Nel calcio, però, mai niente è dato per scontato.
I valori tecnici contano, certo, ma questo non significa che sia già tutto scritto e scontato.

Nino Ruggiero

Esperienze e dilettanti allo sbaraglio

Così è, anche se non vi pare

OLYMPUS DIGITAL CAMERABenedetta esperienza: c’è chi ce l’ha e chi no! Ne ha avuta tanta a Matera nella gara d’esordio il reparto difensivo della Paganese; ne ha mostrata pochissima la nuova piattaforma della Legapro, che si appoggia a Sportube, che si picca di irradiare tutte le partite del campionato.

Una iniziativa lodevolissima quella della Legapro, una vera rivoluzione copernicana nel mondo della comunicazione, ma che a Matera– ahimé! qui ci vuole proprio – ha funzionato poco e male.

Comincio dall’esperienza della difesa. Erano anni che la squadra azzurro-stellata non presentava un reparto difensivo così ben guarnito; e quando parlo di difesa mi riferisco a tutto l’assetto difensivo, non al solo reparto classico, con chiaro riferimento anche alla struttura ed alla mentalità.

È l’esperienza che ha caratterizzato la prova generale della difesa; è notorio, per chi conosce il calcio, che le squadre debbano fondare le loro certezze soprattutto sull’apparato difensivo. Quando hai una solida difesa, con gente di mestiere che sa dirigerla, puoi anche pensare agli altri reparti. In caso contrario, con difese ballerine e incerte, puoi anche sforzarti di ingaggiare elementi di buona levatura tecnica, ma non vai da nessuna parte.

La difesa vista a Matera è apparsa all’altezza della situazione. Grande l’esperienza consolidata di Bocchetti che – negli anni, dopo aver percorso con profitto le strade della corsia sinistra – oramai è diventato un autorevole e affidabile centrale difensivo. Certo, in alcuni momenti sono stati commessi degli errori, ma l’impressione complessiva che ne è scaturita è sicuramente più che positiva. L’importante è avere la sensazione di poter contare su una difesa solida e su elementi di grande affidamento (senza contare che in panchina Cuoghi può contare su altri elementi di valore come Moracci e Schiavino).

Due parole, in tema di esperienza, su Sportube che ha irradiato le immagini della gara su piattaforma internet. Siamo abituati a problemi di carattere tecnico che possono inficiare tutte le migliori intenzioni di questo mondo: comprensione massima per le immagini ballerine della prima mezzora di gara e per la mancata telecronaca di gran parte della partita. Ma le inquadrature… per carità! mai che venisse centrato l’obiettivo principale della gara, vale a dire la posizione in campo del pallone! Siamo, purtroppo, almeno stando alla gara di venerdì scorso, in un terreno da dilettanti allo sbaraglio, con un telecronista che a fine primo tempo – dimenticando di dover essere imparziale – si permette di parlare di un vantaggio meritato da parte del Matera. Cari amici di Legapro, ma stiamo scherzando?

Ma voi volete sapere soprattutto delle impressioni ricavate da questo primo impegno di campionato. Ebbene, risultato a parte, la squadra ha confermato quanto già espresso nelle due gare di Coppa Italia: fase difensiva sopra le righe, con raddoppi continui sull’uomo in possesso di palla già a centrocampo, con Vinci e Armenise bravi nella fase di contenimento, quasi nelle funzioni di terzini d’ala di una volta.

Dalla cintola in su, invece, centrocampo a fasi alterne, funzionante a sprazzi; buono il controllo della palla e buoni gli interscambi nella zona centrale. Qualche problema in fase si costruzione del gioco; le fasce laterali non sempre hanno funzionato come da copione nella fase propositiva del gioco. Scarso il lavoro in profondità di Armenise, evidentemente ancora a corto di velocità; meno incisive di precedenti esibizioni le proiezioni offensive di Vinci sulla destra.

Sulla trequarti Caccavallo è parso spesso un pesce fuor d’acqua perchè isolato e marcato stretto, ingabbiato quasi sempre da due avversari, perchè Auteri sapeva bene con chi aveva a che fare. Ma Caccavallo, che rappresenta la maggiore risorsa tecnica della squadra, pur nella difficoltà degli spazi che mai si aprivano di fronte a lui, ha saputo lasciare il segno proprio allo scadere dei tre minuti di recupero, anche se su palla inattiva. La sua punizione, velenosissima, calciata di interno sinistro, ha suggellato una positiva prestazione complessiva della squadra che – in caso di sconfitta – avrebbe sicuramente avuto da recriminare. Il gol suona a merito di un calciatore che forse non avrà brillato come nelle due precedenti esibizioni ma che rappresenta, senza ombra di dubbio, il valore aggiunto della squadra.

Due parole però voglio spenderle anche per Herrera. Il calciatore si è sacrificato in un oscuro lavoro di tamponamento nella parte iniziale della gara, ma nella ripresa ha cominciato a giostrare più in avanti dove il suo estro e la sua fantasia sudamericana possono meglio sbizzarrirsi. Forse Cuoghi, nell’ottica di una risistemazione tattica, in attesa di un centravanti di ruolo, potrebbe dargli più chances in avanti, specie quando si tratterà di dover scardinare nelle gare interne squadre impostate sulla difensiva.

All’inizio facevo riferimento all’esperienza. Ebbene, tanto per essere più crudi, credo che la squadra così com’è, abbia bisogno di un elemento di esperienza anche a centrocampo, perchè è con il mestiere – un atleta navigato per reparto – che si costruiscono le squadre di successo.

Ma una cosa è certa, stando alle impressioni ricavate sie nelle due partite di Coppa Italia che in quella di ieri a Matera: quella di quest’anno è una squadra di tutto rispetto, da non confondere minimamente con quella dello scorso campionato. Andava detto a beneficio degli scettici che non mancano mai; e l’ho detto.

Nino Ruggiero

Il predicatore nel deserto

Così è, anche se non vi pare

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È calcio d’agosto, è vero, ma fino a un certo punto. Il calcio di questi tempi spesso è ingannevole perché le squadre sono ancora in rodaggio e quasi sempre sono ancora incomplete nell’organico. Ma dopo aver visto Barletta-Paganese su Sportube, il canale telematico della Legapro che trasmette in diretta le gare di tutte le squadre di terza serie, devo dire che oggi si è già cominciato a fare sul serio e la partita ha avuto tutti i crismi di una gara di campionato inoltrato.

Risultato a parte, devo dire che ho ricavato complessivamente una buona impressione dalla gara degli azzurro-stellati. È chiaro che il risultato deve sempre essere tenuto presente, perché il calcio è fatto soprattutto di risultati positivi, ma ad onor del vero – considerando che in fine dei conti alla squadra, così come è adesso, qualcosa deve essere ancora aggiunto in termini qualitativi – continuo a trarre auspici positivi in vista dell’imminente inizio di campionato. Ed è la seconda impressione positiva ricavata dopo Paganese-Savoia di una settimana fa.

Dico subito, con tutto il rispetto per la squadra di Torre Annunziata, che il Barletta è apparsa una signora squadra, forte e compatta in tutti i reparti, di certo almeno di una spanna più dotata tecnicamente della squadra oplontina. Questo per stabilire subito un distinguo qualitativo tra la gara del “Marcello Torre” e quella di oggi

L’ingresso di Bocchetti sulla linea difensiva ha dato subito maggiore solidità al reparto arretrato che già nella gara precedente era sembrato ben ferrato. In campo si è vista una squadra bene organizzata con un trio centrale composto da Tartaglia, Moracci e Bocchetti che hanno saputo ben frenare le velleità offensive della squadra pugliese. Bene Vinci sulla destra, sia quando ha dovuto dare il suo contributo alla difesa, sia quando autorevolmente si è spinto in avanti. A fase alterne, invece, il rendimento di Djibo che sulla sinistra – schierato simbolicamente con la maglia di centravanti – ha avuto momenti di poca lucidità in fase offensiva. A centrocampo il più continuo e concreto è apparso Gai, elemento dai piedi buoni ed in possesso di una chiara visione di gioco. È Calamai, a dire il vero, che è sembrato sotto tono, così come è apparso sotto tono Deli che ha avuto pochi spunti degni di nota. Da Deli, elemento di grande spessore tecnico, ci aspettiamo sempre di più, è vero, ma oggi il giovane talento è sembrato spesso avulso dal gioco propositivo che lo ha sempre visto protagonista. È proprio dalla trequarti in su che qualcosa non è andato nel verso sperato nonostante nei primi trenta minuti di gioco sia stata proprio la Paganese a giocare il calcio migliore. Dopo aver subìto il gol su rigore qualcosa però si è inceppato nel gioco propositivo della squadra di Cuoghi. Caccavallo, l’uomo che riesce sempre a fare la differenza in virtù di una classe cristallina, ci ha messo sempre del suo con giocate di alta classe ma non è stato coadiuvato a dovere dai compagni che di volta in volta lo affiancavano nell’azione offensiva. Caccavallo anche stavolta è sembrato calciatore di categoria superiore, quasi un predicatore nel deserto con quelle sue invenzioni, con le sue giocate di fino mai raccolte dai suoi compagni.

Dico la verità: dopo la prima mezzora di gioco, durante i quali la Paganese era sembrata sicura dei suoi mezzi, ero convinto che un risultato positivo poteva essere alla portata della squadra. Ma nel calcio non c’è mai niente di certo e i palloni bisogna saperli mettere dentro quando arrivano le occasioni per farlo; perché poi in campo ci sono anche gli avversari.

Termina la Coppa Italia per la Paganese, ma nessuno ne fa un dramma con il campionato alle porte. Venerdì prossimo però si fa sul serio e in palio ci saranno i tre punti.

So che la società è da tempo sulle tracce di un importante attaccante. Nell’ottica di potenziamento – ora che la difesa sembra far dormire sonni tranquilli – farei un pensierino, oltre che nei riguardi dell’attaccante che ci vuole come il pane, per un calciatore di mestiere a centrocampo, senza per questo voler bocciare qualcuno, perché è in quel reparto che qualcosa deve essere aggiunto.

Mi auguro, infine, che qualcuno dei tanti nomi di attaccanti sbandierati possa essere ingaggiato in settimana per dare una spalla adeguata a Caccavallo. Ma ad onor del vero posso dire che il giovane Bussi non ha demeritato; deve solo crescere e migliorare come tutti i ragazzi promettenti. In compagnia di Caccavallo e di un navigato attaccante, Bussi sarà una pedina pronta da schierare nel corso di un lungo ed estenuante campionato. Prosit.

Nino Ruggiero

Il fascino dei numeri “10”

Così è, anche se non vi pare

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La curiosità di vedere all’opera la nuova Paganese è troppa. Ferie o non ferie, devo dare un’occhiata alla squadra. Mi organizzo. Preferirei il solito posto in alto a destra sulla tribuna del “Marcello Torre”, la compagnia degli inossidabili fratelli Saturno, di Sandrino Contaldo, di Vittorio Torre, di Pasquale Ultimo e di tanti altri fedelissimi, ma non riesco a tornare a Pagani ed allora spazio alla nuova tecnologia informatica e battesimo di fuoco per il canale che la Legapro ha dedicato al calcio.

Postazione al mare, in prima fila, davanti ad un computer amico che fa le bizze solo quando sul finale di gara – a causa di una espulsione malandrina che costringe la Paganese sulla difensiva – viene messo in discussione il risultato.

Non vi faccio cronaca, come al solito anche perché chi doveva e voleva vedere la squadra ha ancora negli occhi le azioni salienti della gara. Desidero però esprimere le mie prime impressioni. Il calcio d’agosto, si sa, spesso è fuorviante per quello che riguarda le impressioni, ma sento di potermi sbilanciare.

La gioventù di quest’anno – in attesa di opportuni inserimenti in fatto soprattutto di esperienza, che non è mai troppa in un duro torneo di terza serie – mi sembra bene assortita. La squadra – rispetto a quella dello scorso anno – appare più compatta, più omogenea, anche se di tanto in tanto qualcosa scricchiola quando è costretta sulla difensiva. Ma nel complesso c’è equilibrio e – soprattutto – ci sono almeno due-tre giocatori in grado di fare la differenza.

C’è un numero nel calcio che ha fatto sempre sbizzarrire la fantasia del tifoso: il numero dieci. Ebbene questo numero “dieci”, affidato al talentuoso Caccavallo, ha illuminato per larghi tratti della partita il gioco della Paganese. Buoni numeri, sinistro magico, tanta voglia di definitiva consacrazione hanno deliziato la numerosa platea. Credo di poter dire che Caccavallo abbia tutti i numeri per diventare il trascinatore della squadra: ha classe, stile, determinazione (dote che non sempre accompagna gli elementi talentuosi) ed una calamita malandrina situata sul suo magico sinistro; Pagani potrebbe essere per un elemento come lui la piazza ideale per la definitiva consacrazione in un calcio che ha bisogno di estro e di fantasia per non scadere in spettacoli di solo agonismo sfrenato.

L’altro elemento di valore indiscusso, Deli, era già lo scorso anno a Pagani. Anche per lui note più che positive; il Parma ha avuto fiuto e si assicurato un ragazzo veramente in gamba che migliora di giorno in giorno. Deli, lasciato in prestito a Pagani, deve solo continuare a migliorare; poi per lui ci sono pronti altri palcoscenici.

Ma l’impressione generale, come dicevo all’inizio, è di avere a che fare con una squadra abbastanza compatta ed equilibrata. Ben presidiate le due fasce laterali. Sulla destra Vinci e Deli hanno avuto il loro da fare nel contenere le sfuriate dell’ex Scarpa, ma una volta in possesso di palla hanno saputo spingersi in avanti. Non è un caso che il primo gol sia partito dal piedino fatato di Deli che ha pescato la testa di Herrera smarcatosi sulla sinistra a due passi dalla porta. Bene anche la fascia sinistra con Djibo ottimo in fase difensiva e con Armenise bravo sia a difendere che a contrattaccare. Poco lavoro per la difesa, specie nel primo tempo, ma le prossime gare ci diranno se il duo centrale Moracci-Tartaglia ha tutti i numeri per bloccare gli attacchi avversari che si annunciano agguerritissimi. Preoccupa, intanto, l’infortunio di Marruocco; mi auguro che non sia una ricaduta sull’arto che lo ha tenuto negli ultimi tempi in allarme.

Devo dire ancora qualcosa sul centrocampo e sul reparto offensivo. Di Gai, schierato nella zona centrale, ho ricavato una buona impressione. Il ragazzo ha una buona visione di gioco e distribuisce palloni con l’autorità di un veterano; ha però poca assistenza nella sua zona dove si trovano ad operare tutti elementi che centrocampisti veri non sono. In particolare credo che alla squadra manchi un rubapalloni, di quelli che si fanno sentire nei momenti clou della gara quando si è costretti a difendersi. Herrera e Deli fanno molto in questi compiti, ma sono calciatori bravi soprattutto nella fase offensiva. In attacco, come già detto, Caccavallo si è già presentato con un biglietto da visita che non ammette repliche. Da applausi il suo gol, una pennellata di sinistro diretta all’incrocio dei pali; ma ottimi anche i suoi inserimenti conditi da un’autorevolezza da giocatore di categoria superiore. Il mio pensiero, al riguardo, va a Carlo Vitiello, grande competente di calcio, scomparso lo scorso anno, che nel tempo mi aveva sempre magnificato le doti di questo calciatore.

Da rivedere all’opera il giovane Cuoghi, così come anche Bussi.

Intanto sono solo prime impressioni. Ma meglio averle avute buone. Non so se mi spiego.

Nino Ruggiero

La favola della bacchetta magica

Così è, anche se non vi pare

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Finale da spiaggia inoltrata, come da copione. In campo: assenti, tanti; presenti, non pervenuti o quasi. Conto la bellezza di cinque assenze rispetto alle ultime gare: Marruocco, Fusco, Fernandez, Ciarcià, Soligo. Manca pure Scarpa, oramai da tempo relegato in panchina.
Il sipario del campionato è ancora alzato solo per questione di cartellone, ma gli attori sono già da tempo dietro le quinte. Hanno raggiunto il traguardo di minima e si sentono appagati; largo dunque alle cosiddette seconde linee, ai comprimari, che sono e restano tali per motivazioni e per scarsa caratura tecnica.
In tribuna ci guardiamo intorno: pochi volti, i soliti, quelli che non mancano mai. Tanti sediolini vuoti, molti più del solito. Rimbomba una battuta: “Meno male, mi hai conservato il posto: ho fatto tardi a causa della Formula uno. Però ha vinto la Ferrari!” e si comincia.
È squadra vera il Perugia. La difesa è la migliore del campionato assieme al Frosinone per gol incassati in trasferta e lo dimostra subito anche a Pagani. A centrocampo gli umbri recuperano un marpione del calibro di Italiano, che, per chi non lo sapesse, ha un curriculum di tutto rispetto fra serie A e serie B e che, a dispetto dell’età (trentasei anni suonati), ha la vitalità di un giovanotto. Con Italiano, Dettori (altro centrocampista che la Paganese ha sempre cercato ma non ha mai trovato) e con il giovane Moscati, i perugini prendono il sopravvento nella zona centrale del campo, là dove si costruiscono i successi. Al primo attacco il Perugia è già in vantaggio. Basta un calcio d’angolo per mettere in crisi l’apparato difensivo degli azzurro-stellati. Sulla battuta dalla bandierina è solo al centro dell’area il difensore Lebran che di testa fa secco Robertiello. I difensori della Paganese risultano non pervenuti. Sullo svantaggio inopinato, c’è una certa reazione più che altro di orgoglio. Nunzella e Caturano sono i più attivi e proprio quest’ultimo propizia una grande occasione da rete. Scende prepotentemente sulla fascia sinistra e cross al centro di precisione. Girardi non riesce ad impattare la sfera che termina sui piedi dell’avanzatissimo Calvarese. Il difensore è come preso in controtempo e, ad un passo dalla porta sguarnita, riesce solo a colpire goffamente il palo. Ma la Paganese è saldamente nelle grinfie del Perugia che mostra di avere classe, metodo, garretti saldi e morale alto, tutte qualità che fanno grande una squadra di calcio. Anche il secondo tempo dice poco in termini di gioco e di spettacolo. Il Perugia si accontenta di controllare la partita e quando se ne presenta l’opportunità, come in occasione del gol realizzato da Dettori dopo uno scambio con Fabinho, non se la fa scappare di mano. La Paganese, che nel frattempo ha perduto Franco per infortunio, è chiaramente anche in debito di ossigeno. L’ingresso di Neglia vivacizza di un tanto la manovra sulla trequarti campo, ma le poche occasioni da rete vengono sprecate, una dietro l’altra, da Fava che tira addosso al portiere in uscita e da Girardi che, nei minuti di recupero, riesce solo a colpire un palo.

Finisce la partita, finisce il campionato e non si può dire che gli animi della tifoseria siano particolarmente eccitati per una salvezza che rappresenta solo l’obiettivo di minima fissato dalla società.
Credo sia arrivata l’ora di tracciare un bilancio, come mi chiede più di qualche buon amico che segue le mie note da lontano. A bocce ferme, a conclusione dei lavori, bisogna per prima cosa ringraziare ancora una volta Raffaele Trapani e i suoi più stretti collaboratori; hanno mantenuto la categoria e la manterranno anche il prossimo anno, visto che non ci saranno retrocessioni. Forse – e senza forse – qualcosa in più si poteva ottenere da un campionato che è stato disputato all’insegna di una irritante altalena di risultati; un giorno sugli altari, un altro nella polvere.
Qualcuno ha creduto di individuare in Grassadonia il peggiore dei mali di questa Paganese; io ci andrei cauto, con tutte le riserve possibili che ho sempre esternato sul modulo adottato dalla squadra, specie per quello che riguarda l’organizzazione del gioco di centrocampo. Gli allenatori danno direttive, seguono i calciatori, studiano gli avversari, hanno il polso della squadra in ogni momento proprio perché li hanno a portata di mano, ma non sono tutto e soprattutto non hanno bacchette magiche. Tutti quelli che allenano in una certa categoria hanno conseguito un patentino. La legge del calcio è impietosa: è bravo chi vince, non chi – pur lavorando sodo – non vince. L’allenatore viene giudicato sulla scorta dei risultati ottenuti. E i risultati, in massima parte, li determinano i valori dei calciatori perché l’allenatore – a mio parere – conta fino ad un certo punto. Proprio perché rappresentano valori aleatori, non esiste l’allenatore bravo e quello meno bravo. Prendete il caso del Palermo e del suo presidente Zamparini, noto mangia-allenatori. Non so più quante panchine abbia cambiato Zamparini negli ultimi anni, in una specie di gara particolare con Cellino, presidente del Cagliari. Ebbene, cambia oggi, cambia domani, Zamparini si è ritrovato in serie B. Colpa di chi? Dei tanti allenatori occorsi al capezzale del Palermo? Tutti scarsi, tutti scadenti? Non credo.
Grassadonia è un giovane allenatore che sta facendo esperienze e che dalla parentesi paganese – soprattutto se mostrerà di essere più sereno, meno intransigente, con meno vis polemica – trarrà buoni insegnamenti per il futuro. Oggi per lui è il momento dei saluti, del distacco e di qualche rimpianto.
Meno male che è finita: che strazio, che tortura, che supplizio quest’oggi per i pochi irriducibili sugli spalti, in numero sempre inferiore ma sempre più incrollabili per l’amore portato alla casacca azzurro-stellata: fede ferrea, caldo o freddo che sia, pioggia o non pioggia.
Questo è il calcio che ci piace. Questo è il calcio che vorremmo continuare a seguire, oggi e soprattutto domani.
Nino Ruggiero

Dubbi, tanti. Certezze, poche

Così è (anche se non vi pare)
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Dubbi, tanti. Certezze, poche. Si consuma lentamente il calvario calcistico di una squadra che poteva dare tanto, ma che alla fine ha dato poco; di sicuro meno di quanto si aspettassero dirigenti e tifosi. Contro il Frosinone, nella gara dei rimpianti e delle false attese, vince però la buona fratellanza; quella consolidata da tempo fra le tifoserie di Frosinone e di Pagani. Ed è già molto di questi tempi.
La gara dice e non dice, come da abitudine inveterata in questo campionato che si avvia stancamente alla fine. Dice, ad esempio, che l’equilibrio tattico non è una parola astratta e non è un valore che si compra sulle bancarelle. Tanti anni fa Gennaro Rambone, all’epoca allenatore del Catania in serie B, quando la squadra non rendeva come nelle aspettative ritenne di giustificarsi con il presidente Massimino. “Mi dovete dare tempo – disse – c’è bisogno ancora di amalgama: ecco perché la squadra non rende”. E Massimino, al cui nome oggi è legato lo stadio etneo, di rimando: “Rambone – rispose – non mi piace questa giustificazione. Abbiamo comprato tanti giocatori, vuol dire che faremo un altro sforzo e compreremo pure Amalgama”.
Aneddoto simpatico a parte, l’amalgama e l’equilibrio tattico rappresentano punti essenziali di una squadra di calcio. E, purtroppo, nella Paganese di quest’anno di equilibrio ce n’è stato poco. Solo qualche accenno nelle ultime giornate quando è stato finalmente schierato un centrocampo a tre, con Romondini vertice basso pensante, con Franco e Soligo ai fianchi, quest’ultimo assente ieri per squalifica. Sarà anche un caso, ma i risultati migliori sono stati ottenuti quando la squadra è apparsa più quadrata, nel senso etimologico della parola. Nel calcio senza equilibrio, senza amalgama non si va da nessuna parte, in termini di coesione dei vari reparti. Le individualità contano, certo, ma non sono tutto; questo perché il calcio resta un gioco di squadra e le individualità – quando sono eccelse – devono essere spese nell’interesse complessivo della squadra. Quando c’è equilibrio tattico, quando la difesa è ben protetta da un efficace filtro a centrocampo, quando i calciatori si sacrificano – avendone le caratteristiche – per dare consistenza all’assieme della squadra; quando i calciatori riescono ad interpretare in modo soddisfacente sia la fase di non possesso, sia quella di ripartenza, allora si può parlare di squadra equilibrata o ben amalgamata. Ma c’è bisogno di avere i requisiti giusti. Un calciatore può decidere di sacrificarsi al massimo ma deve avere le giuste caratteristiche, altrimenti si snatura; e non rende. L’esempio calzante è rappresentato dalla metamorfosi di Ciarcià, che è un altro calciatore – rispetto a quello visto nella parte iniziale del campionato – per brillantezza, per dedizione, per applicazione. Oggi Ciarcià è un calciatore universale; lo trovi dappertutto, in difesa, a centrocampo, in attacco. E le sue prestazioni al servizio esclusivo della squadra non sono mai banali, tanto da segnalarsi sempre fra i migliori in campo.
La Paganese delle ultime giornate, specie quella di Andria, aveva dato fiato alle trombe di vecchie e malcelate aspirazioni di alta classifica; si era ben difesa, aveva annullato le potenzialità degli avversari in virtù di un filtro efficacissimo a metà campo ed aveva dimostrato di saper ben ripartire per fare male con rapide azioni di contrattacco. La vittoria in trasferta aveva riaperto in qualcuno la strada della speranza. Pie illusioni. Il Frosinone ha riportato tutti con i piedi per terra.
Contro i ciociari c’è stato un certo equilibrio tattico, ma solo per un tempo, il primo. Con Franco e Lulli ai fianchi, Romondini ha saputo giostrare da par suo illuminando il gioco con sapienti tocchi non disdegnando peraltro di controllare Carrus, altra fonte di gioco, ma di parte avversa. Occasioni da rete su entrambi i fronti; gara aperta ma Paganese molto reattiva a centrocampo dove spesso si decidono le sorti delle partite.
Poi nella ripresa, Grassadonia ha ritenuto di tirare fuori Lulli e di dare spazio a Scarpa che ha altre caratteristiche e che, con tutta la buona volontà, non ha il passo del centrocampista di ruolo. Sarà un caso, ma proprio dopo l’uscita del giovane centrocampista, il Frosinone, cui non stava bene il risultato di parità, ha calato sul tavolo tutte le sue carte per arrivare alla vittoria, riuscendo per prima cosa a prendere il comando delle operazioni a centrocampo. E’ arrivato così il bel gol di Ganci, terminato prima sul palo interno e poi in rete, ma Marruocco ha continuamente dovuto fare sfoggio di tutta la sua bravura e della sua forte personalità per sventare minacce per la sua porta.
Perso per perso, allora Grassadonia – a cinque minuti dalla fine – ha tirato fuori la mossa della disperazione; dentro Babù e fuori Agresta.
Babù, vero oggetto misterioso del campionato, impiegato sulla fascia destra del campo, è stato dirompente nei pochi minuti in cui è stato in campo e ha messo lo zampino per arrivare al pareggio. Fava, subentrato a Caturano, non ha perdonato, mettendo a segno, come ai vecchi tempi, il gol del pareggio.
Dubbi, tanti. Certezze, poche; dicevo all’inizio. Sulle poche certezze bisognerebbe cominciare a costruire la squadra del domani, anche se bisogna sempre fare i conti con i giovani che un anno sono under e l’anno dopo non lo sono più, oltre che con le relative società di appartenenza. Ma certezze come Marruocco, Fernandez, Fusco, Ciarcià e Romondini vanno tenute in debito conto.
Beninteso a salvezza matematica ottenuta.
Nino Ruggiero