REGGINA-PAGANESE 4-3

Finisce con il risultato di quattro a tre per la Reggina una partita combattuta e dall’esito incerto fino al termine. Inizio più che balbettante da parte della Paganese che incassa due gol evitabilissimi.
Ci sono partite e partite. Quella di Reggio Calabria era una di quelle che servono solo per saggiare le qualità di coloro che durante l’anno hanno avuto pochissime possibilità di farsi valere. Grassadonia, in vista della prima e sicuramente decisiva partita dei play-off di domenica prossima, ha pensato bene di far tirare il fiato a coloro che fino a questo momento hanno avuto ruoli determinanti e decisivi nell’economia dello scacchiere azzurro-stellato. Volete dargli torto?
Bisogna dire che dalla gara – nella valutazione degli elementi poco utilizzati nel corso del campionato – sono emerse interessanti indicazioni per il tecnico. Più che buone infatti le prestazioni di Parlati a centrocampo e di Caruso, Zerbo e Maiorano in avanti. Grassadonia adesso sa che può contare su una panchina molto determinata in vista della partita di domenica.
Il pensiero di tutti, infatti, è rivolto da una settimana, e precisamente dal pareggio casalingo con il Lecce, alla partita di play-off che, alla luce dei risultati odierni, si giocherà domenica a Cosenza.
La Paganese arriva all’esame di ammissione, che contempla una sola promozione, con lo spirito dello scolaretto che si trova, per indubbi meriti, a concorrere con partecipanti più smaliziati e più dotati. Sulla carta non ci dovrebbe essere partita, ma la Paganese di quest’anno, soprattutto quella che da gennaio imperversa come una mina vagante, è capace di tutto. Ecco perché dobbiamo fare largo ai sogni e alle aspettative del tifoso che ragiona con il cuore; come dargli torto?

Arrivi e partenze: quasi una Stazione Termini

Così è, anche se non vi pare
auguri-pagani

Nella foto, tratta da “Cronache della Campania”, l’augurio per il nuovo anno della curva alla città di Pagani

Anno nuovo, tempo di bilanci e di aspettative. L’anno che più ci interessa è quello relativo all’attuale campionato; inutile parlare dell’annata 2015-16 che oramai fa parte della storia. Proprio ieri un vecchio amico che vive al Nord, ma che segue attentamente le vicende calcistiche della nostra cara Paganese, mi ha espresso una sua convinzione, chiedendo il mio assenso. A suo parere, l’attuale formazione è fra le più forti in assoluto degli ultimi anni. Forse sì, forse no – gli ho risposto – perché alla fine sono i risultati che condizionano il mondo del calcio. E i risultati, a dire il vero, non hanno ancora chiarito il vero valore della squadra, quello pratico più che intrinseco.
Intanto un merito bisogna darlo a Gianluca Grassadonia. Se la memoria non m’inganna, è uno dei pochi allenatori della storia calcistica locale che hanno legato il proprio nome a buone annate. Lo ha fatto in virtù di un’idea di gioco che accompagna sempre la squadra, anche quando gli esiti pratici non sono rispondenti al gioco espresso. E poi, non dimentichiamolo mai – per capire anche il feeling che intrattiene con dirigenti e tifoseria – Grassadonia è l’allenatore che ha onorato la parola data a Raffaele Trapani, restando saldamente sulla tolda di comando, nella calda estate del 2016, in momenti di grande sconforto per la paventata esclusione della squadra dal campionato. Un esempio di correttezza per una persona d’altri tempi, quelli cui bastava una stretta di mano per sancire un’intesa.
Parliamo della squadra. Per raggiungere la salvezza, che è l’obiettivo principale, la squadra attuale non dovrebbe penare molto, visto che i risultati altalenanti la mantengono in zona tranquilla. Per “quel qualcosa in più”, sussurrato da qualche addetto ai lavori e sbandierato poi negli ambienti della tifoseria, embè credo che il discorso debba essere diverso perché ci sarebbe bisogno di correttivi.
Non discuto dei singoli calciatori che, presi singolarmente, sono ben dotati tecnicamente, forse i migliori fra quelli avuti negli ultimi campionati. Quello che non c’è, o si intravvede appena, è il “mestiere” necessario nella fase difensiva. Le squadre di buon livello devono poter contare su difese ferree, arcigne, cattive; e non ci siamo al momento. Se si vuole veramente puntare a qualcosa di diverso dalla salvezza, c’è bisogno di un elemento in difesa che sia da esempio e da guida per tutta la squadra. E non basta. Alla squadra credo manchino un centrocampista e un attaccante, sempre in ottica di un auspicabile miglioramento.
Tutto ciò, ragionando a tavolino. Bisogna però sempre fare i conti con i bilanci societari. Mestiere difficile per un presidente di una piccola società di calcio che, mentre vorrebbe, con un volo pindarico, assicurare alla squadra calciatori di rilievo, di quelli che ti fanno fare il salto di qualità, si trova poi – nella realtà quotidiana – a fare di conti per cercare di quadrare il cerchio di una difficile e onerosa gestione societaria. Non so come si concluderà la vicenda cessioni che interessa – mi pare di capire – Deli e Cicerelli. Di certo, bisogna capirlo, non si possono tarpare le ali a giovani desiderosi di misurare le loro capacità in tornei di serie superiori; ma un sacrificio tecnico deve comportare anche una contropartita economica che consenta alla società di programmare meglio il futuro, anche quello più prossimo.
In questa lunga pausa, forse la più lunga degli ultimi anni, nascerà la nuova Paganese. Perché è certo, da informazioni assunte, che la sede della Paganese si trasformerà in una specie di Stazione Termini: gente che va, gente viene, bagagli in mano. Parecchi calciatori attualmente in rosa cambieranno casacca mentre sono in entrata alcuni elementi che dovrebbe dare più consistenza all’inquadratura. Il tutto nell’ottica di una continuità che caratterizza la gestione Trapani.
Nomi? Non ne faccio. Ma saprete tutto quello che dovere sapere nei prossimi giorni. Domani è già mercato.
Buon anno!
Nino Ruggiero

PAGANESE-MATERA 1-1

deli

Nella foto, Francesco Deli che oggi ha tagliato il traguardo delle cento presenze in maglia azzurro-stellata

Bella Paganese, finalmente. Bella e quasi vincente. Un pareggio contro una capolista, senza poter contare sull’estro, sulla fantasia e sulle capacità realizzative di Reginaldo, deve essere inteso come risultato più che positivo.
Primo tempo così così. Paganese prima zoppicante, incerta nel suo incedere; poi maestosa, imponente, sicura di sé – man mano che i minuti passavano – grazie soprattutto a un calciatore che a trentotto anni suonati ha ancora lo spirito e la freschezza atletica di un ventenne. Parlo di Pestrin, un giocatore inossidabile, mai domo, aduso a tutte le battaglie agonistiche, vero fulcro del gioco di centrocampo, riferimento e porto sicuro per tutti i compagni che sanno di trovare in lui la guida di cui una squadra di calcio ha sempre bisogno.
Gira Pestrin e gira bene anche tutta la squadra dalla cintola in su; sugli scudi Deli, solitamente croce e delizia per il fine palato della tifoseria. Cento presenze con la maglia azzurro-stellata per lui. Tante per un giovane di ventidue anni; qualcuna da definire ottima, qualche altra impalpabile. Contro il Matera, in una gara che potrebbe aver rappresentato il suo addio ai colori azzurro-stellati per lidi di altra categoria, Deli ha giocato finalmente all’altezza delle sue potenzialità; di sicuro deve essere citato fra i migliori in campo. Così come deve essere citato fra i migliori anche Herrera, autore di un secondo tempo con i controfiocchi; un calciatore forse definitivamente recuperato dopo un periodo piuttosto buio.
Il pareggio è risultato positivo: dall’altra parte della barricata c’era un signor Matera che non si trova al vertice della classifica per caso.
Ci saranno lavori in corso in casa Paganese, in queste settimane di riposo, statene certi; ma niente è ancora definito, vi terrò aggiornati.
L’appuntamento per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” è rimandato a lunedì prossimo.

FRANCAVILLA-PAGANESE 2-0

primo-gol
Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol del Francavilla messo a segno da Abate

Vicende di carattere familiare mi hanno impedito di vedere la partita e ho ripiegato in serata sulla sintesi irradiata da Sportube. Volevo astenermi dal commentarla perché una cosa è vedere l’intera partita, un’altra vedere solo qualche spezzone della stessa. Qualcosa però devo dirlo; è più forte di me. Ho visto e rivisto il primo gol incassato: allucinante. Gol che non prendono nemmeno le squadre dell’oratorio. Tre tocchi, partendo da una punizione battuta dal centrocampo: uno, due e tre in un “amen” con difesa paganese del tutto assente, quasi inebetita, che lascia campo libero ad Abate, attaccante del Francavilla. Inutile il tentativo estremo di Camilleri di rimediare in extremis, con il povero Chiriac che si fa beffare sul proprio palo.
Se prima della partita con il Francavilla avevo molti dubbi sull’ermeticità difensiva della squadra, ora sono più che mai convinto che la società deve trovare un rimedio nel corso della sessione di riparazione e dotare la squadra di un centrale che sappia comandare l’intera difesa. Al momento, mi dispiace dirlo, un giocatore di tale statura non c’è e Grassadonia, con tutta la sua buona volontà, non potrà mai inventarlo.
Le difese granitiche costituiscono le fondamenta di una squadra; con l’attuale Paganese proprio non ci siamo, nonostante il buon valore individuale dei suoi componenti.
La sconfitta deve essere accettata come una tappa negativa, tenuto conto che un po’ tutti ci siamo resi conto che, allo stato, è difficile pensare a qualcosa di diverso della pur preziosa salvezza. Resta il fatto, valutando le immagini televisive, che la squadra ha giocato un buon calcio ed è stata più di una volta vicina alla segnatura. Magra consolazione, però. I complimenti ricevuti a più riprese fanno piacere, ma ne abbiamo avuti fin troppi in queste prime venti partite.
Mettiamoci in testa che contano soprattutto i punti. Auguri a tutti per le Sante Feste.

PAGANESE-REGGINA 2-1

incursione-di-cicerelli

Nella foto, un’incursione di Cicerelli in area di rigore calabrese

Servivano i tre punti, e sono arrivati. Potremmo chiuderla qui, in poche parole, ma qualcosa sulla partita va detto. Paganese dai due volti, quasi come una sfinge. Contraddizioni quante ne vuoi, tanto che non si riesce a capire quale sia il vero volto della squadra, quello definitivo una volta per sempre.
Prima cosa da mettere in chiaro: sono poche le squadre del girone che possono vantare in attacco individualità affermate e consolidate, come Reginaldo e Iunco, e individualità emergenti, come Cicerelli. Contro la Reggina, la Paganese, dopo inenarrabili peripezie e sofferenze, riesce a schierarli tutti e tre insieme; allora è musica per le orecchie di tutti coloro che amano il calcio, fino al momento in cui la condizione fisica di Iunco regge.
Una prima parte di gara che scorre in un amen: giocate di prima, scambi funambolici, difesa ospite in affanno. Due gol all’attivo, ma potevano e dovevano essere più copiosi. Una bella Paganese: quadrata, armonica, diligente, persino irriverente in alcune giocate di alta classe che evocano categorie superiori. Una squadra anche pratica con una difesa finalmente all’altezza del rendimento complessivo della squadra. Abbiamo allora quadrato il cerchio? Macchè! Basta un imbambolamento collettivo, con relativo gol incassato, perché si ritorni all’antico. Ritorna l’atavica paura di non farcela; le gambe sembrano molli, ma non lo sono; gli avversari – quasi graziati da una condotta di gara suicida da parte degli azzurro-stellati – sembrano lupi affamati alla ricerca della preda da sbranare.
Finisce per fortuna con la vittoria, sofferta e anche meritata; forse questo basta e avanza per il discorso che da sempre ci attanaglia: quello della salvezza. Per altri traguardi, bisogna riconoscere che non siamo attrezzati. La fantasia ha il suo sfogo e può sbizzarrirsi srotolando i numeri di alta scuola sciorinati a più riprese nella prima parte della gara. Ma può bastare?
Resta la visione delle due facce; quella bella e autorevole del primo tempo; quella arrancante e indecifrabile della ripresa. Primo tempo: troppo bello per essere vero. Ripresa: troppo brutta perché possa essere accettata. Allora, come la mettiamo?

LECCE-PAGANESE 3-1

reginaldo

Nella foto, tratta da Sportube, Reginaldo dopo aver evitato il portiere del Lecce sta per tirare nella porta sguarnita. Cosenza salverà con un intervento alla disperata.

Il risultato finale non fa una grinza. Così dicevano i cronisti di un tempo quando le partite rispettavano i pronostici della vigilia. Il Lecce, squadra leader del campionato, ha dimostrato di valere il primato e non ha sbagliato quasi niente mentre la Paganese, ancora una volta, ha dimostrato di avere chiari limiti di identità.
Il risultato poteva essere più corposo, perché sia il Lecce, sia la Paganese hanno avuto non poche occasioni da gol. La squadra salentina però è quella che ha sfruttato al meglio le qualità dei singoli. Lepore, ex dal dente avvelenato, si è distinto mettendo a segno due gol, frutto di due autentiche prodezze balistiche. Ma va anche detto che la difesa paganese ha concesso un po’ troppo spazio agli avanti leccesi e che – come capita da un po’ di tempo a questa parte – non sempre c’è stata precisione nei disimpegni difensivi.
Va detto, a onor del vero, che fino al momento del primo gol incassato la Paganese ha giocato una gara a viso aperto, proponendosi spesso minacciosamente in avanti. Poi la squadra si è disunita tanto che è arrivato il raddoppio per un errato disimpegno che ha dato all’altro ex di turno, Caturano, l’occasione per arricchire la sua personale posizione di cannoniere scelto del campionato.
Tempi duri per la Paganese che – ironia della sorte – sta presentando giocatori in gran spolvero; è il caso di Reginaldo e Cicerelli, ma accusa paurosi cali di tensione agonistica in difesa. Tanto per essere chiari, a scanso di equivoci, credo che si sia visto cosa significa avere fra le proprie fila un giocatore come Cosenza in difesa; e non solo perché ha salvato un gol di Reginaldo che sembrava fatto.
Ecco, una squadra acquista sicurezza e autorevolezza quando ha un elemento che sa comandare la difesa dall’alto della propria personalità; cosa che facevano negli anni passati Scarnicci, Lorenzini, Tagliavini, Zana, De Sanzo, Taccola e Fusco. Forse non è tutto per una squadra, ma di sicuro è molto.
La Paganese, dispiace dirlo, al momento il leader in difesa non ce l’ha. Non si tratta di discutere il valore del suoi componenti, perché, presi singolarmente, tutti hanno un buon valore tecnico; è l’organicità del reparto che appare fragile, incostante e di poca personalità.
La società di certo farà delle scelte oculate nel mercato di gennaio perché lo ha lasciato capire chiaramente lo stesso Grassadonia. Per intanto, però, bisogna pensare subito alla Reggina. Sono in palio tre punti che potrebbe avere doppio valore.
I sogni di grandezza accantoniamoli.

Reggina-Paganese 0-1

il gol di Silvestri

Il gol che ha deciso l’incontro, realizzato da Silvestri con un tiro da oltre trenta metri.

Vince di misura la Paganese, in una di quelle classiche partite agostane che sanno più di sgambatura che di altro, sotto un sole cocente, in un orario decisamente più adatto a una bella siesta che a una partita di calcio.
La squadra azzurro-stellata, ancora incompleta nei suoi organici, ha incontrato al “Marcello Torre”, invertendo i campi, la Reggina che, da quello che si è capito, probabilmente accusa anch’essa problemi di organico. Due squadre, insomma, ancora alla ricerca di una propria identità in vista dell’imminente inizio di campionato.
La Paganese è andata meglio, non solo per il risultato positivo conseguito, rispetto alla precedente gara con la Vibonese. L’ingresso in formazione di Silvestri al centro della difesa ha consentito a Grassadonia di poter muovere meglio le pedine a disposizione. I due centrali di difesa, Silvestri e Mansi, hanno dato l’impressione di avere già un buon affiatamento tanto da non consentire agli attaccanti reggini di rendersi particolarmente pericolosi. L’ingresso di Silvestri al centro della difesa è coinciso con lo spostamento di Longo e Della Corte rispettivamente come difensori di fascia destra e sinistra.
La squadra è sembrata più armonica nello schieramento grazie anche all’innesto di Parlati che è riuscito a ritagliarsi uno spazio nella manovra di centrocampo affidata alle mani esperte di un Pestrin; il calciatore ex Salernitana è apparso in netto miglioramento ancorché assistito da un effervescente Bernardini, destinato – per chiari meriti acquisiti sul campo – a essere inserito in pianta stabile nella rosa dei titolari.
Note positive anche in avanti con Cicerelli che riesce a interpretare alla grande sia la fase difensiva, sia quella offensiva, così come vuole Grassadonia. L’attaccante è già in piena forma e le sue accelerazioni e i cambi di passo denotano una crescita professionale che se dovesse continuare – e spero proprio di sì – lo porterebbe molto in alto.
Bene ancora una volta Caruso, sia nel primo tempo quando ha recitato il ruolo di prima punta, sia nel secondo tempo quando si è spostato sulla fascia destra.
La Paganese, al momento, è ancora un cantiere aperto, e non potrebbe essere diversamente con tutti i problemi che la società si è trovata a risolvere; inoltre, è vero che si registrano buone impressioni complessive, ma è anche vero che Vibonese e Reggina, con loro buona pace, non possono costituire banchi di prova impegnativi in vista di un campionato che si preannuncia agguerritissimo.
Ma tutto si delineerà a fine mese, dopo il fatidico, definitivo pronunciamento da parte del Tar Lazio.
Allora, forse è il caso di incrociare per bene le dita…