I sogni non muoiono all’alba

Così è, anche se non vi pare

Una foto storica, emblema di una grande sintonia : l’abbraccio tra Raffaele Trapani e Gianluca Grassadonia

Sì, sulla scena calcistica paganese cala impietosamente la tela e un po’ di malinconia, frammista a un pizzico di amarezza, ci assale. Ma è solo un momento, tipico di chi ha dispiegato in volo le dolci ali della fantasia per poi scontrarsi con la realtà.
Lo dico subito. Se oggi pensate di leggere un articolo che analizzi la partita di Cosenza, mi dispiace dirlo, avete sbagliato “palazzo”, come diciamo coloritamente dalle nostre parti. Non è né il giorno, né il momento adatto per andare a fare un discorso tecnico-tattico; per questo c’è tempo.
E’ il momento, invece, di ringraziare un manipolo di audaci che da gennaio in poi hanno fatto risvegliare l’animo un tantino indolente ed esigente del tifoso medio; è il momento di ringraziare il presidente Trapani ed i suoi più stretti collaboratori perché non hanno mai mollato, anche quando sembrava che il mondo ce l’avesse proprio con loro; è il momento di ringraziare Grassadonia, nocchiero audace, portatore di novità tattiche, oggi finalmente anche più esperto e navigato, pronto per altre e più prestigiose avventure.
Il cammino della Paganese nella seconda parte del campionato – ricordiamolo – è stato esaltante. Mentre i più scettici guardavano e facevano di conto per arrivare alla salvezza, la squadra metteva preziosissimi punti nel carniere andando a vincere spavaldamente a Monopoli, Melfi, Agrigento e Taranto. Imprese non da poco, forse memorabili, che proiettavano la squadra nei cosiddetti quartieri alti della classifica, quelli che le avrebbero consentito di andare ai “play-off”.
Play-off, parola quasi magica, un sogno per una squadra che mai nella sua lunga storia aveva avuto una carta da giocarsi per una difficilissima promozione in serie B.
Il calcio è strano: è come una malattia infettiva. Contagia e affascina le coscienze al tempo stesso, genera emozioni e sogni. Gli stessi che hanno vissuto i trecento e più appassionati che hanno fatto sentire la loro presenza al “San Vito Marulla” di Cosenza; gli stessi che hanno visto protagonisti i tantissimi paganesi che, a casa o nei tanti locali pubblici appositamente attrezzati per la visione della gara su “Sportube”, hanno comunque assistito alla gara.
Tutti hanno trepidato e sofferto; tutti hanno tirato un sospiro di sollievo sul tiro di Mungo respinto dal palo nella prima parte della gara; tutti hanno imprecato alla sorte avversa quando, prima Alcibiade e poi Mauri, hanno mancato il gol della speranza.
Ecco, il calcio nella sua essenza, al di là dell’aspetto tecnico; le emozioni e i sogni che lo contraddistinguono. Credo che resti lo sport più bello del mondo, anche se qualcuno adombra sospetti ogni qualvolta un risultato poco garba.
Le emozioni, poi: che ve ne fate di un’esistenza grigia, piatta, sempre uguale? Solo chi non ha mai gioito su un campo di calcio, solo chi non ha avuto contezza di un gol realizzato all’ultimo momento in una gara importante, solo chi non ha mai abbracciato il vicino senza nemmeno conoscerlo dopo un autentico miracolo calcistico, non potrà mai capire cosa significhi attaccamento viscerale per un colore sociale.
Infine i sogni: non è vero che muoiono all’alba, perché la vita si rinnova ogni giorno e ogni giorno genera un’alba.
Quella che dovrà vedere all’opera la nuova Paganese, quella che nascerà.
E nascerà, statene certi!

Nino Ruggiero

COSENZA-PAGANESE 2-0

Quando dopo pochi minuti dall’inizio del secondo tempo – sul risultato di zero a zero – Mauri ha sprecato a due passi dalla porta il pallone del possibile zero a uno, si è capito che la serata non era proprio quella che si era prospettata dopo aver disputato un buon primo tempo.
Il Cosenza alla fine ha solo raccolto graziosamente quello che la sbadataggine difensiva della Paganese gli ha concesso in termini di spazi. In questi spazi ha saputo destreggiarsi bene Mungo, autore di una doppietta e del palo colpito nel primo tempo a portiere battuto.
La fantastica avventura degli azzurro stellati finisce malinconicamente in terra calabra ma – in tutta onestà – non si può dire che la squadra di Grassadonia abbia giocato una brutta partita. Certo, qualcosa, e forse più di qualcosa, non ha funzionato come nelle aspettative della vigilia e qualche atleta importante ha reso meno di quanto ci si aspettasse, ma nel calcio non esistono mai certezze e le giornate grigie devono sempre essere messe in conto.
Resta la considerazione di aver disputato un ottimo campionato, di certo superiore alle aspettative della vigilia. L’amarezza di una sconfitta – per quanto bruciante – non deve far dimenticare quello che la squadra ha saputo fare da gennaio in poi.
Appuntamento a martedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su http://www.paganesegraffiti.wordpress.com

REGGINA-PAGANESE 4-3

Finisce con il risultato di quattro a tre per la Reggina una partita combattuta e dall’esito incerto fino al termine. Inizio più che balbettante da parte della Paganese che incassa due gol evitabilissimi.
Ci sono partite e partite. Quella di Reggio Calabria era una di quelle che servono solo per saggiare le qualità di coloro che durante l’anno hanno avuto pochissime possibilità di farsi valere. Grassadonia, in vista della prima e sicuramente decisiva partita dei play-off di domenica prossima, ha pensato bene di far tirare il fiato a coloro che fino a questo momento hanno avuto ruoli determinanti e decisivi nell’economia dello scacchiere azzurro-stellato. Volete dargli torto?
Bisogna dire che dalla gara – nella valutazione degli elementi poco utilizzati nel corso del campionato – sono emerse interessanti indicazioni per il tecnico. Più che buone infatti le prestazioni di Parlati a centrocampo e di Caruso, Zerbo e Maiorano in avanti. Grassadonia adesso sa che può contare su una panchina molto determinata in vista della partita di domenica.
Il pensiero di tutti, infatti, è rivolto da una settimana, e precisamente dal pareggio casalingo con il Lecce, alla partita di play-off che, alla luce dei risultati odierni, si giocherà domenica a Cosenza.
La Paganese arriva all’esame di ammissione, che contempla una sola promozione, con lo spirito dello scolaretto che si trova, per indubbi meriti, a concorrere con partecipanti più smaliziati e più dotati. Sulla carta non ci dovrebbe essere partita, ma la Paganese di quest’anno, soprattutto quella che da gennaio imperversa come una mina vagante, è capace di tutto. Ecco perché dobbiamo fare largo ai sogni e alle aspettative del tifoso che ragiona con il cuore; come dargli torto?

PAGANESE-LECCE 1-1

Nella foto, Firenze ha appena messo a segno il gol del temporaneo uno a zero

I play-off sono cosa fatta. Non c’è stata la vittoria della speranza, quella che avrebbe potuto permettere alla squadra di accedere alla fase finale giocando in casa la partita del “o la va o la spacca” del primo turno, ma il pareggio va ugualmente bene; forse non benissimo, ma va bene lo stesso perché assicura alla Paganese la disputa dei play-off: un’impresa non da poco perché unica da annoverare nella sua storia in Legapro.
La partita ha avuto contenuti di grande spessore tecnico, soprattutto nella prima parte della gara. Primi minuti che scorrono senza grossi patemi d’animo per la Paganese che negli ultimi tempi ha sofferto l’impatto iniziale della gara.
I padroni di casa, orfani di Pestrin a centrocampo e di Reginaldo in attacco, giocano un calcio lineare e armonico. Tagliavacche, da centromediano metodista distribuisce il gioco e si fa valere nelle vesti di vice-Pestrin; attorno a lui giocano a occhi chiusi Tascone e Mauri, assistiti da Bollino e Cicerelli che si fanno valere sulle fasce di competenza. Il Lecce è come frastornato dal gran movimento degli azzurro-stellati che sfiorano il gol ogni qual volta si presentano nei pressi dell’area di rigore avversaria. La difesa leccese è costretta agli straordinari e commette falli su falli per frenare l’ardore tecnico-agonistico degli attaccanti paganesi. Il gol è nell’aria e arriva su calcio di punizione dal limite di Firenze (e sono nove in una decina di partite disputate) che piazza la sfera nell’angolo alto alla destra di Perucchini con un tiro a giro, degno del miglior Del Piero, di Pianic o di Insigne, se preferite. Potrebbe ancora segnare la Paganese sempre con Firenze su calcio di punizione ma stavolta, dopo pochi minuti dalla prima segnatura, Perucchini si salva con un volo alla sua destra con il pallone che termina sul palo.
E’ il periodo migliore della Paganese che imperversa in avanti con uno scatenato Firenze. L’attaccante è come indiavolato e si inserisce prontamente con velocità degna di uno scattista puro su un errato disimpegno difensivo di Lepore; il portiere del Lecce è anticipato con un tocco d’astuzia ma frana sull’attaccante. Tutti si aspettano l’assegnazione del calcio di rigore ma l’arbitro, ineffabilmente, addirittura ammonisce Firenze per simulazione.
La Paganese è proprio scatenata e continua a mostrare energie inaspettate vincendo tutti i duelli a centrocampo e sulla tre quarti campo. Il Lecce è costretto sulla difensiva ed effettua falli su falli che portano alla doppia ammonizione, con successiva espulsione di Drudi dopo venticinque minuti di gioco. Potrebbe essere fatta per la Paganese che mantiene il campo con sicurezza e determinazione per tutta la durata del primo tempo; ma nel calcio, quando non riesci a schiacciare l’avversario in termini di concretezza, la sorpresa è sempre dietro l’angolo.
Il secondo tempo vede in campo un Lecce diverso; più battagliero e voglioso di arrivare al pareggio mentre la Paganese mostra i segni di una evidente stanchezza atletica accumulata probabilmente lungo una serie interminabile di partite vittoriose e di un recupero settimanale, di quelli che tagliano le gambe a una squadra che non ha molte frecce al suo arco in tema di ricambi.
Il pareggio arriva con una sventola di Doumbia su cui nulla può il bravo Liverani ma bisogna riconoscere che quando una squadra, nel nostro caso la Paganese, mostra di non avere più le migliori energie è inevitabile che ci sia spazio anche per l’avversaria di turno.
Uno a uno finale, dunque, con qualche rimpianto inevitabile per gli azzurro-stellati, autori di una superba prestazione collettiva del primo tempo.
Finalino. Il traguardo dei play-off cui si tendeva è raggiunto con pieno merito. L’impressione però è che la squadra debba meglio dosare le forze per i prossimi impegni; non tanto per Reggio Calabria di domenica prossima, quanto per la prima partita della fase finale che verosimilmente sarà giocata o a Francavilla Fontana o a Cosenza.

Proviamoci!

Ci avviamo alla conclusione del campionato e due considerazioni devono essere fatte.
La prima: è stato scongiurato il pericolo dei play-out già da qualche settimana, quindi il traguardo di minima fissato ad inizio di campionato è stato raggiunto.
La seconda: forse non si è capito ancora quanto entusiasmante sia stato il cammino della squadra da gennaio a questa parte e che cosa possa significare per Pagani arrivare a disputare i play-off, un traguardo mai raggiunto nella lunga storia della Paganese calcio.
Ci sono state annate belle e brutte, qualcuna entusiasmante, qualche altra insignificante; pagine vissute intensamente con un solo comune denominatore: l’attaccamento ai propri colori. Quello che deve essere ben chiaro alla vigilia dell’incontro Paganese-Lecce è che per la prima volta Pagani ha nel mirino un traguardo prestigioso; lontanissimo, di sicuro, ma che comunque è alla portata di un sogno tante volte solo accarezzato.
La disputa dei play-off apre quest’anno orizzonti nuovi sul campionato di terza serie nazionale giacché per la prima volta vengono coinvolti in un torneo finale le prime dieci squadre dei tre gironi, con esclusione delle prime in classifica promosse direttamente. Per la Paganese una possibilità, nient’altro che una possibilità, se si pensa che, dalle ventisette squadre coinvolte in totale, una sola a fine torneo avrà via libera per la serie B. E’ un po’ come partecipare a un concorso pubblico che deve assegnare un solo vincitore tra tantissimi concorrenti. Questione di percentuali minime di probabilità…
Ma volete che la squadra non lo sappia, che Grassadonia, Trapani e compagni non sappiano quanto sia arduo il cammino verso quello che al momento è solo un bel sogno?
E’ il popolo di Pagani che deve intuire quanto importante sia arrivare a disputare, in veste di protagonisti, tale torneo a eliminazione. Ecco perché domenica la città è chiamata a irrobustire lo sparuto numero di spettatori del “Marcello Torre” che hanno sempre avuto la fede sotto braccio, anche nei momenti critici, anche nei momenti di difficoltà.
L’occasione per andare avanti, quanto più avanti è possibile, è a portata di mano e bisogna sfruttarla. I play-off possono riservarci nel primo turno, quello del “la va o la spacca!”, una trasferta lunga e difficile, ma possono anche regalarci l’eventualità di giocarcela in casa questa possibilità. Per farlo non c’è scampo: bisogna raccattare quanti più punti è possibile con il Lecce domenica e con la Reggina, fuori casa, tra una settimana.
Bisogna crederci e remare verso un traguardo non impossibile. Bisogna farlo nel nome dei tanti che hanno avuto la Paganese nel cuore: i presidenti Torre, Cascone, De Risi, Bifolco, De Pascale, Iacuzio, ma anche dei tanti tifosi storici che non ci sono più; primo fra tutti Louis Conforti, raffigurato nell’allegata foto, simbolo di un tifo e di una passione senza confini e senza età.

Come in una bella favola

Così è (anche se non vi pare)

Dunque, siamo tornati dalla festa. All’andata ci siamo trattenuti, fedeli al vecchio detto popolare che fa sempre tanta saggezza: “si canta quando si torna dalla festa, non prima”. Adesso sì che possiamo e dobbiamo gioire. Liberiamo in sola una volta tutte le angosce che ci avevano attanagliato, tutti i dubbi che ci avevano pervaso, tutte le remore che avevano bloccato cuori palpitanti e generosi. C’è proprio bisogno, in una città martoriata ed afflitta da misere vicende umane e da mali endemici, di un motivo per poter finalmente avere un giorno, e perché no?, anche più di un giorno, per gioire. Forse, e senza forse, non risolveremo i problemi di una città sfortunata ed inerme che sentiamo giorno per giorno sulla nostra pelle, ma tutti noi abbiamo bisogno di tanto in tanto – fra gli innumerevoli mali – di avere un momento e un argomento per liberare qualche inebriante emozione.

So già che in tanti – leggendo queste note –  argomenteranno con chi è sempre pronto a puntare il dito accusatore e vede sempre tutto nero: “con tanti guai che ci affliggono, vedete se è il caso di entusiasmarsi per un campionato di calcio vinto”. Quasi che indifferenza e disinteresse dovessero costituire l’abito funereo per contribuire a risolvere, in questa occasione, tutti i mali di una città. Chi ragiona così non ha capito niente della vita; ed è abituato solo a scaricare i problemi della propria coscienza sugli altri. Siamo fuori strada. I problemi, quali che essi siano, si affrontano e si risolvono. Il calcio ha un suo percorso, una sua storia e non va confuso con altro.

Festeggiamola come merita questa indomita Paganese.

Un’esplosione di gioia giovanile domenica subito dopo la conclusione della gara di Chieti per le strade della città; drappi azzurri al vento, auto e moto scorazzanti per ogni dove. Poi un’ulteriore esplosione di folla anonima a tarda sera: giovani, meno giovani, ragazzi, intere famiglie, all’arrivo della squadra con un tributo eccezionale di una folla immensa all’interno del “Marcello Torre”. Mai vista tanta gente sulle scalee. Tribuna gremitissima, quasi come ai tempi della notturna di una indimenticabile Paganese-Brindisi di qualche anno fa.

E’ festa a Pagani, ma tutto – dopo una fiammata iniziale – è così misurato, così decoroso, così equilibrato. I balconi sono spogli; bandiere azzurre non se ne vedono. Sul tratto via Carmine-piazza Sant’Alfonso ne ho contate appena tre. Numerosi invece i tricolori che richiamano più le vicende della Nazionale impegnata negli Europei che l’impresa della Paganese. Tirateli fuori, allora, i vecchi vessilli azzurri, quelli con la stella, ma anche quelli senza; esponeteli senza ritegno.

Ogni promozione sembra avere un profumo diverso. Ne ho vissute tante di promozioni; non voglio nemmeno contarle perché quelli della mia generazione sono fieri e gelosi dei propri ricordi. Ogni volta sensazioni diverse, ogni volta stati d’animo differenti. Capita per tutte le stagioni della vita. A vincere spesso, si rischia l’assuefazione, come capita a chi ingerisce medicinali in continuazione e quando servono veramente non danno più l’effetto terapeutico sperato. Vuoi vedere – mi chiedo – che ci siamo abituati troppo a vincere campionati?

A Chieti ancora una volta ha trionfato la “teoria degli spazi in campo”. Nelle ultime quattro gare, un poco per le squalifiche, un poco per gli infortuni, Grassadonia ha dovuto rivedere il suo credo tattico. Ed è stato in questo bravo e fortunato. Quattro gare; tre vittorie, un pareggio e zero gol al passivo.

Solo la bravura, si ha un bel dire, nel calcio non basta. La storia ci insegna che un allenatore è bravo quando vince: inutile dire e aggiungere altre cose, perché significherebbe volersi prendere in giro. Se un allenatore butta il sangue sul campo ventiquattrore su ventiquattro, studia schemi, si impegna, lavora per due, ma non vince, nella considerazione generale è uno che va sostituito. Se schiera una determinata formazione e vince, o gli va bene, è un mago; se perde è incompetente. Se diciamo altre cose, se vogliamo arzigogolare su schemi tattici, su trovate più o meno geniali, facciamolo pure. Ma il calcio vuole e pretende i risultati. Così come li pretendono dirigenti e spettatori. I vincenti – come nella vita di tutti i giorni – vanno avanti e fanno carriera; i perdenti restano al palo.

Dicevo di Grassadonia. “Si è misurata bene la palla”, come diciamo dalle nostre parti e, forte di una condizione atletica invidiabile di quasi tutti gli elementi a disposizione, ha intuito di poter arrivare al traguardo che gli si chiedeva di raggiungere.

In partite che erano vere e proprie finali, da dentro o fuori, ha estratto il meglio dai suoi uomini. In trasferta ha giocato come si faceva negli anni Settanta-Ottanta; ha intasato gli spazi difensivi a protezione di Robertiello togliendo finanche il respiro agli attaccanti avversari. Marcature ferree, maniacali, raddoppi, restrizione degli spazi, gabbie per gli attaccanti più pericolosi a conferma anche di uno studio approfondito della caratteristiche degli avversari di turno. Una vittoria dell’intelligenza tattica e della saggia amministrazione degli sforzi sullo sfrenato podismo che sta caratterizzando negli ultimi tempi il calcio italiano, condita anche da un pizzico di buona sorte.

Una chiosa sulla squadra. Non voglio fare nomi perché rischierei in questo momento felicissimo di trascurare qualcuno. Dico solo che proprio nella fase determinante del campionato sono finalmente emersi quei valori tecnici e fondamentali di atleti che nel corso del lungo ed estenuante campionato non sempre avevano dato alla squadra quanto era lecito attendersi.

Adesso si guarda al futuro. Il presidente Trapani, con i consigli e con l’opera preziosa di Cocchino D’Eboli, vorrebbe allestire una squadra da alta classifica. Fossi in lui riconfermerei subito Grassadonia al timone e non smembrerei l’attuale compagine. Pochi ritocchi, ma buoni; a cominciare da un centrocampista che dia subito identità e personalità alla squadra; proprio quella che spesso è mancata nei momenti topici del campionato.

Chiudo e saluto coloro i quali nel corso dell’intera annata hanno avuto la bontà di seguire i miei scritti; saluto soprattutto i tanti sostenitori paganesi sparsi per il mondo. L’appuntamento è fissato per il prossimo anno.

Un affettuoso pensiero lo dedico alla memoria dei colleghi giornalisti scomparsi: a Raffaele Ianniello, a Renato Cuomo, a Salvatore Scarano e a Ninì Cesarano.

Chissà come avrebbero gioito nel vedere nuovamente la loro squadra in un campionato di terza serie.

Nino Ruggiero

Le ciambelle con il buco

Così è (anche se non vi pare)

E’ vero, sono d’accordo con chi saggiamente suggerisce che “si canta quando si torna dalla festa e mai all’andata”, ma un piccolo motivetto, un refrain, anche in sordina, è lecito abbozzarlo dopo Paganese-Chieti. Abbiamo sofferto troppo per un intero campionato. Abbiamo incassato sconfitte assurde che gridano ancora vendetta ed è logico e normale che dopo una vittoria entusiasmante, il cui esito, per la verità, non è stato mai in dubbio, in tanti levino le braccia al cielo e pensino di poter giustamente coronare un sogno. Ma con moderazione, con raziocinio, con razionalità ben sapendo che la parola “fine” è ancora tutta da scrivere.

Parecchio ci ha messo la Paganese per arrivare al top del rendimento. Ha balbettato sul finale del girone di andata, si è trovata in affanno in tante partite più che abbordabili sulla carta; ha steccato nelle partite di cartello del campionato, quando si pensava che proprio tali partite avrebbero rilanciato le sue ambizioni di primato. Ma alla fine ha ritrovato una sua identità, a partire dalla gara interna con il Fano, ed è riuscita a rilanciare le sue potenzialità vincendo la doppia sfida con la Vigor Lamezia. Un po’ come dire, parafrasando un vecchio detto popolare, che quando le ciambelle sono buone riescono anche con il buco.

Grande partita Paganese-Chieti, a beneficio soprattutto dei tanti che nel corso di un lungo campionato avevano dovuto ingoiare rospi indigesti; ma a beneficio anche dei troppi che, quasi sempre, anche in occasione di partite di cartello, avevano preferito il calduccio del focolare domestico o una partita in tv.

Grande partita e grande Paganese, lo dico subito. Un inizio scoppiettante dei ragazzi di Grassadonia. Chieti subito in ambasce, quasi stordito nel primo quarto d’ora della gara. Mancano De Martino, Tricarico e Nigro, praticamente tutti i centrocampisti della squadra; ma quasi non si avverte la loro assenza. Galizia prende subito in mano il comando delle operazioni. E’ su tutti i palloni e distribuisce il gioco, una volta a sinistra dove imperversa Scarpa, una volta a destra dove Neglia ancora una volta dimostra le sue grandi qualità. Il ritmo di gioco è subito altissimo nonostante il gran caldo. Va vicino una prima volta al gol Fava ma la sua girata, da ottima posizione, risulta fiacca e centrale. Quando è appena trascorso il primo quarto d’ora, arriva il capolavoro di Galizia. Scarpa ondeggia come sa fare sulla sinistra, stringe e ritorna con il pallone sul destro, vede Galizia che arriva di gran carriera e gli serve lateralmente, quasi a dire “ecco, fai tu”, un pallone di quelli che sono manna per un attaccante. Gran tiro di esterno destro al volo e pallone che si conficca nell’angolino alto alla sinistra del portiere del Chieti. Che gol, ragazzi, che potenza, che precisione, che giocatore questo Galizia!

Il Chieti è sotto shock. Un gol del genere ti mette ko; devi riorganizzarti, devi mettere ordine nelle tue idee di gioco. E la squadra teatina lo fa, almeno lo tenta. A centrocampo adesso, man mano che passano i minuti, sono gli abruzzesi che prendono il sopravvento. E non potrebbe essere altrimenti considerate le contemporanee assenze di tre uomini chiave della Paganese in quel reparto.

E’ la fase difensiva del reparto che dà qualche preoccupazione. Giglio e Galizia, per caratteristiche tecniche, offrono meno garanzie quando devono rincorrere gli avversari; si avvalgono in questo anche dei preziosi rientri di Neglia e di Scarpa, ma è chiaro che in quella zona del campo i “nostri” sono molto più bravi a ripartire che a contrastare il gioco avversario.

Con tutto questo il Chieti non impensierisce una volta, che sia una, il portiere Robertiello che svetta sui numerosi palloni alti che gravitano nella sua zona.

Se è vero che Galizia è l’uomo dalla zampata che stordisce, è anche vero che Grassadonia, dal centrocampo in su,  può contare su tre elementi che alla fine risulteranno determinanti con le loro prestazioni. Primo fra tutti Scarpa, ritornato finalmente il grande calciatore che abbiamo ammirato negli anni passati. La sua prestazione è da incorniciare; avanti e indietro nella zona centrale del campo, da incursore e da guastatore con galoppate al limite della frenesia che vanno a intaccare l’apparato difensivo del Chieti; i calciatori avversari si guardano in faccia: “lo prendo io, lo prendi tu” sembrano volersi dire, ma Scarpa non se ne preoccupa e imperversa con un insperato spirito giovanile che lo pervade. E’ un’anguilla, sguscia via da tutte le parti ed entusiasma la platea che lo rielegge suo idolo.

E posso non parlare di Neglia, di questo gioiellino che nelle ultime gare si è comportato da veterano, che ha saputo sempre interpretare alla perfezione sia la fase difensiva che quella offensiva? Sulla destra Neglia è superlativo; avanti e indietro come un soldatino,  da novello Di Livio; ve lo ricordate? Sempre pronto a dare una mano a Balzano in difesa ma anche a spingersi in avanti per proporre il cross al centro: il tutto con una lucidità e con una costanza che fanno onore a un ragazzo di vent’anni.

Da un ventenne a uno che di anni ne ha qualcuno in più. Parlo di Fava, non molto appariscente nella prima parte della gara, ma monumentale nella ripresa, specie dopo l’uscita di Luchino Orlando. Battagliero, puntiglioso, addirittura travolgente, riesce a fare reparto da solo. Da solo tiene testa all’intera difesa del Chieti quando si tratta di alleggerire la più che prevedibile pressione offensiva degli ospiti. Tiene la palla, la conquista, fa salire la squadra, sgomita, lotta, conquista palloni su palloni e nulla possono i suoi controllori al cospetto di un giocatore che sembra rinato e che finalmente sprizza vitalità atletica da tutti i pori. Segna il secondo gol, Fava, con una prontezza di riflessi eccezionale, ma, gol a parte, è l’elemento caratterizzante l’ottimo momento complessivo della squadra.

Finisce due a zero con ben poche recriminazioni da parte del Chieti che non si è mai visto dalla parti di Robertiello. Peccato solo che finisca all’incrocio dei pali un autentica bomba di Giglio scoccata su calcio di punizione da distanza siderale e che il portiere nemmeno vede. Forse sarebbe stata una punizione eccessiva per i nero-verdi, ma Giglio quel gol l’avrebbe meritato se non altro per aver messo il magico zampino sinistro anche nella segnatura di Fava. Già, Giglio: altra sorpresa. Buoni numeri, controllo di palla di buona scuola, macchinoso nei movimenti, lento, dinoccolato, passo felpato da ultratrentenne, una dannazione per un ventenne che dovrebbe correre per due, croce e delizia di un centrocampo inventato. Croce per quel suo ritmo sincopato, delizia per quel suo sinistro al fulmicotone che stordisce e che porta prima al secondo gol e poi a una traversa che ancora traballa. Una cosa è certa però: il ragazzo c’è, ha buoni numeri scolastici, deve prendere il ritmo partita e deve crescere giocando.

La parola finale per un campionato che ha riservato tante emozioni è attesa domenica prossima sul campo del Chieti. Grassadonia ancora una volta dovrà rivoltare la formazione a causa delle contemporanee assenze per squalifica di Balzano, Agresta e Pepe.

Sarà dura, molto dura, ma l’attuale Paganese è in un ottimo stato di forma complessivo.

Diamoci dentro, con lo spirito guerriero che sta caratterizzando le prestazioni di questo finale di torneo, e incrociamo le dita.

Poi se il destino lo vorrà, se saremo stati più in gamba dei nostri avversari, giustamente, canterà e gioirà tutta Pagani.

Ma al ritorno dalla festa, come dice uno dei tanti proverbi che sono fonte inesauribile di saggezza popolare.

Prosit, allora: porta bene!

Nino Ruggiero