Altro giro, altro vincitore

Così è (anche se non vi pare)

“Faccio pace con il calcio, anzi faccio pace con la Paganese” – si sarà detto più d’uno domenica scorsa, alla vigilia dell’incontro con la Vigor Lamezia, passandosi la mano per la coscienza. Sono arrivati a frotte pochi minuti prima dell’inizio della gara quando i presenti di sempre erano pronti a dirsi “avete visto? Altro che pienone, siamo sempre gli stessi…”.

Sono arrivati e hanno riempito lo stadio quasi come ai vecchi tempi. Forse qualcuno ha latitato perché oramai disaffezionato; qualcuno – con poca fede – avrà pensato che quella era una partita già segnata; qualcun altro, in eterna polemica con tutti e soprattutto con se stesso, ha voluto mantenere “il punto”; qualcun altro ancora – ed erano in tanti – infine, ha pensato bene, “abundantis abundandum”, come avrebbe detto il grande Totò, di andare a riempire “la grande curva del cavalcavia”: bella, capiente, ottima visione d’assieme e soprattutto molto economica.

Purtroppo c’è sempre un cavalcavia nella lunga storia della Paganese. I più giovani forse non lo sanno, ma potrebbero chiedere notizie ai loro genitori: anche al “Del Forno” erano in tanti quelli che preferivano sistemarsi sulla sopraelevata che oggi costeggia l’Ospedale, piuttosto che passare per i botteghini. E tutti quelli che avevano acquisito nel tempo il passaporto “portoghese” erano pure i più esigenti o – se preferite – i più critici. Corsi e ricorsi.

La partita. Che spettacolo il “Marcello Torre” vestito finalmente a festa! Che spettacolo le coreografie! Che spettacolo, con un pubblico finalmente all’altezza delle migliori tradizioni nostrane! Ma dove eravate, che facevate la domenica pomeriggio, di grazia?

So bene che è tuttora irrisolto l’amletico dubbio del “se è il pubblico che deve trascinare la squadra” o se, invece, “è la squadra che deve trascinare il pubblico”. Quello che è certo, inconfutabile, è che l’inscindibile connubio squadra-pubblico ha portato alla vittoria, non altro.

Che partita, ragazzi! Lo dico soprattutto a beneficio di tutti coloro che sono lontani da Pagani e attendono giorno per giorno notizie dettagliate sulla squadra del cuore. Emozioni a non finire. Pali, traverse, capovolgimenti di fronte, brividi da un lato e dall’altro. Episodi dubbi, recriminazioni: è questo il sale del calcio. Allora, scusate, forse non era proprio “cotta” la Paganese, come aveva sentenziato qualche inevitabile “solone”?

Il campo dice cose diverse, e il campo non sbaglia mai, al di là di quelli che possono essere gli stucchevoli discorsi inerenti dispositivi tattici da lavagna, al di là dei freddi numeri che significano poco o nulla nel calcio vero, quello che ti fa sudare, che ti fa correre per due anche quando hai poca benzina nelle gambe, quello che trascina e che avvince.

Vince la Paganese e mostra di saper soffrire al cospetto di una squadra che, alla luce degli ottanta punti totalizzati in campionato, non è certo per caso nei play-off. Vince, combatte, non si arrende mai; maschera qualche inevitabile discrasia tecnica con l’ardore che si richiedeva e alla fine di novanta e più minuti di autentica sofferenza distribuisce speranze a una città che, soprattutto in questo particolare momento socio-politico-ambientale, almeno di sogni deve vivere. Toglieteci anche i sogni, dopo averci tolto tutto, e ci avete annientati.

Gioca anche bene e con buona intelligenza tattica la squadra di Grassadonia. Su tutti, scusatemi ma lo devo dire subito per onestà di giudizio, emerge il centrocampista Nigro, uno degli ultimi arrivati nella sessione invernale, con il quale in qualche occasione non sono stato molto tenero. Comincia subito alla grande Nigro, nonostante il comprensibile periodo di studio che pervade i suoi compagni, presi d’infilata da una presuntuosa Vigor Lamezia. Si piazza a ridosso della propria difesa in funzione di centromediano metodista, come si diceva una volta, e distribuisce il gioco con una padronanza del ruolo che fa sgranare gli occhi. Frena gli avversari in possesso di palla con una cattiveria agonistica che è di esempio ai compagni; corre per due, anche per l’assente Tricarico: è onnipresente in tutte le azioni; è un moto perpetuo e non sbaglia un solo passaggio. La sua autorevolezza, il suo “physique du rôle” e la sua esperienza infondono coraggio ai compagni. Non gli è da meno De Martino, dopo un inizio non proprio incoraggiante, e cresce anche la squadra nel suo complesso. “Presente” – sembra rispondere il giovane Neglia, che risulterà a fine gara fra i più brillanti e continui, oltre che intelligente sotto il profilo tattico. Sulla fascia sinistra il giovane salernitano cala i suoi assi: gioca a protezione di Agresta che ha il suo da fare per controllare uno scatenato Cane e si propone anche in avanti per dare sostegno alla manovra offensiva della squadra.

Il gol che castiga la Vigor Lamezia è da manuale del calcio. Galizia ondeggia sulla destra come sa fare, mette in ambasce il suo angelo custode con una finta e con una controfinta, poi serve De Martino scattato in avanti per ricevere l’eventuale passaggio del compagno. Il centrocampista, testa all’insù, vede Orlando ben piazzato al centro dell’area e lo serve con un invito al bacio; colpo di testa azzeccato del centravanti, come ai vecchi tempi, e pallone in fondo al sacco.

Il gol è sinonimo di vittoria per la Paganese che soffre il prevedibile ritorno della squadra calabrese; soffre anche tanto, ma resiste e vince.

Alla luce di quanto visto domenica scorsa, la gara di ritorno a Lamezia, nonostante le prevedibili assenze nella formazione azzurro stellata di alcuni uomini chiave, non deve impressionare più di tanto. Massimo rispetto per le potenzialità dei lametini, ma nel calcio niente è mai scontato, anche se più d’uno dall’altra parte della barricata grida già vittoria.

Ce la giocheremo, faccia a faccia, perché non è pensabile che Grassadonia – con il materiale umano a disposizione – possa impostare una gara solo sulla difensiva; ci vorrà una gara accorta, ma mai del tutto rinunciataria per la difesa di un sogno che facciamo fatica a tenere nascosto.

“Altro giro, altro vincitore” – dicevano una volta gli addetti al Luna Park, con il tono degli imbonitori, a quelli che avevano perduto nella prima mano. Un po’ come dire: “ritentate, avrete maggiore fortuna”, ben sapendo però che avrebbe vinto sempre e comunque il banco.

Ma il banco, scusate, non siamo noi?

Prosit!

Nino Ruggiero

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Play-off: in questo mare non ci sono più taverne

Così è (anche se non vi pare)

Volevamo i play-off: eccoli! Alla prossima, cioè fra meno di quindici giorni, si farà sul serio. Non che si sia scherzato fino a questo momento, per carità, ma le finali saranno un’altra cosa. Volete mettere una partita giocata contro avversarie in un certo qual senso appagate e una partita contro una squadra che ha chiuso il campionato con quindici punti in più dei “nostri”?

Giocheremo contro la Vigor Lamezia prima in casa, e non sarà un incontro da poco. I calabresi hanno rappresentato una delle vere sorprese del campionato, una di quelle squadre che una volta venivano definite “outsider”. Se ne sono partiti piano piano e poi, con il passare del tempo, hanno conquistato prepotentemente le posizioni altissime della classifica; fino al giorno in cui hanno affrontato fuori casa il Catanzaro e hanno perduto lo scontro fratricida per il passaggio diretto in prima divisione. Poi, in un certo qual senso, a giochi fatti, hanno un po’ mollato.

Beh! proprio questa mancata promozione diretta alla quale credevano in tanti nel lametino potrebbe aver lasciato il segno. Perché, guardate, una cosa è essere determinati e carichi al punto giusto, un’altra è essere delusi per non aver centrato il bersaglio grosso.

I “nostri”, invece, alla luce degli ultimi risultati ottenuti, dovrebbero essere ben carichi sotto il profilo psicologico, che nel calcio assume valori spesso determinanti.

Pronti, via! Fra meno di quindici giorni il “Marcello Torre” sarà teatro di una fase finale raggiunta ed afferrata quasi per i capelli; una gara che evoca altre finali, altri spareggi e libera la fervida fantasia di chi, in barba ai pronostici, vuole credere nelle potenzialità dei propri beniamini.

La Paganese ci arriva in virtù di due buoni risultati acquisiti negli ultimi due turni del campionato, ma non certo – a dire il vero – per aver entusiasmato più di tanto. Dopo un campionato poco esaltante e dalle tante contraddizioni, sarebbe stato assurdo pretendere di assistere ad un finale brillante anche sotto il profilo del gioco. Importante era conquistare il diritto a disputare i play-off; ed almeno questo traguardo è stato centrato, pur se accompagnato da tante sofferenze ed incertezze.

Qualcosa di buono la squadra l’ha fatta vedere nelle due ultime prestazioni, mostrando molto carattere e determinazione, doti che spesso riescono a mascherare altri tipi di problemi di carattere tecnico e tattico.

Largo alle speranze ed al futuro: in due partite secche ci si gioca tutto. Adesso, però, amici belli, a play-off conquistati, sappiate che in questo tipo di mare non ci sono più taverne. Non ci sono più alibi, non ci sono più scusanti: o dentro, o fuori.

La carta segreta della squadra potrà essere rappresentata da alcuni elementi che fino a questo momento hanno giocato a corrente alternata e che con le loro prestazioni altalenanti hanno condizionato il rendimento ondivago della squadra; primo fra tutti Fava – brillante nelle ultime esibizioni – che è chiamato a recitare il ruolo di primo piano che un elemento di classe e dotato di grande carisma deve interpretare. Subito dopo De Martino, elemento di grande temperamento e di classe genuina, lontano per molto tempo dai terreni di gioco ma capace di grande recupero e di prestazioni al di sopra della media; poi ancora Galizia e Luchino Orlando, che nella parte finale hanno reso meno del previsto, probabilmente per stanchezza. Il primo è atteso per la sue genialità e per le sue incursioni sulla fascia destra dello schieramento; il secondo, fiore all’occhiello dell’attacco, per i suoi gol che nella prima parte del campionato hanno spesso costituito il valore aggiunto della squadra.

Grassadonia è chiamato a restituire certezze e vigore atletico ad una squadra che molto spesso è stata trascinata dagli eventi mostrando scarsa personalità calcistica. Dovrà farlo in fretta, usufruendo soprattutto del buon ritiro in località San Gregorio Magno, paesino a due passi dalla Basilicata, dotato di un complesso sportivo di primordine, scelto dalla società azzurro-stellata in vista dell’incontro con la Vigor Lamezia. La squadra dovrà innanzitutto ritemprarsi per essere poi pronta alla tenzone; ad un gravoso ma non impossibile impegno finale che potrebbe segnare un altro importante capitolo nella storia del glorioso sodalizio azzurro-stellato.

Spero, infine, vivamente che in occasione dell’incontro con la Vigor Lamezia al “Marcello Torre” possa ritornare la folla di una volta, magari più unita, più compatta, meno “sparpagliata” soprattutto per quello che riguarda il tifo organizzato.

E’ chiedere troppo?

Nino Ruggiero

Ecco perché il calcio è il gioco più bello del mondo

Così è (anche se non vi pare)

Se ve ne siete tornati con i vostri piedi a casa dopo la gara con il Fano significa che avete superato alla grande l’esame della coronarie; avete una salute di ferro e le emozioni, per quanto forti, vi fanno un baffo.
Emozioni, il sale della vita. Che ve ne fate di una partita piatta, anche giocata bene, dall’esito scontato? Già, esito scontato! Ma quale scontato? Prima della partita con il Fano in molti guardavano già alla gara con l’Arzanese. “Dobbiamo ancora fare sei punti in due gare – dicevano – tre li prendiamo con il Fano, gli altri tre li dobbiamo andare a prendere in trasferta ad Afragola.”
I calcoli si fanno sulla carta. Il campo ragiona diversamente e ragiona con il sudore della fronte, con l’agonismo, con la forza che hai nelle gambe. E’ bello il gioco del calcio! Quando perdi per zero a uno, quando sembra tutto deciso, tutto scontato, quando mancano pochi minuti alla fine, basta una giocata di fino, un’invenzione, una magia per farti scordare tutte le “litanie” pronunciate anche ad alta voce per l’intera gara.
E’ uno! arriva il pareggio ma tutto sembra inutile perché un solo punto non basta. Ma è quasi finita. L’arbitro decreta quattro minuti di recupero che sembrano volare. Ecco siamo proprio agli ultimi secondi. Palla a Tricarico sulla sinistra; potrebbe crossare di sinistro ma vuole essere più preciso, si gira, si porta il pallone sul destro ed effettua il cross della disperazione. Esce il portiere, quasi arriva sulla traiettoria, che è tesa al punto giusto, ma non tocca il pallone che prosegue la sua corsa sull’altro versante di attacco; sull’invito – che non si può rifiutare – arriva come una catapulta Fusco e di piatto insacca senza pietà.
E’ il finimondo, in campo e sugli spalti; la mente di tanti torna indietro nel tempo e focalizza il gol di Izzo nell’indimenticabile gara con la Reggiana di anni addietro.
Paganese-Fano è una di quelle gare che non potrai mai dimenticare finché vivi; una di quelle gare che evidenzia l’essenza del gioco del calcio. Mai niente di scontato, mai niente di definito; si vince, si perde, si pareggia, si soffre, è vero. Ma volete mettere la gioia di un risultato acciuffato per i capelli quando tutto sembra deciso, beffardamente deciso?
E chi se lo ricorda più adesso l’errore commesso da Giglio a centrocampo che – unitamente ad uno sciagurato senso di posizione di tutta la difesa – aveva consentito una ripartenza solitaria di quaranta metri con relativo gol del Fano? Chi se la ricorda più la scadente esibizione di Galizia che non è più quello delle prime gare di campionato? Ma chi volete che ripensi ad uno schieramento tattico arrangiato con un centrocampo sempre in inferiorità numerica nei confronti di avversari per niente disposti a recitare la parte dell’agnello sacrificale?
Una partita quella tra Paganese e Fano assolutamente vietata ai sofferenti di cuore; un finale da thriller, degno di un uno dei migliori film di Alfred Hitchcock  o di Dario Argento, disegnato da un destino che quest’anno pare divertirsi come quei folletti dispettosi delle fiabe, quelli che non si vedono, ma si sentono e fanno “schiattiglie” a non finire.
Riviviamoli quei momenti che fanno storia.
Stadio “Marcello Torre”, quarantaquattresimo minuto del secondo tempo. Risultato fermo sullo zero a uno per il Fano. Visi stralunati e rassegnati sugli spalti: la partita sembra stregata. Spinge come un ossesso sulla corsia di sinistra Agresta che non si ferma mai; ma non c’è un varco che si apre nella guarnitissima difesa ospite. Di testa, di piede, di anticipo, anche con affanno, c’è sempre qualcuno che allontana il pallone che danza da tempo nell’area marchigiana. E’ un monologo continuo di parte azzurro-stellata ma la retroguardia avversaria non dà cenni di cedimento.
La Paganese non demorde e ce la mette tutta; forse più con il cuore che con le gambe. Dopo un primo tempo penoso sotto l’aspetto caratteriale, adesso l’azione offensiva è tambureggiante.
Nel momento della disperazione, con l’orologio che batte inesorabilmente e impietosamente gli ultimi minuti di gioco, ecco il miracolo. Ecco il coniglio estratto a sorpresa dal cilindro del prestigiatore. Fa tutto da solo in piena area Fava: finta, contro finta, portiere avversario a terra e pallone letteralmente accompagnato in porta con una bordata da due passi, a mo’ di liberazione. Ecco il Fava che tutti vogliamo vedere all’opera; ecco il giocatore che incanta con una giocata degna del suo illustre passato.
“E’ quasi finita, accidenti! se solo avessimo segnato un po’ prima…”
– mi fa il mio amico Pasquale, fedele compagno di viaggio per l’intero campionato vissuto gomito a gomito sempre sistemati allo stesso, identico posto. Siamo tutti in piedi oramai mentre l’arbitro decreta un recupero di quattro minuti. D’istinto, mi viene da esorcizzare gli eventi: “Aspetta, non è finita; pensa che domenica scorsa l’Aprilia a due minuti dalla fine perdeva per zero a uno. Poi ha vinto per due a uno nel recupero…”
Non aggiungo altro, forse si trova a passare un angelo compiacente, come ci piace dire dalle nostre parti, e dice amen.
La partita, e lo dico soprattutto a beneficio dei tanti assenti per svariati motivi, non è stata bella. Ma dopo un campionato poco esaltante non si potevano pretendere miracoli. La Paganese ha scontato più del previsto le contemporanee assenze di Niglio e di De Martino a centrocampo e di Scarpa infortunatosi proprio nei primissimi minuti di gioco. Apprezzabile però la gara di Neglia sulla fascia che è sempre riuscito a svolgere con grande impegno e sacrificio sia la fase difensiva che quella propositiva. Buona finalmente la prova di Balzano, tornato ai livelli della prima parte del campionato e più che buona soprattutto la gara di Agresta che è stato il più continuo ed il più efficace soprattutto quando si è trattato di affondare i colpi sulla fascia sinistra dell’attacco.
La difesa ha dato poche preoccupazioni e si è fatta trovare impreparata solo in occasione del gol del Fano, ma nell’occasione, a dire il vero, è stato il filtro di centrocampo che è mancato del tutto.
Preoccupa un tantino lo stato di forma di due atleti che pure erano state le carte vincenti in tante gare. Parlo di Luca Orlando e di Galizia. I due non hanno più lo smalto dei giorni migliori; non so se il fatto sia attribuibile ad un fattore psicologico o se invece ci sia qualche problema di ordine fisico che non li fa esprimere al meglio.
Per intanto bisogna guardare all’ultimo impegnativo incontro contro l’Arzanese che si giocherà a Frattamaggiore.
Stavo per concludere il mio settimanale impegno, quando mi arriva una notizia sconvolgente, addirittura più sensazionale della vittoria acciuffata per i capelli con il Fano. Tante ne ho vissute che nessuna notizia mi fa più impressione nel mondo del calcio; è quantomeno clamoroso però che – ad un turno dalla fine – sulla panchina torni a sistemarsi Grassadonia.
Non so da cosa sia scaturita questa decisione che lascia interdetti.
“E’ morto il re, viva il re!”
esclamava il popolo tanti anni fa quando c’era una successione al trono. E’ la seconda volta, se la memoria non m’inganna, che Palumbo riceve il benservito quando meno se l’aspetta.
Cose del calcio e della vita. Ogni commento potrebbe essere controproducente e inopportuno.
Adesso – a novanta minuti dalla fine delle normali ostilità – so solo che siamo in ballo e dobbiamo ballare. Scegliamo un ballo moderno, svelto, ritmato e coinvolgente.Un ballo che ci porti diritti diritti ai play-off.
Nino Ruggiero 

Non ci resta che vincere

Così è (anche se non vi pare)

Va proprio tutto a rotoli come nelle peggiori tradizioni calcistiche degli ultimi anni. Non bastava una sconfitta ad Aversa che ancora brucia. No, ci voleva pure la vittoria dell’Aprilia al fotofinish su una sorprendente Isola Liri. “Aver compagni al duol scema la pena”, avrebbe sentenziato il poeta in caso di una sconfitta in contemporanea dell’Aquila e dell’Aprilia per lenire in un certo qual modo l’amarezza del momento.

Ma che diavolo vuoi lenire! Va male per la sconfitta, va ancora peggio per l’incalzante e imperioso cammino di Gavorrano e Aprilia che non conoscono ostacoli.

Adesso, dopo l’ultimo turno, per la prima volta dall’inizio del campionato, la Paganese è fuori dalla griglia dei play-off.

Questo è il calcio: devi saper contare solo sulle tue forze, se le hai. Inutile guardare da interessati alle disgrazie degli altri quando le tue le hai sempre a portata di mano. E’ triste, ma è così.

Ad Aversa, senza entrare nel merito tecnico-tattico della partita, come solitamente faccio quando non ho elementi per farlo, probabilmente si sono infranti i sogni e le speranze di arrivare a giocarci la promozione in Prima Divisione. La matematica però non ci condanna e basterebbero due vittorie nelle due restanti gare per arrivare al traguardo di minima fissato a inizio campionato; ma dopo il deludente risultato di mercoledì scorso, credetemi, come diciamo dalla nostre parti, se ne sono cadute le braccia.

Tutta la grinta, tutta la determinazione, tutta la voglia di arrivare al risultato, tutta la forza d’animo messa in campo da parte dell’Aversa me la sarei aspettata, pardon, ce la saremmo aspettata invece dalla Paganese, attesa alla prova della verità dopo le ultime incoraggianti esibizioni.

Fa rabbia pensare che ai padroni di casa un pareggio sarebbe andato bene, visto che dovevano solo racimolare un punto per essere tranquilli e per salvarsi matematicamente. Ma si sa, l’appetito viene mangiando e quando gli aversani hanno capito di avere a che fare con un’avversaria molle e che non riusciva a controbattere efficacemente la loro azione, hanno pensato bene di darci dentro e di puntare dritto alla vittoria.

Ma chi aveva più motivazioni: l’Aversa o la Paganese? E ancora: bastano le motivazioni a fine stagione per arrivare al successo? O, infine, sono le gambe che non rispondono più alle varie sollecitazioni atletiche?

Chi lo sa… Una sola cosa è certa, al di là dei commenti e delle considerazioni più o meno appropriate: questa Paganese ha perduto lo smalto migliore e non riesce più a imporsi come faceva nella prima parte del campionato. Lo dicono i numeri che, per quanto freddi e odiosi, non tradiscono mai perché sono lo specchio fedele di un campionato.

Mercoledì ho avuto la ventura di incappare nella radiocronaca della partita offerta da una radio di Aversa. E allora la sofferenza è stata doppia; prima, perché la partita era vista solo in chiave normanna per una sorta di insita simpatia che un radiocronista locale ha per la propria squadra; poi, perché dalla cronaca venivano fuori motivazioni gestionali che in teoria avrebbero dovuto caratterizzare la prestazione della Paganese ma che invece sembravano patrimonio esclusivo della squadra di casa.

A fine primo tempo, per non sentire più le urla sovrumane di chi dalla postazione riusciva anche a sovrapporsi al pacato radiocronista, per evitare attacchi di fegato, ho chiuso il collegamento. Solo flash e solo collera per l’andamento generale della giornata calcistica.

Beh! adesso sappiamo che – numeri alla mano – non ci resta che vincere per sperare nel miracoloso aggancio all’ultima posizione utile per i play-off. Vincere in casa con il Fondi e vincere fuori con l’Arzanese. In tempi normali, considerando le posizioni in classifica delle due squadre, salve già da tempo, il cammino sulla carta non sarebbe stato improbo. Ma a questo punto, a due gare dal termine, bisogna fare due tipi di conti. Prima, con lo stato di forma degli uomini di Palumbo e con l’aspetto psicologico degli stessi che nel calcio spesso assume valori determinanti. Secondo, guardare inevitabilmente alle tre avversarie dirette, al Gavorrano, all’Aprilia e all’Aquila.

Niente sarebbe già perduto; come vedete uso il condizionale. Il Gavorrano domenica riposerà e avrà solo un turno ancora a disposizione nell’ultima giornata quando incontrerà in casa la Neapolis; quindi nella migliore delle ipotesi arriverà a 64 punti. L’Aquila e Aprilia si affronteranno in uno scontro diretto dal sapore del mors tua vita mea; una delle due dovrà giocoforza rimanere a secco, sempre che non ci sia la spartizione della posta in palio. E comunque una sola delle due, considerando anche una vittoria nell’ultima di campionato, potrà arrivare o superare quota 65.

In tutto questo, però, conditio sine qua non, la Paganese dovrà conquistare sei punti per arrivare a quota 65 che, per chi ama i numeri e le statistiche, è la quota che assicura la partecipazione ai play-off.

Sono solo considerazioni e calcoli probatori.

La parola finale, come sempre, spetta solo al campo.

Nino Ruggiero

Quando i conti non tornano

Così è (anche se non vi pare)

Mannaggia! riecco i numeri, i calcoli, le speranze. Li odio i numeri applicati al calcio; sia quando si vuole parlare di tattica e vi si ricorre come se il calcio fosse uno statico gioco da scrivania; sia quando devi cominciare a fantasticare perché i conti del campo non tornano, perché le vittorie si fanno desiderare e sei costretto a fare calcoli: un punto qua, un punto là, con un occhio interessato alle squadre che possono essere considerate concorrenti.

Odio i numeri, ma stavolta, considerato che devo parlare di Paganese, non posso fare a meno di tirarli in ballo.

Dobbiamo sempre soffrire; se non soffriamo non siamo noi. Mai niente che sia non dico facile, ma  almeno lineare; no! Soffrire e rischiare sono verbi che oramai fanno parte del nostro vocabolario, li abbiamo nel sangue e – giocoforza – tutti noi abbiamo imparato a coniugarli alla prima persona del plurale: noi soffriamo, noi rischiamo.

Noi soffriamo e pareggiamo: gli altri, non so se soffrono, ma vincono. Dove per altri bisogna intendere Gavorrano e Aprilia. E che diamine! è vero che ognuno dovrebbe fare prima i conti in casa propria ma, classifica alla mano, a tre turni dalla fine, a dire il vero un’Aprilia così in pochi se la sarebbero aspettata. Nelle ultime quattro gare disputate ha fatto addirittura l’en plein; ha conquistato dodici punti su dodici mentre i “nostri” ne hanno preso solo cinque, osservando il turno di riposo.

A Melfi è andata come è andata; inutile infarcire il discorso di “se” e di “ma” che non ci porterebbero da nessuna parte. Per avere notizie di prima mano, fermo restando quella specie di “oscuramento” televisivo che ci fornisce solitamente poche e incomplete immagini, ho sentito un buon amico lucano presente alla gara che mi ha parlato abbondantemente della gara. Il pareggio, pare, sia lo specchio fedele di quello che le due squadre hanno fatto vedere in campo.

Il Melfi di certo sarà contento del risultato ottenuto, ma – con tutto il rispetto per la squadra lucana – non si può certo gioire in casa azzurro-stellata, compagine che aspira a ben altro che alla salvezza.

E’ da tempo oramai che cerchiamo giustificazioni per risultati che non sono più rispondenti alle aspettative che aleggiavano intorno alla squadra nelle prime giornate di campionato. Volevamo vincere il campionato di primo acchito e le prime giornate, condite da chiare vittorie, ci hanno illusi.

Ci identificavano tutti come un’autentica corazzata, capitata quasi per sbaglio in una modesta seconda divisione, noi che avevamo nomi altisonanti da mettere in vetrina.

I pronostici erano tutti per Paganese e Perugia, addirittura in quest’ordine. Poi è venuto fuori il Catanzaro; poi si è affacciata la Vigor Lamezia. Accidenti! sotto Natale ci si accorge che i conti societari non tornano. Tira di qua, tira di là; qualcosa si spezza nel rapporto società-squadra: c’è da rivedere il programma iniziale per far rientrare il tutto in una sana amministrazione gestionale. Intanto la concorrenza aumenta e si fa minacciosa. Allora meglio puntare ai play-off. Come se fosse facile! Ecco spuntare due concorrenti che nessuno aveva calcolato: l’Aquila e il Chieti. E fossero solo loro! Arrivano nelle posizioni di avanguardia baldanzosamente, con fiero cipiglio, anche Gavorrano e Aprilia; la prima grazie ai gol a ripetizione realizzati dal centravanti Fioretti; la seconda in virtù di una invidiabile organizzazione di gioco.

Adesso, a tre giornate dal termine, come la mettiamo? I play-off per la Paganese sono lì, a portata di mano, ma il calendario non offre scampo. Ed ecco i numeri, questi benedetti numeri che non ci fanno dormire.

Tre gare ancora da disputare prima della sentenza definitiva, un solo punto di vantaggio su Gavorrano e Aprilia. Due trasferte per la Paganese ad Aversa e ad Arzano con l’intermezzo della gara casalinga con il Fano. Due gare soltanto per il Gavorrano, che sulla carta è quella che sta peggio; mercoledì in trasferta a L’Aquila e chiusura in casa con la Neapolis. Tre gare anche per l’Aprilia: domani in casa con l’Isola Liri e all’ultima di campionato sempre in casa con il Melfi, inframmezzate dalla trasferta a L’Aquila.

C’è un comune denominatore: l’Aquila, sia per il Gavorrano che per l’Aprilia. Vuoi vedere che sarà proprio l’Aquila l’arbitro del campionato?

Non lo so. So solo che per far tornare meglio i conti, per soffrire e rischiare di meno, dovremo cercare di abbinare ai due verbi che non ci fanno dormire un altro verbo: vincere.

E’ così.

Nino Ruggiero

Altro che Gavorrano! occhio all’Aprilia

Così è (anche se non vi pare)

Il rush finale che ci aspetta è degno di un film di Hitchock. Pareggia la Paganese, pareggia pure il Gavorrano, ma vince fuori casa l’Aprilia. Accidenti! e chi se lo aspettava! il colpo dell’Aprilia a Fondi mette tutti in ambasce. Da oggi sono proprio i laziali che dovremo tenere d’occhio perché – calendario alla mano – a questo punto del campionato è fuor di dubbio che la concorrenza per la conquista di un posto nei play off si è allargata.

Buona la gara disputata dai ragazzi di Palumbo contro il Catanzaro. Un primo tempo arrembante, con calabresi attestati su posizioni di studio. Stenta a decollare l’architrave del gioco in fase di appoggio e subito ti ricordi che manca Tricarico, ma l’iniziativa è sempre dei “nostri”.

Agresta partecipa alla manovra, si fa vedere in avanti per poi proporre cross dalla sinistra ma i suoi lanci sono quasi sempre imprecisi e preda della guarnita difesa ospite.

Scarpa sulla stessa corsia di sinistra è ingabbiato nella morsa Narducci-Gigliotti. Allora si sposta a destra e scambia la posizione con Neglia. Gli spazi sono ristretti: i difensori calabresi montano la guardia stretta a Orlando e Fava che sono poco coordinati nella loro azione offensiva anche se si presentano minacciosi nella loro area.

La difesa ospite sbanda più di una volta. Sbanda su punizione battuta da Scarpa conclusa da un colpo di testa di Agresta a metà strada tra un tiro in porta ed un appoggio millimetrico comunque meritevole di maggiore fortuna. Sbanda ancora di più su un invito di Fava per Orlando ben posizionato sulla destra: ma il centravanti cicca clamorosamente il tiro al volo che probabilmente in altra epoca – quando la forma e la buona sorte  lo sorreggevano – non avrebbe mancato.

Si vede poche volte il Catanzaro dalle parti di Robertiello. Intorno alla mezzora il portiere è costretto ad un intervento di grande bravura per neutralizzare un tiraccio dal limite di Ulloa. Cinque minuti più tardi, in un’azione confusa e indecifrabile, gli ospiti passano in vantaggio. Lo prendo io, lo prendi tu, tutti i difensori si guardano in faccia come intontiti mentre il pallone è lì che balla a due metri dalla linea di porta: arriva Bugatti, bello solo soletto e di testa, senza per niente scomporsi, deposita docilmente il pallone in rete e ringrazia la ditta Pastore e compagni. Colpa mia, colpa tua, vallo a capire; ma intanto gli avversari sono in vantaggio.

Secondo tempo. Il Catanzaro ha l’impressione di poter amministrare la partita. Ma deve fare i conti con una squadra punita oltremisura da un gol che definire assurdo è puro eufemismo. Sale in cattedra il duo di centrocampo Nigro-De Martino. Il primo razzola il campo; avanti e indietro senza mai fermarsi. Si fionda sugli avversari in possesso di palla, li irretisce, conquista il pallone ed imposta d’acchito, senza mai fermarsi un momento: un moto perpetuo che fa stralunare gli occhi a quanti avevano avuti dubbi sulla sua posizione di centrocampista.

Il secondo, De Martino, conferma tutto quello che di buono era stato detto nella gara con il Campobasso: testa all’insù, passo da bulldozer, quasi sradica il pallone dai piedi degli avversari. E non finisce qui: imposta, si fa vedere, chiede la triangolazione, l’ottiene. Grande calciatore questo De Martino; lo trovi dovunque ed ha una tecnica di primordine. Grandissimo poi quando al 95’ a tempo quasi scaduto da buoni quaranta metri si permette un tiro al volo degno di migliore fortuna e che il portiere del Catanzaro riesce a malapena a deviare in angolo. Dico solo una cosa e poi mi fermo per non rischiare l’adulazione: un ragazzo che si permette un tiro in porta al volo e con grande potenza da quaranta metri non è un calciatore qualsiasi. Chi s’intende di calcio non ha bisogno che aggiunga altro.

Torno alla partita. Cresce l’intensità della partita e cresce in maniera direttamente proporzionale anche la prestazione di Scarpa che intanto ha ritrovato gli spazi che tanto ama sulla fascia sinistra. Non riescono più a fermarlo, avanti e indietro palla al piede. Si catapulta in piena area quando il cronometro segna il quarto d’ora di gara e si scontra con Gigliotti che è uno dei suoi angeli custodi. L’arbitro, che è ben piazzato, fischia il calcio di rigore anche se dagli spalti l’impressione generale è che si tratti di un normale scontro di gioco.

Che facciamo: vogliamo irridere pure una decisione finalmente a favore? E poi, tanto per essere nel tema, di solito ci si lamenta per  un fallo da rigore non rilevato, non viceversa. Per concederlo, considerata la posizione che il direttore di gara aveva in campo, proprio a due passi dall’intervento, evidentemente il fallo del difensore era chiaro. Non si può spiegare altrimenti, se vogliamo continuare a credere nella buona fede di un arbitro.

Dal dischetto Scarpa calcia centralmente con tutta la forza che ha in corpo e Mengoni dà anche l’impressione di essere sul pallone, ma il tiro è troppo forte e termina la sua corsa in fondo al sacco.

Il Catanzaro le tenta tutte per riacciuffare la vittoria ma si trova davanti una Paganese determinata e cattiva dal punto vista agonistico. I cinque minuti di recupero concessi non hanno storia anzi è proprio Mengoni che ci deve mettere una pezza sul gran tiro di De Martino scoccato proprio allo scadere.

Considerazione finale. Il pareggio è risultato soddisfacente se si considera la posizione in classifica del Catanzaro. Non dimenticherei in questa ottica le tante assenze lamentate da Palumbo, costretto a portare in panchina due giovani della squadra Berretti.

La faccenda play-off però adesso si fa più seria. L’Aprilia in questa delicata fase del campionato sembra volare. Ha vinto a Fondi ed il calendario le assegna tre turni casalinghi ed uno solo in trasferta; tutto il contrario per i “nostri” che giocheranno tre volte fuori ed una sola volta in casa. Palumbo è chiamato  ad amministrare i tre punti di vantaggio in classifica, e non sarà facile. Fossi in Raffaele Trapani, in questo finale di campionato centellinerei l’impiego degli under per puntare al sodo.

Il calcolo è presto fatto: un punticino in trasferta potrebbe non bastare per le trasferte di Melfi, di Aversa e di Arzano se l’Aprilia continuerà a calzare gli stivali delle sette leghe. In questo finale di torneo, che è propedeutico alla fase più importante e decisiva dei play-off, è attesa all’opera la Paganese della prima parte del campionato, quella che vinceva senza colpo ferire anche in trasferta.

Con De Martino e Nigro in piena forma fisica la squadra potrà usufruire di tanto nerbo nella zona centrale del campo. Rientrerà Tricarico e probabilmente Palumbo lo sistemerà proprio a fianco dei due per dare maggiore consistenza ad un reparto che in più di una partita si è trovato in inferiorità numerica. Rientrerà Fusco e la difesa dovrebbe ritornare sugli standard di una volta.  Rientrerà anche Galizia e ci sarà una bocca di fuoco in più per un attacco che ha bisogno del miglior  Luchino Orlando, un ragazzo che ha speso tanto fino a questo momento.

Una vittoria in trasferta ci consegnerebbe una squadra sicura di sé.

Ci sarà, non ci sarà; una sola cosa è certa, parafrasando un vecchio detto popolare, senza vittorie in trasferta non si cantano messe. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Nino Ruggiero

De Martino? eccolo!

Così è (anche se non vi pare)

Volevate vedere all’opera De Martino? Eccolo: prima timoroso, impacciato, quasi corpo estraneo alla squadra. Poi – con il passare di minuti, nemmeno troppi – sicuro, deciso, imperioso, quasi altezzoso; con una classe e una consistenza degna di un calciatore di alto lignaggio. Signori, è arrivato finalmente il calciatore che tutti volevamo dall’inizio dell’anno. Forte, autorevole, persino cattivo negli interventi a sostegno della difesa; lineare, geometrico, geniale una volta in possesso di palla. E poi, disinvolto, energico, sicuro di sé quando, palla al piede, si affaccia minaccioso in area di rigore avversaria con il passo del trequartista goleador.

“Durerà, non durerà” – ci chiedevamo dubbiosi a fine primo tempo – memori soprattutto della sua lunga lontananza dai campi di gioco.

Durerà: è la risposta definitiva che viene dal terreno di gioco. Durerà e sarà annoverato fra i più in palla della squadra nella sfida con il Campobasso. Solo dieci minuti di comprensibile ambientamento. Poi, mai una pausa, mai in affanno, generoso oltre misura, una vera pacchia per Pino Palumbo che temeva soprattutto la sua tenuta.

Il calciatore è recuperato in pieno: ha forza, coraggio, vitalità; è un moto perpetuo. Da oggi la squadra avrà un elemento di peso e di indubitabile carisma su cui poter contare ad occhi chiusi.

E tanto per essere in tema, a beneficio soprattutto dei tanti sostenitori che seguono le sorti della nostra amata Paganese da lontano, qualcosa la devo dire sulla prestazione di Fava.

Nessuno, negli ultimi tempi, si era risparmiato nell’indicarlo come una delle delusioni più cocenti di questa seconda parte di campionato. Le sue prestazioni – alla luce soprattutto degli infortuni che lo avevano afflitto – avevano più di una volta lasciato seri dubbi sulla sua integrità fisica; in più di una occasione era sembrato assente, anima vagante nelle aree avversarie; mai uno stacco di testa imperioso sui cross che arrivavano soprattutto da Scarpa; mai un sigillo, un acuto come quelli che lo avevano reso famoso ai tempi di Triestina, Treviso e Udinese.

Ebbene, da un paio di partite – ma soprattutto nell’impegno con il Campobasso, gol a parte – si è rivisto all’opera il vero Fava: rigenerato, generoso, attento, vigoroso, determinato, addirittura intraprendente nelle fasi più importanti della partita.

Eccoli, sono proprio loro i rinforzi che Palumbo aspettava: De Martino e Fava possono essere considerati come vera e propria nuova linfa per la fase finale del campionato. La loro classe, la loro esperienza potrà essere determinante e dovrà essere spesa per le future fortune della squadra.

Già, fortune. Oramai è chiaro – soprattutto alla luce dei risultati provenienti dagli altri campi – che, in ottica play-off, bisognerà guardarsi soprattutto dal Gavorrano e forse un tantino anche dall’Aprilia. Guardiamo pure avanti, per carità; guardiamo ai risultati che ottengono anche il Chieti e L’Aquila, ma salvaguardiamo innanzitutto l’attuale posizione che ci consentirebbe di andare ai play-off. Se pensiamo per un attimo a tutte le traversie che hanno accompagnato la squadra da Natale ad oggi, sul momento possiamo anche accontentarci. Salvo poi pensare subito dopo ad una strategia vincente; perché è chiaro che il solo platonico traguardo dei play-off non accontenterebbe gli esigenti palati di una tifoseria pronta per il grande salto. Ma facciamo un passo alla volta.

La partita non è stata bella. Ma oramai ci abbiamo fatto il callo. Solo che stavolta, a differenza di altre partite casalinghe, sono arrivati i tre punti; che poi erano quelli che un po’ tutti volevamo. Al diavolo il bel gioco, le triangolazioni, le sovrapposizioni e tutto quello che può far felice chi vede il calcio come uno spettacolo. Bentornata vittoria, senza “se” e senza “ma”; sentivamo da tempo la tua mancanza!

Potrei dire che la squadra non è riuscita a far diventare rotondo un risultato che appare striminzito, risicato e raccogliticcio nei confronti di un’avversaria molto modesta. Potrei dire anche che si sono sprecate numerosissime occasioni da rete che una squadra di alto rango non può depauperare, ma – con i chiari di luna che hanno accompagnato il nostro cammino negli ultimi tempi – dobbiamo accontentarci di quello che passa il convento.

Importante è aver recuperato per strada non solamente i tre punti ma anche una buona dose di entusiasmo e di voglia di vincere; tutte qualità che negli ultimi tempi avevano latitato.

Più importante ancora, quasi determinante, è sembrata la presenza in panchina del presidente Raffaele Trapani, sfortunato protagonista di una vicenda giudiziaria ancora tutta da chiarire.

“Bentornato presidente” – hanno inneggiato a più riprese i gruppi organizzati. Bentornato presidente e bentornata vittoria; il connubio è presto delineato.

Adesso, in occasione della Santa Pasqua, ci sarà un turno di riposo che capita proprio a fagiolo. Bisognerà cercare di recuperare Fusco e Tricarico, due elementi che nei rispettivi ruoli sono degli autentici leader. Così Palumbo avrà finalmente qualche problema di abbondanza che nel calcio non gusta mai.

Poi, nella domenica dedicata alla Festa della Madonna delle Galline ci sarà la trasferta di Aversa e subito dopo, di mercoledì, la partita in casa con il Catanzaro.

Vediamo di tirare il capo a terra, come diciamo dalle nostre parti. Non credo ci sia bisogno di traduzione.

Buona Pasqua a tutti.

Nino Ruggiero