REGGINA-PAGANESE 4-3

Finisce con il risultato di quattro a tre per la Reggina una partita combattuta e dall’esito incerto fino al termine. Inizio più che balbettante da parte della Paganese che incassa due gol evitabilissimi.
Ci sono partite e partite. Quella di Reggio Calabria era una di quelle che servono solo per saggiare le qualità di coloro che durante l’anno hanno avuto pochissime possibilità di farsi valere. Grassadonia, in vista della prima e sicuramente decisiva partita dei play-off di domenica prossima, ha pensato bene di far tirare il fiato a coloro che fino a questo momento hanno avuto ruoli determinanti e decisivi nell’economia dello scacchiere azzurro-stellato. Volete dargli torto?
Bisogna dire che dalla gara – nella valutazione degli elementi poco utilizzati nel corso del campionato – sono emerse interessanti indicazioni per il tecnico. Più che buone infatti le prestazioni di Parlati a centrocampo e di Caruso, Zerbo e Maiorano in avanti. Grassadonia adesso sa che può contare su una panchina molto determinata in vista della partita di domenica.
Il pensiero di tutti, infatti, è rivolto da una settimana, e precisamente dal pareggio casalingo con il Lecce, alla partita di play-off che, alla luce dei risultati odierni, si giocherà domenica a Cosenza.
La Paganese arriva all’esame di ammissione, che contempla una sola promozione, con lo spirito dello scolaretto che si trova, per indubbi meriti, a concorrere con partecipanti più smaliziati e più dotati. Sulla carta non ci dovrebbe essere partita, ma la Paganese di quest’anno, soprattutto quella che da gennaio imperversa come una mina vagante, è capace di tutto. Ecco perché dobbiamo fare largo ai sogni e alle aspettative del tifoso che ragiona con il cuore; come dargli torto?

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Oìza, vecchia Paganese!

Nella foto, tratta da Sportube, il tiro di Caccavallo che porterà la Paganese sul 2-1

Nella foto, tratta da Sportube,  Caccavallo ha appena sferrato il tiro che porterà la Paganese sul 2-1

Ci sono giorni in cui la penna pesa maledettamente e hai poca voglia di scrivere. Oggi è uno di questi, purtroppo. Gli impegni però sono impegni e bisogna mantenerli con i tre-quattro fedeli amici che seguono, nella buona e nella cattiva sorte, questa mia rubrica settimanale.
La Paganese fino alla vigilia dell’incontro con il Matera, vale a dire dopo tredici giornate di campionato, aveva alternato risultati positivi ad altri negativi. Però aveva sempre dato segni di forte presenza, anche nelle giornate in cui era andato tutto storto e il risultato positivo si era fatto attendere; ultima, la gara interna con il Catanzaro.
Si era vinto e si era perduto, ma le prestazioni della squadra – anche nei momenti di poca fortuna – non erano mai dispiaciute dal punto di vista dell’impegno agonistico e del comportamento, sia tecnico che tattico.
A Matera, invece, per la prima volta in questo scorcio di campionato, si è vista una squadra diversa: molle, poco reattiva, con idee annebbiate, quasi sempre succube dell’avversaria di turno che – guarda caso – non vinceva in casa dalla prima di campionato.
Troppo brutta la Paganese, tanto brutta da non sembrare vera. Una squadra inguardabile, mai in partita, soprattutto nel primo tempo. Una giornata storta generale, o cos’altro?
Ho già detto a caldo nella serata di sabato che se si fosse trattato della prima partita di campionato, credo che in tanti avremmo tratto conclusioni amare sul futuro della squadra. Ma, per fortuna, la Paganese ha avuto modo, in altre occasioni, di dare dimostrazioni di forza, di compattezza e di solidità in virtù di un buon impianto di gioco. Quindi, per forza di cose, se vogliamo essere propositivi – e credo che lo siamo un po’ tutti – dobbiamo pensare che si sia trattato solo di una bruttissima esibizione. Di certo la più brutta degli ultimi campionati, anche se si fa fatica a cercarne la causa.
Le risposte che in tanti si aspettavano dalla gara esterna con il Matera, in tema di potenzialità della squadra e di prospettive future, credo siano state deludenti, al di là del risultato.
Si vince, di perde, si pareggia: il calcio non dà certezze e ogni partita ha sempre uno svolgimento diverso, anche se – per assurdo – un determinato incontro dovesse ripetersi a distanza di qualche giorno fra le stesse contendenti. Quello che preoccupa non è tanto la sconfitta, che è nell’ordine delle cose, quanto una parvenza di rassegnazione nei confronti di un’avversaria determinata e vogliosa di arrivare alla vittoria.
Da Grassadonia, che non credo possa essere in discussione, mi aspetto una serena diagnosi sul momento difficile attraversato dalla squadra. Sono sempre stato dell’avviso che quando una società punta su un allenatore all’inizio del campionato, è giusto che lo stesso sia accompagnato e assistito anche nei momenti più difficili che una squadra può attraversare. L’allenatore, che ha tra le mani il metro della situazione, però, dovrebbe farci capire a che cosa si può attribuire un preoccupante calo di tensione arrivato in un momento delicato del campionato e, in tal senso, dovrebbe parlare chiaro soprattutto a società e tifosi.
Fermo restando che si stanno scontando infortuni a catena da parte di atleti considerati elementi cardine dell’inquadratura, credo però sia anche il caso di strigliare a dovere – richiamandoli alla responsabilità e alla calma – gli atleti più rappresentativi della squadra, perché si sta esagerando con le espulsioni subite.
Caccavallo, che stimo molto per la sua classe cristallina, in particolare, non può cadere nella trappola tesagli dall’avversario di turno e farsi espellere d’acchito, per un riprovevole fallo di reazione, privando così la squadra della sua preziosa presenza per più giornate.
Adesso proviamo a guardare avanti con l’idea di un pronto riscatto. Si gioca finalmente di domenica al “Marcello Torre” nell’orario canonico delle ore 15 contro il Lecce.
Oìza! vecchia Paganese. Ricalco un vecchio titolo in vernacolo usato da Guido Prestisimone su “Sport7” appena cinquant’anni fa e riferito al Napoli di Vinicio, incredibilmente caduto a più riprese sotto i colpi di avversarie per niente trascendentali.
Oìza, come dicevano amorevolmente i carrettieri di una volta, quando il cavallo cadeva sotto il peso della carretta stracolma e ingombrante.
Oìza! alzati e cammina, vecchia cara Paganese per festeggiare adeguatamente i tuoi prossimi novant’anni di vita.
Nino Ruggiero

Un Carcione nel motore

Così è, anche se non vi pare

Carcione, sulla battuta

Nella foto, tratta da Sportube, Carcione è in attesa di scoccare il tiro che porterà la Paganese definitivamente in vantaggio

Carcione, di cognome, Imperio di nome. Un nome che incute già soggezione con quell’imperio che sa tanto di imperatore. Si conosceva già il valore del calciatore. Nel progetto di costruzione della squadra doveva avere funzioni di metronomo, di geometra: doveva rappresentare l’uomo guida del centrocampo, l’uomo d’ordine e l’ispiratore della manovra offensiva della squadra. Le prime impressioni – ricavate già dopo la gara con il Foggia e quella con il Martina Franca – avevano confermato tutto quello che di buono si sapeva sul suo conto.
Poi, a dire il vero, man mano che il campionato andava avanti, Carcione si è superato. Sarà stato perché ha trovato piazza e ambiente ideale per sviluppare a fondo tutte le sue qualità; sarà stato perché è maturato molto, dopo le esperienze non sempre esaltanti di Salerno e di Benevento; non si sa, ma è certo che il calciatore si sta superando. L’ho già detto una volta e lo ripeto: con Carcione, la Paganese ha trovato non il geometra che voleva, ma addirittura l’ingegnere o, se preferite, l’architetto.
Contro il Melfi è stato superlativo. Ha rappresentato al meglio la figura del metronomo: regista, catalizzatore delle manovre, mente sopraffina sia nel pararsi davanti alla difesa a sostegno del reparto, sia quando si è trattato di ispirare la manovra. Testa alta, incedere elegante, passo sicuro, mai in affanno, ha distribuito da par suo palloni su palloni per i compagni di attacco.
Gli mancava solo il gol in questo scorcio di campionato per consacrarlo uomo-squadra. E il gol è arrivato, puntuale. Nel momento in cui – alla mezzora del primo tempo – ha sentito un prurito al piede, ha esploso con tutta la sua potenza un destro micidiale che si è conficcato nell’angolino alto alla sinistra del portiere del Melfi. E’ uno. Poi il Melfi, in una delle poche occasioni da rete che si è procurato, ha pareggiato quando pareva che la vittoria fosse a portata di mano per gioco espresso e per le numerose occasioni da rete sfumate di un soffio.
Ma si può pareggiare una partita così, dopo averla in gran parte dominata? Deve averlo rabbiosamente pensato Carcione che, quando mancavano meno di dieci minuti allo scadere del tempo regolamentare, ha inteso mettere il suo doppio sigillo personale alla gara con una punizione di poco fuori area che non ha lasciato scampo al portiere lucano.
Le bombe di Imperio Carcione mi hanno riportato alla mente un grande calciatore del passato che spese a Pagani i suoi ultimi spiccioli di un’ottima carriera. Si chiamava Luciano Pacco; era un vero gigante, di stazza possente, e aveva un tiro che spezzava le mani dei portieri soprattutto quando calciava le punizioni. Ricordo che gli avversari avevano timore di formare le barriere. Fu acquistato dalla Salernitana, dove aveva militato con successo per parecchie stagioni, ed aveva anche militato nel Verona; fu un acquisto mirato di Attilio De Pascale su suggerimento dell’indimenticato Totonno Valese. Esordì con una punizione al fulmicotone che bruciò le mani di Ferraro in una storica partita interna con la Cavese (data 21 dicembre del 1969). Quelli della mia generazione lo ricorderanno sicuramente perché sono stati sempre pochi i centrocampisti bravi anche ad essere cecchini spietati sui calci di punizione.
Detto di Carcione, doverosamente, devo anche dire che la squadra ieri ha giocato una delle sue partite più esaltanti, non solo perché il risultato è stato positivo come si sperava alla vigilia, quanto perché ha dimostrato un equilibrio e una disinvoltura disarmante anche nei momenti topici della gara.
Certo, resta il fatto che non sempre si riesce a concretizzare il gran lavoro messo in mostra e si incassano poi gol incredibili; ma nel complesso bisogna dire che ci sono progressi evidenti in tutte le zona del campo.
Positivo è stato l’esordio del francesino Dozi che si è fatto rispettare sulla fascia destra e si è proposto spesso in avanti; il ragazzo però deve anche guardare con più attenzione alla fase difensiva, perché quello è il suo primo compito.
Per il resto note positive per tutti, soprattutto per Guerri che forse ha disputato la partita più intensa nei contenuti da quando è a Pagani.
La vittoria ha riportato, intanto, la squadra a centro classifica, in una zona che è decisamente più consona al suo effettivo valore. Una vittoria in trasferta porta, per fortuna, punti e convinzioni.
Per qualche certezza – che è molto volatile nel mondo del calcio – ci vorrà tempo: certezza di salvezza e certezza di poter dire qualche parola in tema di presenza nei piani alti della classifica.
Intanto è in vista la gara interna con il Catanzaro.
Sarà ricordata – a quindici anni dalla sua prematura scomparsa – la grande figura di Angelo Mammì, calciatore che negli anni ha lasciato il segno sia a Catanzaro che a Pagani. Ottima l’iniziativa della società che in occasione della prossima gara aprirà le porte ai ragazzi delle Scuole Medie.
I tifosi del domani sono i benvenuti sulle scalee del “Marcello Torre”.
Nino Ruggiero

BENEVENTO-PAGANESE 1-0

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Nella foto, tratta da Sportube, l’atterramenteo in area di Cunzi non sanzionato dall’arbitro con calcio di rigore.

Finisce uno a zero per il Benevento e il risultato non fa una grinza tenuto conto del valore della squadra sannita. Ma sul risultato pesa non poco un episodio capitato al 65’, quando cioè Cunzi è stato letteralmente sradicato dal suolo mentre si avviava a concludere una delle azioni offensive per la sua squadra. Nell’occasione il mediocre arbitro dell’incontro ha sorvolato; per giunta non ha nemmeno ammonito il calciatore della Paganese, così come da regolamento ove mai avesse optato per una simulazione.
Ma bisogna anche dire, a onor del vero, che il Benevento ha disputato la sua onesta partita e che in fin dei conti non ha rubato niente. Nel novero complessivo, infatti, bisogna considerare che i sanniti hanno colpito tre legni nel corso della gara e hanno esercitato una costante supremazia territoriale. La Paganese, invece, ha giocato una gara al di sotto del suo normale rendimento e di certo ha pesato molto nell’economia generale il fatto di aver dovuto rinunciare dopo pochi minuti a Caccavallo. Resta però il rammarico per un risultato positivo che pareva alla portata della squadra, specie se si considera che la Paganese – soprattutto nella ripresa – ha avuto più di una occasione per andare a rete; purtroppo Deli, autore di una buona prestazione, non è riuscito a capitalizzare un paio di azioni sotto la rete avversaria che avrebbero meritato migliore sorte.
Appuntamento nella giornata di domani con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su www.paganesegraffiti.wordpress.com

BENEVENTO-PAGANESE 2-0

Russini spreca il pallone del 2 a 1

Nella foto, tratta da Sportube, Russini nel secondo tempo spreca la palla del possibile due a uno

“Classica sconfitta all’inglese per la Paganese” – avrebbero commentato i cronisti sportivi di una volta perché il risultato di due a zero era un classico nelle sfide d’oltremanica nel secolo scorso.
Sconfitta che poteva anche essere messa nel conto, anche se – si sa – la speranza è sempre l’ultima a morire, anche quando il pronostico ti mette spalle al muro.
Gioca una partita senza affanno il Benevento e trova terreno fertile proprio nelle prestazioni sotto tono di due calciatori considerati sempre fra i pilastri più sicuri dell’intero apparato difensivo; vale a dire Moracci e Tartaglia. Il primo, a difesa sbilanciata, fallisce un aggancio elementare sulla trequarti e consegna il campo aperto a Mazzeo, cui non pare vero di poter approfittare di un regalo tanto generoso e segna praticamente a porta vuota, dopo aver evitato una maldestra uscita di Casadei.
Il secondo, Tartaglia, solitamente puntuale e preciso, specie quando si trova a giostrare sulla fascia destra, nell’occasione del secondo gol non riesce a chiudere efficacemente su Lucioni e spalanca la porte per il secondo gol, quello che poi chiuderà la partita.
Quando una squadra come la Paganese perde anche le poche certezze su cui solitamente fa affidamento, non puoi avere grosse speranze di farla franca su un campo difficile, per giunta nei confronti di una delle due leader incontrastate del campionato.
La partita è tutta nelle due azioni da rete descritte.
La Paganese inizia abbastanza bene chiudendo tutti i varchi agli attaccanti giallorossi, e soprattutto rinforza il reparto difensivo portando Vinci e Donida a raddoppiare sugli esterni del Benevento. Qualche ripartenza, creata soprattutto da Aurelio e Deli, che restano gli uomini di maggiore spessore tecnico, per giunta crea più di un allarme nella difesa beneventana anche se poi il portiere Pane se ne sta abbastanza tranquillo per quasi tutta la partita. Così come è tranquillo, gol incassati a parte, anche Casadei che non è chiamato ad interventi importanti e decisivi.
Altra squadra però il Benevento, e non poteva essere altrimenti vista la posizione delle squadre in classifica; gli stregoni, infatti, dopo essere passati in vantaggio, sanno amministrare con tranquillità e sicurezza la partita e si limitano a partire in contropiede, lasciando campo alla Paganese che produce solo sterile predominio territoriale.
Poche le note positive per gli azzurro-stellati. Fra queste la prestazione di Malaccari che, impiegato in un ruolo non suo, in posizione di distributore del gioco, si è fatto rispettare, specialmente nella seconda parte della gara e spesso ha anche affondato i colpi cercando il dialogo in avanti. Bene anche Donida che si è proposto spesso e volentieri sulla fascia destra, risultando alla fine fra i più continui nel rendimento.
Qualcosa in più sarebbe stato lecito attendersi da Aurelio e Deli, che inizialmente avevano dato segni di grande vitalità in avanti. Ma con il passare dei minuti il loro rendimento si è ingrigito sempre di più tanto che Sottil ha poi deciso di sostituire entrambi. Ed è stata la fine.
Adesso è in calendario un’altra sfida impossibile per mercoledì prossimo. Arriva la Salernitana e purtroppo Sottil dovrà rinunciare anche ad Aurelio per squalifica.

L’appuntamento con la rubrica: Così è, anche se non vi pare è fissato per giovedì prossimo 2 aprile su https://paganesegraffiti.wordpress.com/

La solitudine dei numeri uno

Così è, anche se non vi pare

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Nella foto, il gol realizzato di testa da Tartaglia

A questo punto del campionato, con sole sette gare da disputare, il discorso “salvezza diretta” – che è quello che più interessa al popolo azzurro-stellato – è ancora tutto in alto mare.
Certo, c’è un buon margine di vantaggio sulle squadre attualmente coinvolte nella zona “play out”, contabilizzato rispettivamente in otto e nove punti su Savoia e Messina, considerato anche il vantaggio acquisito negli scontri diretti. Ma il calendario non autorizza ottimismo a oltranza.
Il discorso “salvezza diretta” poteva essere considerato quasi come una formalità se solo fosse arrivata la vittoria contro il Savoia, ma così non è stato.
Oggi, a mente fredda, dopo aver sentito infiniti improperi e contumelie nei confronti del portiere Casadei, reo di un’uscita poco attenta proprio allo scadere del tempo regolamentare, credo sia del tutto inutile e controproducente andare ancora a rimestare sull’errore di valutazione commesso nell’occasione. Quando sbaglia un portiere, purtroppo, essendo questi l’ultimo della difesa, non c’è mai nessuno che può rimediare. E’ la solitudine dei numeri uno, un classico.
Il discorso sull’estremo difensore, piuttosto, investe il lato strettamente tecnico e psicologico; tecnico perché non adesso, ma a tempo debito, bisognava valutare le potenzialità di Casadei; psicologiche perché al momento – dopo più di un infortunio tecnico occorso – bisognerebbe capire in quali condizioni di spirito il calciatore affronta le partite.
Non rappresento alcuna Onlus, tipo “protezione dei portieri”, sia ben chiaro. Ma credo che il tutto debba essere ricondotto a un discorso di opportunità e di scelte soprattutto da parte di Sottil. È solo l’allenatore che in questo momento ha tra le mani il termometro della situazione e deve decidere di conseguenza.
La partita con il Savoia ci ha riconsegnato una squadra abbastanza quadrata nel suo assetto tattico: è apparsa discretamente assestata in difesa ed è migliorata nel rendimento con lo schieramento di Tartaglia sulla fascia destra. Il calciatore – gol a parte – ha saputo interpretare alla perfezione il ruolo che Sottil che gli aveva disegnato “ad personam”; prima, annullando quasi del tutto Francesco Scarpa, un ex rappresentato come mostro sacro, e poi proponendosi autorevolmente sulla fascia di competenza anche nella fase di appoggio al gioco offensivo.
L’accoppiata Perna-Moracci adesso funziona come nelle aspettative generali, soprattutto perché il maturo centrale ex Modena sembra aver smaltito qualche tossina dovuta all’inattività. Bene Donida, dopo qualche incertezza iniziale. Al momento l’ex leccese ha il posto assicurato sulla fascia sinistra perché sembra il più in forma nel ruolo.
Purtroppo qualche problema arriva dallo scarso filtro che la mediana non riesce ad assicurare all’intero reparto difensivo quando sono gli attaccanti a proporsi in avanti. Bergamini è ammirevole per linearità di gioco e per padronanza nel ruolo di “play maker”, ma è pur sempre giovanissimo e non ha nelle corde il mestiere, che però – stringi stringi, si sa – si acquisisce solo giocando. In particolare, il giovane centrocampista riesce ad eseguire bene, anche oltre le aspettative, il ruolo di distributore del gioco, con lanci millimetrici ed illuminanti, ma non ha ancora molta dimestichezza con la fase difensiva. Non è un caso che il primo gol del Savoia lo veda fra gli imputati, come correo, per non aver contrastato l’autore del gol sull’apparente innocuo cross dalla sinistra di Scarpa.
Accanto a Bergamini sono apparsi in buona condizione di forma sia Malaccari che Vinci, con quest’ultimo che – schierato nelle ultime gare in un ruolo non suo – ha colpito una clamorosa traversa; e non sarebbe stata una novità visto che ha lasciato il segno come goleador sia con l’Ischia che con il Barletta.
Risvegli in avanti sono venuti da Aurelio. Il calciatore non ha attraversato un buon periodo di forma, ma contro il Savoia è apparso reattivo e voglioso di dare il proprio contributo d’esperienza e di classe. Aurelio però può dare molto di più e può risultare decisivo, così come lo sono sempre gli uomini in possesso di classe e di temperamento.
Classe e temperamento che sabato non sono mancati a Deli, autentico jolly della squadra, capace di inventarsi un gol d’autore quando il pallone, che era stato sradicato dai piedi di Aurelio da un arcigno intervento del Savoia, sembrava avviarsi a fondo campo. Deli lo recuperava con uno scatto felino, saltava due avversari con un delizioso passo di danza e sull’uscita del portiere, da posizione defilata, tutto spostato sulla destra, effettuava un pallonetto senza scampo. Quasi un colpo di biliardo: delizie del gioco del calcio che ti fanno fare pace con il pallone e con tutte le sue contraddizioni. Solite note positive da parte di Girardi, un atleta che non si risparmia mai e che lotta per novanta e più minuti a contatto con le agguerrite difese avversarie.
Futuro prossimo. Due partite che sulla carta sembrano impossibili: Benevento in trasferta venerdì prossimo con inizio alle ore 19 e 30; Salernitana in casa mercoledì 1 aprile alle ore 14 e 30.
Nel calcio, però, mai niente è dato per scontato.
I valori tecnici contano, certo, ma questo non significa che sia già tutto scritto e scontato.

Nino Ruggiero

PAGANESE-SAVOIA 2-2

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Nella foto, Deli ritorna festante a centrocampo dopo aver messo a segno il gol del temporaneo 2 a 1

L’imponderabile nel calcio è sempre dietro l’angolo. A partita quasi conclusa, con il risultato fermo sul 2 a 1 per la Paganese, mentre l’arbitro decideva di assegnare un recupero di tre minuti, un erroraccio del portiere Casadei consentiva al Savoia di riportarsi in parità. La partita così si concludeva sul risultato di due a due. Due reti per parte che alla fine scontentavano sia i padroni di casa, che già pregustavano i tre punti; sia gli ospiti che per buona parte della gara, specialmente dopo aver segnato il primo gol a freddo, pensavano, con un’eventuale “en plein”, di poter ridurre il “gap” che attualmente hanno in classifica proprio nei confronti della Paganese.
La partita, per la verità, non è stata brutta. Ha segnato per prima la squadra torrese dopo nemmeno tre minuti di gioco e la Paganese ha stentato parecchio per ingranare. Lo ha fatto poi gradatamente grazie soprattutto al buon lavoro di Bergamini a centrocampo, supportato da un lavoro oscuro di Malaccari e Vinci. Poi, quando si sono messi in moto finalmente Deli e Aurelio, gli elementi di maggior tasso tecnico, gli azzurro-stellati sono andati prima ad un soffio dalla segnatura colpendo una traversa e poi sono passati prepotentemente, pareggiando le sorti, con Tartaglia che ancora una volta ha dimostrato di trovarsi più a suo agio sulla fascia destra anziché al centro.
Nella ripresa la Paganese ha lasciato più campo agli avversari ma le sue ripartenze sono risultate spesso micidiali, grazie soprattutto ad Aurelio e a Deli. Proprio quest’ultimo è stato bravissimo a mettere in rete chirurgicamente, da posizione defilata sulla destra, il pallone del temporaneo 2 a 1. Un colpo di biliardo di alta classe, come non se ne vedevano da tempo al “Marcello Torre”.
Il finale l’ho già raccontato. Sconcerto e delusione sugli spalti.
Purtroppo la squadra di Sottil continua ad avere l’infermeria piena e deve fare a meno di parecchi atleti che erano considerati veri e propri pilastri. Ma il campionato incombe e non c’è tempo per i rimpianti.

Appuntamento nella giornata di lunedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com/