A.A.A. difesa cercasi

Così è, anche se non vi pare

Freddi e impietosi numeri da bilancio: tre gare, zero punti, dieci gol incassati.
Quando in tre gare prendi dieci gol, a prescindere dai risultati, è chiaro come il sole che c’è qualcosa che non va.
Rimedi, cure, medicine? Nel calcio non c’è mai la ricetta giusta per arrivare a traguardi prefissati, anche se – è notorio – che per prima cosa è importante avere buona materia prima. La Paganese, che ha come unico obiettivo la salvezza, difetta parecchio in questo campo, ma lo si sapeva da tempo perché le casse non hanno mai permesso di arrivare a calciatori di spessore.
Ma anche in questo ci sarebbe tanto da dire, in quanto le poche risorse disponibili probabilmente andavano spese meglio. Ci si è affidati, purtroppo, al presunto fiuto di improbabili talent scout in tema di allestimento della squadra, fidando poi nella buona sorte e nel lavoro del proprio allenatore. Ma gli allenatori, si sa, non fanno miracoli. E non è il solito detto di poi; lo si sapeva da tempo che bisognava costruire una squadra tosta, sia pure solo per salvarsi.
Una volta, le squadre si costruivano dalle basi, un po’ come si fa con i palazzi. Prima le fondamenta, per dare sostanza alla squadra e per essere certi di poter contare su qualcosa di solido e affidabile. Lo facevano e lo fanno ancora tutte le squadre che hanno un progetto; ancora di più, se possibile, lo fanno le squadre che hanno programmi di minima e che già sanno di dover affrontare avversarie che non si pongono limiti di spesa e che hanno il portafoglio a mantice.
Oggi è la difesa, o, come si dice adesso, la fase difensiva della Paganese che lascia interdetti. Intendiamoci, a scanso di equivoci, i ragazzi schierati hanno la sola colpa di non essere ancora pronti e di aver bisogno di maturare esperienze. Ma non si possono affidare le importanti chiavi di una difesa a un manipolo di ragazzi pieni solo di buona volontà. Tanto di cappello alla bravura degli avversari quando vanno in gol con azioni irresistibili. Ma i gol incassati domenica contro la Juve Stabia suonano come atto di accusa sul reparto che, nei momenti di pressione offensiva avversaria, non riesce a disimpegnarsi con mestiere e autorevolezza. Del resto, dieci gol incassati in tre partite rendono meglio, più delle parole, l’idea della fragilità difensiva di cui la squadra soffre.
Nel calcio, quando un reparto, che dovrebbe dare certezze, barcolla, è tutta la squadra nel suo insieme che ne soffre. Qualcuno, più esigente, a ragione, starà pensando anche ad altre disfunzioni di carattere tecnico-tattiche emerse nelle tre gare disputate: ma è chiaro che quando mancano le basi da cui partire, quando mancano certezze difensive, altri problemi (che pure ci sono) vengono in sottordine.
Allora, che si può fare per cercare di raddrizzare la baracca?
Il rimedio ovvio c’è: ci vorrebbe qualche rinforzo, qualche svincolato di buona caratura, tra l’altro pure pronto per la bisogna. Con il materiale umano a disposizione, Fusco, mischiando le carte in un modo o in un altro, non potrà compiere miracoli; a lui addebito la sola colpa – nella fase iniziale di contrattazione – di non aver richiesto un paio di elementi di spessore in difesa, lui che è stato un difensore centrale di categoria superiore.
Il presidente Trapani e i suoi amici, se vogliono sperare di mantenere la categoria, devono pensare a un ulteriore sacrificio economico.
In caso contrario, bisogna solo sperare nelle improbabili qualità taumaturgiche del povero Luca Fusco e in qualche disavventura amministrativa delle squadre avversarie, tipo Matera e Reggina, che incorreranno nei fulmini della Lega per non aver prestato a tempo la dovuta fideiussione.
Ma possiamo stare a questo, per sperare nella salvezza?
Nino Ruggiero

Annunci

Come la mettiamo?

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Eleven Sports, il gol realizzato da Della Corte allo scadere del tempo

Fate finta di non aver sentito le dichiarazioni finali di Fusco nel dopo partita con il Siracusa. Se siete stati a Siracusa, o se avete guardato la partita sulla piattaforma di Eleven Sports, starete più in pace con quello che avete visto con i vostri occhi. Avete visto bene, con gli occhi di chi ama i colori della propria squadra ma sa anche riconoscere che il tifo a tutti i costi è una cosa, mentre la realtà è un’altra.
Per quelli che invece  hanno avuto solo spifferi di notizie sulla partita e hanno avuto contezza di un freddo e deludente risultato, va detto subito che la Paganese non è stata quella disastrosa vista in casa contro il Rende, ma non è stata nemmeno la squadra che si attendeva di vedere all’opera per un riscatto immediato.
La partita di Siracusa doveva chiarire tanti dubbi emersi nella prima al “Marcello Torre”. Ne ha chiarito ben pochi. La squadra azzurro-stellata è parsa ancora una volta fragile nella fase difensiva e non ha potuto contare nemmeno sulla solita buona prova di Galli, chiaramente in giornata negativa.
Sette gol incassati in due gare pesano come un macigno nell’economia di una squadra che deve salvarsi. Le squadre che lottano per un traguardo di minima hanno bisogno di avere una propria identità; possono anche avere manchevolezze in attacco, per quello che riguarda la fase offensiva, ma in difesa devono farsi rispettare. E la Paganese, proprio in difesa, lascia parecchio a desiderare…
Qualche nota positiva è venuta dalla prestazione gagliarda di Gaeta nella zona di centrocampo e da qualche spunto di classe di Fornito, autore, tra l’altro, del passaggio che ha messo Della Morte solo davanti al portiere aretuseo sul risultato di uno a zero. Nel calcio, con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte; resta il fatto, però, che proprio il gol mancato avrebbe potuto indirizzare diversamente la partita. Ma siamo nel campo dell’immaginario e della fantasia che agli appassionati di una squadra di calcio non manca mai.
Di certo a Siracusa si è vista una Paganese con poca personalità e che deve recitare il “mea culpa” per quello che non è stata in grado di esprimere. Detto per inciso, alcuni giovani che compongono la squadra avranno sicuramente un futuro perché la sostanza c’è; ma dovranno maturare le esperienze che di solito si acquisiscono giocando in un torneo impegnativo. I giovani – è storia vecchia – devono avere guide importanti in campo; modelli a cui ispirarsi. La sola qualità tecnica non basta per emergere e per portare benefici alla squadra che li schiera. Prendete, ad esempio, la Juventus B che milita nel girone A della serie C: anche domenica ne ha preso tre di palloni pur avendo in squadra giovani di sicuro avvenire che però mancano di punti di riferimento che di solito vengono costituiti da elementi esperti e navigati.
Non conosco i piani della società azzurro-stellata per quello che riguarda un eventuale rafforzamento della squadra, e non so nemmeno se Fusco sia contento della “rosa” che ha a disposizione; ma il solo fatto che quest’ultimo, a fine partita, abbia manifestato compiacimento per la prova dei suoi ragazzi, mi lascia molto perplesso.
Nessun appunto, sia chiaro, per quello che riguarda l’impegno e l’abnegazione messo in campo dai ragazzi in maglia azzurro stellata; ma sul rendimento e sull’efficienza ci andrei cauto. Anzi dovrebbe essere lo stesso Fusco ad analizzare – cercando di risolverli – i problemi difensivi di cui la squadra soffre oltre ogni comprensibile misura.
E domenica arriva al “Marcello Torre” anche una rivale di sempre: la Juve Stabia, che ha un organico di prim’ordine.
C’è un brivido che percorre la schiena di coloro i quali sono rimasti fedeli alla “stella”; e non è il vento di tramontana che da qualche giorno imperversa in questa valle di lacrime…
Nino Ruggiero

COSA CI RISERVA IL FUTURO

Così è, anche se non vi pare

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Nella foto, Antonino e Raffaele Trapani

Abbiamo metaforicamente saltato il fosso; con molte ansie, con moltissime preoccupazioni e con tanto batticuore, ma lo abbiamo saltato. Uso il plurale perché l’operazione salvezza non ha interessato solo gli atleti in campo, ma ha coinvolto una moltitudine di persone, a cominciare dal presidente Trapani e dallo staff societario, per finire a tutti coloro che – in un modo o in un altro – si sono sentiti liberati da quello che appariva come un brutto incubo.
La serie C è salva. Onore a chi ha fatto di tutto perché una lunga serie di annate felici non si interrompesse. Una cosa non è mai mancata nel decorso campionato: l’impegno.
Stabilito che non c’è da celebrare una vittoria ma uno scampato pericolo, adesso però sarà il caso di convenire che, comunque – stante una difficile situazione economica della società – quest’anno è stato raggiunto il traguardo di minima cui la società tendeva a inizio campionato.
A qualche giorno di distanza dall’ultima fatica, dobbiamo adesso augurarci che la società, in vista del prossimo campionato, non molli la presa e, sulla scorta di esperienze recenti, pensi ad allestire una squadra che quantomeno arrivi alla salvezza senza passare per la tagliola dei play-out.
Potremmo discutere ancora a lungo sul valore tecnico complessivo dell’intera compagine – visto che lo abbiamo fatto poco nel corso dell’anno per non destabilizzare l’ambiente; potremmo parlare delle disfunzioni tecnico-tattiche che hanno caratterizzato la fase difensiva della squadra, falcidiandola con segnature assurde; potremmo dire che la squadra ha evidenziato, fin dalle prime giornate del torneo, di essere stata male assortita nella campagna acquisti. Ma di una cosa, forse l’unica, dovremmo essere fieri: dell’impegno messo in campo dai suoi numerosi interpreti, giovani e meno giovani, e dai timonieri che si sono avvicendati in panchina. Si è detto e scritto da più parti che la squadra abbia pagato dazio a causa della giovane età di molti suoi componenti; è vero parzialmente, perchè la gioventù non deve essere un alibi a tutti i costi. I calciatori bravi prescindono dall’età anagrafica, ma devono essere inseriti gradualmente e incastonati nei ruoli lasciati liberi da quei quattro-cinque calciatori che solitamente, in una squadra che si rispetti, costituiscono il suo asse portante. Detto per inciso, con tutto il rispetto per i tanti giovani che si sono succeduti con alterna fortuna in ruoli importanti, alla Paganese quest’anno sono mancati almeno due uomini chiave. Uno, autoritario e di grande mestiere, al centro della difesa; un altro a centrocampo, in funzione di guida, di riferimento, di frangiflutti davanti ai due centrali quando l’andamento della partita lo richiedeva, ma in grado anche di dare un senso all’organizzazione del gioco di centrocampo. Quello che non è mancato alla squadra, per fortuna, è stato il reparto offensivo che ha usufruito del grande apporto di classe e di mestiere del suo eterno capitano, Francesco Scarpa e dei gol, spesso risolutivi, di Cesaretti. Ma anche Cuppone, Talamo e Maiorano nel momento in cui sono stati chiamati a dare il loro apporto lo hanno fatto, anche se con alterna fortuna.
Si gira pagina e si guarda al futuro prossimo. Sappiamo delle difficoltà di ordine economico che hanno interessato e interessano la società azzurro-stellata, ma sappiamo anche che – per atavica indolenza – difficilmente ci saranno nuovi soci pronti dare una mano alla società azzurro-stellata. Tutto quello che verrà fatto, a partire dai prossimi giorni, sarà opera esclusiva di Raffaele Trapani, del fratello Antonino e di qualche vecchio socio, fra i quali eccelle il notaio Aniello Calabrese.
L’augurio è che per la prossima annata calcistica possa essere allestita – sotto la guida di chi sarà destinato alla panchina – una compagine più armonica, più confacente a quelle che sono le esigenze della categoria; niente spese folli, certo, ma ingaggi mirati di atleti che rappresentino l’architrave della squadra. Mi raccomando: prima i pilastri, come quando si costruisce un palazzo, per avere buone fondamenta; poi via libera ai muri perimetrali.
Nino Ruggiero

Paganese-Fondi 2-1

Nella foto, il gol messo a segno da Scarpa di testa su calcio d’angolo battuto da Bensaja

Vittoria e salvezza. Non chiedetevi come e perché. È il momento delle festa. La Paganese è salva; viva la Paganese. L’obiettivo è stato centrato; con grande sofferenza, con tanti patemi d’animo, ma non è una novità, specie in quest’annata calcistica.
La partita è stata tosta, ma si sapeva già che il Fondi avrebbe venduta cara la pelle. La Paganese fin dall’inizio non è riuscita a prendere le redini del gioco in mano e – soprattutto – non ha mai dato ritmo e profondità alle sue trame di gioco perché poco o niente venivano impegnate le due fasce laterali in fase di proposizione del gioco. Poche volte gli azzurro-stellati sono riusciti a eludere le fitte trame del Fondi, bravo a tenere in mano le redini del gioco. Due le occasioni da rete per la Paganese. Nella prima, Cernigoi di sinistro ha impegnato il portiere laziale a terra; nella seconda Bensaja, ancora una volta fra i migliori in campo, su cross dalla destra non è riuscito a mettere il pallone in rete a porta sguarnita.
Nell’intervallo, De Sanzo avrà capito che solo aumentando l’intensità di gioco a centrocampo avrebbe potuto mettere in difficoltà il ritmo compassato con il quale il Fondi stava caratterizzando la sua gara giudiziosa. Ecco spiegato l’ingresso di Tascone, un elemento che riesce a esprimersi al meglio e con buona freschezza atletica, soprattutto quando gli avversari hanno già quarantacinque minuti nelle gambe.
Mossa tattica azzeccata, senza dubbio, ma, manco a farlo apposta, ironia della sorte, il Fondi va in vantaggio grazie al solito buco difensivo con Ciotola pronto ad approfittarne con un gol messo a segno a due passi dall’incolpevole Galli.
Spalti muti; in molti hanno temuto la disfatta. Ma a questo punto è venuto fuori, quasi d’incanto, lo spirito guerriero dei ragazzi in maglia azzurro-stellata. L’ingresso di Tascone ha rivitalizzato il gioco di centrocampo, apparso piuttosto frammentario nella prima parte di gara, e la squadra è parsa più convinta delle proprie possibilità. Il pareggio è arrivato quasi subito grazie a una staffilata di Cesaretti che ha rischiato di sfondare la rete tanto era possente il tiro. Sull’uno a uno, la Paganese ha continuato a macinare gioco sfruttando i lanci millimetrici di Bensaja e il mestiere di Scarpa. Proprio quest’ultimo, indomito capitano senza macchia e senza paura, ha poi messo il suggello alla gara con una gran testata su calcio d’angolo battuto da Bensaja.
Vi rimando a mercoledì per l’ultimo approfondimento della stagione con la rubrica “Così è, anche se non vi pare”.

FONDI-PAGANESE 2-2

illusione del gol da parte della Paganese in uno dei suoi attacchi alla porta del Fondi

Ragazzi, qua soffriamo troppo! Soffrire è un verbo che ricorre molto, anche troppo e viene coniugato in tutte le salse nelle vicende che riguardano non solo la Paganese ma anche i suoi tifosi. E, tanto per non essere da meno, anche a Fondi nella prima partita del torneo finale della speranza, i circa cinquecento tifosi al seguito hanno rischiato grosso.
Quando Cesaretti, con una delle sue sgroppate sulla sinistra, dopo appena dieci minuti ha effettuato un tiro cross rasoterra che ha letteralmente sorpreso il portiere del Fondi, terminando in rete, si è avuta la sensazione che la partita potesse mettersi sui binari giusti e che il verbo “soffrire”, riferito ai tanti tifosi accorsi a Fondi con ogni mezzo, per una volta, potesse essere messo in naftalina.
Niente di più sbagliato. La squadra laziale non si è scomposta più di tanto; ha accusato il colpo ma si è riorganizzata affidando la manovra di centrocampo all’ex De Martino e puntando sulle capacità offensive di Addessi sulla fascia destra e del tuttofare Nolè, una vera bestia nera per la difesa paganese. Passavano i minuti e cresceva di tono il Fondi. Un vero miracolo di Galli quando mancavano dieci minuti alla fine della prima frazione impediva agli atleti locali di raddrizzare il risultato. Il portiere era bravo a neutralizzare un tiro ravvicinato di Galasso che sembrava irrimediabilmente diretto in fondo alla rete.
Il vantaggio numerico e psicologico da parte degli ragazzi in maglia azzurro-stellata è stato purtroppo male gestito e il Fondi, man mano, ha preso fiducia nei suoi mezzi e nella ripresa, quando il cliché tattico di una Paganese apparsa troppo rinunciataria e slegata nella manovra non è cambiato, si è temuto il tracollo. Due volte di seguito è andata a rete la squadra pontina e Nolè ha recitato la parte del leone con due gol su cui niente ha potuto il bravo Galli.
E’ finita poi in parità, ma c’è voluta ancora una perla del mai troppo lodato Bensaja, subentrato in corso d’opera, a mettere le cose a posto con un guizzo e una zampata in diagonale degni di un goleador di razza. Bensaja è come se avesse un conto aperto con il Fondi; fu decisivo nell’ultimo incontro al “Purificato” circa un mese fa quando pennellò un tiro di interno destro che si insaccò nell’angolo alto alla sinistra del portiere laziale. Lo è è stato anche oggi quando mancavano pochi minuti alla fine e il Fondi sembrava avviato verso un’agevole quanto insperata vittoria. Ma a dire il vero c’è anche un altro atleta, in campo avverso, potentino di nascita, Nolè, ex centrocampista di fascia, che sembra avere un conto in sospeso con la Paganese. Segnò due gol nella partita del 4 a 5 e ha segnato due gol anche oggi.
La sofferenza, a cui purtroppo siamo abituati quest’anno, non va ancora in cantina. Al ritorno, sabato al “Marcello Torre” potrebbe bastare anche un pareggio per la salvezza.
Speriamo di ricordare questa stagione come “sofferta ma vincente”.
Nino Ruggiero

Paganese-Catanzaro 0-0


Nella foto, il gol mancato di un soffio da Cuppone in una delle rare proiezioni offensive della Paganese.

Zero a zero, il risultato a cui puntava la Paganese è arrivato. Bisogna accontentarsi dei piccoli passi, purtroppo, ma è già qualcosa in un’annata che è stata caratterizzata da risultati mai all’altezza delle generali aspettative della piazza. Così deve andare, e cosi vanno le cose della vita. Adesso bisogna solo guardare con fiducia alle due sfide finali, quelle che decideranno chi tra Paganese e Fondi potrà rimanere in serie C. Dunque, la Paganese giocherà la prima sfida il 19 prossimo a Fondi per poi ricevere la squadra laziale il 26 al “Marcello Torre”. Delle due squadre, a dire il vero, pare stare meglio la Paganese che – grazie alla posizione finale in classifica – per salvarsi potrebbe anche accontentarsi di due pareggi. Ma nel calcio, si sa, non c’è mai niente di scontato e in queste due gare conterà molto soprattutto avere nervi saldi e garretti buoni.
La Paganese di oggi, ad onor del vero, imbottita di elementi che hanno avuto poche possibilità di mettersi in mostra, è parsa poco reattiva nei confronti di un Catanzaro che – quasi spensierato, per non avere assilli di classifica di alcun genere – ha giocato una gara elementare, lineare e pulita. Fabio De Sanzo probabilmente non ha avuto le risposte che si aspettava da qualche atleta schierato per sopperire alle assenze degli squalificati Nacci e Piana e degli infortunati Meroni, Cesaretti e Scarpa. Quello che però non è mancato è stato l’impegno che i ragazzi hanno messo in campo. Poi, quando è stato necessario, quando si è capito che la squadra accusava scompensi nella zona centrale del campo, De Sanzo ha pensato bene, in corso d’opera, di ricorrere a Bernardini per dare sostanza all’interdizione e a Ngamba per velocizzare una manovra che quasi sempre risultava lenta e prevedibile.
La partita non è stata bella, ma nessuno osava sperare che potesse esserlo. Troppo grande era l’assillo per il punto che bisognava conquistare assolutamente perché si potesse giocare a cuor leggero. Quando dopo quattro minuti Cuppone si è guadagnato un fallo di rigore prontamente rilevato dall’arbitro, si è pensato che in fondo il risultato non sarebbe stato così difficile da raggiungere. Nemmeno il tempo di pensarlo che Cernigoi dal dischetto ha sparato alle stelle. Si è tornati così subito al ricordo dei tanti punti gettati alle ortiche nel corso di un campionato sempre avaro di soddisfazioni; si è temuto di mancare anche l’ultimo minimo obiettivo. Quante cose ti frullano nella mente quando senti vicino il pericolo, quando il terreno sembra mancarti da sotto i piedi…
Ecco, gli stati d’animo, le emozioni, sensazioni che fanno capolino ovunque: in campo fra i calciatori, sugli spalti fra gli spettatori. E volete che un manipolo di giovani calciatori in questo caso non senta la responsabilità di un fardello enorme, un peso che oramai non è più solo tecnico ma che investe la vita di una gloriosa società che proprio l’anno scorso ha festeggiato i novant’anni di vita?
È finita come si voleva Paganese-Catanzaro: un pareggio difeso come meglio non si poteva da un eccezionale Galli – sostituto forzato dell’infortunato Gomis – che ha onorato la sua prestazione con un paio di interventi degni di un grande portiere.
Un primo, piccolissimo traguardo è stato fortunatamente raggiunto: quello di lasciare il Fondi al penultimo posto.
Non è molto, ma non è nemmeno poco.
Nino Ruggiero

 

Lecce-Paganese 1-0

Nella foto, tratta da Eleven Sports, la parata di Gomis dopo due minuti su colpo di testa di Cosenza

Oggi come oggi, la Paganese deve solo pensare ai play-out e deve anche fare in modo di affrontare il Fondi prima in trasferta e poi in casa. Per essere sicura di ciò deve conquistare almeno un punto domenica prossima contro il Catanzaro nell’ultima di campionato. Un pareggio infatti assicurerebbe alla squadra azzurro-stellata di poter giocare la prima sfida fuori casa, che rappresenta comunque un vantaggio di ordine psicologico.
A Lecce, la Paganese è sembrata diversa da quella vista sette giorni addietro contro la Sicula Leonzio. La squadra – libera mentalmente – ha giocato un calcio pulito, forse anche elementare, ma redditizio; ha tenuto bene il campo fin quando Bensaja ha retto i ritmi della partita coadiuvato da Nacci nel ruolo di play basso, come si dice adesso, e da un instancabile Bernardini che non avrà mezzi tecnici eccelsi ma che in campo si sente per l’apporto dinamico che riesce a dare alla manovra di centrocampo.
Una partita cominciata in affanno dalla difesa paganese, alle prese con un potenziale offensivo di tutto rispetto degli avversari e che è stata salvata subito da un ottimo intervento di Gomis dopo appena due minuti. Un gol preso quando la lancetta dell’orologio aveva compiuto solo cento secondi probabilmente avrebbe messo angoscia all’apparato difensivo azzurro-stellato; ma non è stato così, grazie appunto a un intervento spettacolare quanto efficace del solito Gomis che non si smentisce mai.
La Paganese – scampato il primo pericolo – non se ne è stata con le mani in mano e ha cercato di farsi vedere in avanti soprattutto con Cesaretti sottoposto quasi sempre a marcature asfissianti anche da parte di un paio di difensori salentini. Ha funzionato poco oggi il tandem Cesaretti-Cernigoi ma bisogna anche tenere in conto il valore e la compattezza della difesa del Lecce, una squadra che proprio oggi ha meritatamente festeggiato la promozione in serie B.
Il gol che ha risolto la partita è arrivato come al solito su calcio da fermo. Dall’angolo è arrivato un pallone facile facile per la testa di Armellino che, libero da marcature, ha insaccato alle spalle dell’incolpevole Gomis. Incassato il gol, la Paganese ha cercato di imbastire qualche manovra in avanti grazie alla buona giornata soprattutto di Nacci e Bensaja che si sono distinti anche sul piano dello stile. Ma è mancata la profondità nelle manovre di attacco, probabilmente anche a causa della buona disposizione della difesa del Lecce, composta da elementi esperti e ben dotati fisicamente che non ci pensano due volte quando devono scaraventare palloni in tribuna. A tenere in piedi l’apparato difensivo ci ha pensato soprattutto Gomis, autore di un altro paio di interventi di assoluto valore; ma anche Piana – fino al momento in cui è dovuto uscire per precauzione – si è fatto valere al centro della difesa. Cesaretti, anche se ha giocato al di sotto del suo normale standard di rendimento, sul finire è andato a un passo dalla segnatura ma Perucchini è stato bravissimo e ha deviato il pallone scagliato con forza da oltre venti metri.
Finalino. Oggi non si poteva pretendere di più dalla squadra. La gara doveva essere un test probante in vista del codicillo finale e, se non altro, si è visto un buon giro palla a centrocampo; non si andati nel pallone con la testa, ed è già molto, specie se prendiamo come pietra di paragone la bruttissima gara disputata con la Sicula Leonzio. Si dovrà adesso lavorare ancora sulla testa dei giocatori, senza assillo, puntando soprattutto su un equilibrio tattico sempre difficile da raggiungere.
Intanto – in vista dei due inevitabili incontri con il Fondi, dal sapore di “mors tua, vita mea” – domenica si chiude in casa con il Catanzaro.
Nino Ruggiero