I miracoli sono cosa seria

Due tempi, due partite, due Paganese. Una sola conferma: quella di un’annata sportiva segnata, anonima e inconcludente.
Quella che ieri doveva essere la partita della verità ha visto in campo una Paganese timorosa e incerta nel primo tempo, un po’ come capitato nella prima parte di campionato, quando la squadra incassava una media di tre gol a partita. L’apparato difensivo ha stranamente imbarcato subito acqua da tutte le parti, tanto che si è temuto di essere travolti con un punteggio mortificante.
Gli attaccanti del Bisceglie sono sembrati dei marziani, svelti, rapidi, ficcanti: arrivavano da tutte parti vanamente contrastati da un filtro inefficace a centrocampo e da difensori apparsi in difficoltà nei confronti di brevilinei che sembravano avere l’argento vivo addosso.
Un primo tempo disastroso concluso con il punteggio di quattro reti a uno, senza scampo.
I miracoli sono una cosa seria e – si sa – avvengono raramente. La Paganese, in ambito sportivo e forse profano, dopo aver precedentemente agguantato per i capelli i play-out, ha provato anche ad agganciarne un’altro di miracolo sul filo di lana cambiando atteggiamento mentale alla ripresa del gioco. La squadra azzurro-stellata ha cambiato letteralmente volto. Grazie anche ai cambi effettuati, si è rivista la migliore Paganese del campionato e si è rivisto lo scatenato Scarpa dei tempi migliori nel ruolo di regista offensivo, coadiuvato dal redivivo Fornito, finalmente autore di una prestazione all’altezza della sua fama e da un Della Corte che ha dato lustro alla corsia di sinistra. Una Paganese diversa: aggressiva, padrona del campo, rivitalizzata da nuove energie ma soprattutto convinta di poter dire la sua parola in un incontro che nella prima parte della gara l’aveva vista rassegnata nei panni del pugile suonato messo irrimediabilmente all’angolo. Ne ha usufruito la manovra d’attacco e Cesaretti ha potuto esprimere la sua potenzialità in zona gol. Mossa tattica tardiva? Non si sa. Ma dobbiamo anche capire e giustificare l’operato e le scelte dell’allenatore Erra: aveva confermato, come si fa di solito, la squadra che aveva vinto la gara di andata. Gli si può dare torto? Crediamo proprio di no.
Sul risultato di 4 a 3 è poi entrato in gioco l’aspetto psicologico che nel calcio – si sa – gioca un ruolo importantissimo. Il Bisceglie ha temuto il peggio ed è stato più di una volta sul punto di capitolare perché la paura si è impadronita dei suoi elementi più rappresentativi che non riuscivano più a connettere e a dialogare.
Poteva esserci il clamoroso aggancio alla parità e al miracolo agognato; e nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo. Ma non è stato così. Di una sola cosa dovremmo essere certi: i ragazzi in maglia azzurro-stellata hanno dato il massimo delle loro possibilità. Purtroppo non è bastato. E sapete perchè? per il semplice motivo che i valori tecnici non si inventano e nel calcio contano molto. Il solo impegno non basta.
Questo è il calcio. Inoltre inutile recriminare. Con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte e poco conta che la Paganese abbia finalmente giocato un secondo tempo all’altezza delle aspettative.
Adesso che il calcio giocato è proprio finito, ci sarà spazio per il calcio amministrativo, quello dei regolamenti, delle rinunce e – si spera – delle riammissioni. La Paganese si candida autorevolmente in quella che sarà la corsa per non perdere la serie C anche in questa particolare gara di salvataggio.
Crediamo di aver detto tutto. C’è da fare solo una considerazione finale, peraltro sempre enunciata – senza mai affondare il dito nella piaga – nel corso del suo sfortunato campionato. La squadra ha scontato fin dal primo momento le troppe manchevolezze in ruoli chiave in linea tecnica e gli innesti di gennaio hanno solo colmato in parte qualche lacuna. Di più, probabilmente, con il materiale umano a disposizione, in fatto di rendimento e di risultati non si poteva fare.
Nino Ruggiero

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Sabato, il giorno più lungo

Diciamo subito che forse non è il caso di andare troppo per il sottile; ci voleva una vittoria contro il Bisceglie, ed è arrivata. Certo, sarebbe stato meglio se fosse arrivata in termini più copiosi per poter essere poi più tranquilli in vista della gara di ritorno. Ma che volete, se la squadra avesse avuto la capacità di mantenere uno standard di rendimento come quello palesato nella prima parte della gara di sabato pomeriggio, di certo non saremmo qui a scrivere di play-out e di rischio retrocessione. Bisogna pur sempre ricordare – per evitare ulteriori delusioni e illusioni – che la Paganese alla fine del girone di andata aveva collezionato solo cinque miseri punti ed era già praticamente condannata. Una specie di rinascita c’è stata, ad onor del vero, dopo l’arrivo dei rinforzi di gennaio e dell’allenatore Erra. Ma rinascita non vuole dire che i problemi generali d’impianto siano stati completamente superati e risolti. Ricordiamolo sempre.
Detto questo, come premessa, possiamo anche essere parzialmente soddisfatti per una vittoria conseguita soprattutto in virtù di una gagliarda prestazione collettiva della squadra, specie nella prima parte della gara quando il Bisceglie non ha avuto il tempo di organizzare il suo gioco perché sopraffatto da una efficace intensità agonistica di Scarpa e compagni. Troppo grande la voglia di lasciarsi alle spalle un deludente campionato per gli azzurro- stellati; troppo sorpresi, quasi incantati, gli avversari che evidentemente non avevano messo nel conto una partenza a razzo della squadra di casa. Il gol di Piana, realizzato dopo nemmeno un minuto di gioco, avrebbe avuto bisogno di essere accompagnato da almeno un paio di altre realizzazioni nei momenti buoni della gara. Ma la sorte, parlo del primo tempo, non è stata favorevole alla Paganese che avrebbe potuto sfruttare a dovere una superiorità evidente soprattutto dal punto di vista caratteriale.
Altra Paganese nel secondo tempo e, conseguentemente, altro Bisceglie anche quando la squadra pugliese è stata penalizzata da una giusta espulsione. In tanti sulle scalee del riaperto settore distinti e nella curva hanno temuto il peggio. Nella circostanza, si è rivista la Paganese titubante e incerta di un intero campionato, lontana parente della squadra che aveva entusiasmato nelle prime fasi di gioco della stessa partita. Trasformazione radicale del rendimento complessivo della squadra: perché? quali sono i motivi? ci sono rimedi?
L’interrogativo probabilmente ronza insistentemente nelle orecchie di Alessandro Erra che avrà anche poco tempo per darsi una risposta. Dovrebbe trattarsi di un calo fisico oppure di un calo mentale. Forse di tutti e due. Da qui non si scappa. Dovrà intuirlo proprio Erra – cercando di rimediare allo scompenso di rendimento della squadra – in vista della difficile gara di ritorno.
Una cosa è emersa sabato pomeriggio, anche se potrebbe trattarsi solo di una impressione: il calo di rendimento della squadra è coinciso con l’uscita dal campo di Scarpa, autentica icona, sempiterno capitano di cento battaglie, che purtroppo deve fare i conti anche con gli anni che avanzano inesorabilmente.
Uno degli interrogativi che sicuramente assillano Erra riguarda proprio la tenuta atletica del proprio calciatore più rappresentativo e la sua eventuale sostituzione anche a Bisceglie, necessaria solo per motivi strettamente anagrafici.
In terra di Puglia può bastare anche un pareggio per saltare il fosso. Per tanti appassionati, ma soprattutto per il gruppo dei fedelissimi che non hanno mai abbandonato la squadra, anche nei momenti più critici, sabato si presenterà come il giorno più lungo, quello della verità.
Sarà in grado la Paganese di sostenere l’ultima battaglia sciorinando, nell’arco dei novanta e più minuti, la stessa intensità agonistica che l’ha vista protagonista nella prima parte di sabato scorso? Ce lo auguriamo tutti.
Nino Ruggiero

Le partite che non finiscono mai

Una partita come quella che si giocherà sabato pomeriggio tra Paganese e Bisceglie tanti anni fa non avrebbe fatto dormire. Uno spareggio per non perdere una prestigiosa categoria avrebbe calamitato l’attenzione di una città intera. Ci sarebbe stata la corsa al biglietto. Gli organi di stampa avrebbero sprecato colonne di piombo per rimarcare il valore e l’orgoglio di una piccola città di provincia che non vuole perdere una prestigiosa categoria; avrebbero ricordato le gesta passate degli azzurro stellati; avrebbero ricordato le varie finali che hanno sempre avvinto il grande stuolo di appassionati ai colori sociali, da quelle riguardanti le promozioni a quelle che interessavano la salvezza.
Oggi, purtroppo, non è così. Si ci è messa prima la squadra, incompleta e raffazzonata, a disperdere attenzioni e benevolenza da parte di una tifoseria competente ed esigente allo stesso tempo, e poi, di conseguenza, una serie di risultati negativi che hanno scoraggiato anche quelli che una volta venivano definiti fedelissimi.
Nell’ultimo mese, il miracolo. Qualche incoraggiante pareggio e un paio di corroboranti vittorie hanno proiettato la squadra verso un traguardo ai più ritenuto irraggiungibile: lo spareggio con il Bisceglie. Non è molto, ma nemmeno poco per una squadra che sembrava irrimediabilmente condannata alla retrocessione e che nelle ultime gare – grazie soprattutto ai rinforzi giunti a gennaio – ha dimostrato di poter meritatamente giocarsi la salvezza.
Nella vita ci sono partite che non finiscono mai, e non si tratta solo di partite di calcio. Si tratta di esami continui, di lotte contro mulini a vento, contro ingiustizie, contro avversità e difficoltà di ogni tipo. In tali occasioni viene fuori la corazza dell’uomo, delle persone che sanno bene quanto sia difficile percorrere le impervie strade della vita. Ecco, tanto per essere nel tema calcistico, oggi la città di Pagani – in occasione di una gara che può decidere i futuri destini della squadra azzurro stellata – è chiamata a dare un segnale di identità e di orgoglio sulle scalee del “Marcello Torre”, nei settori “distinti” e “curve”, vista la chiusura della tribuna per lavori in corso.
La Paganese se la giocherà questa benedetta salvezza in due gare; andata al “Marcello Torre” ore 18 di sabato, ritorno allo stessa ora in terra pugliese. Se dovesse andare bene, per arrivare alla definitiva salvezza sul campo, ci sarà ancora un doppio incontro con una squadra del girone A.
Se, malauguratamente, dovesse andare male – con tutti gli scongiuri del caso – ricorreremo alla ciambella di salvataggio che la Lega ha calato per le squadre cosiddette virtuose. E la Paganese, con tutti i problemi di carattere tecnico che l’ha penalizzata per tutta la durata del campionato, virtuosa lo è di certo dal punto di vista amministrativo.
Saremo anche inguaribili nostalgici, ma preferiremmo vincere sul campo alla presenza di tante pecorelle smarrite, di tanti “figliol prodigo” che non vorranno essere sordi al richiamo della gloriosa maglia azzurro stellata.
Forse non saremo tantissimi, anche in considerazione della ristrutturazione dello stadio, ma di certo saremo quelli che la Paganese la portano evangelicamente nel cuore. Sempre. Nella buona e nella cattiva sorte.
Nino Ruggiero

La vita è adesso

Come già successo nello scorso campionato, la Paganese si è qualificata per la disputa dei play-out.
Quest’anno è stata proprio dura e la rincorsa folle verso quel margine fissato in otto punti di distacco dalla penultima si è esaurita positivamente solamente nella giornata conclusiva della stagione regolare. Un mezzo miracolo, se vogliamo, concretizzatosi grazie a due vittorie negli ultimi tre turni. Il biglietto definitivo per giocarsi la carta dei play out è stato staccato domenica scorsa nella gara con la Viterbese.
Contro il Bisceglie, avversaria tenuta nel mirino per tutto il girone di ritorno, sabato 18 prossimo si giocherà al “Marcello Torre” la gara di andata; a campi invertiti la gara di ritorno è prevista per sabato 25.
Come ci è arrivata la Paganese a questo primo spareggio salvezza? (primo, perché in caso di superamento del turno ci sarà da incontrare, sempre con gara di andata e ritorno, o il Como o la Lucchese del girone A).
La prima considerazione da fare, a campionato regolare concluso, parte dai risultati ottenuti dagli azzurro stellati nel girone di ritorno, dopo l’arrivo dei rinforzi invernali.
Ebbene, dopo aver chiuso il girone di andata con soli 5 punti, minimo storico di tutti i tempi, la Paganese ha chiuso il campionato a 23 punti. Se la squadra nel girone di andata avesse avuto lo stesso rendimento offerto nella seconda parte del campionato, il bottino finale – è la matematica che lo dice – sarebbe stato di 36 punti; punteggio totale che avrebbe consentito alla Paganese di salvarsi direttamente senza passare attraverso un finale ancora tutto da scrivere. Tanto per avere più chiaro il quadro della situazione, basterà constatare che nel girone di ritorno il Bisceglie, diretta concorrente, ha racimolato 17 punti, uno in meno della Paganese.
È solo una considerazione, certo, ma serve per capire che in fondo la squadra – dopo essere stata adeguatamente rinforzata nei punti dolenti – ha camminato con il passo delle concorrenti alla salvezza diretta. Lo provano importanti e pesanti pareggi contro formazioni costruite per vincere e le ultime due vittorie conseguite contro Virtus Francavilla e Viterbese.
Una Paganese rinfrancata nello spirito e nel morale, grazie alle cure del suo allenatore Alessandro Erra, si appresta dunque a disputare la volata finale. Lo fa con cognizione di causa, forte di un apparato difensivo finalmente all’altezza della situazione e di una predisposizione all’intensità agonistica che non deve mai mancare in una squadra dagli evidenti limiti tecnici e strutturali.
Sarà proprio l’intensità agonistica in due gare dal sapore di “mors tua, vita mea” che la farà da padrona; inutile intavolare discorsi di carattere tattico che investono strane formule numeriche e che fanno a pugni con il vero calcio o pensare di poter assistere a gare dall’alto contenuto tecnico dopo una stagione semifallimentare. Alla Paganese adesso sono solo richiesti supplementi di impegno, dedizione e sudore per salvare sul campo una serie C che la vede protagonista da un decennio.
La vita è adesso, dice in una fortunata canzone Claudio Baglioni. Proprio così, la vita è adesso per la Paganese che deve prepararsi a sostenere il primo scontro con il Bisceglie fra nemmeno quindici giorni in casa; ma la vita è adesso anche per la tifoseria azzurro stellata chiamata a sostenere in forze la squadra negli ultimi delicati momenti del suo campionato.
“Scurdammece ‘o passato”: mettiamo da parte per un momento tutte le comprensibili ragioni che hanno determinato l’allontanamento della gran parte del tifo. Si tratta adesso di salvare una categoria e nessuno deve essere sordo al richiamo della maglia che reclama afflato e tifo per arrivare a un difficile traguardo.
Per avere tutti vicini, nella gara di sabato prossimo, oltre alla curva, c’è bisogno anche di avere un altro settore, diciamo il settore distinti, visto che la tribuna del “Marcello Torre” è oggetto di modifiche strutturali in vista delle Universiadi di luglio.
Il presidente Trapani farà bene a muoversi per richiedere tempestivamente al primo cittadino la riapertura di tale settore. Pagani non ha mai tradito o lasciata sola la sua squadra nei momenti di necessità. È nel dna del paganese essere presente nel momento del bisogno.
Lo sarà pure stavolta.
Nino Ruggiero

Fino all’ultimo respiro

I patemi e le sofferenze per la Paganese non finiscono mai. Quando sembra tutto a portata di mano, basta un niente, un gol subìto nei minuti di recupero, perché tutto sia rimesso in discussione. Non è finita e non finirà tanto presto; perché se è vero che i numeri al momento assolvono la squadra, è pur vero che bisognerà attendere l’ultima partita, quella di domenica prossima con la Viterbese al “Marcello Torre” per avere la certezza di potersi giocare la permanenza in serie C con il Bisceglie in due gare senza appello. Sui carboni accesi si sta male, molto male.
La matematica dice che basterebbe un punto, salvo codicilli di ordine federale visto che i pugliesi hanno prodotto reclamo per vedere ridotti i tre punti di penalizzazione loro attribuiti di recente. Eppure, se si vincesse domenica con la Viterbese, cosa evangelicamente buona e giusta perché la squadra di Erra sta dimostrando di non essere più la squadra colabrodo della prima parte di campionato, la Paganese non solo sarebbe pronta a incontrare il Bisceglie ma – in caso di superamento del turno – potrebbe giocarsela a tu per tu con la vincitrice dell’altro play-out che, come è noto, coinvolge anche i gironi A e B. L’impresa non è di poco conto. Ma le ultime prestazione degli azzurro stellati aiutano a credere che l’impresa possa essere alla loro portata.
A dire il vero, sono apparse poco felici le modifiche apportate all’art. 49 delle norme federali a pochi turni dalla fine, anche inopportune – se vogliamo – nonostante sia stato anche introdotto il principio di premiazione delle squadre virtuose. Fra queste squadre cosiddette virtuose, lo sappiamo oramai tutti, c’è la Paganese cui è stata calata una preziosa quanto meritata ciambella di salvataggio di ordine amministrativo per la sua oculata gestione. Ma le riforme, per correttezza, non si fanno mai in corso d’opera. Lo impone soprattutto il buon senso.
Queste sono cose che andavano dette e lo abbiamo fatto.
Altro è invece il discorso agonistico che non può mai ridursi a calcoli ragioneristici. Il calcio è bello quando attrae le masse, quando una squadra riesce a entusiasmare le folle in virtù di prestazioni di rispetto, di risultati non necessariamente sempre vincenti. Le squadre devono avere un’anima, devono calamitare attenzioni e suscitare emozioni. Tutto questo non c’è stato da un po’ di tempo, diciamo da quando necessariamente si è dovuto fare i conti con un bilancio difficile da far quadrare.
È andato tutto storto fin dall’inizio in estate, il tifo è mancato, la massa degli sportivi si è allontanata, la disaffezione verso i colori azzurri stellati si è ridotta a minimi storici.
Adesso però c’è da salvare una categoria, c’è da fare quadrato attorno alla squadra e alla società. I conti potranno essere fatti successivamente, anche a muso duro. Bisogna salvare una storia e quindi non si deve andare tanto per il sottile.
Nel momento del bisogno ci sarebbe voluta un’apertura dello stadio alla città con un prezzo d’ingresso simbolico; ma nemmeno questo crediamo sia possibile, visto che, oltre alla tribuna inagibile per lavori che interesseranno la disputa delle Universiadi, c’è anche il settore “distinti” ancora chiuso per misteriose lungaggini burocratiche.
Allora bisognerà ancora una volta fare affidamento sulla passione del solito zoccolo duro degli ultras e di pochi altri fedelissimi che dalla curva vorranno accompagnare la squadra nella partita più delicata dell’anno. Avanti, fino all’ultimo respiro!
Nino Ruggiero

La ciambella di salvataggio

Le novità sono due.
La prima, beneaugurante, è rappresentata dalla vittoria contro la Virtus Francavilla, portatrice di tre punti che hanno ridotto lo svantaggio dal Bisceglie e significano, al momento, disputa dei play-out.
La seconda, non meno importante, è la consapevolezza di avere a portata di mano anche una ciambella di salvataggio calata dalla Lega da assegnare alle cosiddette squadre virtuose.
Di che di tratta? Il consiglio federale, primo fra tutti il presidente di Lega, Francesco Ghirelli – con la modifica delle norme federali, all’articolo 49 – ha inteso premiare le squadre più virtuose, vale a dire quelle che hanno sempre avuto i piedi ben saldi per terra e non si sono avventurate sul terreno della dissolutezza facendo debiti che poi alla lunga non hanno onorato. Fra queste squadre virtuose c’è senza ombra di dubbio la Paganese.
Da quest’anno, dunque, le squadre virtuose avranno un ruolo di primo piano e saranno tenute in considerazione ove mai dovessero rischiare di scendere di categoria; in tal caso i club virtuosi saranno riammessi – per raggiungere il numero complessivo delle squadre (che restano sessanta) – a disputare i tre gironi di terza serie, senza dover richiedere il ripescaggio.
Ricapitolando, la Paganese adesso ha disposizione non solo la temibile arma dei play-out, a patto che riesca a mantenere il distacco dal Bisceglie negli otto punti; ma anche la classica ciambella di salvataggio o paracadute, statuita dal nuovo regolamento federale, ove mai ce ne fosse bisogno. Vogliamo sperare innanzitutto che la squadra possa raggiungere la salvezza sul campo di gioco: avrebbe tutto un altro significato.
Essere virtuosi sia sul terreno di gioco che sul piano amministrativo non avrebbe uguali; ma, se ci è consentito, se si dovesse scegliere, preferiremmo vincere la battaglia dell’esistenza proprio sul terreno di gioco, perché essa avrebbe tutto un altro sapore.
La vittoria con la Virtus Francavilla è arrivata nell’ultimo giro delle lancette, in pieno recupero. Ed è arrivata grazie a un’inzuccata prepotente di Alberti, schierato a sostegno dell’attacco negli ultimi minuti di gioco. Mossa della disperazione quella di Erra o intuito professionale? Come tutte le mosse tattiche, sono i risultati che le caratterizzano: esse sono ottime quando si vince, come sabato, o fallimentari quando invece scompensano tatticamente una squadra. Così va il calcio.
A dire il vero, a prescindere dalla vittoria conseguita sabato scorso, che ci voleva come il pane dopo mesi e mesi di sofferenze, la Paganese è apparsa più armonica e organizzata; e non solo perché è arrivata la vittoria al “Marcello Torre”, tanto inseguita per tutta l’annata calcistica.
Di certo le manchevolezze di ordine strutturale – che ci sono e continuano a far dannare gli ultimi baluardi del tifo – non potevano essere eliminate come d’incanto; ma nel complesso la formazione è apparsa se non altro più omogenea dal punto di vista tattico.
Alessandro Erra, con la difesa che si ritrova, grazie al buon assetto assicurato da Stendardo, Dellafiore e Piana, può dedicarsi a prestare maggiore attenzione al gioco che deve essere sviluppato dalla cintola in su. Fermo restando la regia saldamente assicurata dall’onnipresente Capece, bravo a interpretare sia la fase di filtro che quella del rilancio in avanti, sono i ruoli di Gaeta e di Fornito che – rassicurati probabilmente dalle scelte effettuate dall’allenatore – stanno assumendo connotazioni di omogeneità e continuità con il corpo della squadra.
L’allenatore aspetta anche di avere a completa disposizione il migliore Scarpa, attualmente alle prese con un problema alla schiena che ne mina la continuità d’azione. Ma Scarpa è atleta dalle mille risorse; probabilmente, dall’alto della sua indubbia classe, è in grado di dare alla squadra quel ”quid” in più anche se viene utilizzato negli ultimi scorci della gara.
Nino Ruggiero

Hitchcock ci fa un baffo….

La trama assomiglia a quella di un romanzo di Alfred Hitchock o Agata Christie: una squadra, la Paganese, che a quattro giornate dalla fine del campionato ancora non conosce ancora come andrà a finire la sua tormentata storia.
Ogni settimana in calendario un decisivo appuntamento, un indizio, una prova poi regolarmente fallita: ogni volta è la partita della verità, quella che deve decidere il futuro destino. Ogni settimana da più di un mese, a enigma irrisolto, un rinvio della soluzione a quella successiva.
Destino vuole che a ogni passo falso della squadra (che oramai è una costante) anche l’avversaria nel mirino incappi in insuccessi. I numeri, i calcoli lasciano tutto in sospeso e ancora non si esprimono. Sono asettici e freddi: dicono solo che teoricamente la Paganese potrebbe ancora rientrare nel margine degli otto punti di svantaggio dal Bisceglie necessario per sperare di disputare i famosi play-out.
Come in tutte le trame di film o libri gialli, il finale può riservare ancora delle sorprese, tipo punti di penalizzazione pesanti in arrivo per il Siracusa, una squadra che sembrava lontana da ogni pericolo di coinvolgimento in quella che è una vera e propria lotteria della salvezza.
Questo in teoria. In pratica per la Paganese sono ben poche le probabilità di rientrare nei famosi otto punti di distacco che la separano da una delle squadre che la precedono in classifica. Attualmente sono nove i punti che separano la Paganese dal Bisceglie, tenuto conto del fatto che domenica gli azzurro stellati avranno a tavolino i tre punti contro il retrocesso Matera e che il Bisceglie riposerà (riposo che ha già effettuato invece la Paganese).
Un solo punto da recuperare quando mancano solo tre gare alla fine, autorizzerebbe ancora a sperare. Il guaio è che la Paganese sta sciupando di brutto tutte le occasioni che le si presentano come “ultima spiaggia”. Solo un miracolo, dunque, potrebbe rimettere in sesto la squadra e consentire almeno la disputa di spareggi che sulla carta sembrano proibiti.
Alessandro Erra, che ha sostituito De Sanzo e che non è un mago, come non sono maghi tutti quelli che siedono in panchina, non ha potuto incidere molto sul rendimento della squadra a lui affidata. Gli uomini sono quelli che sono e non c’è nemmeno il tempo per cercare soluzioni tattiche diverse da quelle messe in campo nelle ultime gare.
La difesa è il reparto che risponde meglio alle aspettative generali, ma è soprattutto nella fase di proposizione del gioco che la squadra sconta la mancanza di giocatori di fascia capaci di avvolgere e sconvolgere le difese avversarie, fermo restando che Capece – domenica dopo domenica – dimostra di avere tutte le carte in regola per recitare il ruolo di regista tuttofare.
Tutto è sempre molto prevedibile in avanti con calciatori più di posizione che di movimento. Se poi si aggiunge, come è capitato domenica contro il Rieti, che un calciatore come Cesaretti, uno dei pochi ad avere nelle corde le capacità di saltare l’uomo e di proporsi minacciosamente in avanti, viene francobollato con marcature asfissianti, allora si capisce pure perché la squadra abbia dei limiti e soprattutto abbia quella indecorosa posizione in classifica.
Una nota, chiamiamola considerazione, prima di terminare e di lasciare spazio alla speranza che è sempre ultima a morire. Possibile che nessuno dello staff abbia mai tenuto in considerazione un giocatore come Longo, ala di ruolo, sbolognato a cuor leggero al Potenza nella sessione di gennaio? Se vediamo già solo le cifre, a parte il valore del calciatore, leggiamo che Longo in appena otto partite ha segnato la bellezza di quattro reti (di cui uno segnato proprio contro gli azzurro stellati).
Troppo pochi per la Paganese?
Nino Ruggiero