La carica di Iunco

Così è, anche se non vi pare

iunco

Nella foto, tratta da “Paganesemania”, l’attaccante Antimo Iunco

Una nota positiva è emersa prepotentemente nel corso della sfortunata esibizione interna con la Juve Stabia. Essa è costituita dal completo, celere e quasi miracoloso ritorno in campo di Antimo Iunco che – non me ne vogliano i pur bravi altri componenti della squadra azzurro-stellata – è l’elemento più carismatico dell’attuale rosa a disposizione di Gianluca Grassadonia.
Pochi minuti per il calciatore, ma minuti finali intensi; il suo inserimento, diciamo a sorpresa perché nessuno si aspettava che potesse essere già pronto, ha portato scompiglio fra le fila degli stabiesi. Da oggi Grassadonia potrà disporre di una pedina fondamentale per il suo gioco e soprattutto potrà avere più varianti tattiche per il futuro.
Dico la verità: domenica non mi aspettavo una Paganese fin dai primi minuti di gioco tanto timorosa e castigata tatticamente sulla difensiva. È vero che il gol incassato dopo soli tre minuti è stato come una doccia gelata per la squadra, ma è altrettanto vero che la Juve Stabia è stata facilitata nel suo incedere supponente e presuntuoso, da prima della classe, da una Paganese timorosa, psicologicamente giù, attestata, tra l’altro, anche su posizioni esageratamente difensive. Una mossa inopportuna per gli azzurro-stellati che proprio in difesa accusavano tre importanti assenze: Marruocco, Alcibiade e Dicuonzo.
Con tutto il rispetto possibile per i loro sostituti, è chiaro che tre giovani, praticamente al loro debutto, non avrebbero potuto garantire la stessa ermeticità difensiva di cui la squadra va fiera. Ecco perché, probabilmente, la Paganese avrebbe potuto giocare meglio le sue carte, presentandosi con maggiore convinzione offensiva senza dare l’impressione di temere oltre il dovuto i forti avversari. Ma siamo, ovviamente, nei discorsi del dopo, quelli che sappiamo fare un po’ tutti a partita conclusa.
È certo, però, che – a di là dei soliti numeri di schieramento da lavagna – il povero Reginaldo, per buona parte del primo tempo, si è trovato da solo a reggere le sorti del proprio attacco. Alla Paganese, in quei frangenti, è mancato il solito gioco di proposizione sulle due fasce. Qualcosa si è visto sulla fascia sinistra grazie agli inserimenti di Della Corte, in netta ripresa dopo un periodo di appannamento. Cicerelli ha dato il suo solito contributo di qualità e di sostanza, partendo però da lontano; motivo per cui spesso e volentieri è arrivato in area con poca lucidità.
Credo che Grassadonia avesse chiesto a Deli di fare da spalla a Reginaldo; ma si sa: una cosa è la teoria, un’altra la pratica. Alla Paganese di domenica scorsa, quella del primo tempo, è mancata completamente la spinta sulla fascia destra di attacco e da quelle parti la Juve Stabia ha dormito sonni tranquilli, visto che Picone aveva il suo da fare per cercare di mettere la museruola a uno scatenato Sandomenico, attaccante molte volte in procinto di vestire l’azzurro-stellato.
Mi viene da dire che la Juve Stabia ha costruito il suo successo – arbitraggio scandaloso a parte – sulle due fasce laterali laddove Marotta e, soprattutto, Sandomenico hanno potuto scorazzare così come facevano le ali di una volta. Guarda caso, la Juve Stabia ha vinto il confronto proprio utilizzando quel gioco sulle fasce laterali che era una delle prerogative della migliore Paganese.
Lo sguardo, però, è giusto che sia rivolto al prossimo futuro, sempre tenendo conto delle disfunzioni emerse nel corso delle ultime esibizioni.
Intanto va detto che il giovane portiere Chiriac è sembrato pronto e attento: di certo i due gol subìti con la Juve Stabia non condannano la sua promettente esibizione. A Catania, Grassadonia disporrà dei suoi uomini migliori e potrà anche pensare a un utilizzo fin dall’inizio di Iunco per dare un volto più offensivo e pratico alla squadra.
Parliamoci chiaro: Antimo Iunco è un vero e proprio lusso, per la Paganese e per la categoria. Per averlo, Raffaele Trapani ha fatto follie. Il calciatore adesso, dopo l’infortunio subìto a Catanzaro, deve solo riacquistare il ritmo delle partite; su di lui sono appuntati gli sguardi di tutti. Non deluderà, mi sbilancio, perché è un campione e i campioni, oltre a saper dare del “tu” al pallone, sanno dare anche la carica. Proprio quella che è mancata domenica scorsa nel primo tempo.
Nino Ruggiero

PAGANESE-JUVE STABIA 1-2

camilleri-gol

Nella foto, Camilleri ha appena messo a segno il gol dell’1 a 2. Esultanza del team azzurro-stellato

L’orgoglio della Paganese viene fuori solo nella seconda parte della gara; precisamente sul risultato di zero a due. Gli azzurro-stellati cambiano faccia, dopo un primo tempo concesso ai titolati avversari; in loro scatta tardivamente quella molla che avrebbe potuto cambiare volto alla partita. Il gol dell’uno a due realizzato da Camilleri, quando mancano una ventina di minuti alla fine, potrebbe riaprire la partita. Ma la Juve Stabia è squadra tosta che sa interpretare alla grande la fase difensiva; interventi sostanziosi e decisi, sempre al limite della correttezza, impediscono però alla Paganese di arrivare al pareggio.
Ma a dire il vero gli uomini in maglia azzurro-stellata devono recitare il “mea culpa” per aver consegnato la partita nelle mani degli avversari fin dai primi minuti di giuoco. Troppo rinunciatario e dimesso appare subito lo schieramento della Paganese che in avanti presenta il solo Reginaldo. Non vi parlo di schieramenti tattici ricorrendo ai numeri, così come non ne ho mai parlato; ma presentarsi con una squadra monca in avanti, senza una spalla per l’isolato Reginaldo, è stata una vera manna per la Juve Stabia che ha intuito subito di avere a che fare con una squadra timorosa e bloccata, al di là di una comprensibile prudenza.
Ci ha messo pochissimo, appena tre minuti, la squadra stabiese per arrivare al gol con un azzeccato colpo di testa di Ripa, più lesto di tutti a incocciare un pallone battuto da calcio d’angolo. La Paganese è in crisi d’identità e non riesce a prendere il sopravvento sugli avversari anche a centrocampo dove Pestrin e Maiorano subiscono marcature a uomo con raddoppi asfissianti. Reginaldo è pressoché isolato in avanti, compresso nelle grinfie di una difesa ferratissima che non gli lascia scampo. Solo qualche spunto di Cicerelli agita il tranquillo pomeriggio della squadra stabiese che si convince, man mano che passano i minuti, di poter arrivare al bottino pieno. Paganese dimessa nella prima parte della gara e anche nei primi minuti della ripresa fino al momento del raddoppio da parte di Izzillo. Sullo zero a due scatta la molla dell’orgoglio. La Paganese sembra pervasa da uno spirito guerriero. A centrocampo Pestrin è un leone, si scrolla di dosso le marcature che l’avevano attanagliato e prende a sventagliare palloni in avanti per Cicerelli e per il neo entrato Herrera. Il gioco diventa vibrante. La difesa stabiese arranca e più di una volta è costretta al fallo tattico; l’arbitro, fra i peggiori visti al “Marcello Torre”, lascia correre incoraggiando un gioco maschio al limite della correttezza. Arriva anche il gol della speranza con Camilleri, ma le gambe non rispondono più alle sollecitazioni agonistiche e finisce con la Juve Stabia vittoriosa al di là degli indubbi meriti che la consacrano fra le squadre meglio assortite del campionato.
Appuntamento a martedì prossimo per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com

La spada di Damocle

Così è, anche se non vi pare

cicerelli

Nella foto, tratta da Sportube, Cicerelli riceve i complimenti da Grassadonia dopo aver messo  segno il gol del momentaneo vantaggio

All’indomani della inopinata sconfitta rimediata in malo modo a Cosenza dalla Paganese, credo che, per avere contezza dell’attuale situazione della squadra, possano essere tirati in ballo – metaforicamente – i mitologici personaggi di Dionigi, tiranno di Siracusa, e di Damocle, cortigiano invidioso cui piaceva talmente il ruolo di regnante, ritenuto più che fortunato, da chiedere allo stesso tiranno di prendere il suo posto per un giorno.
Una volta accontentato e assiso sul trono, Damocle si accorse che sul suo capo pendeva una spada retta da un sottilissimo filo e solo allora si rese conto di cosa significasse realmente tenere i fili di un regno. Da qui l’espressione “sotto la spada di Damocle”, usata nel gergo comune come pericolo costante per chi nella vita è chiamato a recitare un ruolo di primo piano.
Cosa voglio dire? Che nella vita non è da tutti recitare determinati ruoli, specialmente quelli più difficili e delicati. Non vorrei essere nei panni di Raffaele Trapani, giovane presidente azzurro-stellato, cui è capitata fra le mani la patata bollente del “caso Marruocco”. Perché, consentitemelo, non è facile per un capitano d’azienda prendere decisioni su casi veramente molto spinosi; e quello di Marruocco lo è.
Partiamo dall’inizio. Quest’anno la Paganese è partita in ritardo per le note vicende sportivo-giudiziarie che l’hanno interessata fino al 31 di agosto. La squadra, assemblata in pochi giorni, ha man mano assunto – grazie allo scrupoloso e sapiente lavoro di Grassadonia – un volto di squadra compatta e manovriera. Una squadra che non ha timori riverenziali e che gioca un calcio d’avanguardia.
Lo ha fatto a Catanzaro e a Messina, ultimamente, cogliendo due vittorie prestigiose, così come non accadeva da molto tempo, diciamo dai tempi d’oro.
Anche a Cosenza, domenica scorsa, la squadra stava compiendo un altro capolavoro di strategia tattica, grazie all’ottima disposizione in campo predisposta da Grassadonia; per ben settanta minuti di orologio non aveva lasciato campo ai pur temibili avversari; li aveva messi alle corde e aveva segnato con Cicerelli, uno dei suoi uomini migliori, il gol del momentaneo vantaggio.
Nei venti minuti finali è poi successo di tutto; ed è inutile rivangare l’accaduto, tanto sapete bene quello che è accaduto.
Alla luce dell’ennesimo infortunio caratteriale in cui è sprofondato Marruocco, cosa dovrebbe fare la società, e per essa Raffaele Trapani? Multa, sospensione, perdita della fascia di capitano, o cos’altro?
Non conosco, così come credo non conoscano anche tutti gli appassionati seguaci della squadra azzurro-stellata, la posizione in merito dell’allenatore Grassadonia. Credo – e posso solo pensarlo – che quest’ultimo abbia grande considerazione per Marruocco sotto il profilo tecnico; un po’ come il sottoscritto che lo stima molto per valenza strutturale e per padronanza del ruolo. Lasciamo perdere qualche cappellata, quella la fanno anche i migliori portieri del mondo.
Quello che invece lascia perplessi la totalità degli sportivi paganesi è il ruolo di mattatore a tutti i costi che il portiere vuole interpretare, con licenza di strafare e di andare oltre il lecito, ai confini dell’assurdo.
Sarà quello che sarà, quella di Cosenza resta una brutta pagina nella storia personale di Marruocco, ma anche della Paganese; prima, perché quella era una partita da vincere, o quanto meno, al massimo, da pareggiare; secondo, perché di una gara interpretata in modo eccellente, da primi della classe, resta solo l’onta di una sconfitta maturata soprattutto a causa dell’angheria di un atleta che, vestendo anche i gradi di capitano, avrebbe dovuto rappresentare esperienza, maturità e buon senso.
Brutta gatta da pelare per Raffaele Trapani, una vera spada di Damocle per il suo regno.
Nino Ruggiero

COSENZA-PAGANESE 2-1

schermata-2016-10-16-alle-21-52-54

Nella foto, tratta da Sportube, Cicerelli viene festeggiato dai compagni dopo il gol

Si può perdere una partita anche se l’hai ben interpretata tatticamente e se hai dato l’impressione di poterla vincere controllandola con piglio fiero e autoritario per almeno settanta minuti. Il calcio può fare di questi scherzi perché non è una scienza esatta. Si può perdere una partita; ma non si può perdere la testa.
Una partita cominciata benissimo ma finita malissimo. Un primo tempo giocato con la spavalderia e la sicurezza di una squadra che sa quello che vuole. Grande controllo della situazione, con Pestrin e Maiorano padroni del centrocampo; una difesa attenta, giudiziosa e alta – come adesso si dice di una retroguardia manovriera – che partecipa anche alla costruzione del gioco, specie con Alcibiade.
Non arriva il gol nella prima parte della gara, ma solo perché non è serata buona per Reginaldo e Herrera frenati da un’attenta retroguardia avversaria.
Allora, alla ripresa del gioco, salgono in cattedra Deli e Cicerelli, gli uomini più in forma del momento. Il primo porta lo scompiglio in un paio di occasioni nella munitissima retroguardia cosentina; il secondo infila l’angolino basso alla destra di Perina con una staffilata da una buona ventina di metri. Proprio un gran gol che corona un crescendo del giovane calciatore, buono oramai per tutte le stagioni tattiche.
Potrebbe bastare nei confronti di un Cosenza pasticcione e involuto nella manovra.
Ma ci si mette prima Alcibiade, autoritario nella prima parte della gara, che incappa in due consecutive ammonizioni con relativo “rosso”; e poi Marruocco – già ammonito nel primo tempo – che frana colpevolmente su un avversario rimediando la seconda espulsione della giornata. In nove uomini non c’è più partita per la Paganese.
Ecco, in questi due episodi è racchiuso il succo di una amara sconfitta.
Le partite, come dicevo all’inizio, si possono perdere; quella che non si deve mai perdere però è la testa. Altrimenti è finita; con tanti rimpianti e tante recriminazioni.
Appuntamento a martedì prossimo per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com

Quelle strane sensazioni

Così è, anche se non vi pare

il-gol-di-reginaldo

Nella foto, tratta da Sportube, il magnifico gol di Reginaldo che ha sbloccato la partita dopo soli sette minuti

La chiave di volta della partita con il Melfi, a mio parere, è rappresentata dal gol messo a segno dopo pochi minuti di gioco da Reginaldo. Dopo soli sette minuti di gioco, Reginaldo, da grande opportunista, da vera faìna con il vizio del gol, ha il gran merito di concretizzare un allettante invito in corridoio di Maiorano in piena area: brucia i due difensori centrali lucani sullo scatto e si presenta solo davanti a Gragnaniello fulminandolo con un tiro che va a conficcarsi sotto la traversa.
La partita, a questo punto, assume una chiave tattica più lineare per gli azzurro-stellati che – liberatisi subito dall’assillo del gol – giostrano in spazi larghi e, proprio per questo, possono godere di maggiore libertà d’azione.
Il Melfi nel primo tempo è completamente succube della Paganese pur cercando di controbattere all’evidente strapotere degli avversari. Pochi i palloni indirizzati verso la porta di Marruocco, nonostante un certo predominio territoriale fine solo a se stesso. Il secondo gol messo a segno da Alcibiade, bravo a deviare di piede un calcio d’angolo battuto da Cicerelli, tranquillizza definitivamente la squadra azzurro-stellata. Con due gol di vantaggio, inevitabilmente, i ritmi di gioco calano notevolmente anche perché qualche atleta comincia ad avvertire la fatica di due partite disputate a distanza di soli tre giorni.
Nel secondo tempo, ad onor del vero, il Melfi, squadra sbarazzina ancorché ingenua, ci dà dentro con l’innocente forza della gioventù. In quei minuti, mi viene alla mente un’altra squadra lucana degli anni Sessanta, il Policoro, che in quegli anni giocava un ottimo calcio ma che raccoglieva solo consensi e pochissimi punti. Brutto sintomo per chi deve pensare innanzitutto a salvarsi.
Simpatica squadra il Melfi: omogenea, lineare, a tratti spumeggiante soprattutto in un indiavolato Pompilio che ha numeri di buona scuola ma che poi si perde nel tiro a rete. Calcio pulito, geometrico, forse poco assennato, ma che volete: la gioventù è pur sempre gioventù, con tutta la baldanza e la voglia di fare tipica degli anni verdi, controbilanciate da inesperienza e da poca confidenza con il gol.
Il calcio, però, purtroppo o per fortuna, non lo so, non è un gioco da esteti e basta. Vince chi è più scaltro, o più abile, o più fortunato, e mette il pallone in rete.
Da domenica, proprio dopo l’incontro con il Melfi, mi viene da pensare che l’attuale Paganese comincia ad avere contezza dei propri mezzi: sta diventando più cinica, più calcolatrice, forse anche più fortunata, così come lo sono quasi sempre le squadre forti. E’ solo una sensazione, sia chiaro, ma la mia esperienza, in fatto di calcio vissuto, mi lascia una piacevole sensazione che le prossime giornate dovranno chiarire.
Intanto mi fa enormemente piacere che Marruocco abbia ritrovato la sua dimensione di affidabilità; gli consiglierei però di rifuggire da certi atteggiamenti che a volte risultano irritanti, anche se so che è difficile cambiare il proprio carattere, soprattutto quando non si è più giovanissimi. Con Marruocco, la difesa ha ritrovato compattezza, grazie anche all’affiatamento che si sta cementando soprattutto nella zona centrale con Alcibiade e Camilleri.
La squadra cresce e acquisisce sempre di più consapevolezza di avere tutti i requisiti per giocarsi una carta importante in questo campionato. Contro il Melfi mancava Pestrin ma, a dire il vero, Maiorano e Tagliavacche hanno fatto di tutto per non farne sentire la mancanza; ci sono riusciti a sprazzi per la verità, ma i due hanno denotato buone qualità personali, anche di palleggio, tanto è vero che Maiorano è stato bravo ad innescare Reginaldo in occasione del primo gol con una fine imbucata e Tagliavacche ha fatto gridare al gol quando, con una magistrale punizione battuta di sinistro, ha sfiorato l’incrocio dei pali.
Le sorprese positive, se proprio vogliamo chiamarle così, sono rappresentate da Cicerelli e da Deli. Il primo, al momento, è sicuramente l’uomo più in forma dell’intera squadra; per lui il bravo Grassadonia ha ritagliato un ruolo quasi su misura; il secondo mostra di essere in grande spolvero, ancorché avviato sulla strada della completa consacrazione.
Reginaldo è l’attaccante di cui la squadra aveva bisogno. Ha ancora lo scatto e il tiro dei suoi anni migliori e ha dimostrato di avere entusiasmo giovanile per come si allena e per come si presenta la domenica al centro dell’attacco.
Da Cosenza, domenica attendiamo piacevoli conferme. Rientrerà Pestrin e Grassadonia potrà muovere meglio le pedine a sua disposizione.
Nino Ruggiero

PAGANESE-MELFI 3-0

disimpegno-di-gragnaniello

Nella foto, un disimpegno di Gragnaniello nel primo tempo

Che bello il ritorno alla vittoria in casa! Una serata piacevole, dal punto di vista ambientale e sportivo. Una buona cornice di pubblico, non proprio quella delle grandi occasioni ma un certo ritorno allo stadio c’è stato da parte di chi tentenna e vorrebbe una squadra all’altezza della situazione.
Dico subito che il punteggio non esprime numericamente quello che le due squadre hanno espresso in campo. Tre gol potrebbero far pensare ad un dominio assoluto da parte della Paganese; ma non è proprio così perché il Melfi, specie nella seconda parte della gara, ha dato filo da torcere alla difesa azzurro-stellata che se l’è cavata grazie a un paio interventi di grande spessore compiuti da Marruocco.
Inoltre il taccuino – sempre nel secondo tempo – segnala due legni colpiti dal Melfi: una traversa piena e un palo clamoroso. Ma il taccuino, particolarmente ricco nel secondo tempo, parla anche di contropiedi micidiali da parte della Paganese; di un intervento di gran classe di Gragnaniello su tiro a giro di Deli meritevole di maggiore fortuna; di un gol davvero magistrale messo a segno dallo stesso Deli con un gran diagonale quando mancavano una decina di minuti alla fine.
La Paganese oggi è stata cinica come non mai. Ha segnato due gol nella prima parte della gara; il primo con Reginaldo, bravo a incunearsi in area e a segnare con un gran tiro da distanza ravvicinata; il secondo con Alcibiade, allo scadere del tempo, su calcio d’angolo battuto da Cicerelli. Proprio quest’ultimo, ancora una volta, è da segnalare come migliore in campo in senso assoluto. Il ruolo che Grassadonia quest’anno sembra avergli ritagliato su misura esalta le doti del calciatore: le sue incursioni sulla fascia sinistra sono spettacolari ed efficaci al tempo stesso. Oramai quando parte da lontano, dopo aver eseguito diligentemente la fase difensiva, non bastano più due avversari per frenarne l’irruenza e il gran controllo di palla. Oggi come oggi, Cicerelli è senza ombra di dubbio l’uomo più in forma della squadra.
Bisogna anche dire che è tutto il complesso che ha saputo tenere sotto controllo la situazione quando il Melfi ha sciorinato un gioco brillante e generoso, ancorchè disordinato sotto rete. Stavolta Marruocco ha recitato la parte che gli compete con grande naturalezza e bravura sventando almeno due gol che sembrava destinati in fondo al sacco. La difesa ha tenuto abbastanza bene davanti all’assalto all’arma bianca del Melfi nel secondo tempo, ma l’assenza di Pestrin in fase di filtro si è sentita più di quanto si pensasse alla vigilia.
Per il momento possiamo accontentarci dei tre punti che fanno tanta classifica e di aver sfatato il tabù delle vittorie interne.
Appuntamento a martedì prossimo per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com

PAGANESE-FRANCAVILLA 1-1

francavilla

Nella foto, Zerbo festeggiato dai compagni dopo la realizzazione del temporaneo uno a zero

Pareggio beffardo in casa contro la Virtus Francavilla, non tanto per il risultato in se stesso che ci può pure stare, quanto per il modo con cui è maturato.
Non è stata una bella partita, ma lo si sapeva già perché sono stati rispettati i canoni tattici, tipici di questi incontri. Da una parte la Paganese attestata su posizioni prudenziali, diciamo abbastanza equilibrata tatticamente, con la novità di Longo sulla destra con licenza di offendere; dall’altra la Virtus, ben disposta sulla difensiva ma pronta anche a ripartire per fare male.
Diciamocelo in un orecchio: le potenzialità della Paganese sono arcinote a tutti quelli che seguono interessatamente il girone. Ci sono filmati, riprese televisive; ci sono osservatori che conoscono vita, morte e miracoli degli atleti più rappresentativi della squadra azzurro-stellata. In un calcio frenetico, ma anche molto tattico, non ci vuole molto, proprio perché si ha contezza del valore di determinati calciatori, a trovare il modo per imbrigliare quelli che vengono considerati i punti di forza di una squadra.
Oramai, Pestrin a centrocampo, Deli sulla tre-quarti e Cicerelli sulla fascia sono “carte conosciute” e gli allenatori avversari per prima cosa pensano a come imbrigliarli per metterli in condizione di non nuocere; in altre parole pensano a annullare le fonti di gioco della Paganese e i calciatori ritenuti più pericolosi in avanti.
Bisogna dire a onor del vero che i tre calciatori citati – pur guardati a vista con raddoppi nelle marcature spesso al limite del regolamento – se la sono cavata egregiamente. Forse Cicerelli, schierato a sinistra della propria difesa e costretto più sulla difensiva, ha abdicato parecchio alle sue sgroppate in avanti, ma bisogna anche tener conto del suo utilizzo in fase di contenimento.
Deli ha sciorinato numeri di alta scuola; è andato anche vicino al gol nel secondo tempo quando dopo un entusiasmante slalom ha effettuato un tiro a giro di destro degno di migliori fortune, ma nell’occasione è stato bravissimo il portiere Costa a deviare il maligno tiro in calcio d’angolo. Discrete le prestazioni di Longo e di Tagliavacche che di certo non hanno demeritato; ma sono state prestazioni piatte, senza acuti. Così come sono state senza acuti le prove di Reginaldo e di Herrera in avanti, bloccati dalla ferrea difesa pugliese.
Il pareggio, dicevo all’inizio, è parso però beffardo per il modo con cui è maturato.
Partiamo dal gol della Paganese, arrivato dopo buoni venti minuti del secondo tempo. Bello ed elegante lo spunto di Deli che in area serve il neo entrato Zerbo ben appostato sulla sinistra; controllo e tiro in diagonale di sinistro di quest’ultimo in un “amen” con pallone che si conficca con una violenza incredibile tra palo e portiere. Bella l’azione, bellissimo il gol; decisamente da cineteca.
Dovrebbe essere fatta per la prima vittoria in casa, anche in considerazione del fatto che la Virtus non pare avere frecce particolarmente pericolose al suo arco. Invece basta una semplice punizione dalla trequarti campo; bastano un controllo sporco, una strana deviazione, con il pallone che s’inarca, sembra essere destinato a finire fuori ma, all’ultimo momento, lo troviamo che si insacca con una strana traiettoria proprio a fil di palo alla destra del  sorpresissimo Marruocco.
Una vera beffa. Ma questo è il calcio, facciamocene una ragione senza per questo voler trovare a tutti i costi il responsabile del misfatto. Infortuni possono capitare in tutte le migliori famiglie; non facciamone un dramma e ricordiamoci che domenica prossima, in notturna contro il Melfi, c’è un’altra prova di appello al “Marcello Torre”.
Prima o poi ce la faremo a sfatare questo benedetto tabù casalingo che ci accompagna da tempo. Crediamoci, però.