Scenette da libro Cuore

Così è, anche se non vi pare

Cunzi al 47

Nella foto, tratta da Sportube, il tiro di Cunzi al 47′ finito di un niente a lato

É finita male l’avventura della Paganese a Benevento, con un gol incassato maldestramente – come al solito su palla inattiva – quando mancavano pochi minuti alla fine. Niente da fare per l’ottimo Marruocco con pallone che si è infilato fra una selva di gambe, con un intervento in spaccata sul secondo palo, proprio mentre lo stesso pareva destinato a finire la propria corsa in angolo.
Il gol mi ha ricordato – per esecuzione e tempismo – la realizzazione di Fusco allo scadere del tempo in una Paganese-Fano di qualche anno fa, che, credo, nessuno potrà mai dimenticare.
Non è stata una bella partita sul piano squisitamente tecnico.
Il Benevento, come era lecito attendersi, ha avuto una padronanza territoriale per tutto il primo tempo e più di una volta si è fatto minaccioso in avanti. La Paganese – che ha indossato una insolita sgargiante maglia verde pisello (e non si capisce bene perché) – dal canto suo ha cercato di tamponare le sfuriate avversarie ma non sempre ci è riuscita. La manovra corale della squadra sannita si è arricchita grazie a un’ottima prestazione sulla fascia destra di uno scatenato Melara che – nel disegno tattico preparato da Auteri – ha saputo interpretare il ruolo di attaccante aggiunto. Il povero Esposito, che vedo più a disagio quando viene schierato a sinistra della propria difesa, pur aiutato con raddoppi continui da parte di Cunzi, ha avuto momenti di disagio. In tante occasioni non è riuscito ad anticipare il suo avversario, prestato all’attacco, consentendogli giocate efficaci e scambi palla che hanno messo in crisi l’apparato difensivo della Paganese.
Melara è stato il classico uomo in più del Benevento fino a quando le condizioni atletiche lo hanno sostenuto e non è un caso che le migliori occasioni da rete il Benevento le ha avute partendo dalla destra del proprio schieramento.
La Paganese non se n’è stata buona-buona, per la verità, e in qualche occasione ha messo in moto i suoi frombolieri di attacco. Purtroppo, proprio in una delle cosiddette ripartenze, Caccavallo, che resta l’uomo di maggiore caratura tecnica nella zona avanzata del campo, è restato vittima di un incidente di gioco successivo a un duro contrasto e ha dovuto lasciare il campo anzitempo. E si sa cosa significhi per l’attuale Paganese perdere proprio all’inizio di una gara importante un atleta del suo calibro.
Bisogna anche dire che con tutti i problemi derivanti da un filtro non sempre efficace nella zona centrale del campo, dove spesso Carcione si è trovato a disagio perché non molto assistito dai compagni di reparto, gli azzurro stellati hanno chiuso il primo tempo senza danni e Marruocco solo in paio di occasioni è stato chiamato seriamente all’opera.
Nel secondo tempo la Paganese è apparsa più reattiva anche perché finalmente si è visto all’opera il lavoro di Deli, bravissimo a inserirsi fra le linee anche se non altrettanto bravo a finalizzare un paio di occasioni che avrebbero meritato conclusioni degne di un calciatore della sua bravura.
In questo frangente – al minuto 65’ di gioco – va a inserirsi l’episodio che avrebbe potuto dare un volto diverso alla gara. Cunzi si invola sulla sinistra, entra in area e, al momento del tiro a rete, viene letteralmente sradicato dal suolo con un intervento da placcaggio, tipico del gioco del rugby. É rigore netto, ma l’arbitro – mediocre in tutto – fa segno di continuare fra le proteste generali, senza nemmeno ammonire il calciatore della Paganese, così come da regolamento, ove mai avesse optato per una simulazione.
La scenetta di Mattera e Lucioni che, intervistati a fine gara, ammettono candidamente di aver usufruito di un grosso regalo dell’arbitro è decisamente da “Libro cuore”. É raro, infatti, che nel mondo del calcio ci sia una presa di coscienza quando si fa riferimento a episodi girati a proprio favore; e mi riferisco proprio al calcio di rigore negato alla Paganese che ai più, dalle scalee e dai teleschermi di Sportube, era invece apparso sacrosanto.
Ogni partita di calcio, si sa, fa storia a sé, quindi non è possibile pensare che con la concessione del rigore l’esito della gara sarebbe stato diverso. Ma è innegabile che l’andamento della partita – fatta salva una scontata realizzazione dagli undici metri – sarebbe stato diverso; non parlo di risultato, quanto delle condizioni psicologiche in cui avrebbero agito le squadre in campo.
Così vanno le cose del calcio. Una sconfitta contro una signora squadra, costruita per vincere, poteva anche starci. Quella che non ci sta è l’assoluta mediocrità di un arbitraggio che oltre alla mancata concessione di un sacrosanto calcio di rigore, ha sorvolato su falli grossolani, sia dall’una che dall’altra parte; segno di un’immaturità per un incontro di cartello. Inspiegabile e fanciullesca, poi, l’espulsione di Grassadonia, reo di aver oltrepassato di qualche centimetro l’area dedicata agli allenatori. Ma anche questo, purtroppo, fa parte del gioco.
Concludo dicendo che la Paganese, tutto sommato, ha giocato una gara non proprio all’altezza di altre esibizioni, pur tenendo presente il valore indiscutibile dell’avversaria di turno. La squadra ha avuto balbettamenti in fase difensiva, ma era anche nelle aspettative della vigilia visto che nelle ultime settimane la composizione della difesa sta cambiando continuamente, per motivi non propriamente tattici. Sorbo ha esordito in maniera soddisfacente ma è ovvio che deve prendere il ritmo partita.
Non propriamente soddisfacente il rendimento del reparto di centrocampo, anche se nel computo generale va sempre considerato l’avversario di turno. Note positive per il giovane Martiniello che dopo l’uscita di Caccavallo, con Cunzi impegnato nella doppia veste di difensore-attaccante, ha fatto tutto il possibile per farsi vedere in avanti.
Lo sguardo adesso è appuntato sulla gara di sabato prossimo al “Marcello Torre”. Si gioca alle ore 20 e 30 e ci sarà bisogno di una Paganese all’altezza delle sue migliori gare per sperare di battere l’Ischia.
Nino Ruggiero

BENEVENTO-PAGANESE 1-0

cunzi_rigore

Nella foto, tratta da Sportube, l’atterramenteo in area di Cunzi non sanzionato dall’arbitro con calcio di rigore.

Finisce uno a zero per il Benevento e il risultato non fa una grinza tenuto conto del valore della squadra sannita. Ma sul risultato pesa non poco un episodio capitato al 65’, quando cioè Cunzi è stato letteralmente sradicato dal suolo mentre si avviava a concludere una delle azioni offensive per la sua squadra. Nell’occasione il mediocre arbitro dell’incontro ha sorvolato; per giunta non ha nemmeno ammonito il calciatore della Paganese, così come da regolamento ove mai avesse optato per una simulazione.
Ma bisogna anche dire, a onor del vero, che il Benevento ha disputato la sua onesta partita e che in fin dei conti non ha rubato niente. Nel novero complessivo, infatti, bisogna considerare che i sanniti hanno colpito tre legni nel corso della gara e hanno esercitato una costante supremazia territoriale. La Paganese, invece, ha giocato una gara al di sotto del suo normale rendimento e di certo ha pesato molto nell’economia generale il fatto di aver dovuto rinunciare dopo pochi minuti a Caccavallo. Resta però il rammarico per un risultato positivo che pareva alla portata della squadra, specie se si considera che la Paganese – soprattutto nella ripresa – ha avuto più di una occasione per andare a rete; purtroppo Deli, autore di una buona prestazione, non è riuscito a capitalizzare un paio di azioni sotto la rete avversaria che avrebbero meritato migliore sorte.
Appuntamento nella giornata di domani con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su www.paganesegraffiti.wordpress.com

I conti da ragioniere

Così è, anche se non vi pareTiro di Deli

Il tiro di Deli sull’esterno della rete dopo quattro minuti di gioco

Volenti o nolenti, ci hanno costretti a far di conti, cioè dobbiamo fare ricorso all’aritmetica più elementare per cercare di ingabbiare il futuro più prossimo. Perché? Perché gira e rigira, alla fine, quando nella vita non si è in grado di sbrigarsela da soli e, nella fattispecie, non si riesce a sistemare la classifica con le proprie forze, alla fine devi poi dipendere anche dagli altri.
Parlo ovviamente della Paganese; di una squadra che ha perduto da tempo, a causa di inevitabili scelte societarie, la sua identità. Media punti da brividi nella seconda parte del campionato, quasi un record negativo: appena nove punti racimolati dalla prima di ritorno ad oggi. Quattordici partite, nove punti!
D’accordo: non si poteva pretendere che la squadra raccogliesse punti dal doppio incontro con Benevento e Salernitana, ma mi pare di poter dire che – a differenza di quanto ottimisticamente previsto – nemmeno con squadre più alla portata si siano presi quei punti che ci avrebbero fatto stare più tranquilli.
Mancano solo cinque gare alla fine e per fortuna, grazie al “tesoretto” accantonato nel girone di andata, la Paganese mantiene ancora una certa distanza sul gruppetto delle squadre che al momento sono destinate a disputare i “play out”. Dopo gli ultimi incontri di oggi, considerati i pareggi di Messina e Savoia, il margine di vantaggio sulle due squadre si è ridotto di un punto. Sei sono in termini numerici le distanze che separano la Paganese da Savoia e Messina, ma possiamo anche dire che sono praticamente sette, in considerazione del fatto che negli scontri diretti, in una eventuale classifica avulsa, la Paganese è in vantaggio.
Si guardava solo a Messina e Savoia, considerate serie antagoniste da tenere d’occhio, ma poi all’improvviso c’è stato una specie di scatto repentino da parte dell’Ischia. La squadra di Maurizi proprio ieri ha fatto un bel balzo in avanti, grazie alla vittoria conseguita in trasferta a Reggio Calabria e si è portata a cinque punti, che in pratica sarebbero sei, sempre per il vantaggio acquisito negli scontri diretti.
Lo vedete come siamo ridotti? A calcoli da ragioniere. Ma si può? é mai possibile? come siamo arrivati a questo?
La storia è lunga e delicata al tempo stesso. Proprio perché lunga e delicata avrebbe bisogno di essere sviscerata per bene. Vorrei dire tante cose, ma me le tengo per me perché in questo momento c’è un solo obiettivo da raggiungere: la salvezza sul campo.
So bene qual è l’aria che tira in giro: so bene che nella tifoseria c’è molto scoramento per un rituale che si ripete da tempo: quello di smantellare puntualmente la squadra nel periodo natalizio; so anche bene che più d’un tifoso, sempre più sconsolato e avvilito, vorrebbe sapere che fine ha fatto quel “progetto” tirato in ballo ogni anno e mai reso pubblico. Però conosco altrettanto bene anche i problemi personali che affliggono la proprietà. Allora cosa vogliamo fare? Ve la sentite, voi che avete sangue azzurro nelle vene, di abbandonare la nave in un momento di grave difficoltà? Io dico di no, pur con tutta la comprensione per uno stato d’animo che pervade moltissimi: gli irriducibili di ogni domenica al “Marcello Torre”, ma anche chi, per un motivo o per un altro, forse anche colpevolmente, segue solo indirettamente le sorti della squadra.
Non ho parlato di calcio, e mi dispiace. Ma in questo momento delicatissimo, credo che ogni tipo di discorso che investe il lato tecnico-tattico sia del tutto pleonastico. È del tutto inutile che vi dica che la squadra ha grossi limiti, perché ognuno di voi lo sa troppo bene; ed è altrettanto inutile che ci mettiamo a rimpiangere le infauste scelte di mercato natalizie; bisogna solo ricordare che – pochezza tecnica a parte – dobbiamo anche fare i conti con malanni che negli ultimi tempi hanno interessato alcuni giocatori considerati fra i più quotati della “rosa”.
Il turno di riposo pasquale dovrà servire a Sottil per recuperare proprio questi calciatori di cui la squadra al momento non può fare a meno.
Poi andremo a Lamezia domenica 12, giorno dedicato alla “Madonna delle Galline”; giocheremo la settimana successiva in casa con l’Aversa Normanna con l’augurio e la speranza che – raggranellando preziosi punticini – non si debba ancora contare solo sulle disgrazie altrui.
Pardon, sconfitte altrui.
Nino Ruggiero

PAGANESE-SALERNITANA 0-1

Deli al 4 minuto
Nella foto, tratta da Sportube, l’occasione non concretizzata da Deli dopo quattro minuti di gioco.

C’è sempre un inizio e una fine, anche in una partita di calcio.
Analisi spicciola, quasi a caldo, di Paganese-Salernitana. L’inizio è decisamente buono. La fine – con tutto il peso di un risultato negativo – è una specie di liberazione da una vera e propria tortura cinese.
Comincia proprio bene la partita per la Paganese che addirittura, dopo quattro minuti, ha la possibilità di segnare; ma Deli stavolta non riesce a compiere le sue magie e da buona posizione colpisce l’esterno della rete. È un primo tempo molto tirato. Da un lato c’è la Salernitana che gioca al piccolo trotto e aspetta l’errore degli avversari piuttosto che prendere l’iniziativa del gioco; dall’altra una Paganese ben disposta tatticamente, con Bergamini in cabina di regia, con Vinci che corre come al solito per due e non si risparmia mai e con Russini che riesce a interpretare alla perfezione, lui che ha appena diciannove anni, il difficile ruolo di tornante: un occhio alla fase difensiva e uno pronto per le ripartenze.
La squadra di Sottil sa bene che deve impostare il gioco sulla velocità giocando d’anticipo sugli avversari che sono più compassati e, di conseguenza, più lenti a mettersi in moto. Finché il fiato li sorregge, i ragazzi in maglia azzurro-stellata cercano di imporre freneticamente il loro gioco e giostrano da pari a pari con la titolata avversaria; anzi più di una volta, proprio perché più rapidi e grintosi, riescono a mettere in crisi l’apparato tattico salernitano.
Dura giusto un tempo la vivacità della Paganese. Il secondo tempo è da cancellare subito e definitivamente dalla memoria; e non solo per lo sfortunato autogol di Moracci, che suona subito come condanna definitiva dopo solo nove minuti di gioco.
La Paganese non è più quella del primo tempo. È la brutta copia della squadra che nella prima parte della gara ha tenuto testa orgogliosamente alla più titolata avversaria .È una squadra che sembra aver perso la sua identità; le gambe appaiono molli, le idee annebbiate. I cambi disposti da Sottil non portano niente di buono alla squadra in termini di nuova linfa. Contro una Paganese che inspiegabilmente si perde da sola, la Salernitana gioca come il gatto fa con il topo; piccolo trotto, finezze stilistiche e gol falliti di un soffio. Il tutto mentre gli azzurro stellati devono aspettare il novantaquattresimo di gioco, a recupero scaduto, per tirare almeno una volta verso la porta difesa da Gori.
Finisce zero a uno con pochissimi rimpianti da parte paganese, con calciatori più protagonisti che vittime di un insulso secondo tempo; l’occhio di molti adesso è rivolto alle altre gare che interessano la zona retrocessione. Che vi devo dire ancora?

BENEVENTO-PAGANESE 2-0

Russini spreca il pallone del 2 a 1

Nella foto, tratta da Sportube, Russini nel secondo tempo spreca la palla del possibile due a uno

“Classica sconfitta all’inglese per la Paganese” – avrebbero commentato i cronisti sportivi di una volta perché il risultato di due a zero era un classico nelle sfide d’oltremanica nel secolo scorso.
Sconfitta che poteva anche essere messa nel conto, anche se – si sa – la speranza è sempre l’ultima a morire, anche quando il pronostico ti mette spalle al muro.
Gioca una partita senza affanno il Benevento e trova terreno fertile proprio nelle prestazioni sotto tono di due calciatori considerati sempre fra i pilastri più sicuri dell’intero apparato difensivo; vale a dire Moracci e Tartaglia. Il primo, a difesa sbilanciata, fallisce un aggancio elementare sulla trequarti e consegna il campo aperto a Mazzeo, cui non pare vero di poter approfittare di un regalo tanto generoso e segna praticamente a porta vuota, dopo aver evitato una maldestra uscita di Casadei.
Il secondo, Tartaglia, solitamente puntuale e preciso, specie quando si trova a giostrare sulla fascia destra, nell’occasione del secondo gol non riesce a chiudere efficacemente su Lucioni e spalanca la porte per il secondo gol, quello che poi chiuderà la partita.
Quando una squadra come la Paganese perde anche le poche certezze su cui solitamente fa affidamento, non puoi avere grosse speranze di farla franca su un campo difficile, per giunta nei confronti di una delle due leader incontrastate del campionato.
La partita è tutta nelle due azioni da rete descritte.
La Paganese inizia abbastanza bene chiudendo tutti i varchi agli attaccanti giallorossi, e soprattutto rinforza il reparto difensivo portando Vinci e Donida a raddoppiare sugli esterni del Benevento. Qualche ripartenza, creata soprattutto da Aurelio e Deli, che restano gli uomini di maggiore spessore tecnico, per giunta crea più di un allarme nella difesa beneventana anche se poi il portiere Pane se ne sta abbastanza tranquillo per quasi tutta la partita. Così come è tranquillo, gol incassati a parte, anche Casadei che non è chiamato ad interventi importanti e decisivi.
Altra squadra però il Benevento, e non poteva essere altrimenti vista la posizione delle squadre in classifica; gli stregoni, infatti, dopo essere passati in vantaggio, sanno amministrare con tranquillità e sicurezza la partita e si limitano a partire in contropiede, lasciando campo alla Paganese che produce solo sterile predominio territoriale.
Poche le note positive per gli azzurro-stellati. Fra queste la prestazione di Malaccari che, impiegato in un ruolo non suo, in posizione di distributore del gioco, si è fatto rispettare, specialmente nella seconda parte della gara e spesso ha anche affondato i colpi cercando il dialogo in avanti. Bene anche Donida che si è proposto spesso e volentieri sulla fascia destra, risultando alla fine fra i più continui nel rendimento.
Qualcosa in più sarebbe stato lecito attendersi da Aurelio e Deli, che inizialmente avevano dato segni di grande vitalità in avanti. Ma con il passare dei minuti il loro rendimento si è ingrigito sempre di più tanto che Sottil ha poi deciso di sostituire entrambi. Ed è stata la fine.
Adesso è in calendario un’altra sfida impossibile per mercoledì prossimo. Arriva la Salernitana e purtroppo Sottil dovrà rinunciare anche ad Aurelio per squalifica.

L’appuntamento con la rubrica: Così è, anche se non vi pare è fissato per giovedì prossimo 2 aprile su https://paganesegraffiti.wordpress.com/

La solitudine dei numeri uno

Così è, anche se non vi pare

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Nella foto, il gol realizzato di testa da Tartaglia

A questo punto del campionato, con sole sette gare da disputare, il discorso “salvezza diretta” – che è quello che più interessa al popolo azzurro-stellato – è ancora tutto in alto mare.
Certo, c’è un buon margine di vantaggio sulle squadre attualmente coinvolte nella zona “play out”, contabilizzato rispettivamente in otto e nove punti su Savoia e Messina, considerato anche il vantaggio acquisito negli scontri diretti. Ma il calendario non autorizza ottimismo a oltranza.
Il discorso “salvezza diretta” poteva essere considerato quasi come una formalità se solo fosse arrivata la vittoria contro il Savoia, ma così non è stato.
Oggi, a mente fredda, dopo aver sentito infiniti improperi e contumelie nei confronti del portiere Casadei, reo di un’uscita poco attenta proprio allo scadere del tempo regolamentare, credo sia del tutto inutile e controproducente andare ancora a rimestare sull’errore di valutazione commesso nell’occasione. Quando sbaglia un portiere, purtroppo, essendo questi l’ultimo della difesa, non c’è mai nessuno che può rimediare. E’ la solitudine dei numeri uno, un classico.
Il discorso sull’estremo difensore, piuttosto, investe il lato strettamente tecnico e psicologico; tecnico perché non adesso, ma a tempo debito, bisognava valutare le potenzialità di Casadei; psicologiche perché al momento – dopo più di un infortunio tecnico occorso – bisognerebbe capire in quali condizioni di spirito il calciatore affronta le partite.
Non rappresento alcuna Onlus, tipo “protezione dei portieri”, sia ben chiaro. Ma credo che il tutto debba essere ricondotto a un discorso di opportunità e di scelte soprattutto da parte di Sottil. È solo l’allenatore che in questo momento ha tra le mani il termometro della situazione e deve decidere di conseguenza.
La partita con il Savoia ci ha riconsegnato una squadra abbastanza quadrata nel suo assetto tattico: è apparsa discretamente assestata in difesa ed è migliorata nel rendimento con lo schieramento di Tartaglia sulla fascia destra. Il calciatore – gol a parte – ha saputo interpretare alla perfezione il ruolo che Sottil che gli aveva disegnato “ad personam”; prima, annullando quasi del tutto Francesco Scarpa, un ex rappresentato come mostro sacro, e poi proponendosi autorevolmente sulla fascia di competenza anche nella fase di appoggio al gioco offensivo.
L’accoppiata Perna-Moracci adesso funziona come nelle aspettative generali, soprattutto perché il maturo centrale ex Modena sembra aver smaltito qualche tossina dovuta all’inattività. Bene Donida, dopo qualche incertezza iniziale. Al momento l’ex leccese ha il posto assicurato sulla fascia sinistra perché sembra il più in forma nel ruolo.
Purtroppo qualche problema arriva dallo scarso filtro che la mediana non riesce ad assicurare all’intero reparto difensivo quando sono gli attaccanti a proporsi in avanti. Bergamini è ammirevole per linearità di gioco e per padronanza nel ruolo di “play maker”, ma è pur sempre giovanissimo e non ha nelle corde il mestiere, che però – stringi stringi, si sa – si acquisisce solo giocando. In particolare, il giovane centrocampista riesce ad eseguire bene, anche oltre le aspettative, il ruolo di distributore del gioco, con lanci millimetrici ed illuminanti, ma non ha ancora molta dimestichezza con la fase difensiva. Non è un caso che il primo gol del Savoia lo veda fra gli imputati, come correo, per non aver contrastato l’autore del gol sull’apparente innocuo cross dalla sinistra di Scarpa.
Accanto a Bergamini sono apparsi in buona condizione di forma sia Malaccari che Vinci, con quest’ultimo che – schierato nelle ultime gare in un ruolo non suo – ha colpito una clamorosa traversa; e non sarebbe stata una novità visto che ha lasciato il segno come goleador sia con l’Ischia che con il Barletta.
Risvegli in avanti sono venuti da Aurelio. Il calciatore non ha attraversato un buon periodo di forma, ma contro il Savoia è apparso reattivo e voglioso di dare il proprio contributo d’esperienza e di classe. Aurelio però può dare molto di più e può risultare decisivo, così come lo sono sempre gli uomini in possesso di classe e di temperamento.
Classe e temperamento che sabato non sono mancati a Deli, autentico jolly della squadra, capace di inventarsi un gol d’autore quando il pallone, che era stato sradicato dai piedi di Aurelio da un arcigno intervento del Savoia, sembrava avviarsi a fondo campo. Deli lo recuperava con uno scatto felino, saltava due avversari con un delizioso passo di danza e sull’uscita del portiere, da posizione defilata, tutto spostato sulla destra, effettuava un pallonetto senza scampo. Quasi un colpo di biliardo: delizie del gioco del calcio che ti fanno fare pace con il pallone e con tutte le sue contraddizioni. Solite note positive da parte di Girardi, un atleta che non si risparmia mai e che lotta per novanta e più minuti a contatto con le agguerrite difese avversarie.
Futuro prossimo. Due partite che sulla carta sembrano impossibili: Benevento in trasferta venerdì prossimo con inizio alle ore 19 e 30; Salernitana in casa mercoledì 1 aprile alle ore 14 e 30.
Nel calcio, però, mai niente è dato per scontato.
I valori tecnici contano, certo, ma questo non significa che sia già tutto scritto e scontato.

Nino Ruggiero

PAGANESE-SAVOIA 2-2

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Nella foto, Deli ritorna festante a centrocampo dopo aver messo a segno il gol del temporaneo 2 a 1

L’imponderabile nel calcio è sempre dietro l’angolo. A partita quasi conclusa, con il risultato fermo sul 2 a 1 per la Paganese, mentre l’arbitro decideva di assegnare un recupero di tre minuti, un erroraccio del portiere Casadei consentiva al Savoia di riportarsi in parità. La partita così si concludeva sul risultato di due a due. Due reti per parte che alla fine scontentavano sia i padroni di casa, che già pregustavano i tre punti; sia gli ospiti che per buona parte della gara, specialmente dopo aver segnato il primo gol a freddo, pensavano, con un’eventuale “en plein”, di poter ridurre il “gap” che attualmente hanno in classifica proprio nei confronti della Paganese.
La partita, per la verità, non è stata brutta. Ha segnato per prima la squadra torrese dopo nemmeno tre minuti di gioco e la Paganese ha stentato parecchio per ingranare. Lo ha fatto poi gradatamente grazie soprattutto al buon lavoro di Bergamini a centrocampo, supportato da un lavoro oscuro di Malaccari e Vinci. Poi, quando si sono messi in moto finalmente Deli e Aurelio, gli elementi di maggior tasso tecnico, gli azzurro-stellati sono andati prima ad un soffio dalla segnatura colpendo una traversa e poi sono passati prepotentemente, pareggiando le sorti, con Tartaglia che ancora una volta ha dimostrato di trovarsi più a suo agio sulla fascia destra anziché al centro.
Nella ripresa la Paganese ha lasciato più campo agli avversari ma le sue ripartenze sono risultate spesso micidiali, grazie soprattutto ad Aurelio e a Deli. Proprio quest’ultimo è stato bravissimo a mettere in rete chirurgicamente, da posizione defilata sulla destra, il pallone del temporaneo 2 a 1. Un colpo di biliardo di alta classe, come non se ne vedevano da tempo al “Marcello Torre”.
Il finale l’ho già raccontato. Sconcerto e delusione sugli spalti.
Purtroppo la squadra di Sottil continua ad avere l’infermeria piena e deve fare a meno di parecchi atleti che erano considerati veri e propri pilastri. Ma il campionato incombe e non c’è tempo per i rimpianti.

Appuntamento nella giornata di lunedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com/