Chi va per certi mari, questi pesci piglia

Con il Catania è andata meno peggio di quanto si paventava. Certo prendere un primo gol dopo nemmeno dodici secondi dall’inizio, con l’arbitro ancora alle prese con il cronometro, non è il massimo per una squadra che già ha i suoi problemi e che si presenta in campo anche senza Piana, al momento uno dei pochi difensori di mestiere in organico. Palla a centro, altri due minuti e il Catania è già in vantaggio per due reti a zero. Ancora qualche minuto ed arriva pure il pallone dello zero a tre.
In casa azzurro stellata si teme di dover fare i conti con il pallottoliere; qualcuno in tribuna lascia il suo posto sconsolato con una smorfia che vale più di cento parole e di indicibili imprecazioni.
Il Catania appare pago del risultato acquisito; non infierisce, gioca al piccolo trotto. Buon controllo della palla, buone geometrie, buone trame di gioco, ritmi sincopati propri di chi vuole solo amministrare il vantaggio acquisito. Di diverso avviso però è la Paganese pungolata nell’amor proprio e stimolata dall’eterno Scarpa, un giovanotto di quaranta primavere, vera anima della squadra. Il Catania trotterella e la Paganese prende a giocare con spirito guerriero, come si conviene a squadre che sanno di avere di fronte compagini tecnicamente superiori da contrastare con velocità di esecuzione, con agonismo e determinazione.
Non sapremo mai se i due gol messi a segno in rimonta dalla Paganese sono il frutto di una ritrovata vitalità della squadra o se invece sono da mettere in conto con una certa rilassatezza psicologica della squadra etnea; così come non sapremo mai quale piega avrebbe potuto prendere la partita se il portiere catanese non si fosse superato con il tiro a botta sicura di Parigi da due passi. Sarebbe stato il gol del tre a tre, un risultato da sogno. Con i “se”, con i “ma” e con i “però” nel calcio non si va da nessuna parte. Si tratta solo di una riflessione veicolata nel campo del possibile e del condizionale da parte di chi – in casa paganese – sabato la partita l’ha vissuta intensamente dal punto di vista emotivo.
La verità è che ancora una volta – ma non ce ne sarebbe stato bisogno, per non essere ripetitivi – la squadra azzurro stellata ha manifestato lacune soprattutto di ordine difensive. Ma non poteva essere diversamente in considerazione dell’assenza anche di uno dei pochi calciatori di esperienza difensiva, appiedato da un infortunio. Forse in proposito, per rendere meglio l’idea dell’importante assenza di Piana, possiamo prendere in prestito un colorito detto napoletano: “Già a vacante jammo bbuono carichi!”
Fusco ha dovuto giocoforza schierare una difesa con calciatori da poco diventati maggiorenni. Normale dunque che ci possa essere stata incertezza da parte degli imberbi difensori al cospetto di Marotta e Curiale, due vecchie volpi delle aree di rigore. Sapete quante volte ho sostenuto l’esigenza di qualche calciatore d’esperienza in più in difesa; è storia vecchia, ma la società non ha mai inteso aprire il discorso degli svincolati. Purtroppo, come dicevano i saggi: chi va per certi mari, questo tipo di pesci piglia.
Strano destino quello della Paganese in tema di infortuni. Era stato ingaggiato Schiavino, vecchia conoscenza, calciatore eclettico, buon colpitore di testa. Tre anni nella Paganese per il difensore ex Ascoli: tre infortuni, una vera e propria disdetta. Ma l’infortunio che probabilmente preoccupa di più Luca Fusco è quello relativo a Musacci. Il centrocampista doveva essere, nelle intenzioni, l’uomo faro della squadra, ma si è visto solo in una gara amichevole di precampionato. Non si conoscono l’entità dell’infortunio e i tempi di recupero del calciatore.
Per tornare una volta tanto anche all’aspetto tecnico, credo che vada segnalata la buona prova di Nacci che, soprattutto nella ripresa, ha tenuto autorevolmente il campo nella posizione di playmaker ed ha sfiorato un eurogol con un tiro a volo di sinistro meritevole di migliori fortune. Benino Diop, anche se poco accorto nell’azione del rigore provocato. Ma sono certo che migliorerà sotto la guida di un ex difensore come Fusco: dovrà acquistare solo il mestiere. Ha posizione, prestanza fisica, sa disimpegnarsi con il pallone fra i piedi, e ha buoni tempi di inserimento.
Gli altri giovani vanno rivisti contro squadre di pari levatura. Forse la trasferta di Bisceglie capita a proposito. Vediamo se quella specie di risveglio mostrato contro il Catania può avere una conferma in fatto di risultato; è quello che serve per dare una scossa all’intero ambiente.
Nino Ruggiero

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Questa è la minestra, fate voi

Oramai a Pagani è diventato difficile parlare di calcio giocato. Diciotto gol incassati in sei gare lasciano senza parole; una media di tre gol a partita è record da squadre di oratorio. Così come è un record negativo avere incassato cinque sconfitte su sei gare disputate. Rimedi? Non so proprio cos’altro si potrebbe aggiungere a quello già detto abbondantemente in tante circostanze sull’allestimento di una squadra di calcio.
Quella di oggi, purtroppo, è una Paganese costruita male, senza criteri che tengano conto dell’abc del calcio; non ha fondamenta, non ha una spina dorsale e sconta elementari peccati di inesperienza che una società navigata che ha tanti anni sul groppone non dovrebbe mai commettere.
Il guaio più grande – e che lascia pensare – è rappresentato dalla mancata presa di coscienza della realtà dei fatti. Solitamente quando si commettono errori, si cerca di correggerli; invece, nonostante il campanello di allarme sia squillato più volte sonoramente, tutto tace in società e l’unico che oramai sbiascica qualcosa è il povero Luca Fusco, costretto a difendere l’indifendibile.
Rinforzi? Manco a parlarne. Qualcosa – ha detto la settima scorsa il direttore sportivo Accardi nel corso della trasmissione “Paganesemania” – potrebbe essere fatto nella sessione invernale, praticamente dopo Natale. Tardi, troppo tardi, quando la classifica sarà già delineata e quando sarà difficilissimo invertire il corso del tempo.
Allora, a questo punto, è chiaro e lampante che in casa Paganese per la salvezza ci si affida solo ed esclusivamente alle disgrazie amministrative delle altre squadre del girone, prime fra tutte il Matera e la Reggina. Ma anche in questo caso è lecito chiedersi; quanti punti di penalizzazione dovrebbero subire queste squadre perché a fine campionato vadano a posizionarsi in classifica alle spalle della Paganese? Perché, guardate, per quello che riguarda gli azzurro stellati, da quello che si è visto in sei gare, non si riesce a capire quali e quante possano essere le squadre abbordabili per la conquista di qualche vittoria.
Intanto il povero Fusco si sarà reso conto di aver preso coscienza della realtà troppo tardi. A lui va imputato il fatto di aver accettato una squadra incompleta e inadeguata. Si è fidato troppo della sua voglia di emergere e delle sue teorie di lavoro, senza tenere in debito conto la qualità del materiale umano che gli veniva posto a disposizione. Quello che non sapremo mai (e Fusco da serio allenatore aziendalista non parlerà mai) è se gli fosse stato promesso qualche rinforzo all’indomani delle prime scoppole; rinforzo che non è mai arrivato e che – a questo punto – non arriverà mai.
Questa è la squadra, pare dicano dalla società, ulteriori acquisti non se ne faranno. Sulla scorta delle dichiarazioni societarie, Luca Fusco allora dovrà solo puntare sul lavoro che svolge quotidianamente. Miracoli non potrà farne; e miracoli la parte restante del pubblico che ancora segue la squadra non potrà chiederne. Questa è la squadra, purtroppo, e Fusco potrà solo sperare di dare una sterzata al centrocampo quando potrà disporre di Musacci, uno degli atleti che – nelle intenzioni della società – avrebbe dovuto prendere in mano le redini del gioco. A proposito di Musacci, qualcuno potrà riferirci sulle sue condizioni fisiche e sui tempi di recupero per il suo impiego in campo?
Intanto sabato arriva pure il Catania al “Marcello Torre”. Non so se mi spiego…
Nino Ruggiero

I due campionati della Paganese

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Eleven Sports, la magìa di Sapone sul risultato di 0-2. Il pallone viene servito a Gaeta che spreca da due passi il pallone del possibile 1 a 2

I campionati a cui quest’anno partecipa la Paganese sono due.
Il primo, agonistico, prevede vittorie, pareggi e sconfitte. Per essere competitivi, non necessariamente vincenti, in questo tipo di campionato bisogna avere fondamenta salde, avere un assetto di base con una spina dorsale che non ti abbandona mai perché poggiata su mestiere ed esperienza. Ma qui, quest’anno, siamo ai verbi difettivi, prova ne sia che in cinque gare è stato racimolato un solo punto e sono stati incassati la bellezza di quindici gol.
Il secondo, amministrativo-contabile, prevede conteggi ragionieristici di costi e ricavi. In questo campo probabilmente la Paganese è ai primi posti di una ipotetica graduatoria, perché se c’è una cosa che è a posto questa è rappresentata dall’oculatezza dei bilanci societari. Questo però è un campionato anomalo che non prevede spettatori; è un campionato solo per ragionieri ed analisti contabili.
Ce ne poteva essere anche un terzo, per la verità, ma la società non ha inteso parteciparvi. Ed è quello della armonica convivenza fra le due anime; fra l’allestimento di una squadra discreta che poggiasse le sue certezze su un nucleo di quattro-cinque calciatori di mestiere nei ruoli chiave, soprattutto in difesa, con il dovuto occhio alle esigenze di bilancio. Purtroppo ancora una volta, chi doveva costruire la squadra ha commesso il grave errore di non guardare prima ai pilastri o, fate voi, alle mura maestre; detto più chiaramente, alla difesa che è il reparto fondamentale di una squadra di calcio.
Una squadra che si deve salvare deve avere un reparto difensivo affidabile e l’affidabilità, soprattutto nella propria area di rigore, te la può dare solo il mestiere. Se andiamo a vedere con la lente di ingrandimento, noteremo che alcuni gol incassati fino a questo momento sono figli di errori madornali di difensori che non riescono a liberarsi del pallone nei momenti di maggiore pressione avversaria o – peggio ancora – escono maldestramente dalla propria area, palla al piede, innescando il contropiede avversario a difesa scoperta. L’allenatore Fusco, che ama parlare di un calcio propositivo (e fa bene), deve però fare i conti con il materiale umano a disposizione. Nell’attuale Paganese, se si eccettua Sapone, non vedo giovani particolarmente bravi nell’uscire palla al piede. Se non c’è qualità, visto che non si può competere sul piano del palleggio con avversari ben dotati tecnicamente, allora, meglio puntare sul ritmo; anche a costo di dover ricorrere a “palla lunga e pedalare” per evitare di scoprire la parte restante della difesa.
Adesso, con la squadra sconsolatamente all’ultimo posto (giacché è impensabile che la Viterbese nelle cinque gare da recuperare possa ripetere lo stesso fallimentare cammino della Paganese), con un pubblico oramai disamorato e sempre più assente, la società può solo puntare a mettere qualche puntello in difesa pescando tra i tanti svincolati. Se non lo farà, sarà chiaro e lampante che – per la salvezza – si punta solo ed esclusivamente sulle disgrazie amministrative di qualche altra compagine del girone che verosimilmente non avrà adempiuto a tutti quegli obblighi che invece la Paganese ha puntualmente eseguito nei termini previsti.
Magra consolazione che potrà anche soddisfare la società ma non certamente il pubblico che sempre di più, settimana dopo settimana, sta abbandonando la squadra perché si sente tradito e umiliato. La società ha tempo per mettere qualche opportuno correttivo, non deve per forza attendere gennaio: basta volerlo e fare qualche opportuno fischio.
Intanto sono alle porte due impegni: domani si gioca in notturna a Monopoli e sabato prossimo arriva il Catania al “Marcello Torre”.
Nino Ruggiero

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta dalla piattaforma Eleven Sports, il momento del tiro di Parigi miracolosamente deviato dal portiere del Potenza

Si muove la classifica; ed è già tanto in tempo di vacche magre.
Contro un Potenza dai ritmi sincopati, la Paganese ha mascherato bene le proprie manchevolezze (che ci sono sempre; non è che siano magicamente sparite!) e si è disimpegnata come meglio non avrebbe potuto. Anzi, a dire il vero, se mettiamo nel conto il vero e proprio miracolo compiuto dal portiere potentino sul tiro a botta sicura di Parigi sul risultato di uno a uno, si potrebbe dire che la squadra ha raccolto meno di quanto meritasse nel computo finale.
A distanza di una settimana, dopo l’avvilente e bruttissima esibizione in casa contro la Juve Stabia, l’allenatore Fusco a Potenza ha presentato una squadra più arcigna, più votata a contrastare l’avversaria di turno nella zona centrale del campo e a presidiare la zona a ridosso della difesa; lo ha fatto schierando Nacci al posto di Sapone, elemento notoriamente più portato alla regia, dando spazio anche a Gaeta.
Sempre tenendo presente la diversa caratura tecnica del Potenza, prendendo come pietra di paragone le squadre finora incontrate, vale a dire Rende, Siracusa e Juve Stabia, va detto subito che la Paganese la partita di domenica sera se l’è giocata da pari a pari e – a differenza delle gare giocate in precedenza – non è parsa mai in grande difficoltà.
Luca Fusco, da ex navigato e arcigno difensore avrà pensato che, in mancanza di qualche necessario rinforzo in difesa, qualcosa lo deve pur escogitare per dare maggiore protezione al reparto. Ecco spiegato lo schieramento più prudente che ha fatto dormire sonni meno agitati al portiere Galli, infilato purtroppo da un micidiale rasoterra del brasiliano Emerson che ha castigato la sua buona esibizione. La bravura di qualche avversario, purtroppo, non si può azzerare con mosse tattiche e bisogna dire che il gol di Emerson è ascrivibile a una vera e propria prodezza balistica; a questo aggiungeteci pure il favore di un terreno sintetico bagnato e quindi particolarmente ingannevole per un pallone che ha toccato terra a due metri dalla porta.
La partita vista a Potenza ci ha consegnato una Paganese più quadrata e meglio disposta tatticamente; diciamo, nel complesso, soprattutto più equilibrata. Nonostante una maggiore prudenza difensiva, l’attacco degli azzurro-stellati non se n’è stato con le mani in mano. Cesaretti (ottima la sua prova) è stato una vera spina nel fianco del Potenza denotando un buon momento di forma. Luca Fusco deve solo affiancarlo con un collega di reparto che sia in grado di accompagnare la sua esplosività e recepire le sue invenzioni che spesso tagliano in due le difese avversarie. Al momento uno solo tra Parigi, Cappiello e Alberti è candidato al ruolo di attaccante centrale, visto che la squadra si avvia a schierare una difesa con tre centrali e che per – motivi di equilibrio tattico – difficilmente Fusco schiererà più un attacco a tre punte.
Proprio la difesa a tre, composta attualmente da Diop, Piana e Acampora, rafforzata con due laterali chiamati a curare sia la fase difensiva che quella di proposizione del gioco sulle fasce, costituirà verosimilmente la base da cui ripartire nelle prossime gare.
Peccato che il giovane Diop, per il quale prevedo un buon futuro calcistico, domenica sera sia stato vittima della sua esuberanza e della sua ingenuità, facendosi espellere nel momento più delicato della partita; certa sarà la sua assenza nella prossima gara con il Catanzaro. Ma il calciatore, e credo presuntuosamente di non sbagliare, nel corso del campionato, potrà rappresentare una lieta sorpresa perché ha denotato di avere senso di posizione e padronanza del ruolo in una difesa schierata con tre centrali.
La gara con il Catanzaro di sabato prossimo dovrà confermare i progressi intravisti a Potenza. La caratura tecnica della squadra calabrese è di tutto rispetto, ma la Paganese – se vuole salvarsi, come nei programmi – non potrà più avere comportamenti reverenziali perché deve cominciare a fare punti anche con le cosiddette “grandi” del campionato.
Un tantino di fiducia forse è stata riacquistata, soprattutto da parte di chi domenica la partita l’ha vista e per sabato pomeriggio guarda a un risultato positivo. Ma, come dicevano gli antichi, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.
Nino Ruggiero

COSA CI RISERVA IL FUTURO

Così è, anche se non vi pare

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Nella foto, Antonino e Raffaele Trapani

Abbiamo metaforicamente saltato il fosso; con molte ansie, con moltissime preoccupazioni e con tanto batticuore, ma lo abbiamo saltato. Uso il plurale perché l’operazione salvezza non ha interessato solo gli atleti in campo, ma ha coinvolto una moltitudine di persone, a cominciare dal presidente Trapani e dallo staff societario, per finire a tutti coloro che – in un modo o in un altro – si sono sentiti liberati da quello che appariva come un brutto incubo.
La serie C è salva. Onore a chi ha fatto di tutto perché una lunga serie di annate felici non si interrompesse. Una cosa non è mai mancata nel decorso campionato: l’impegno.
Stabilito che non c’è da celebrare una vittoria ma uno scampato pericolo, adesso però sarà il caso di convenire che, comunque – stante una difficile situazione economica della società – quest’anno è stato raggiunto il traguardo di minima cui la società tendeva a inizio campionato.
A qualche giorno di distanza dall’ultima fatica, dobbiamo adesso augurarci che la società, in vista del prossimo campionato, non molli la presa e, sulla scorta di esperienze recenti, pensi ad allestire una squadra che quantomeno arrivi alla salvezza senza passare per la tagliola dei play-out.
Potremmo discutere ancora a lungo sul valore tecnico complessivo dell’intera compagine – visto che lo abbiamo fatto poco nel corso dell’anno per non destabilizzare l’ambiente; potremmo parlare delle disfunzioni tecnico-tattiche che hanno caratterizzato la fase difensiva della squadra, falcidiandola con segnature assurde; potremmo dire che la squadra ha evidenziato, fin dalle prime giornate del torneo, di essere stata male assortita nella campagna acquisti. Ma di una cosa, forse l’unica, dovremmo essere fieri: dell’impegno messo in campo dai suoi numerosi interpreti, giovani e meno giovani, e dai timonieri che si sono avvicendati in panchina. Si è detto e scritto da più parti che la squadra abbia pagato dazio a causa della giovane età di molti suoi componenti; è vero parzialmente, perchè la gioventù non deve essere un alibi a tutti i costi. I calciatori bravi prescindono dall’età anagrafica, ma devono essere inseriti gradualmente e incastonati nei ruoli lasciati liberi da quei quattro-cinque calciatori che solitamente, in una squadra che si rispetti, costituiscono il suo asse portante. Detto per inciso, con tutto il rispetto per i tanti giovani che si sono succeduti con alterna fortuna in ruoli importanti, alla Paganese quest’anno sono mancati almeno due uomini chiave. Uno, autoritario e di grande mestiere, al centro della difesa; un altro a centrocampo, in funzione di guida, di riferimento, di frangiflutti davanti ai due centrali quando l’andamento della partita lo richiedeva, ma in grado anche di dare un senso all’organizzazione del gioco di centrocampo. Quello che non è mancato alla squadra, per fortuna, è stato il reparto offensivo che ha usufruito del grande apporto di classe e di mestiere del suo eterno capitano, Francesco Scarpa e dei gol, spesso risolutivi, di Cesaretti. Ma anche Cuppone, Talamo e Maiorano nel momento in cui sono stati chiamati a dare il loro apporto lo hanno fatto, anche se con alterna fortuna.
Si gira pagina e si guarda al futuro prossimo. Sappiamo delle difficoltà di ordine economico che hanno interessato e interessano la società azzurro-stellata, ma sappiamo anche che – per atavica indolenza – difficilmente ci saranno nuovi soci pronti dare una mano alla società azzurro-stellata. Tutto quello che verrà fatto, a partire dai prossimi giorni, sarà opera esclusiva di Raffaele Trapani, del fratello Antonino e di qualche vecchio socio, fra i quali eccelle il notaio Aniello Calabrese.
L’augurio è che per la prossima annata calcistica possa essere allestita – sotto la guida di chi sarà destinato alla panchina – una compagine più armonica, più confacente a quelle che sono le esigenze della categoria; niente spese folli, certo, ma ingaggi mirati di atleti che rappresentino l’architrave della squadra. Mi raccomando: prima i pilastri, come quando si costruisce un palazzo, per avere buone fondamenta; poi via libera ai muri perimetrali.
Nino Ruggiero

Paganese-Fondi 2-1

Nella foto, il gol messo a segno da Scarpa di testa su calcio d’angolo battuto da Bensaja

Vittoria e salvezza. Non chiedetevi come e perché. È il momento delle festa. La Paganese è salva; viva la Paganese. L’obiettivo è stato centrato; con grande sofferenza, con tanti patemi d’animo, ma non è una novità, specie in quest’annata calcistica.
La partita è stata tosta, ma si sapeva già che il Fondi avrebbe venduta cara la pelle. La Paganese fin dall’inizio non è riuscita a prendere le redini del gioco in mano e – soprattutto – non ha mai dato ritmo e profondità alle sue trame di gioco perché poco o niente venivano impegnate le due fasce laterali in fase di proposizione del gioco. Poche volte gli azzurro-stellati sono riusciti a eludere le fitte trame del Fondi, bravo a tenere in mano le redini del gioco. Due le occasioni da rete per la Paganese. Nella prima, Cernigoi di sinistro ha impegnato il portiere laziale a terra; nella seconda Bensaja, ancora una volta fra i migliori in campo, su cross dalla destra non è riuscito a mettere il pallone in rete a porta sguarnita.
Nell’intervallo, De Sanzo avrà capito che solo aumentando l’intensità di gioco a centrocampo avrebbe potuto mettere in difficoltà il ritmo compassato con il quale il Fondi stava caratterizzando la sua gara giudiziosa. Ecco spiegato l’ingresso di Tascone, un elemento che riesce a esprimersi al meglio e con buona freschezza atletica, soprattutto quando gli avversari hanno già quarantacinque minuti nelle gambe.
Mossa tattica azzeccata, senza dubbio, ma, manco a farlo apposta, ironia della sorte, il Fondi va in vantaggio grazie al solito buco difensivo con Ciotola pronto ad approfittarne con un gol messo a segno a due passi dall’incolpevole Galli.
Spalti muti; in molti hanno temuto la disfatta. Ma a questo punto è venuto fuori, quasi d’incanto, lo spirito guerriero dei ragazzi in maglia azzurro-stellata. L’ingresso di Tascone ha rivitalizzato il gioco di centrocampo, apparso piuttosto frammentario nella prima parte di gara, e la squadra è parsa più convinta delle proprie possibilità. Il pareggio è arrivato quasi subito grazie a una staffilata di Cesaretti che ha rischiato di sfondare la rete tanto era possente il tiro. Sull’uno a uno, la Paganese ha continuato a macinare gioco sfruttando i lanci millimetrici di Bensaja e il mestiere di Scarpa. Proprio quest’ultimo, indomito capitano senza macchia e senza paura, ha poi messo il suggello alla gara con una gran testata su calcio d’angolo battuto da Bensaja.
Vi rimando a mercoledì per l’ultimo approfondimento della stagione con la rubrica “Così è, anche se non vi pare”.

FONDI-PAGANESE 2-2

illusione del gol da parte della Paganese in uno dei suoi attacchi alla porta del Fondi

Ragazzi, qua soffriamo troppo! Soffrire è un verbo che ricorre molto, anche troppo e viene coniugato in tutte le salse nelle vicende che riguardano non solo la Paganese ma anche i suoi tifosi. E, tanto per non essere da meno, anche a Fondi nella prima partita del torneo finale della speranza, i circa cinquecento tifosi al seguito hanno rischiato grosso.
Quando Cesaretti, con una delle sue sgroppate sulla sinistra, dopo appena dieci minuti ha effettuato un tiro cross rasoterra che ha letteralmente sorpreso il portiere del Fondi, terminando in rete, si è avuta la sensazione che la partita potesse mettersi sui binari giusti e che il verbo “soffrire”, riferito ai tanti tifosi accorsi a Fondi con ogni mezzo, per una volta, potesse essere messo in naftalina.
Niente di più sbagliato. La squadra laziale non si è scomposta più di tanto; ha accusato il colpo ma si è riorganizzata affidando la manovra di centrocampo all’ex De Martino e puntando sulle capacità offensive di Addessi sulla fascia destra e del tuttofare Nolè, una vera bestia nera per la difesa paganese. Passavano i minuti e cresceva di tono il Fondi. Un vero miracolo di Galli quando mancavano dieci minuti alla fine della prima frazione impediva agli atleti locali di raddrizzare il risultato. Il portiere era bravo a neutralizzare un tiro ravvicinato di Galasso che sembrava irrimediabilmente diretto in fondo alla rete.
Il vantaggio numerico e psicologico da parte degli ragazzi in maglia azzurro-stellata è stato purtroppo male gestito e il Fondi, man mano, ha preso fiducia nei suoi mezzi e nella ripresa, quando il cliché tattico di una Paganese apparsa troppo rinunciataria e slegata nella manovra non è cambiato, si è temuto il tracollo. Due volte di seguito è andata a rete la squadra pontina e Nolè ha recitato la parte del leone con due gol su cui niente ha potuto il bravo Galli.
E’ finita poi in parità, ma c’è voluta ancora una perla del mai troppo lodato Bensaja, subentrato in corso d’opera, a mettere le cose a posto con un guizzo e una zampata in diagonale degni di un goleador di razza. Bensaja è come se avesse un conto aperto con il Fondi; fu decisivo nell’ultimo incontro al “Purificato” circa un mese fa quando pennellò un tiro di interno destro che si insaccò nell’angolo alto alla sinistra del portiere laziale. Lo è è stato anche oggi quando mancavano pochi minuti alla fine e il Fondi sembrava avviato verso un’agevole quanto insperata vittoria. Ma a dire il vero c’è anche un altro atleta, in campo avverso, potentino di nascita, Nolè, ex centrocampista di fascia, che sembra avere un conto in sospeso con la Paganese. Segnò due gol nella partita del 4 a 5 e ha segnato due gol anche oggi.
La sofferenza, a cui purtroppo siamo abituati quest’anno, non va ancora in cantina. Al ritorno, sabato al “Marcello Torre” potrebbe bastare anche un pareggio per la salvezza.
Speriamo di ricordare questa stagione come “sofferta ma vincente”.
Nino Ruggiero