La strana saudade di Diogo Monteiro, detto Sodinha

nsodinha

Prima saudade, espressa rigorosamente in portoghese/brasiliano; poi nostalgia, in italiano, per Felipe Diogo Monteiro, conosciuto come Sodinha.
Se ne va in Brasile per saudade; torna, a distanza di circa due anni, in Italia per una strana nostalgia, di quelle che ti mettono davanti a un interrogativo senza risposte.
Carta conosciuta questo Sodinha che lascia il segno a Pagani. Nel 2008/2009, allenatore Eziolino Capuano, a dicembre arriva dall’Udinese in prestito, via Bari. Cocchino D’Eboli ha buone entrate con Leonardi e se lo assicura. Gioca poco, ma quando gioca incanta. Calciatore sprecato per la categoria, classe immensa, genio del pallone, ma sregolato come più non si può. Sparisce alla vigilia dell’ultima partita a Castellammare di Stabia. Si volatilizza di notte e nessuno sa perché. Saudade – dissero – nostalgia per il suo Paese, per il Brasile, terra di campioni noti e meno noti.
Quell’anno, Sodinha a Pagani pennella affreschi di buon calcio; entra a partita in corsa e fa la differenza. Gioca poco, non perché non sia bravo; no, gioca poco perché poco si allena. Pesa un quintale, una stazza imponente, anche goffa a guardarlo da lontano, ma quando entra in campo i chili non pesano: pesa la sua immensa classe e il suo magico sinistro. Capuano se lo coccola, intuisce di avere fra le mani uno che è sprecato per la categoria. Niente; per la sua indisciplina tattica, il suo posto resta prevalentemente in panchina.
Sparisce per saudade, ma l’anno dopo torna in Italia e si stabilizza a Brescia in serie B dove lascia il segno. Le sue giocate pazze, quel suo modo di stare in campo, quasi disincantato, affascinano. Il pallone va dove lui vuole che vada; il suo sinistro comanda. L’anno dopo passa a Trapani, sempre in serie B, ma il suo estro si scontra sempre con la sua stazza sempre più imponente e con gli infortuni a catena che lo perseguitano. Deve scendere di peso, ma non ci pensa proprio. Beve allora anche di più; non acqua minerale ma whisky e vodka che mal si conciliano con la vita di atleta. Serse Cosmi lo assiste amorevolmente, gli dice che ha trovato pochi atleti bravi come lui nella sua lunga carriera. Lo invita a uno stretto regime alimentare e quando sa che vuole smettere con il calcio gli scrive una lettera toccante. Leggetela qui, tutto d’un fiato: http://www.trapanicalcio.it/trapanicalcio/area-stampa/notizie/3472-la-lettera-di-mister-serse-cosmi-a-felipe-sodinha.html
Ma lui, Sodinha, ha deciso: a ventotto anni appena suonati smetterà con il calcio e tornerà in Brasile.
Poi, a distanza di circa due anni, la clamorosa notizia: Sodinha è tornato; andrà a giocare con il Mantova. Ha perduto quindici chili; è in forma e ha nostalgia dell’Italia. Una saudade al contrario?
n.r.

Il gioco collettivo e la coperta corta

Così è, anche se non vi pare

La parata di Perina su tiro di Cunzi

Nella foto, tratta da Sportube, la super parata di Perina su tiro di Cunzi

Dopo nove giornate, credo che le impressioni da trarre sulle prestazioni della Paganese possano essere abbastanza aderenti alla realtà. La squadra è tosta, quadrata e coriacea, e lo ha dimostrato anche sabato scorso contro un Cosenza che ha un assetto di primordine. Inoltre è propositiva, combattiva e mai doma; tutte qualità che esaltano una tifoseria che vuole toccare sempre con mano l’attaccamento dei propri beniamini ai colori sociali.
Mi pare di poter dire che la squadra, settimana dopo settimana, dimostra di avere una sua precisa identità. Ci sono punti fermi che ne caratterizzano la solidità, e mi riferisco a Marruocco, Bocchetti, Carcione, Caccavallo e Cunzi, zoccolo duro della squadra, elementi di caratura ed esperienza superiore alla media; ci sono piacevoli sorprese, ed è il caso di Esposito e Cicerelli che non hanno sbagliato una partita; ci sono elementi che alternano buone prestazioni ad altre meno buone. Credo che su questi ultimi, Grassadonia dovrà lavorare di più anche per capire i motivi di questi rendimenti altalenanti.
Una volta esaminate e sviscerate le potenzialità, ovviamente, ci sono da considerare i risultati; quelli numerici per intenderci. Tre vittorie, quattro pareggi e due sconfitte possono bastare per una squadra che mira alla salvezza. Ma nel calcio, si sa, per quanto lo si voglia sbandierare, si parte dal minimo garantito per puntare sempre su qualcosa in più. Ebbene, nel caso di specie, credo che sia lecito attendersi qualche risultato più rispondente alle buone prestazioni della squadra nel suo complesso; anche se in qualche occasione – tipo gara esterna con la Lupa Castelli – il rendimento e le stesse prestazioni sono state inferiori alle aspettative.
Oggi lamentiamo una scarsa prolificità sotto rete, d’accordo; però ricordiamo anche che il calcio è un gioco di squadra e con l’attuale “rosa” a disposizione, carente soprattutto a centrocampo, è difficile quadrare il cerchio. Alla squadra sono mancati per lungo tempo ricambi importanti, proprio nella zona centrale del campo; Palmiero e Fortunato praticamente non si sono mai visti e avrebbero potuto costituire un valido supporto per Carcione e Guerri, costretti agli straordinari e fortunatamente supportati da Cunzi, Cicerelli, Deli e Caccavallo. Tali assenze – ne sono più che convinto – non hanno permesso all’allenatore di sperimentare un nuovo centrocampo e si è dovuto giocoforza coinvolgere, in un afflato collettivo, anche elementi più adatti all’offesa che al contenimento del gioco avversario.
Siamo nel caso della cosiddetta “coperta corta”; se si potenziano difesa e centrocampo con la partecipazione corale anche degli elementi che potenzialmente vengono considerati attaccanti, è anche ovvio che gli stessi – proprio perché logorati da un “avanti indrè” senza soste – al momento di concludere a rete sono meno lucidi negli ultimi sedici metri. E poi, diciamocelo in un orecchio, se, oltre alla cinquina messa a segno da Caccavallo, ci fosse stata più presenza in zona gol di attaccanti pronti a metterla dentro a quest’ora, staremmo parlando di una squadra da primato; altro che salvezza!
Purtroppo il calcio moderno non è più quello di una volta, quando in campo si passeggiava, si trotterellava. Oggi bisogna correre per novanta e più minuti, anche e soprattutto senza palla, se si vuole mettere in difficoltà l’avversario. Agli scettici dico solo una cosa: guardatevi qualche filmato in bianco e nero di gare del dopoguerra. Sembra vedere un calcio da moviola, tanto sono fermi i giocatori in campo; una specie di riproduzione a 33 giri quando il giradischi supporta invece i classici 45 giri.
Il problema del gol, d’altra parte, non è un problema che affligge solo la Paganese. Attaccanti di valore per la terza serie ci sono, ma dobbiamo sempre ricordare, prima a noi stessi, che la società si è sempre riproposta – in un’ottica di oculata gestione – di non fare mai il passo più lungo della gamba e credo che una decisione del genere vada rispettata. Allora dobbiamo solo aspettare che Grassadonia possa avere a disposizione valide alternative per il centrocampo in modo da alleviare il grosso lavoro di copertura attualmente svolto da quella che ho simpaticamente definito la “banda dei moschiglioni”.
Intanto va detto che l’allenatore ha brillantemente recuperato Schiavino in difesa, un elemento che fa valere la sua esperienza e la sua stazza soprattutto nel gioco aereo: la squadra aveva proprio bisogno di un buon colpitore di testa.
Per concludere, devo dire che quest’anno il livellamento tecnico è decisamente portato verso l’alto. Lo provano la visione di tante gare giocate intensamente, di assoluto livello tecnico. Tutte le squadre, anche quelle che sulla carta mirano solo alla salvezza, hanno un buon potenziale umano e tecnico. Squadre materasso in giro non se ne vedono. Tutte hanno elementi di spessore, anche se spesso preferiscono bluffare asserendo che hanno solo giovani di prospettiva.
Ancora una gara esterna in notturna, che pare porti bene, sabato prossimo. Appuntamento alle ore 20 e 30 allo stadio “Ciro Vigorito” di Benevento.
Chiudo augurando una pronta guarigione a Cocchino D’Eboli, che ha avuto un piccolo problema di salute e che – ne sono certo – ritornerà presto nel mondo del calcio più temprato di prima.
Nino Ruggiero

Ecco la salvezza, ma il futuro?

Così è, anche se non vi pare
La sforbiciata di Baccolo salvata slla linea da Diop

Nella foto, tratta da Sportube, la sforbiciata di Baccolo salvata sulla linea di porta da Diop

È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta! Il traguardo della salvezza, che oramai a Pagani – per le vicende che hanno interessato la proprietà – equivale a quello di una promozione, è stato raggiunto a una settimana dal termine del campionato.
È da considerarsi soddisfacente il bilancio finale, considerato che la squadra si salva senza dover passare per la tagliola dei play-out? Oppure deve essere considerato deludente, se si pensa che la squadra nella prima parte del campionato era addirittura arrivata a cinque punti dalla zona play-off?
Tempo di festeggiamenti e di riflessioni.
Festeggiamenti da parte di coloro che hanno seguito la squadra, “nella buona e nella cattiva sorte”, fedeli all’incrollabile principio religioso, fino all’ultimo istante della difficile annata calcistica. Festeggiamenti perché, nonostante tutte le vicissitudini personali che hanno interessato e interessano il presidente Trapani, ancora una volta – e non è la prima – la squadra ha mantenuto la categoria; traguardo di minima fissato all’inizio del campionato.
Riflessioni, invece, da parte dei tanti che – delusi dal ridimensionamento natalizio dei quadri della compagine – hanno cominciato a disertare gli appuntamenti casalinghi del “Marcello Torre” per poi, da lontano, asetticamente, accingersi a guardare al difficile cammino della squadra.
Credo che, come sempre nella vita, ci sia un punto mediano dove devono andare a convergere le diverse verità.
Quella appena conclusa, perché è conclusa, anche se manca una giornata di calendario alla fine, è un’annata calcistica che non dimenticheremo facilmente.
Ne abbiamo visto di tutti i colori. Un girone di andata super, specie dopo l’arrivo di Sottil e di qualche indispensabile rinforzo. Una marcia a tutto gas con risultati positivi sorprendenti, in linea con le ambiziose aspettative da parte della società e da parte di una tifoseria vogliosa di avere una squadra in grado di competere con chiunque. Bravo Sottil, brava la proprietà, bravo lo staff dirigenziale, bravi soprattutto i calciatori, interpreti diretti di una voglia matta dell’ambiente di uscire fuori dalla solita aurea mediocrità di classifica.
A dicembre, nelle feste natalizie, il brusco ritorno alla realtà. La squadra deve ridurre le spese di gestione per esigenze di bilancio sopravvenute per problemi giudiziari che interessano Raffaele Trapani. Zacchete! Taglia di qua, taglia di là, la squadra perde la sua identità con un equilibrio tattico conquistato faticosamente, passo passo, specie dopo il cambio del manico tecnico.
Nomi non ne faccio, ma sapete tutti che la squadra aveva una sua precisa dimensione soprattutto nella zona nevralgica del campo, dove si costruisce il gioco in virtù di calciatori navigati ed esperti che danno un senso alla sostanza delle squadre. Non solo; ma anche in avanti, con tutti i problemi di ordine caratteriali di qualche atleta, i gol non mancavano mai all’appello e spesso erano vere e proprie prodezze personali a decidere esiti di partite considerate impossibili.
Due veri e propri distinti tornei nella stessa stagione.
Quello di andata con Paganese che chiude a venticinque punti, a un tiro di schioppo dalla zona play-off; quello di ritorno concluso (?) con un bottino misero di dodici punti, vale a dire meno della metà dei punti conquistati nel girone di andata, il minimo assoluto, confrontando i punti acquisiti da tutte le squadre impegnate nella lotta per non retrocedere.
Allora bisogna convenire che, in questa controversa annata calcistica, abbiamo visto in campo due squadre. L’una – quella del girone di andata – spavalda e fiera; l’altra – quella del girone di ritorno – timorosa e balbettante.
Se alla fine della gara con il Martina Franca ci sono stati festeggiamenti prolungati nei confronti dell’allenatore Sottil, vuol dire che la tifoseria, quella che ha sempre accompagnato la squadra, ha intuito che gran merito della salvezza è da attribuirsi all’opera del tecnico che ha sposato – forse malvolentieri – il progetto del ridimensionamento per salvaguardare innanzitutto un bilancio ballerino.
Il futuro, intanto, è già dietro l’angolo. L’augurio di tanti è che Raffaele Trapani – cui va il merito indiscutibile di aver sempre mantenuto gli impegni presi – possa risolvere al più presto i suoi problemi giudiziari e, conseguentemente, possa essere più vicino, in tutti i sensi, alla squadra.
I programmi però dovrebbero essere chiari e non traballanti. Proprio perché sono note le possibilità della società che non può permettersi grossi investimenti, credo che la prossima squadra vada costruita, come si fa con un palazzo, dalla base; con pochi giocatori esperti, di categoria, che però devono costituire l’asse portante della stessa, e con giovani interessanti.
Solo i giovani – anche se di talento – non bastano; ricordiamocelo sempre.
Nino Ruggiero

PAGANESE-MARTINA FR. 0-0

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Sul classico filo di lana la Paganese taglia il traguardo della salvezza. Mancava un punto per essere certi della permanenza in Legapro ed il punto è arrivato al termine della gara interna con il Martina Franca in un caldo pomeriggio di maggio, più adatto ad un relax balneare che ad una partita di calcio.
Non conosco i criteri adottati dalla Lega in tema di orari, ma mi pare di poter dire che qualcuno ha steccato clamorosamente quando ha disposto che le partite del girone C cominciassero alle 15. D’accordo pienamente sul fatto che le ultime tre gare dovessero avere inizio tutte alla stessa ora, ma non mi spiego l’orario delle quindici, di certo più adatto ad una sonnolenta controra o a un relax in spiaggia che ad una partita di calcio. Ma anche queste cose succedono e voglio augurarmi che anche i responsabili delle società interessate si siano chiesti un più che legittimo “perché”.
Caldo torrido sugli spalti e – ovviamente – soprattutto in campo. Acqua e sudore a volontà per tutti. Calciatori alla ricerca di refrigerio ad ogni piè sospinto, in ogni possibile pausa di gioco.
Il pareggio alla fine non scontenta nessuno, anche se, a dire il vero, la Paganese nella seconda parte della gara, soprattutto quella centrale, ha cercato di mettere al sicuro il risultato.
Poi, una volta visto che il Martina era ben assestato sulla difensiva, sul finale gli azzurro-stellati hanno badato a mantenere il controllo del pallone per assicurarsi il punto della matematica salvezza, che è puntualmente arrivato con il minimo sforzo.

Appuntamento nella giornata di lunedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com/

Nella foto, un tiro di Girardi su passaggio smarcante di Deli che termina di un soffio a lato.

Un giorno dopo l’altro

Così è, anche se non vi pare

Vinci autorete

Nella foto, tratta da Sportube, il momento della sfortunata autorete di Vinci

Quando mancano tre gare alla fine del campionato, il discorso salvezza è tutt’altro che archiviato.
Si sperava molto in una gara di orgoglio contro l’Aversa Normanna, ma così non è stato. Solo nel primo quarto d’ora di gioco si è vista una buona Paganese; propositiva, volitiva, anche arrembante al punto giusto. Prova ne sia che il portiere Lagomarsini è dovuto intervenire più di una volta con bravura e anche con un pizzico di buona sorte per salvare la propria rete.
Poi, con il passare dei minuti, la fiammella del gioco si è spenta e la squadra azzurro-stellata è ricaduta nel solito vuoto propositivo, con centrocampisti senza idee e con storici scollegamenti fra i reparti.
Brutta partita, brutto risultato, brutta serata per quei pochi fedelissimi che – nonostante delusioni a raffiche – rimangono stoicamente al loro posto, in curva, nel settore distinti e in tribuna.
Quando il campionato volge al termine, è proprio del tutto inutile e controproducente intavolare discorsi di ordine tecnico e tattico. Vorrei dire e approfondire tutte quelle cose che ci siamo detti in tanti a fine gara; vorrei parlare delle disfunzioni che hanno caratterizzato la squadra nella seconda parte del torneo, ma preferisco tacere perché un discorso del genere non ci porterebbe da nessuna parte, visto che non c’è alcuna possibilità di incidere radicalmente sul rendimento complessivo della squadra.
Altra musica, invece, per l’Aversa Normanna, squadra già condannata a disputare la lotteria dei “play out”, ma pimpante, addirittura irridente in qualche circostanza nei confronti dell’avversaria del momento, con calciatori che sembravano avere l’argento vivo addosso, tanto apparivano veloci ed intraprendenti nelle inevitabili ripartenze.
Ci sono rimaste tre sole gare dalle quali trarre quei pochi punti che possono significare salvezza.
Un giorno dopo l’altro se ne sta andando un campionato che per la Paganese ha avuto due fasi distinte e separate. La prima, quella della speranza e dell’illusione, immediatamente successiva all’abbandono di Cuoghi e all’arrivo contestuale di Sottil, caratterizzata da una squadra compatta, amalgamata al punto giusto con l’innesto di uomini giusti al posto giusto, e con risultati positivi uno dopo l’altro, giunti puntuali.
La seconda, caratterizzata da una rivoluzione, forse necessaria per questioni di bilancio, ma che si è dimostrata, alla prova dei fatti, disastrosa, nonostante un disegno che sulla carta appariva più o meno necessariamente accettabile; il tutto ben sapendo che il fine ultimo doveva essere rappresentato da una salvezza tranquilla.
Di tranquillità, a onor del vero, nonostante tutta la comprensione di questo mondo per il momento delicato attraversato dalla società, ce n’è stata ben poca, tanto è vero che la squadra ha dilapidato nel corso della seconda parte del torneo il prezioso “tesoretto” immagazzinato parsimoniosamente nel periodo d’oro. E meno male che c’è stata una riserva da cui attingere….
Dieci soli punti sono stati raggranellati nel girone di ritorno; un bottino misero, da retrocessione diretta. Nessuna altra squadra, anche fra quelle che attualmente sono dietro la Paganese, ha conquistato meno punti nella seconda parte del campionato, eccezion fatta per il Messina che di punti ne ha raggranellati ugualmente dieci.
A tre gare dalla fine, siamo oramai solo nelle mani esperte di Sottil, che, per la verità, ha dimostrato di saperci fare, e dei ragazzi a sua disposizione.
Il traguardo è lì, a portata di mano. Non si può più traccheggiare e sperare solo nei passi falsi altrui.
Forza, cancelliamo dalla mente la brutta prestazione di sabato scorso e diamoci dentro come si conviene a una squadra che deve salvarsi. Traguardo di minima, certo; ma pur sempre un traguardo.
Nino Ruggiero

PAGANESE-AVERSA N. 0-1

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Per assurdo, mi pare di poter dire che la Paganese segna più facilmente i gol nella propria porta anziché in quella degli avversari. Oggi un’altra “perla”: l’ennesima, contro un’Aversa Normanna viva e vegeta che – per quello che si è visto al “Marcello Torre” – si è già calata pienamente nel clima agonistico degli inevitabili play-out cui sarà chiamata a partecipare.
Brutta partita, brutto risultato, brutta serata per quei cinque-seicento temerari che – nonostante delusioni a raffiche – rimangono stoicamente al loro posto, in curva, nel settore distinti ed in tribuna.
Dieci minuti iniziali che promettono, ma non mantengono. Due-tre interventi determinanti del portiere napoletano, qualche batticuore, un quasi gol.
L’inizio è buono, ma solo l’inizio. Poi calano le tenebre, non solo metaforicamente, ed i riflettori possono fare ben poco; la luce non c’è, soprattutto nella zona nevralgica del gioco e la squadra si sbriciola, lentamente ma si sbriciola.
I discorsi di ordine tecnico, capirete, è inutile farne quando mancano oramai solo tre giornate alla fine. Resta il fatto che la Paganese – senza voler fare improbabili classifiche di rendimento – non solo ha giocato una bruttissima partita, ma non è riuscita nemmeno a prendere un misero punticino, traguardo di minima per una salvezza che – nonostante tutto – resta a portata di mano.

Appuntamento nella giornata di lunedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com/

Nella foto, il portiere Lagomarsini rilancia dopo aver neutralizzato un tiro di Calamai nei primi minuti di gioco.

I gol da polli

Così è, anche se non vi pare
gol del Lamezia copia

Nella foto, tratta da Sportube, il gol di testa realizzato da Filosa

A volte un’immagine è molto più eloquente di tante parole. Guardatela, allora, la foto allegata che immortala il gol subìto dalla Paganese, quando mancavano pochi secondi alla fine della gara. Attenzione alla freccetta rossa che indica Filosa che ha appena incornato il pallone del pareggio.
Ma si può incassare un gol così? con il calciatore avversario solo, a due passi dalla linea di porta, che colpisce il pallone indisturbato proveniente da calcio d’angolo, quindi a difesa schierata.
Lungi da me voler ricercare il colpevole a ogni costo, ma mi pare di poter dire che negli ultimi tempi non è la prima volta che si incassano gol del genere.
Un pareggio conquistato su un campo notoriamente difficile, come quello di Lamezia, non è risultato da buttar via, ma grande è il rammarico per due punti gettati al vento proprio allo scadere del recupero, dopo aver controllato la gara per buona parte della stessa. Nel calcio, quando si prendono gol rivenienti da prodezze di avversari, credo ci sia ben poco da recriminare; ma quando si prendono gol come quello incassato al 95’ a Lamezia, è chiaro che ci sono molte cose che non vanno. Lo diciamo in tanti da tempo e, purtroppo, a questo punto, dopo che a gennaio la squadra è stata rivoltata come un calzino, dobbiamo solo aspettare la fine del campionato perché rimedi mirati non ce ne sono.
Eppure, a dire il vero, a Lamezia la squadra azzurro-stellata aveva dato segnali di buona predisposizione tattica. Aveva controllato gli avversari adeguandosi al ritmo lento della partita senza mai correre pericoli per tutta la durata del primo tempo.
Gli uomini di Sottil non si erano limitati a controllare solamente gli avversari. Alcune buone ripartenze avevano messo in difficoltà il Lamezia che soffriva particolarmente la genialità di Deli, che al momento è l’elemento di maggiore spessore tecnico di cui la squadra dispone.
Proprio Deli allo scadere del primo tempo faceva le prove generali del gol che avrebbe realizzato nella ripresa e solo un intervento tempestivo del portiere calabrese evitava la segnatura.
Nella ripresa, la Paganese provava a prendere di petto la gara e dopo otto minuti passava meritatamente in vantaggio grazie ad una vera perla calcistica di Deli: stupendo ed imparabile il pallone calciato di precisione di piatto destro nell’angolo più lontano della porta lametina, dopo un controllo di alta scuola, assolutamente delizioso e stilisticamente ineccepibile.
Una volta in vantaggio, la Paganese, che nel frattempo aveva arruolato Bergamini nel delicato compito di play-maker a scapito di un ottimo Baccolo però ancora alle prese con la lunga convalescenza, riusciva ad amministrare il vantaggio acquisito proprio grazie alla naturale predisposizione dello stesso Bergamini al dialogo nella zona centrale del campo.
La squadra appariva armonica e sicura di sé, tanto è vero che almeno in un altro paio di occasioni riusciva ad impensierire seriamente la difesa del Lamezia, sfiorando il raddoppio che avrebbe fatto dormire sonni più tranquilli alla squadra in vista del prevedibile finale.
Ma la classifica – soprattutto nella parte finale del campionato – solitamente è lo specchio fedele del rendimento delle varie squadre; in tale ottica è normale che per squadre incomplete come la Paganese alla fine ci sia sempre un “quid” qualsiasi, che faccia crollare tutta l’impalcatura delle speranze coltivate per novanta e più minuti. Ed eccolo qua il pasticciaccio, che non manca mai, proprio allo scadere del tempo!
Inutile rigirare però il coltello nella piaga; chiudiamo il libro e non se ne parli più.
Adesso bisogna solo pensare a racimolare quei quattro-cinque punticini che significherebbero salvezza matematica.
Sabato, alle ore 19 e 30, contro l’Aversa Normanna non ci sarà più tempo per chiacchiere e rimpianti.
Servono i tre punti, una specie di ipoteca sulla salvezza.
Nino Ruggiero