PAGANESE-MELFI 3-0

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Nella foto, un disimpegno di Gragnaniello nel primo tempo

Che bello il ritorno alla vittoria in casa! Una serata piacevole, dal punto di vista ambientale e sportivo. Una buona cornice di pubblico, non proprio quella delle grandi occasioni ma un certo ritorno allo stadio c’è stato da parte di chi tentenna e vorrebbe una squadra all’altezza della situazione.
Dico subito che il punteggio non esprime numericamente quello che le due squadre hanno espresso in campo. Tre gol potrebbero far pensare ad un dominio assoluto da parte della Paganese; ma non è proprio così perché il Melfi, specie nella seconda parte della gara, ha dato filo da torcere alla difesa azzurro-stellata che se l’è cavata grazie a un paio interventi di grande spessore compiuti da Marruocco.
Inoltre il taccuino – sempre nel secondo tempo – segnala due legni colpiti dal Melfi: una traversa piena e un palo clamoroso. Ma il taccuino, particolarmente ricco nel secondo tempo, parla anche di contropiedi micidiali da parte della Paganese; di un intervento di gran classe di Gragnaniello su tiro a giro di Deli meritevole di maggiore fortuna; di un gol davvero magistrale messo a segno dallo stesso Deli con un gran diagonale quando mancavano una decina di minuti alla fine.
La Paganese oggi è stata cinica come non mai. Ha segnato due gol nella prima parte della gara; il primo con Reginaldo, bravo a incunearsi in area e a segnare con un gran tiro da distanza ravvicinata; il secondo con Alcibiade, allo scadere del tempo, su calcio d’angolo battuto da Cicerelli. Proprio quest’ultimo, ancora una volta, è da segnalare come migliore in campo in senso assoluto. Il ruolo che Grassadonia quest’anno sembra avergli ritagliato su misura esalta le doti del calciatore: le sue incursioni sulla fascia sinistra sono spettacolari ed efficaci al tempo stesso. Oramai quando parte da lontano, dopo aver eseguito diligentemente la fase difensiva, non bastano più due avversari per frenarne l’irruenza e il gran controllo di palla. Oggi come oggi, Cicerelli è senza ombra di dubbio l’uomo più in forma della squadra.
Bisogna anche dire che è tutto il complesso che ha saputo tenere sotto controllo la situazione quando il Melfi ha sciorinato un gioco brillante e generoso, ancorchè disordinato sotto rete. Stavolta Marruocco ha recitato la parte che gli compete con grande naturalezza e bravura sventando almeno due gol che sembrava destinati in fondo al sacco. La difesa ha tenuto abbastanza bene davanti all’assalto all’arma bianca del Melfi nel secondo tempo, ma l’assenza di Pestrin in fase di filtro si è sentita più di quanto si pensasse alla vigilia.
Per il momento possiamo accontentarci dei tre punti che fanno tanta classifica e di aver sfatato il tabù delle vittorie interne.
Appuntamento a martedì prossimo per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com

PAGANESE-FRANCAVILLA 1-1

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Nella foto, Zerbo festeggiato dai compagni dopo la realizzazione del temporaneo uno a zero

Pareggio beffardo in casa contro la Virtus Francavilla, non tanto per il risultato in se stesso che ci può pure stare, quanto per il modo con cui è maturato.
Non è stata una bella partita, ma lo si sapeva già perché sono stati rispettati i canoni tattici, tipici di questi incontri. Da una parte la Paganese attestata su posizioni prudenziali, diciamo abbastanza equilibrata tatticamente, con la novità di Longo sulla destra con licenza di offendere; dall’altra la Virtus, ben disposta sulla difensiva ma pronta anche a ripartire per fare male.
Diciamocelo in un orecchio: le potenzialità della Paganese sono arcinote a tutti quelli che seguono interessatamente il girone. Ci sono filmati, riprese televisive; ci sono osservatori che conoscono vita, morte e miracoli degli atleti più rappresentativi della squadra azzurro-stellata. In un calcio frenetico, ma anche molto tattico, non ci vuole molto, proprio perché si ha contezza del valore di determinati calciatori, a trovare il modo per imbrigliare quelli che vengono considerati i punti di forza di una squadra.
Oramai, Pestrin a centrocampo, Deli sulla tre-quarti e Cicerelli sulla fascia sono “carte conosciute” e gli allenatori avversari per prima cosa pensano a come imbrigliarli per metterli in condizione di non nuocere; in altre parole pensano a annullare le fonti di gioco della Paganese e i calciatori ritenuti più pericolosi in avanti.
Bisogna dire a onor del vero che i tre calciatori citati – pur guardati a vista con raddoppi nelle marcature spesso al limite del regolamento – se la sono cavata egregiamente. Forse Cicerelli, schierato a sinistra della propria difesa e costretto più sulla difensiva, ha abdicato parecchio alle sue sgroppate in avanti, ma bisogna anche tener conto del suo utilizzo in fase di contenimento.
Deli ha sciorinato numeri di alta scuola; è andato anche vicino al gol nel secondo tempo quando dopo un entusiasmante slalom ha effettuato un tiro a giro di destro degno di migliori fortune, ma nell’occasione è stato bravissimo il portiere Costa a deviare il maligno tiro in calcio d’angolo. Discrete le prestazioni di Longo e di Tagliavacche che di certo non hanno demeritato; ma sono state prestazioni piatte, senza acuti. Così come sono state senza acuti le prove di Reginaldo e di Herrera in avanti, bloccati dalla ferrea difesa pugliese.
Il pareggio, dicevo all’inizio, è parso però beffardo per il modo con cui è maturato.
Partiamo dal gol della Paganese, arrivato dopo buoni venti minuti del secondo tempo. Bello ed elegante lo spunto di Deli che in area serve il neo entrato Zerbo ben appostato sulla sinistra; controllo e tiro in diagonale di sinistro di quest’ultimo in un “amen” con pallone che si conficca con una violenza incredibile tra palo e portiere. Bella l’azione, bellissimo il gol; decisamente da cineteca.
Dovrebbe essere fatta per la prima vittoria in casa, anche in considerazione del fatto che la Virtus non pare avere frecce particolarmente pericolose al suo arco. Invece basta una semplice punizione dalla trequarti campo; bastano un controllo sporco, una strana deviazione, con il pallone che s’inarca, sembra essere destinato a finire fuori ma, all’ultimo momento, lo troviamo che si insacca con una strana traiettoria proprio a fil di palo alla destra del  sorpresissimo Marruocco.
Una vera beffa. Ma questo è il calcio, facciamocene una ragione senza per questo voler trovare a tutti i costi il responsabile del misfatto. Infortuni possono capitare in tutte le migliori famiglie; non facciamone un dramma e ricordiamoci che domenica prossima, in notturna contro il Melfi, c’è un’altra prova di appello al “Marcello Torre”.
Prima o poi ce la faremo a sfatare questo benedetto tabù casalingo che ci accompagna da tempo. Crediamoci, però.

C’era una volta il fattore campo

Così è, anche se non vi pare

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Il calcio è cambiato di molto negli ultimi anni. Filmati storici, rigorosamente in bianco e nero, girati con avventurose cineprese, prima in formato 8 e poi in super 8, lasciano una scia malinconica di un calcio pioneristico. Proprio qualche giorno fa, in uno dei tanti dedicati canali RAI, ho visto uno spezzone di una partita che vedeva all’opera la Nazionale italiana contro la Francia. A quei tempi si giocava con il passo cadenzato che fa tanto moviola, credetemi. Il calciatore in possesso di palla aveva tutto il tempo di controllare il pallone, di girarsi, rigirarsi per poi decidere se puntare verso l’area avversaria o se invece passare il pallone a qualche compagno. Ritmi blandi, da posapiano, con calciatori poco propensi ad aggredire immediatamente l’avversario in possesso di palla.
Un calcio diverso da quello di adesso e che fa tanta malinconia; un po’ come capita con tutti gli avvenimenti di cui – da persone mature – abbiamo nostalgia. È cambiato proprio in toto, questo benedetto sport che tanto ci affascina. Una volta le partite in casa rappresentavano l’occasione per sistemare le cose che non andavano. In casa le squadre non perdevano quasi mai colpi; solo raramente si verificava che pareggiassero o addirittura perdessero. C’era, a favore delle squadre che giocavano in casa, quello che coloritamente si chiamava “fattore campo”, un autentico valore aggiunto per la squadra ospitante; pubblico accalcato dietro reti di protezioni che oscillavano a ogni piè sospinto quando l’arbitro prendeva decisioni poco condivise; guardalinee non sempre affidabili per precisione e tempestività; rigori accordati da arbitri tremebondi alla squadra di casa per cadute più o meno simulate quando la rete di protezione oscillava un po’ troppo; forza pubblica quasi del tutto assente, rappresentata quasi sempre da qualche singolo prosperoso brigadiere o appuntato.
Oggi il “fattore campo” è solo una specie di favoletta che viene ricordata ai più giovani. In casa o fuori, il calcio è sempre lo stesso. Anzi, se possibile, oggi le squadre ottengono risultati migliori e più rispondenti alle loro qualità quando si trovano a giocare in trasferta, negli spazi larghi. Quei movimenti da “moviola” di un calcio in bianco e nero sono spariti da tempo. In campo, i novanta e più minuti vengono vissuti intensamente in virtù di uno spirito agonistico-atletico diverso: si corre fin dal primo minuto di gioco; si applicano marcature ferree sugli avversari in possesso di palla, tanto che riesce a ragionare solo chi è in possesso di una tecnica individuale di primordine.
Le squadre che giocano in trasferta hanno pochi timori riverenziali; il pubblico avversario è lontano dal rettangolo di gioco e può solo incoraggiare o dileggiare, a seconda che voglia dare una mano alla propria squadra o lanciare improperi a quelli che vengono considerati nemici.
Perché dico questo? Perché è bene che l’evoluzione storica del calcio venga tenuta presente da chi oggi – in occasione di partite interne – si lamenta degli scarsi risultati positivi ottenuti dalla Paganese quando si trova a giocare al “Marcello Torre”. Intendiamoci, il cambiamento epocale del calcio non deve suonare come giustificazione per gli scarsi risultati ottenuti in casa fino a questo momento. Anzi, proprio perché gli azzurro-stellati hanno ottenuto due chiare e indiscutibili vittorie in trasferta, è arrivato il momento di confermare quanto di buono la squadra ha saputo fare sia a Catanzaro che a Messina.
“In casa o fuori, per me pari sono” – deve cominciare a cantare la compagine azzurro-stellata, parodiando la famosa aria del ”Rigoletto” di Giuseppe Verdi, a cominciare dalla gara di domani che la vede impegnata nel recupero della prima giornata contro il Francavilla.
Grassadonia sicuramente presenterà una squadra vogliosa di arrivare alla prima vittoria casalinga; ma dovrà tenere conto anche delle condizioni fisiche di atleti, che, dopo appena due giorni dalla gara di Messina, avendo cominciato in ritardo la preparazione, potrebbero accusare la fatica di tre gare in una settimana.
Ma l’occasione è propizia per allungare il passo e chiarire che non si vincono due partite in trasferta se non si possiedono determinate qualità. Quelle che fanno crescere le squadre cosiddette provinciali.
Nino Ruggiero

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Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol della Paganese messo a segno da Deli dopo uno scambio con Reginaldo.

Quattro trasferte fino a questo momento per la Paganese. Il bottino è buono: due vittorie con l’identico risultato di 0 a 2, a Catanzaro e Messina; due sconfitte, l’una, di misura, apparsa immeritata, al debutto a Matera; l’altra senza scusanti con l’Andria. Credo che la società e l’allenatore possano ritenersi soddisfatti di quanto ottenuto in trasferta; così come dovrebbe esserlo anche la tifoseria azzurro-stellata. Scusate se è poco… anche se attendiamo tutti che lo stesso ruolino di marcia sia rispettato anche al “Marcello Torre”.
Buona Paganese, quella vista in Sicilia nello stadio intitolato alla memoria di “Franco Scoglio”. Finalmente si è vista la squadra che vorremmo vedere sempre: compatta, omogenea, con un chiaro disegno tattico, prima ideato e poi realizzato, grazie alla buona vena di interpreti all’altezza della situazione. Pochini i pericoli corsi dalla difesa azzurro-stellata schierata con tre centrali, Alcibiade, Camilleri e Silvestri, e con Cicerelli e Della Corte sulle fasce a sostenere la fase difensiva. Filtro perfetto a centrocampo affidato al mestiere di Pestrin, alla corsa di Maiorano e all’estro di Deli. In avanti Reginaldo ed Herrera.
Vittoria chiara e indiscutibile quella con il Messina. Primi minuti di controllo dell’avversario, diciamo di studio; appena una decina di minuti. Poi sale di tono la manovra della Paganese che può contare su una difesa ferrea che concederà molto poco agli attaccanti del Messina; la prova viene dall’assoluta domenica tranquilla trascorsa da Marruocco, mai impegnato seriamente per tutta la durata del primo tempo.
Con il passare dei minuti, diciamo dal quarto d’ora in poi, sale di tono la manovra della Paganese che può contare su elementi in gran forma. Mi riferisco a Pestrin, che si conferma uomo d’ordine e superbo catalizzatore della manovra della squadra e sale di tono soprattutto Cicerelli, che, oggi come oggi, rappresenta, senza ombra di dubbio, un valore aggiunto per la sua squadra. Il calciatore è in uno splendido stato di forma e riesce a interpretare con la stessa intensità sia la fase di contrasto sulla fascia di competenza, sia quella di rilancio, irrompendo autorevolmente con grande personalità sulla scena da attore consumato; un calciatore che oramai non è più una sorpresa e che viene guardato con timore e rispetto dalle squadre avversarie.
Deli è il giocatore che stupisce sempre. Alterna grandi numeri a ingenuità incredibili, ma è atleta di grande valore e compie imprese memorabili; come quella del primo gol, quando, dopo uno scambio stretto con Reginaldo, riesce a stregare il portiere del Messina con un tocco di gran classe, con estrema freddezza, lasciandolo fermo come una statua di sale.
Appuntamento a martedì prossimo per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su https://paganesegraffiti.wordpress.com

Cercasi qualità

Così è, anche se non vi pare
cicerelli

Nella foto, tratta da Sportube, il tiro di Cicerelli nel primo tempo che ha sfiorato l’incrocio dei pali

Partiamo dal presupposto che nel calcio non c’è mai niente di scontato. Potete giurarci: è proprio così.
Si pensava che in casa, contro il Monopoli, all’indomani della bella e convincente prestazione di Catanzaro, la Paganese avrebbe dato continuità di risultati e di gioco. Niente di più sbagliato. La Paganese non solo è uscita sconfitta, ma ha anche fatto emergere preoccupanti segnali di discontinuità lasciando il campo a tanti interrogativi che solo il tempo potrà sciogliere.
Innanzitutto bisognerà capire, da parte di tutti, che quando in casa, dopo averle provate tutte, non si riesce a vincere, bisogna fare l’impossibile per non perdere. Sì, lo so, sembra una di quelle domande-considerazioni alla Marzullo, ma è così. Purtroppo, il calcio non è una scienza esatta e non basta avere il predominio territoriale per arrivare alla vittoria. Bisogna trovare gli spazi per battere a rete e bisogna avere il piede buono o la testa per farlo.
Una squadra organizzata come il Monopoli, a chiara vocazione operaia, se si eccettua qualche eccezione qualitativa, poteva essere battuta solo che ci fosse stata più lucidità in zona gol. Alla Paganese attuale, costruita con tanto impegno dirigenziale, dopo le tante vicissitudine di ordine giudiziario che l’hanno interessata, manca ancora qualcosa.
Certo, si è visto – a causa dell’infortunio occorso a Iunco – quanto sia parsa spaesata e poco convinta dei propri mezzi la squadra dalla cintola in su. Parliamoci chiaro, quando si incontra una squadra ben attrezzata, una di quelle che vengono definite di categoria, per arrivare al gol, c’è bisogno di grande qualità dalla trequarti in avanti per sperare in una giocata di fino, di un guizzo perentorio, di una invenzione; tutti qualità che non si inventano da un momento all’altro. Determinate doti si hanno o non si hanno.
Grassadonia le ha tentate tutte per arrivare in zona gol. Innanzitutto ha dato consistenza alla squadra, salvaguardando l’equilibrio tattico. Sono pochi i parametri che vanno evidenziati quando si parla di schieramenti e questi parametri investono il modo stare in campo.
Allora è giusto parlare di una difesa schierata a tre o a quattro, anche a cinque quando occorre, a seconda delle esigenze tattiche che l’allenatore ritiene più opportuno adottare. Non vi parlo di numeri, e voi che avete la bontà di seguirmi, sapete anche che non amo parlare di quelle strane e statiche formule tattiche che non vogliono dire niente e servono solo ad allungare il brodo del discorso a chi ha pochi argomenti in materia. Sono convinto che il gioco del calcio sia sinonimo di dinamismo e non possa essere paragonato a una stucchevole partita a scacchi o a dama, giochi chiaramente da sedentari.
La verità è che in campo non si può correre dietro ai numeri delle cosiddette formule tattiche enunciate da addetti ai lavori; bisogna correre, sempre, anche senza palla, forse soprattutto senza palla; bisogna correre ed essere presenti – quando occorre – in ogni zona del campo, in barba al (4-4-2, 3-5-2, o, peggio ancora al 3-4-2-1); bisogna saper difendere quando sono gli avversari a manovrare il pallino del gioco; ma bisogna anche proporsi in avanti quando è necessario, per dare sostegno al compagno in possesso di palla.
Ritornando alla partita con il Monopoli, credo che sotto il profilo dell’impegno ci sia ben poco da recriminare sulla prestazione offerta dai ragazzi in maglia azzurro-stellata. Ma l’impegno molto spesso non basta; nei momenti topici delle partite – per arrivare alla vittoria – ci vogliono qualità ed esperienza. E per la verità, contro il Monopoli, le due doti si sono viste poco. Passi per la qualità, che prima o poi dovrà venire fuori da Reginaldo e Deli, domenica non proprio al top, ma l’esperienza è quella che non deve mai mancare. E dispiace che proprio Dicuonzo, fra i più in palla in questo primo periodo, sia incorso in un errore di valutazione che un giocatore del suo calibro non deve commettere, in occasione della mancata sforbiciata che ha poi originato il primo gol del Monopoli.
Una sconfitta, sia pure inaspettata, ci può stare. L’importante è che la squadra faccia tesoro degli errori commessi e sia pronta a rifarsi.
C’è la trasferta di Messina in programma per domenica; una trasferta niente affatto agevole durante la quale la squadra – per dare un calcio al momento poco favorevole – dovrà esprimersi sugli standard espressi a Catanzaro. Mancherà ancora Iunco, ma Grassadonia potrà contare sul recuperato Herrera e sull’emergente Celiento.
Nino Ruggiero

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Uno dei rari tentativi offensivi della Paganese nel primo tempo

No, mi dispiace dirlo, così non va. In casa, quando non si riesce a vincere – contro una squadra come il Monopoli, che di certo non è fra le migliori del campionato – non si può poi perdere in modo assurdo. Certo, l’assenza di Iunco ha pesato molto sull’economia del gioco della Paganese; ma si sapeva che la squadra – proprio per l’assenza del suo uomo più rappresentativo – avrebbe accusato problemi dalla cintola in avanti.
Bene; quando una squadra non riesce a trovare sbocchi in avanti, come è appunto il caso di oggi, dopo averle tentate tutte, deve quantomeno salvaguardare il risultato di parità. Poco importa che il primo gol sia probabilmente stato inficiato da un fallo non rilevato dall’arbitro sulla mancata sforbiciata di Dicuonzo. Un errore del genere un calciatore esperto non può commetterlo in una zona pericolosa. Un grazioso regalo servito alla squadra pugliese che – per la verità – dopo aver realizzato la prima rete, ha poi legittimato la vittoria con una gara puntigliosa e attenta, riuscendo sapientemente a chiudere tutti gli spazi agli attaccanti azzurro-stellati.
Poche le emozioni di parte paganese nella prima parte della gara. Qualche tentativo isolato di Reginaldo in avanti, non sempre fortunato in zona gol; poi tanto fumo e pressione territoriale fine a se stessa. Prova incolore di Caruso, schierato a fianco di Reginaldo al centro dell’attacco e prova sbiadita anche da parte di Deli che avrebbe dovuto illuminare il gioco offensivo con le sue invenzioni.
Sacrificato, e in un certo qual senso ingabbiato, Cicerelli sulla fascia destra del suo schieramento anche se, ad onor del vero, il ragazzo ha giocato una gara molto intensa riuscendo a interpretare benissimo soprattutto la fase difensiva che Grassadonia aveva ritagliato per lui in questo tipo di gara. Il calciatore avrebbe anche meritato la gioia del gol perché allo scadere del primo tempo – quando la squadra continuava a premere senza risultati concreti – con un gran sinistro ha sfiorato l’incrocio dei pali.
Nel secondo tempo, dopo dieci minuti, Grassadonia ha tentato di dare più profondità alla squadra inserendo Herrera al posto di Caruso. Ma la gara si mette male perché la Paganese incassa un gol assurdo, complice un errato rinvio di Dicuonzo che porta Montini al gol. Ci sarebbe tutto il tempo per cercare di recuperare il risultato ma la Paganese mostra di avere idee poco chiare in zona di attacco. La quadra si intestardisce a cercare lo sfondamento centrale invece di giocare sulle fasce; quando lo fa, riesce ad incartarsi quasi sempre da sola perché le gambe non rispondono alle sollecitazioni.
Due sole palle gol vengono sviluppate. Nella prima Cicerelli dopo aver recuperato una palla impossibile sulla sinistra, in piena area spara poi sul primo palo invece di crossare al centro; sulla seconda Deli, su cross dalla destra incoccia di testa proprio nelle mani del portiere avversario.
Fra i due episodi c’è il raddoppio di Esposito, l’ex di turno, che, su calcio d’angolo dalla destra, si eleva maestoso e deposita la palla in rete.
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Essere o non essere, ecco il problema

Così è, anche se non vi pare
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Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol della Paganese realizzato da Deli su suggerimento al bacio di Iunco.

Tanti elementi di novità, per la Paganese. Innanzitutto una vittoria meritata a piene mani, al di là del punteggio di zero a due che una volta veniva definito classicamente “all’inglese”. Poi, subito dopo, una prestazione da leccarsi i baffi.
Vedete, non è facile nel calcio coniugare vittorie e bel gioco; ebbene, la Paganese lo ha fatto in maniera tanto normale e tanto semplice che ancora non sembra vero ai tanti che alla gara hanno assistito grazie alla piattaforma di Sportube. Una squadra armonica e travolgente ha bucato i teleschermi, scusate l’eufemismo, ma era da tempo che non assistevamo a una gara così bene interpretata, sia tatticamente, sia grazie alle prestazione dei singoli. Si sapeva della sicurezza di Pestrin nella zona centrale del campo, della sua autorevolezza e del fatto che era già diventato un punto fermo di riferimento nell’economia del gioco. Qualche dubbio faceva capolino in merito al naturale sbocco della manovra in avanti; in poche parole qualche riserva aleggiava sull’asse Pestrin-attacco in quanto i nuovi arrivati, Iunco e Reginaldo, nomi di grande spessore, nelle ultime esibizioni non erano sembrati in grandi condizioni fisiche. Niente di più errato.
Grassadonia, che segue per un’intera settimana il gruppo e conosce a menadito ogni pedina a sua disposizione, schierava per la prima volta insieme in quest’annata sia Iunco che Reginaldo. Scintille, ragazzi, proprio scintille di bel gioco, da lezione di calcio. Mezz’ora iniziale da capogiro per il povero Catanzaro preso nella morsa degli azzurro-stellati. Un gioco armonico, coinvolgente dalla trequarti in su, con uno Iunco scatenato, all’altezza della sua fama, efficace sia nelle vesti di suggeritore, sia di attaccante puro. Aggiungeteci un Deli finalmente motivato, presente, persino aggressivo così come deve essere un giocatore dalle sue potenzialità; e aggiungeteci anche un Reginaldo che in due o tre occasioni, pur non essendo al massimo della sua condizione, ha fatto vedere numeri di ottima scuola, siglando, tra l’altro un gol di ottima fattura.
Una squadra, la Paganese, che fin dal primo momento non ha avuto alcun timore reverenziale nei confronti del Catanzaro. Una difesa super, con Marruocco sui suoi standard, un baluardo; difensori che stanno prendendo confidenza con i moduli che Grassadonia alterna a seconda delle squadre da incontrare; schierati sia a tre, sia a due centrali. E difensori d’ala che ben si adattano sia al ruolo di marcatori che a quello di appoggio in avanti.
La mentalità vincente è una dote difficile da metabolizzare, soprattutto per i più giovani. Ma ho l’impressione che sulla scorta e sull’esperienza di elementi come Marruocco, Alcibiade, Pestrin, Reginaldo e Iunco stia entrando lentamente anche nel dna di giovani come Cicerelli e Deli che contro il Catanzaro hanno disputato una gara esemplare, interpretando con la stessa intensità sia la fase difensiva, sia quella di propositiva e di attacco.
Alla luce della magnifica esibizione di Catanzaro, è lecito attendersi un futuro senza preoccupazioni di classifica. Troppo amara, però, è ancora la sconfitta rimediata ad Andria perché si possa parlare a cuor leggero di una squadra da alta classifica. Il dilemma è shakespeariano; è vera la squadra di Andria o quella di Catanzaro?
Ci vorrà tanto equilibrio nei giudizi e soprattutto ci vorrà ancora del tempo perché Grassadonia possa disporre al meglio delle sue preziose pedine. Intanto si tratta di registrare un miglioramento fisico complessivo. Mercoledì scorso ad Andria la squadra era sembrata sulle gambe, oltre ad avere subìto due gol non proprio impossibili. Domenica scorsa, invece, a Catanzaro ha fatto registrare miglioramenti evidentissimi di tenuta, riferiti soprattutto agli ultimi arrivati nel gruppo. Fra questi Maiorano. Mi sembra di poter dire che il calciatore ha fatto tutto per intero il suo dovere dando una mano sostanziosa a Pestrin nella zona centrale del campo, là dove spesso si decidono le sorti di una gara. Un elemento che di certo arricchisce le potenzialità della squadra e che consente a Grassadonia di effettuare le scelte che riterrà più opportune.
Attendiamo conferme già dalla prossima gara interna con il Monopoli; conferme necessarie per avere un’idea più chiara sulle possibilità della squadra.
Nino Ruggiero