COSA CI RISERVA IL FUTURO

Così è, anche se non vi pare

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Nella foto, Antonino e Raffaele Trapani

Abbiamo metaforicamente saltato il fosso; con molte ansie, con moltissime preoccupazioni e con tanto batticuore, ma lo abbiamo saltato. Uso il plurale perché l’operazione salvezza non ha interessato solo gli atleti in campo, ma ha coinvolto una moltitudine di persone, a cominciare dal presidente Trapani e dallo staff societario, per finire a tutti coloro che – in un modo o in un altro – si sono sentiti liberati da quello che appariva come un brutto incubo.
La serie C è salva. Onore a chi ha fatto di tutto perché una lunga serie di annate felici non si interrompesse. Una cosa non è mai mancata nel decorso campionato: l’impegno.
Stabilito che non c’è da celebrare una vittoria ma uno scampato pericolo, adesso però sarà il caso di convenire che, comunque – stante una difficile situazione economica della società – quest’anno è stato raggiunto il traguardo di minima cui la società tendeva a inizio campionato.
A qualche giorno di distanza dall’ultima fatica, dobbiamo adesso augurarci che la società, in vista del prossimo campionato, non molli la presa e, sulla scorta di esperienze recenti, pensi ad allestire una squadra che quantomeno arrivi alla salvezza senza passare per la tagliola dei play-out.
Potremmo discutere ancora a lungo sul valore tecnico complessivo dell’intera compagine – visto che lo abbiamo fatto poco nel corso dell’anno per non destabilizzare l’ambiente; potremmo parlare delle disfunzioni tecnico-tattiche che hanno caratterizzato la fase difensiva della squadra, falcidiandola con segnature assurde; potremmo dire che la squadra ha evidenziato, fin dalle prime giornate del torneo, di essere stata male assortita nella campagna acquisti. Ma di una cosa, forse l’unica, dovremmo essere fieri: dell’impegno messo in campo dai suoi numerosi interpreti, giovani e meno giovani, e dai timonieri che si sono avvicendati in panchina. Si è detto e scritto da più parti che la squadra abbia pagato dazio a causa della giovane età di molti suoi componenti; è vero parzialmente, perchè la gioventù non deve essere un alibi a tutti i costi. I calciatori bravi prescindono dall’età anagrafica, ma devono essere inseriti gradualmente e incastonati nei ruoli lasciati liberi da quei quattro-cinque calciatori che solitamente, in una squadra che si rispetti, costituiscono il suo asse portante. Detto per inciso, con tutto il rispetto per i tanti giovani che si sono succeduti con alterna fortuna in ruoli importanti, alla Paganese quest’anno sono mancati almeno due uomini chiave. Uno, autoritario e di grande mestiere, al centro della difesa; un altro a centrocampo, in funzione di guida, di riferimento, di frangiflutti davanti ai due centrali quando l’andamento della partita lo richiedeva, ma in grado anche di dare un senso all’organizzazione del gioco di centrocampo. Quello che non è mancato alla squadra, per fortuna, è stato il reparto offensivo che ha usufruito del grande apporto di classe e di mestiere del suo eterno capitano, Francesco Scarpa e dei gol, spesso risolutivi, di Cesaretti. Ma anche Cuppone, Talamo e Maiorano nel momento in cui sono stati chiamati a dare il loro apporto lo hanno fatto, anche se con alterna fortuna.
Si gira pagina e si guarda al futuro prossimo. Sappiamo delle difficoltà di ordine economico che hanno interessato e interessano la società azzurro-stellata, ma sappiamo anche che – per atavica indolenza – difficilmente ci saranno nuovi soci pronti dare una mano alla società azzurro-stellata. Tutto quello che verrà fatto, a partire dai prossimi giorni, sarà opera esclusiva di Raffaele Trapani, del fratello Antonino e di qualche vecchio socio, fra i quali eccelle il notaio Aniello Calabrese.
L’augurio è che per la prossima annata calcistica possa essere allestita – sotto la guida di chi sarà destinato alla panchina – una compagine più armonica, più confacente a quelle che sono le esigenze della categoria; niente spese folli, certo, ma ingaggi mirati di atleti che rappresentino l’architrave della squadra. Mi raccomando: prima i pilastri, come quando si costruisce un palazzo, per avere buone fondamenta; poi via libera ai muri perimetrali.
Nino Ruggiero

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Paganese-Fondi 2-1

Nella foto, il gol messo a segno da Scarpa di testa su calcio d’angolo battuto da Bensaja

Vittoria e salvezza. Non chiedetevi come e perché. È il momento delle festa. La Paganese è salva; viva la Paganese. L’obiettivo è stato centrato; con grande sofferenza, con tanti patemi d’animo, ma non è una novità, specie in quest’annata calcistica.
La partita è stata tosta, ma si sapeva già che il Fondi avrebbe venduta cara la pelle. La Paganese fin dall’inizio non è riuscita a prendere le redini del gioco in mano e – soprattutto – non ha mai dato ritmo e profondità alle sue trame di gioco perché poco o niente venivano impegnate le due fasce laterali in fase di proposizione del gioco. Poche volte gli azzurro-stellati sono riusciti a eludere le fitte trame del Fondi, bravo a tenere in mano le redini del gioco. Due le occasioni da rete per la Paganese. Nella prima, Cernigoi di sinistro ha impegnato il portiere laziale a terra; nella seconda Bensaja, ancora una volta fra i migliori in campo, su cross dalla destra non è riuscito a mettere il pallone in rete a porta sguarnita.
Nell’intervallo, De Sanzo avrà capito che solo aumentando l’intensità di gioco a centrocampo avrebbe potuto mettere in difficoltà il ritmo compassato con il quale il Fondi stava caratterizzando la sua gara giudiziosa. Ecco spiegato l’ingresso di Tascone, un elemento che riesce a esprimersi al meglio e con buona freschezza atletica, soprattutto quando gli avversari hanno già quarantacinque minuti nelle gambe.
Mossa tattica azzeccata, senza dubbio, ma, manco a farlo apposta, ironia della sorte, il Fondi va in vantaggio grazie al solito buco difensivo con Ciotola pronto ad approfittarne con un gol messo a segno a due passi dall’incolpevole Galli.
Spalti muti; in molti hanno temuto la disfatta. Ma a questo punto è venuto fuori, quasi d’incanto, lo spirito guerriero dei ragazzi in maglia azzurro-stellata. L’ingresso di Tascone ha rivitalizzato il gioco di centrocampo, apparso piuttosto frammentario nella prima parte di gara, e la squadra è parsa più convinta delle proprie possibilità. Il pareggio è arrivato quasi subito grazie a una staffilata di Cesaretti che ha rischiato di sfondare la rete tanto era possente il tiro. Sull’uno a uno, la Paganese ha continuato a macinare gioco sfruttando i lanci millimetrici di Bensaja e il mestiere di Scarpa. Proprio quest’ultimo, indomito capitano senza macchia e senza paura, ha poi messo il suggello alla gara con una gran testata su calcio d’angolo battuto da Bensaja.
Vi rimando a mercoledì per l’ultimo approfondimento della stagione con la rubrica “Così è, anche se non vi pare”.

FONDI-PAGANESE 2-2

illusione del gol da parte della Paganese in uno dei suoi attacchi alla porta del Fondi

Ragazzi, qua soffriamo troppo! Soffrire è un verbo che ricorre molto, anche troppo e viene coniugato in tutte le salse nelle vicende che riguardano non solo la Paganese ma anche i suoi tifosi. E, tanto per non essere da meno, anche a Fondi nella prima partita del torneo finale della speranza, i circa cinquecento tifosi al seguito hanno rischiato grosso.
Quando Cesaretti, con una delle sue sgroppate sulla sinistra, dopo appena dieci minuti ha effettuato un tiro cross rasoterra che ha letteralmente sorpreso il portiere del Fondi, terminando in rete, si è avuta la sensazione che la partita potesse mettersi sui binari giusti e che il verbo “soffrire”, riferito ai tanti tifosi accorsi a Fondi con ogni mezzo, per una volta, potesse essere messo in naftalina.
Niente di più sbagliato. La squadra laziale non si è scomposta più di tanto; ha accusato il colpo ma si è riorganizzata affidando la manovra di centrocampo all’ex De Martino e puntando sulle capacità offensive di Addessi sulla fascia destra e del tuttofare Nolè, una vera bestia nera per la difesa paganese. Passavano i minuti e cresceva di tono il Fondi. Un vero miracolo di Galli quando mancavano dieci minuti alla fine della prima frazione impediva agli atleti locali di raddrizzare il risultato. Il portiere era bravo a neutralizzare un tiro ravvicinato di Galasso che sembrava irrimediabilmente diretto in fondo alla rete.
Il vantaggio numerico e psicologico da parte degli ragazzi in maglia azzurro-stellata è stato purtroppo male gestito e il Fondi, man mano, ha preso fiducia nei suoi mezzi e nella ripresa, quando il cliché tattico di una Paganese apparsa troppo rinunciataria e slegata nella manovra non è cambiato, si è temuto il tracollo. Due volte di seguito è andata a rete la squadra pontina e Nolè ha recitato la parte del leone con due gol su cui niente ha potuto il bravo Galli.
E’ finita poi in parità, ma c’è voluta ancora una perla del mai troppo lodato Bensaja, subentrato in corso d’opera, a mettere le cose a posto con un guizzo e una zampata in diagonale degni di un goleador di razza. Bensaja è come se avesse un conto aperto con il Fondi; fu decisivo nell’ultimo incontro al “Purificato” circa un mese fa quando pennellò un tiro di interno destro che si insaccò nell’angolo alto alla sinistra del portiere laziale. Lo è è stato anche oggi quando mancavano pochi minuti alla fine e il Fondi sembrava avviato verso un’agevole quanto insperata vittoria. Ma a dire il vero c’è anche un altro atleta, in campo avverso, potentino di nascita, Nolè, ex centrocampista di fascia, che sembra avere un conto in sospeso con la Paganese. Segnò due gol nella partita del 4 a 5 e ha segnato due gol anche oggi.
La sofferenza, a cui purtroppo siamo abituati quest’anno, non va ancora in cantina. Al ritorno, sabato al “Marcello Torre” potrebbe bastare anche un pareggio per la salvezza.
Speriamo di ricordare questa stagione come “sofferta ma vincente”.
Nino Ruggiero

Paganese-Catanzaro 0-0


Nella foto, il gol mancato di un soffio da Cuppone in una delle rare proiezioni offensive della Paganese.

Zero a zero, il risultato a cui puntava la Paganese è arrivato. Bisogna accontentarsi dei piccoli passi, purtroppo, ma è già qualcosa in un’annata che è stata caratterizzata da risultati mai all’altezza delle generali aspettative della piazza. Così deve andare, e cosi vanno le cose della vita. Adesso bisogna solo guardare con fiducia alle due sfide finali, quelle che decideranno chi tra Paganese e Fondi potrà rimanere in serie C. Dunque, la Paganese giocherà la prima sfida il 19 prossimo a Fondi per poi ricevere la squadra laziale il 26 al “Marcello Torre”. Delle due squadre, a dire il vero, pare stare meglio la Paganese che – grazie alla posizione finale in classifica – per salvarsi potrebbe anche accontentarsi di due pareggi. Ma nel calcio, si sa, non c’è mai niente di scontato e in queste due gare conterà molto soprattutto avere nervi saldi e garretti buoni.
La Paganese di oggi, ad onor del vero, imbottita di elementi che hanno avuto poche possibilità di mettersi in mostra, è parsa poco reattiva nei confronti di un Catanzaro che – quasi spensierato, per non avere assilli di classifica di alcun genere – ha giocato una gara elementare, lineare e pulita. Fabio De Sanzo probabilmente non ha avuto le risposte che si aspettava da qualche atleta schierato per sopperire alle assenze degli squalificati Nacci e Piana e degli infortunati Meroni, Cesaretti e Scarpa. Quello che però non è mancato è stato l’impegno che i ragazzi hanno messo in campo. Poi, quando è stato necessario, quando si è capito che la squadra accusava scompensi nella zona centrale del campo, De Sanzo ha pensato bene, in corso d’opera, di ricorrere a Bernardini per dare sostanza all’interdizione e a Ngamba per velocizzare una manovra che quasi sempre risultava lenta e prevedibile.
La partita non è stata bella, ma nessuno osava sperare che potesse esserlo. Troppo grande era l’assillo per il punto che bisognava conquistare assolutamente perché si potesse giocare a cuor leggero. Quando dopo quattro minuti Cuppone si è guadagnato un fallo di rigore prontamente rilevato dall’arbitro, si è pensato che in fondo il risultato non sarebbe stato così difficile da raggiungere. Nemmeno il tempo di pensarlo che Cernigoi dal dischetto ha sparato alle stelle. Si è tornati così subito al ricordo dei tanti punti gettati alle ortiche nel corso di un campionato sempre avaro di soddisfazioni; si è temuto di mancare anche l’ultimo minimo obiettivo. Quante cose ti frullano nella mente quando senti vicino il pericolo, quando il terreno sembra mancarti da sotto i piedi…
Ecco, gli stati d’animo, le emozioni, sensazioni che fanno capolino ovunque: in campo fra i calciatori, sugli spalti fra gli spettatori. E volete che un manipolo di giovani calciatori in questo caso non senta la responsabilità di un fardello enorme, un peso che oramai non è più solo tecnico ma che investe la vita di una gloriosa società che proprio l’anno scorso ha festeggiato i novant’anni di vita?
È finita come si voleva Paganese-Catanzaro: un pareggio difeso come meglio non si poteva da un eccezionale Galli – sostituto forzato dell’infortunato Gomis – che ha onorato la sua prestazione con un paio di interventi degni di un grande portiere.
Un primo, piccolissimo traguardo è stato fortunatamente raggiunto: quello di lasciare il Fondi al penultimo posto.
Non è molto, ma non è nemmeno poco.
Nino Ruggiero

 

Lecce-Paganese 1-0

Nella foto, tratta da Eleven Sports, la parata di Gomis dopo due minuti su colpo di testa di Cosenza

Oggi come oggi, la Paganese deve solo pensare ai play-out e deve anche fare in modo di affrontare il Fondi prima in trasferta e poi in casa. Per essere sicura di ciò deve conquistare almeno un punto domenica prossima contro il Catanzaro nell’ultima di campionato. Un pareggio infatti assicurerebbe alla squadra azzurro-stellata di poter giocare la prima sfida fuori casa, che rappresenta comunque un vantaggio di ordine psicologico.
A Lecce, la Paganese è sembrata diversa da quella vista sette giorni addietro contro la Sicula Leonzio. La squadra – libera mentalmente – ha giocato un calcio pulito, forse anche elementare, ma redditizio; ha tenuto bene il campo fin quando Bensaja ha retto i ritmi della partita coadiuvato da Nacci nel ruolo di play basso, come si dice adesso, e da un instancabile Bernardini che non avrà mezzi tecnici eccelsi ma che in campo si sente per l’apporto dinamico che riesce a dare alla manovra di centrocampo.
Una partita cominciata in affanno dalla difesa paganese, alle prese con un potenziale offensivo di tutto rispetto degli avversari e che è stata salvata subito da un ottimo intervento di Gomis dopo appena due minuti. Un gol preso quando la lancetta dell’orologio aveva compiuto solo cento secondi probabilmente avrebbe messo angoscia all’apparato difensivo azzurro-stellato; ma non è stato così, grazie appunto a un intervento spettacolare quanto efficace del solito Gomis che non si smentisce mai.
La Paganese – scampato il primo pericolo – non se ne è stata con le mani in mano e ha cercato di farsi vedere in avanti soprattutto con Cesaretti sottoposto quasi sempre a marcature asfissianti anche da parte di un paio di difensori salentini. Ha funzionato poco oggi il tandem Cesaretti-Cernigoi ma bisogna anche tenere in conto il valore e la compattezza della difesa del Lecce, una squadra che proprio oggi ha meritatamente festeggiato la promozione in serie B.
Il gol che ha risolto la partita è arrivato come al solito su calcio da fermo. Dall’angolo è arrivato un pallone facile facile per la testa di Armellino che, libero da marcature, ha insaccato alle spalle dell’incolpevole Gomis. Incassato il gol, la Paganese ha cercato di imbastire qualche manovra in avanti grazie alla buona giornata soprattutto di Nacci e Bensaja che si sono distinti anche sul piano dello stile. Ma è mancata la profondità nelle manovre di attacco, probabilmente anche a causa della buona disposizione della difesa del Lecce, composta da elementi esperti e ben dotati fisicamente che non ci pensano due volte quando devono scaraventare palloni in tribuna. A tenere in piedi l’apparato difensivo ci ha pensato soprattutto Gomis, autore di un altro paio di interventi di assoluto valore; ma anche Piana – fino al momento in cui è dovuto uscire per precauzione – si è fatto valere al centro della difesa. Cesaretti, anche se ha giocato al di sotto del suo normale standard di rendimento, sul finire è andato a un passo dalla segnatura ma Perucchini è stato bravissimo e ha deviato il pallone scagliato con forza da oltre venti metri.
Finalino. Oggi non si poteva pretendere di più dalla squadra. La gara doveva essere un test probante in vista del codicillo finale e, se non altro, si è visto un buon giro palla a centrocampo; non si andati nel pallone con la testa, ed è già molto, specie se prendiamo come pietra di paragone la bruttissima gara disputata con la Sicula Leonzio. Si dovrà adesso lavorare ancora sulla testa dei giocatori, senza assillo, puntando soprattutto su un equilibrio tattico sempre difficile da raggiungere.
Intanto – in vista dei due inevitabili incontri con il Fondi, dal sapore di “mors tua, vita mea” – domenica si chiude in casa con il Catanzaro.
Nino Ruggiero

PAGANESE-LEONZIO 1-2

Nella foto, il momento dell’espulsione del portiere Narciso

La Paganese che non ti aspetti. Imbarazzante, che più imbarazzante proprio non si può; direi proprio sconcertante.
La Sicula Leonzio – ridotta in dieci per l’espulsione del portiere Narciso – gioca facile contro una squadra che sembra in disarmo; vince e si rifà della sconfitta subìta all’andata per tre reti a zero. Ma può mai essere in disarmo una squadra che è con l’acqua alla gola e che per sopravvivere è condannata ormai alla disputa dei play-out? Ecco perché parlavo all’inizio di una squadra imbarazzante, una squadra che sembra in caduta libera e che – nella giornata del riscatto da tutti auspicato – gioca forse la più brutta partita della stagione. Si, lo so, questo campionato ha presentato un vero campionario di brutte partite; ma credetemi, soprattutto voi che la gara non l’avete vista, la Paganese non ha mai dato l’impressione di poter capovolgere il risultato compromesso dopo un quarto d’ora da un incredibile svarione difensivo, uno dei tanti che quest’anno caratterizza la fase difensiva della squadra.
L’unica fiammata di orgoglio la Paganese l’ha avuta sul finale di partita, dopo aver incassato il secondo gol, quando oramai si era ai tempi di recupero. Una scudisciata di Cernigoi ha colto quasi di sorpresa uno sparuto gruppo che, sconfortato, tra cento indicibili imprecazioni, stava abbandonando la tribuna. Un gol bellissimo per ideazione e realizzazione, una secchiata di acqua fresca in un deserto assolato. Il tempo di mettere la palla al centro e di imprecare ancora per un gol impossibile da fallire a pochi metri dalla porta da parte di Talamo.
Solo due fiammate, in due minuti e a tempo abbondantemente scaduto. Possono bastare per giustificare una gara incolore? Assolutamente no, specie se si considera che c’è ancora un traguardo da raggiungere e che lo stesso si può tagliare solo se la squadra riuscirà a dare in termini di concretezza tutto quello che non sarà mai in grado di dare in termini tecnici.
Adesso sarà il caso di chiarirsi per bene le idee. Dovranno farlo Raffaele Trapani e Fabio De Sanzo. Archiviata la speranza di riuscire a salvarsi evitando i play-out, si dovrà lavorare solo pensando alle due partite che a Pagani nessuno avrebbe mai voluto giocare. Oramai è il Fondi che è nel mirino e nessun miracolo calcistico potrà evitare la doppia sfida; la prima in terra laziale, la seconda al “Marcello Torre”. Speriamo sia almeno così.

FONDI-PAGANESE 4-5

Nella foto, tratta da Eleven Sports, il secondo gol della Paganese realizzato da Cesaretti su imbeccata di Scarpa

Se vogliamo fare un discorso pratico, dobbiamo partire dalla fine; cioè dal risultato.
Ha vinto la Paganese, ha incamerato tre punti e ha raddoppiato il vantaggio proprio sul Fondi che adesso è distante sei lunghezze. Si può pretendere di più quando in settimana si è detto e scritto che una vittoria degli azzurro stellati avrebbe avuto il significato di un rilancio?
Una vittoria in trasferta non dovrebbe mai lasciare spazio a recriminazioni di ogni tipo, specie quando i tre punti portano prezioso ossigeno; ma a Fondi i tifosi paganesi che hanno problemi di cuore hanno rischiato molto, forse troppo, soprattutto quando la squadra, in vantaggio per 4 a 2, pur essendo in superiorità numerica a causa dell’espulsione di Nolè, si è fatta rimontare sul 4 a 4.
Ho già detto più di una volta che in questa fase finale di campionato i discorsi di natura tecnico-tattica non si possono fare. Primo, perché ancora una volta si dovrebbe tornare al periodo di allestimento della squadra e al discorso oramai stantío del palazzo costruito senza i dovuti pilastri. Secondo, perché quello che conta adesso è solo il raggiungimento della salvezza. Non so se la vittoria di Fondi potrà servire in questa ottica. Certo – per dirla alla Gigi Marzullo – meglio avere tre punti in più che tre punti in meno, ma – in tutta onestà – la conquista della posta in palio, in casa di una diretta concorrente, è l’unica nota positiva della giornata. Altre considerazioni è meglio lasciarle perdere.
Vi dico poche cose della partita; ne farei anche a meno tanto è stata insulsa, ma gli impegni presi con alcuni amici li voglio mantenere. Ancora una volta l’attacco azzurro stellato ha recitato la sua parte; Cesaretti e Cernigoi hanno dato dimostrazione delle loro capacità offensive. Purtroppo è la fase difensiva che se ne è andata a quel paese.
La partita pareva chiusa sul risultato di due a quattro, ma indecisioni difensive a catena hanno dato fiato alle aspirazioni del Fondi. Sul quattro a quattro nessuno si capacitava del fatto che una squadra, la Paganese, potesse essere a disagio contro un’avversaria ridotta in dieci uomini. Per fortuna, ci ha pensato Bensaja con un gran gol, a tempo scaduto, a fissare definitivamente il punteggio sul quattro a cinque. Il mediano, che trova poco spazio in formazione da qualche settimana, ha dipinto una traiettoria infinita, un pallone calciato di destro a rientrare qualche metro oltre il limite dell’area; un tiro “alla Del Piero” che ha terminato la sua corsa nell’angolo alto alla sinistra del portiere del Fondi vanamente proteso in tuffo.
Ecco, tre punti importantissimi. Niente di più.