L’annata non è stata buona

Ritroviamoci il venerdì

Stavolta modificherei il titolo di questa rubrica. Direi “salutiamoci il venerdì” invece del solito “ritroviamoci il venerdì” perché oggi è il momento del saluto dopo un anno di viaggio intrapreso insieme, non senza aver fatto qualche riflessione.

I viticultori sanno che non sempre riescono a produrre vino buono alla fine del ciclo di raccolta delle uve e della relativa vendemmia. Non so se avete mai sentito l’espressione “non è stata una buona annata”.

Ecco, parafrasando la stessa espressione, dobbiamo convenire che per la Paganese l’annata calcistica non è stata per niente buona.

I motivi di questa brutta annata sono molteplici; inutile pensare solo a singoli episodi perché non andremmo da nessuna parte. Si deve partire sempre dalla programmazione. Niente nel calcio si improvvisa quando si deve allestire una squadra. Si devono indovinare gli acquisti che costituiranno l’asse portante della squadra; si devono conoscere i giovani di valore che andranno a completare l’organico. Chi dice il contrario o è in malafede o non s’intende di calcio.

Purtroppo la squadra ha dovuto sempre fare i conti con l’improvvisazione e – a gennaio – con l’emotività del momento. E in un campionato di professionisti questo non è possibile.

Mi dispiace dirlo, ma di programmazione da qualche anno a questa parte ce n’è stata davvero poca. Improvvisazione sì, invece, e anche molta. Significativo a fine luglio scorso, in proposito, l’episodio della partenza per il ritiro precampionato con una risicata pattuglia di ardimentosi. Purtroppo bisogna convenire che i risultati ottenuti sono figli proprio dell’improvvisazione.  E’ vero, Raffaele Trapani e i suoi amici hanno fatto di tutto per evitare la retrocessione diretta. E’ vero anche che in un disperato, quanto necessario tentativo di rimonta, a gennaio la squadra è stata rivoltata come un calzino. Ma, alla luce di quelli che sono stati i risultati, bisogna dire che – nonostante la rivoluzione di gennaio, apprezzabilissima per le buone intenzioni mostrate – alcune determinanti carenze di ordine tecnico sono comunque emerse a più riprese.

Tali carenze hanno costretto la squadra a puntare solo e sempre sulla forza della sua difesa.

Dalla cintola in su – quando c’era bisogno di arrivare alla vittoria – la squadra ha sempre stentato a manovrare. E’ inutile che qualcuno cerchi di tirare in ballo fortuna e sfortuna. Le due fasce laterali, ad esempio, vere e proprie corsie di lancio per squadre che vogliono arrivare al gol, sono risultate quasi sempre appannaggio degli avversari di turno. Da gennaio in poi, solo in poche occasioni abbiamo potuto ammirare qualche sporadico e generoso slancio offensivo, soprattutto da parte di Imparato che, specie all’inizio, era sembrato straripante e portatore di una insperata ventata di freschezza atletica.

E’ noto che ogni atleta reagisce in modo diverso alle sollecitazioni atletiche che gli vengono richieste. C’è chi ha bisogno di tempo per raggiungere una forma accettabile, c’è chi invece ha insperate energie che sprigiona tutte in una volta, pur non essendo all’apice della condizione fisica. C’è invece chi – ed è la regola – deve riacquistare la forma gradatamente perché deve prendere quello che si chiama in gergo “ritmo partita”.

Sarebbe fin troppo facile adesso enumerare tutte le disfunzioni e tutte le incongruenze emerse nell’arco di una intera annata calcistica; me ne astengo perché sarebbe come rigirare il coltello in una piaga, e non è proprio il caso.

Mi auguro tanto che tutti gli errori compiuti quest’anno e le umiliazioni subìte possano suonare di insegnamento per il futuro. So che Raffaele Trapani attraversa un periodo di grande sconforto. Chi non lo attraverserebbe – mi chiedo – dopo aver fatto di tutto, in termini di buona volontà, per salvare baracca e burattini?

Credo anche, però – alla luce delle tante esperienze maturate in questi anni – che proprio Trapani possa degnamente rappresentare l’uomo della rinascita e che giammai – da uomo temprato a tutte le battaglie, ancorché voglioso di una sana rivincita – possa mai esclamare la frase, da tutti temuta, che rese celebre Luigi XV, re di Francia: “Dopo di me il diluvio”.

Sarebbe una grossa iattura per Pagani e per la Paganese.

Nino Ruggiero

 (Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 20 maggio 2011)

Annunci

Nel nome di Luis Conforti

RITROVIAMOCI IL VENERDI’

Alzi la mano chi, tifoso della Paganese, non conosceva Luis Conforti, il mitico Zorro, personaggio folcloristico ancorché familiare e umano.
Lo ricordo giovane con i capelli neri, aitante, dall’aria un po’ guascone, un po’ bohemien,  arringare le folle ogni domenica mattina davanti al cancello della Villa Comunale al centro della città.

Era paganese purosangue, Luis, nato in uno dei vicoli storici della Pagani di una volta.
Poi, come capita nella vita, le vicissitudini familiari e di lavoro lo avevano trasferito a Nocera Inferiore al rione Calenda.  Lavorava all’Ospedale Umberto I° di Nocera e si era perfettamente integrato in quella comunità, rispettato e stimato sia sul posto di lavoro, sia dai nuovi vicini di casa.
Non aveva mai dimenticato le sue radici, anche quando di tanto in tanto – da autentico sportivo –  in compagnia di occasionali conoscenti, andava al San Francesco per vedere la Nocerina.
Ma quando la Paganese giocava in casa, ogni domenica mattina, si trasferiva nella sua città di origine perché doveva preparare la sua particolare partita, quasi come un calciatore che si appresta a scendere in campo.
Ed eccolo sul muretto di cinta della Villa Comunale, ore 11 in punto – quasi lo vedo, nonostante siano passati decenni –  circondato da una folla di giovani e meno giovani, esorcizzare simpaticamente e con quell’aria da eterno ragazzino le difficoltà della vita, con quella spada di latta che lo voleva Zorro, difensore dei deboli e degli oppressi, lui che non avrebbe mai fatto male ad una mosca.

Luis Conforti
Per anni Luis ha fatto sentire la sua voce di tifoso particolare in ogni trasmissione che si interessasse della Paganese. Nei vari collegamenti telefonici, approntati per la partecipazione del pubblico, non c’era bisogno che si presentasse, tanto erano inconfondibili la sua voce, la sua passione, il suo temperamento.

Nel suo cuore solo e soltanto la Paganese, ancora di più – se possibile – quando negli anni a seguire ebbe la sventura di perdere prematuramente la sua cara consorte.Con i capelli oramai radi e bianchi aveva abbandonato da tempo le sue apparizioni domenicali in Villa Comunale. Era comunque quasi sempre presente, quando i suoi acciacchi glielo consentivano, al “Marcello Torre” con quella classica bandiera tricolore sulle spalle, simbolo di una passione eterna per Pagani e per l’intera nazione.Scendeva in campo prima della partita, salutava ossequiosamente arbitro e avversari e poi di corsa simulava l’assalto a una delle due porte con una corsa che – con il passare degli anni – non era più quella di una volta.
L’ultima esibizione quindici giorni fa in occasione della sfortunata gara interna con lo Spezia.
Poi la triste notizia: Luis ci ha lasciati.Delle sue tante folcloristiche e qualche volta incomprensibili espressioni, rimane quella che ha sempre suscitato un brivido; quel “Quando si dice Pagani, si dice mamma!” è impresso indelebilmente nel cuore delle tantissime persone che lo hanno stimato e voluto bene.
Da domenica in poi dovremo imparare a fare a meno di un prologo e di un cerimoniale che ci erano tanto cari e che erano entrati di diritto nei nostri cuori.
Domenica contro il SudTirol ci sarà un nobile cuore in meno a palpitare per i nostri futuri destini. La sua scomparsa però non dovrà suonare come un segno di resa. Lo richiede proprio il ricordo di Luis.
Nel suo nome la squadra dovrà testardamente rincorrere quella che oramai è soltanto una speranza.
Bisognerà convincersi che quella di domenica non sarà una partita inutile, che cioè i giochi non sono già fatti. Dobbiamo vincere con due reti di scarto e sperare. Sperare proprio nel nome di Zorro, nel nome di Luis Conforti.

Nino Ruggiero

 (Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 13 maggio 2011)

Le sfide impossibili del calcio

Ritroviamoci il venerdì

Quello che sembrava un discorso oramai chiuso per i play-out si è riaperto inaspettatamente domenica scorsa. Contro uno Spezia dalla tranquilla posizione di classifica, la Paganese è scivolata malamente sulla classica buccia di banana che, quando meno te lo aspetti, ti si presenta davanti.

La scivolata per se stessa, metaforicamente parlando, in altre occasioni avrebbe portato solo scoramento e delusione perché, nel corso di un intero campionato, non sempre ti va tutto liscio. Il guaio, purtroppo, è che, credendo di aver esaurito già tutte le disavventure possibili e immaginabili, nessuno si aspettava che, proprio di fronte a una squadra che aveva poco da chiedere al campionato, si potesse ancora cadere.

Questa benedetta caduta ha portato conseguenze dolorosissime e serie. Tre punti, o almeno uno, perduti per strada proprio nel momento topico del campionato, rappresentano una battuta d’arresto più che preoccupante.

E’ andato proprio tutto storto domenica scorsa. Sconfitta della Paganese in casa con lo Spezia, vittoria del Monza e sconfitta del Gubbio nello scontro diretto con il Sorrento. Peggio di così, non poteva proprio andare. Accidenti, tre punti di vantaggio perduti, tutti in una volta, dopo una lunga e faticosa rincorsa durata non meno di tre mesi!

Sulla sconfitta rimediata contro lo Spezia si è già detto molto in settimana. Voglio solo aggiungere qualcosa che al sottoscritto e a tanti tifosi, a distanza di qualche giorno, ancora non è andato giù. E’ fuori di dubbio che tutti vorremmo sempre vincere. Ma esperienze passate, vissute sui campi di tutte le categoria, ci insegnano che non sempre si può vincere, pur desiderando arrivare alla vittoria con tutte le forze.

Quando non si riesce a spuntarla, di solito, le persone di calcio intuiscono che è indispensabile non perdere. Espressioni popolari, tipo “sapersi misurare bene la palla”, alias conoscere bene le proprie potenzialità, avrebbero dovuto consigliare maggiore prudenza alla squadra che ha sempre fidato su un apparato difensivo ben collaudato. Scusate, ma che senso ha andare all’attacco senza un minimo di prudenza, quando si conoscono o si dovrebbero ben conoscere i propri limiti? Inutile e controproducente andare all’assalto dei mulini a vento.

Quando, un po’ per la bravura degli avversari, un po’ per la giornata-no, non si riesce a segnare, è sempre il caso di accontentarsi del pareggio senza rischiare oltre il lecito. Nel calcolo non si può prescindere dalla considerazione di avere comunque quattro punti di vantaggio sull’ultima in classifica.

Purtroppo la voglia di strafare e di chiudere il discorso play-out al più presto possibile, senza arrivare alle ultime giornate, ha portato conseguenze nefaste. Dei vari record vantati, o presunti tali, svaniti nel giorno che avrebbe dovuto consolidare la buona posizione in classifica faticosamente raggiunta, credo che ai veri tifosi paganesi interessava e interessa poco o niente.

Gli sguardi di tutti erano puntati solo sul risultato. Fosse arrivata l’auspicata vittoria o un accomodante pareggio, anche con più reti, non credo che qualcuno si sarebbe strappato i capelli per un record fallito. Sono i punti il sale del calcio, non dimentichiamolo mai, anche se – per quanto ovvio – essi solitamente scaturiscono da una buona organizzazione di gioco, da elementi dotati dal punto di vista tecnico e, spesso, anche da particolari ed efficaci disposizioni di ordine tattico.

E’ inutile e deleterio, però, rivoltare ancora il coltello nella piaga; non abbiamo nemmeno il tempo e la forza di farlo, tanto siamo ancora delusi e amareggiati. Dobbiamo solo augurarci che il gol subìto domenica scorsa, in circostanze tattiche assurde, possa essere di monito per il futuro. E che, soprattutto, il futuro ci riservi di arrivare al traguardo dei play-out, che oggi appare più difficile da raggiungere.

“Ce la faremo, non ce la faremo” –  è questo il dilemma che dal tardo pomeriggio di domenica scorsa ci assale e che non ci fa dormire.

Domenica si va a Gubbio, squadra prima in classifica, a giocare una di quelle gare che si definiscono “impossibili”, con un centrocampo tutto da inventare a causa delle contemporanee assenze di Vicedomini e  Gatti.

La Paganese appare, nei pronostici generali, come la vittima predestinata proprio nella gara in cui i padroni di casa vogliono festeggiare con una vittoria la promozione diretta in serie B.

Sarà dura, non si discute; ma niente nel calcio è mai scontato. Perché non è detto che debbano vincere sempre i più forti.

Almeno, non è sicuro. Altrimenti che si giocherebbe a fare?

Nino Ruggiero

 (Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 6 maggio 2011)


La festa che non tradisce

Ritroviamoci il venerdì

La partita casalinga in occasione della festività della Madonna delle Galline è quasi un classico nel calendario della Paganese. Personalmente non sono in buoni rapporti con la statistica e con le date, ma mi pare di poter dire – a pelle – che sono tanti gli appuntamenti che riconducono la mente a partite interne in occasione della importante festa.

Ricordo solo, ed è già molto, che le partite casalinghe coincidenti con la festa più attesa della città si sono quasi sempre concluse favorevolmente per i colori azzurro-stellati. Di questo di certo parlerà più approfonditamente l’amico Peppe Nocera che è una miniera di dati statistici.

Adesso vi parlo della squadra, che è il nostro pane quotidiano. A Como è andata com’era negli auspici della vigilia. La squadra di casa le ha tentate tutte per arrivare alla vittoria e per raggiungere la soglia dei play-off. Con la Paganese ha battuto la testa contro il muro. Ci ha provato con manovre di aggiramento sulle fasce ma non ha mai trovato spazio. Imparato e Di Pasquale, sostenuti ed assistiti costantemente da raddoppi ossessivi che vedevano protagonisti una volta Urbano sulla destra e un’altra Ingrosso sulla sinistra, hanno chiuso tutti i varchi e sono stati impeccabili in quella che è diventata una vera e propria specialità della ditta Capuano e soci. Ci ha provato al centro con la torre Germinale ma ha trovato sempre sulla sua strada uno stratosferico Fusco che non gli ha mai concesso spazio, se si eccettua il colpo di testa terminato sul palo, ma chiaramente viziato da un fuorigioco non rilevato dal collaboratore dell’arbitro.

Ginestra ha potuto così dare sfoggio di bravura con interventi di ordinaria amministrazione ma che denotano una forma smagliante, grande tempismo e sicurezza.

Davanti a un Como voglioso di arrivare alla vittoria, ma bloccato dal centrocampo in su, la Paganese ha disputato la classica gara da trasferta. Lanci lunghi e pedalare per Tortori e Ferraro quasi sempre soli in avanti, se si eccettuano una buona ventina di minuti iniziali quando proprio Tortori ha avuto anche sul piede la palla del possibile vantaggio. Poi si è pensato ad amministrare la partita e soprattutto di chiudere tutti gli spazi al Como in avanti.

Questa è l’attuale Paganese, inutile girarci attorno. E’ una squadra che ha trovato il suo bravo equilibrio difensivo e che basa la sua forza proprio sulla bravura dei suoi interpreti che eseguono alla perfezione i movimenti tracciati dal proprio allenatore. In questo viene magnificata la teoria degli spazi in campo, vale a dire: restringere gli spazi di movimento agli attaccanti avversari in virtù di marcature assillanti e di raddoppi costanti. La teoria calcistica, per la verità, prevederebbe anche rapidi contropiedi con atleti pronti a infilarsi negli spazi che gli avversari – tutti protesi in avanti – dovrebbero lasciare scoperti. Ma questa è un’altra storia. Se l’attuale Paganese – maestra nel chiudere tutti gli spazi agli avversari – riuscisse a fare altrettanto bene anche la fase offensiva, staremmo a parlare di una squadra da promozione. Altro che play-out!

Il problema, in vista di queste tre ultime gare di calendario, è che comunque bisognerà fare qualche gol. E’ auspicabile – visto che non si potrà snaturare quella che è ormai una caratteristica della squadra – che l’azione offensiva, specie per la gara di domani contro lo Spezia, sia un tantino più continua. Non voglio usare il termine “spregiudicata”, per una questione di consolidato equilibrio tattico; ma più continua certamente sì.

Domenica ho visto all’opera un ottimo Gatti. Il centrocampista ha non solo corso in lungo e in largo a protezione della difesa, ma ha anche cercato in più di una occasione di innescare le potenzialità offensive di Tortori e di Ferraro con lanci lunghi e calibrati. Da Gatti, che ormai regge assieme all’inossidabile Vicedomi le sorti del centrocampo, ci attendiamo contro lo Spezia una gara all’altezza delle sue grandi potenzialità. Così come assiste i compagni di difesa quando ce n’è bisogno, dovrà ergersi a protagonista nella fase di costruzione del gioco, specie se – come sembra, in assenza dello squalificato Lepore – avrà da innescare le potenzialità velocistiche di Triarico sulla fascia.

Se Capuano riuscirà a recuperare l’ex leccese e a ritagliargli uno spazio che merita per le indubbie qualità tecniche; se lo stesso calciatore tornerà ad essere quello ammirato nelle prime gare di campionato, allora sì che ne vedremo delle belle.

Il tutto, ovviamente, in chiave play-out, unico obiettivo possibile da raggiungere e che è ormai a portata di mano.

Adesso, però, pensiamo allo Spezia. E non crediate che sarà facile venire a capo della situazione.

Nessuno ti regala niente, ricordiamocelo. Sempre.

Nino Ruggiero

 (Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 29 aprile 2011)

Quando le panchine sono lunghe

Ritroviamoci  il venerdì

Rieccoci. Questa sosta forse ha fatto bene alla Paganese ma, dopo il pareggio conseguito in trasferta nel confronto diretto con il Monza, ha un tantino distratto l’attenzione dei più da quella che è l’attuale situazione in classifica.

Il pareggio è sempre risultato da non disprezzare quando si conquista fuori casa, ma è bene guardare anche al di là del proprio naso scrutando l’orizzonte. Da domenica, amici belli, si fa sul serio; chi non lo avesse ancora capito è pregato di guardare l’attuale classifica che ci vede al penultimo posto con un solo punto di vantaggio proprio sul Monza, concorrente diretta ed esclusiva nella lotta per non retrocedere di primo acchito.

L’impresa compiuta dalla squadra da tre mesi a questa parte non è da sottovalutare. Recuperare una marea di punti sulla penultima in classifica, agganciarla e poi superarla sia pure di un solo punto, certamente non è impresa da poco.

Ci è voluta tutta l’arguzia e il mestiere di gente navigata in questa categoria per recuperare il terreno perduto. Ci è voluto tutto l’acume tattico di Eziolino Capuano che ha disposto la squadra  in strategiche e sagge posizioni di difesa quando la stessa dava preoccupazioni a non finire incassando gol da “paperissima”.

Credo che nessuno – amico o nemico, simpatizzante o denigratore – possa disconoscere il buon lavoro tecnico e tattico fatto in questi ultimi tre mesi. Un lavoro che ha portato nuovamente la squadra a battersi da pari a pari con tutte le altre compagini, anche le più quotate, e che soprattutto le ha consentito di lasciare l’ultimo posto in classifica. Sono i numeri che parlano da soli; e i numeri non sono chiacchiere, sono entità concrete, non opinioni.

Detto quello che andava riconosciuto, dobbiamo però volgere il pensiero immediatamente al futuro più prossimo. E’ chiaro che da domenica prossima in poi il pareggio non basta più. Il pareggio è un risultato che abbiamo rincorso e accettato dopo mesi di astinenza quando è venuto dalle trasferte di Crema e di Monza. Ma da questo momento in poi, la squadra – visto che ha un punto di vantaggio sull’unica rivale che le è rimasta – deve puntare al risultato pieno che la metta al riparo da eventuali sorprese. Non si può più contare sulle disavventure degli altri, anche per allenarsi mentalmente alla disputa dei play-out.

Che si parli di difesa pressoché imperforabile può far piacere, si può anche andare orgogliosi di una squadra che incassa pochi gol. Ma il fatto che la squadra prenda pochi gol deve essere solo il punto di partenza per una diversa e più efficace interpretazione di gioco dalla cintola in su.

Guardate, ogni squadra deve basare la sua forza su un reparto. Quando questo reparto è la difesa, come nel caso che ci occupa, allora ci sono tutti gli estremi perché si possa mettere su anche una efficiente organizzazione di gioco.

Si parte da una base sicura, da una difesa che sa chiudersi bene quando l’avversario ha il possesso di palla, ma che – almeno fino a questo momento – ha lasciato alquanto a desiderare quando alcuni suoi componenti sono stati chiamati a collaborare in quella che è la fase di possesso palla.

Mi auguro che Capuano in questi ultimi giorni abbia potuto mettere a punto un’efficiente strategia tattica che deve necessariamente fare i conti con le capacità camaleontiche di elementi come Imparato e Santarelli, i quali – a partire dalla prossima gara interna con il Lumezzane – sono chiamati a interpretare con la stessa efficacia sia la fase difensiva che quella di proposizione sulle fasce laterali.

Al resto, in cabina di regìa, dovranno pensare Vicedomini e Gatti, soprattutto quest’ultimo, per innescare finalmente le potenzialità offensive di Ferraro, spesso e volentieri lasciato isolato in avanti. Ma anche Tortori e Lepore dovranno essere più continui nel loro incedere in avanti, soprattutto per mostrare quelle capacità realizzative che sono mancate nelle ultime settimane.

L’ho detto già qualche settimana fa e mi piace ripeterlo pure oggi, alla vigilia di due gare che possono risultare decisive nella storia di quest’anno. Una panchina lunga in questo finale del campionato – oltre all’interpretazione tattica che deve essere giocoforza diversa da quella delle ultime settimane – può costituire la carta vincente della squadra.

In un calcio moderno fatto di grandi ritmi, di agonismo sfrenato, di grandi motivazioni, di assillanti raddoppi di marcature, di frequenti sovrapposizioni, avere a portata di mano un cambio tattico, con uomini più freschi da buttare nella mischia, può risultare una mossa vincente.

C’è bisogno di tutti, adesso. Capuano queste cose le sa bene e deve agire di conseguenza, lui che di solito riesce a leggere bene le partite dal punto di vista tattico.

Il momento è delicato. E’ finito il tempo dell’attesa. Da oggi la Paganese è arbitra di se stessa.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 8 aprile 2011)

Monza-Paganese: è già play out

Ritroviamoci il venerdì

La partita con il Monza non sarà una gara come le altre. Adesso che siamo alla vigilia della gara, ci sforziamo di pensare che non dobbiamo ritenerla decisiva perché in fondo, dopo la sua disputa, mancheranno ancora sei partite alla fine. Ma volete che sia lo stesso se riusciremo a saltare indenni il fosso o se invece, malauguratamente, dovesse andare come tutti noi nemmeno vogliamo pensarlo?

Certo, non è stata un’impresa da poco recuperare la bellezza di sette punti ai brianzoli nell’arco di due mesi. Avevamo sei punti di distacco ed anche il più ottimista – se si eccettuano forse Trapani, Capuano e Raiola – non avrebbe scommesso un euro sulle possibilità di aggancio alla penultima, dopo aver arrancato malamente in fondo alla classifica per buona parte del torneo. Ora, nonostante il pareggio interno di domenica scorsa con il Sorrento, arrivato assieme alla coincidente sconfitta del Monza, dopo tanto tempo, siamo riusciti ad avere un punto in più in classifica dei nostri diretti avversari nella lotta per non retrocedere di primo acchito.

Domenica scorsa, per la verità, in tanti avevamo sperato nel risultato pieno. Alla fine ci siamo dovuti accontentare di un solo punto. Le attenuanti per il mancato risultato pieno sono diverse.

Bisogna considerare che il Sorrento non è squadra che si trova lì, al secondo posto in classifica, per caso. E’ una squadra costruita senza risparmio alcuno. Presenta un centrocampo duttile con la regìa di Nicodemo, il dinamismo del giovane Armellino e la classe di Togni. In più usufruisce dell’apporto, a turno, di Vanin e De Giosa. In avanti ha Paulinho che in questa categoria è sembrato – ed è – sprecato, tanto sprizza classe e potenza realizzativa da tutti i pori; sulle fasce due esterni d’attacco come Corsetti e Carlini che si propongono come due frecce impazzite. Scusate se è poco: mancavano pure Bonvissuto e Pignalosa, acciaccati.

Alla forza indiscutibile del Sorrento aggiungerei anche le avverse condizioni atmosferiche che hanno flagellato il “Marcello Torre” fin dai primi minuti di gioco e che ha penalizzato soprattutto la nostra squadra costretta a fare la partita perché alla ricerca del risultato pieno.

Contro una corazzata, che solo in difesa ha mostrato qualche piccola incertezza, la Paganese ha giocato una gara generosa, ma nulla più. Molta volontà, ma molta confusione soprattutto sulle due fasce laterali, là dove si pensava di poter sfondare. Purtroppo, a parte il fatto imprescindibile che comunque si deve sempre tenere conto del valore dell’avversario in ogni tipo di valutazione, va detto che proprio sulle fasce da un po’ di tempo a questa parte non riusciamo più a incidere.

Il guaio è che da quando abbiamo rinforzato gli ormeggi difensivi, ed era una cosa cui aspiravamo un po’ tutti dopo tante dure sconfitte, c’è qualcosa che si inceppa nel meccanismo della manovra di attacco che dovrebbe avere imprevedibilità soprattutto sulle fasce laterali. Purtroppo se da un lato la squadra è diventata più granitica in difesa, dall’altro stenta a proporsi efficacemente in avanti. E’ storia vecchia quanto è vecchio il gioco del calcio: se prendi meno gol, hai pure meno possibilità di metterne a segno, perché l’apporto di alcuni atleti nella fase di attacco viene meno.

Parliamoci chiaro: i calciatori o sono dietro a difendere l’inviolabilità della porta di Ginestra, o sono avanti. Hai voglia di inventare moduli: le gambe sono quelle. Difficile che un atleta, sia pure generoso, possa conservare la stessa potenza o intensità atletica per tutti i novanta e più minuti. Prendete Imparato: era stato poderoso e prepotente con le sue improvvise volate in avanti lungo la fascia destra nella gara con la Salernitana e con la Spal. Aveva fatto galoppare la fantasia dei tifosi che vedevano in lui la carta vincente di una nuova Paganese. Domenica ha dovuto limitare i suoi generosi slanci offensivi per una questione tattica. Doveva tenere d’occhio una volta Corsetti, sempre appostato sulla sinistra del suo attacco, una volta Carlini, sull’altro fronte dell’attacco.  E non sempre, quando devi svolgere in continuità stretti compiti difensivi, ti puoi permettere di andare avanti e indietro lungo la linea del campo per cento metri con la stessa lucidità di quando parti a sorpresa, senza avere avversari da controllare.

Chi soffre parecchio per la mancata spinta sulle due fasce d’attacco è Ferraro. Il centravanti spesso e volentieri negli ultimi tempi deve andare a conquistare palloni fino a centrocampo e lo fa con grande abnegazione, carattere e personalità. Ma deve essere maggiormente accompagnato nella manovra di offesa quando la squadra è in possesso di palla. Mi auguro solo che domenica Capuano possa schierare la migliore formazione del momento e che possa recuperare pienamente Gatti a centrocampo. La squadra ha bisogno di inventiva per non essere piatta e scontata: le giocate dell’ex perugino, accompagnate sempre da un gioco oscuro ma di autorevole e costante presenza, sono come squarci di luce in un cielo coperto e nebuloso.

A Monza, mai come stavolta, sarà necessario non perdere.

Potrebbe bastare anche un pareggio, ma guai a pensare di poter mantenere ad oltranza un risultato ad occhiali.

Non so se mi sono spiegato.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 25 marzo 2011)

Gira la ruota della fortuna

Ritroviamoci il venerdì

La gara di domenica scorsa ci ha riconsegnato una squadra vera, etimologicamente parlando. Una squadra compatta, decisa, sicura, determinata, anche cattiva dal punto di vista agonistico, che ha interpretato la gara come si conviene a compagini sicure del fatto loro.

Non era facile prendere punti a Crema contro una squadra costruita per non retrocedere; il che equivale ad avere a che fare con atleti che sanno cosa significhi il sudore, l’abnegazione, la fame struggente di risultati. Ebbene, la Paganese contro una squadra del genere, tirata a lucido dall’ex cavese  Maurizi, ha finalmente conquistato il primo punto esterno di questa stagione.

Su un campo ridotto davvero male, un vero e proprio acquitrino, sono emerse le qualità soprattutto agonistiche dei suoi elementi più rappresentativi. Sugli scudi, per primo, Ginestra cui bisogna riconoscere grande padronanza del ruolo. Alcune sue chiusure in uscita oltre anche il limite dell’area sono state da applausi; inoltre la sua autorevolezza nel ruolo ha dato sicurezza e fiducia a tutto l’apparato difensivo della squadra. Allo scadere del tempo, infine, è stato superlativo quando, tra una selva di gambe, ha intravisto e neutralizzato un tiro ad incrociare destinato in fondo al sacco.

Qualche tempo fa – quando le cose giravano solo in un verso – quel tiro probabilmente sarebbe finito senza alcuna pietà in porta; segno, dunque, non solo che abbiamo fra i pali un portiere sulle cui qualità, dimostrate ampiamente in piazze di mezza Italia, nessuno mai poteva avere dubbi, ma anche della mutata direzione del vento del destino. Direzione del vento, certo, ma anche merito di una squadra che non è più quella di qualche tempo fa. Vedete come gira il verso della vita? Alti e bassi. La ruota della fortuna gira, come gira il mondo. Oggi su, domani giù e viceversa.

Mi riprometto sempre di parlare poco della gara precedente, ma – è più forte di me – qualcos’altro lo devo dire. La partita non è stata bella, ma nessuno pretendeva che lo fosse. L’obiettivo principale era fare punti.

Su un terreno infame la Paganese ha giocato la classica partita da trasferta dei tempi passati, quando si pensava prima a non prenderle.  Ha rinforzato gli ormeggi difensivi con Gatti e Vicedomini a ridosso del trio centrale di difesa, con Santarelli ed Imparato a presidio delle corsie laterali; anche Gatti e Vicedomini hanno guardato inizialmente più all’aspetto difensivo che a proporre manovre offensive. Dopo la prima fase, soprattutto Gatti – autorevole ed imprescindibile punto di riferimento di centrocampo, dai cui piedi partono sempre lanci illuminanti –  ha cercato di innescare Lepore, solitamente furetto incontenibile sulla fascia sinistra. Ma per l’ex varesotto, su un campo ridotto davvero male, non era giornata.

Ferraro è stato quello che in attacco ha meglio interpretato la difficile gara. Ha svariato su tutto il fronte, avanti e indietro; ha conquistato palloni, sgomitando, cercando di fare salire la squadra, quando la partita si è spostata sul piano del puro agonismo. Ha vinto duelli su duelli, spizzicando di testa palloni per compagni che purtroppo lo hanno poco accompagnato. Ha dimostrato di essere un cavallo di razza e non si è mai tirato indietro, come si conviene ad un attaccante aduso a tutte le battaglie. Peccato che, soprattutto nel primo tempo, sia stato poco accompagnato da Lepore e da Tortori, Quest’ultimo, impalpabile nella prima frazione di gioco, si è rifatto alla grande nel secondo tempo. Una metamorfosi vera e propria davvero inspiegabile. In quella fase abbiamo rivisto all’azione il miglior Tortori, pungente, dinamico, fastidioso come una zanzara.

Il punto preso ha grandi significati di ordine mentale, oltre a risultare prezioso per la classifica.

Importante adesso – in questo finale di campionato che presenta impegni mozzafiato – sarà recuperare l’intera rosa a disposizione. Le varianti tattiche in corso d’opera costituiscono l’arma in più che un allenatore deve avere a disposizione. Quante più pedine di valore sono disponibili in panchina, tanto più sarà possibile variare l’assetto tattico della squadra in corso d’opera. In questo calcio moderno fatto di grandi ritmi, di agonismo sfrenato, di raddoppi di marcature, di sovrapposizioni, c’è bisogno di avere in panchina atleti pronti e ben rodati che, nei momenti di stanca di una partita, proprio perché pieni di energie, possono costituire la mossa vincente.

Per intanto, è bene dire che in questa fase delicata del campionato non si deve guardare in faccia a nessuno. Servono risultati pieni, è inutile nasconderselo, perché quando devi inseguire non sempre i pareggi possono bastare.

Arriva Gianni Simonelli con il suo Sorrento. Amicizia e rispetto per tutti, ivi compresi gli ex De Giosa ed Esposito, ma  il risultato finale, tipo schedina – se permettete – deve essere “uno fisso”.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 18 marzo 2011)