Nel nome di Luis Conforti

La foto del 1977 di Enzo Sessa rispecchia l’anima popolare di Luis Conforti che davanti alla Villa Comunale ammalia la folla alla vigilia di una gara interna della Paganese.

Sei anni fa, proprio il 12 maggio, alla vigilia di una Paganese-Sud Tirol, lasciava questo mondo terreno Luis Conforti.
Grande tifoso, personaggio carismatico, icona autenticamente popolare, per anni aveva fatto sentire la sua voce in ogni trasmissione che si interessasse della Paganese. Nei vari collegamenti telefonici di trasmissioni sportive, non c’era bisogno che si presentasse, tanto erano inconfondibili la sua voce, la sua passione, il suo temperamento. Immortale una sua colorita espressione: “Quando si dice Paganese si dice mamma”.
Negli anni della sua gioventù, soprattutto nel periodo d’oro della squadra, e siamo negli anni Settanta, quando la Paganese giocava in casa, ogni domenica mattina, doveva preparare la sua particolare partita, quasi come un calciatore che si appresta a scendere in campo.
Eccolo – raffigurato in un’istantanea di Enzo Sessa – sul muretto di cinta della Villa Comunale, a mezzogiorno circondato da una folla di giovani e meno giovani, a esorcizzare simpaticamente con riti scaramantici le difficoltà della partita da disputare.
Pagani non dimentica i suoi figli migliori. E Luis lo era perché aveva un cuore d’oro: quello degli autentici paganesi.
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Sarebbe bello se qualche ragazzo di quelli che all’epoca lo circondavano festosamente, oggi si riconoscesse e potesse dire “io c’ero”

La strana saudade di Diogo Monteiro, detto Sodinha

nsodinha

Prima saudade, espressa rigorosamente in portoghese/brasiliano; poi nostalgia, in italiano, per Felipe Diogo Monteiro, conosciuto come Sodinha.
Se ne va in Brasile per saudade; torna, a distanza di circa due anni, in Italia per una strana nostalgia, di quelle che ti mettono davanti a un interrogativo senza risposte.
Carta conosciuta questo Sodinha che lascia il segno a Pagani. Nel 2008/2009, allenatore Eziolino Capuano, a dicembre arriva dall’Udinese in prestito, via Bari. Cocchino D’Eboli ha buone entrate con Leonardi e se lo assicura. Gioca poco, ma quando gioca incanta. Calciatore sprecato per la categoria, classe immensa, genio del pallone, ma sregolato come più non si può. Sparisce alla vigilia dell’ultima partita a Castellammare di Stabia. Si volatilizza di notte e nessuno sa perché. Saudade – dissero – nostalgia per il suo Paese, per il Brasile, terra di campioni noti e meno noti.
Quell’anno, Sodinha a Pagani pennella affreschi di buon calcio; entra a partita in corsa e fa la differenza. Gioca poco, non perché non sia bravo; no, gioca poco perché poco si allena. Pesa un quintale, una stazza imponente, anche goffa a guardarlo da lontano, ma quando entra in campo i chili non pesano: pesa la sua immensa classe e il suo magico sinistro. Capuano se lo coccola, intuisce di avere fra le mani uno che è sprecato per la categoria. Niente; per la sua indisciplina tattica, il suo posto resta prevalentemente in panchina.
Sparisce per saudade, ma l’anno dopo torna in Italia e si stabilizza a Brescia in serie B dove lascia il segno. Le sue giocate pazze, quel suo modo di stare in campo, quasi disincantato, affascinano. Il pallone va dove lui vuole che vada; il suo sinistro comanda. L’anno dopo passa a Trapani, sempre in serie B, ma il suo estro si scontra sempre con la sua stazza sempre più imponente e con gli infortuni a catena che lo perseguitano. Deve scendere di peso, ma non ci pensa proprio. Beve allora anche di più; non acqua minerale ma whisky e vodka che mal si conciliano con la vita di atleta. Serse Cosmi lo assiste amorevolmente, gli dice che ha trovato pochi atleti bravi come lui nella sua lunga carriera. Lo invita a uno stretto regime alimentare e quando sa che vuole smettere con il calcio gli scrive una lettera toccante. Leggetela qui, tutto d’un fiato: http://www.trapanicalcio.it/trapanicalcio/area-stampa/notizie/3472-la-lettera-di-mister-serse-cosmi-a-felipe-sodinha.html
Ma lui, Sodinha, ha deciso: a ventotto anni appena suonati smetterà con il calcio e tornerà in Brasile.
Poi, a distanza di circa due anni, la clamorosa notizia: Sodinha è tornato; andrà a giocare con il Mantova. Ha perduto quindici chili; è in forma e ha nostalgia dell’Italia. Una saudade al contrario?
n.r.

Arturo Valerio

Una foto di Arturo Valerio, tratta dal libro “Cuore gialloverde” di G. Antonio Cerone

Melfi, stadio “Arturo Valerio”. Un nome e cognome che dice poco o niente alla Paganese che domenica sarà impegnata proprio in Basilicata contro la locale squadra.
L’ho conosciuto, e bene, Arturo Valerio negli anni Sessanta quando cominciavo a scrivere di calcio. Era dirigente accompagnatore della squadra giallo-verde, e non solo. A lui faceva capo tutta l’organizzazione della squadra lucana. Era stato grande giocatore, centravanti negli anni del dopo guerra; aveva indossato maglie prestigiose, quella del Trani ad esempio, quando la serie C era un sogno per tanti giovani atleti indigeni.
A Melfi, Arturo Valerio, fiuto non comune da segugio, vero scopritore di talenti, aveva fermato il suo tempo e aveva portato grande competenza. Una vita interamente dedicata al calcio giallo-verde fino al giorno del suo addio terreno.
Collaboravo con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, quotidiano con aree di diffusione in Puglia e Basilicata. Quel giorno, 29 ottobre del 1967, dopo la gara che il Melfi aveva disputato a Scafati, dimostrò anche di essere una grande persona, esagerando. Negli spogliatoi, a fine gara, gli confessai di aver avuto un incidente d’auto prima della gara, con auto inutilizzabile.
Esagerò, ma era nel suo stile, e, con la silenziosa complicità di Luciano Panetti, allenatore, grande portiere con trascorsi alla Roma e al Torino in serie A, deviando dal normale percorso, volle accompagnarmi fino a Pagani con il pullman della squadra. Ma non a Pagani città, no: Pagani, via Andrea Tortora civico 3, la mia abitazione del tempo.
Ancora oggi ricordo e conservo gelosamente le sue cartoline di Natale, ingiallite dal tempo.
Arturo Valerio, persona indimenticabile.

L’ultimo saluto a Raffaele Iacuzio

Iacuzio 2

Si chiude un’altra pagina della gloriosa storia degli uomini che hanno fatto grande la Paganese.
Ho appena avuto la triste notizia della scomparsa di Raffaele Iacuzio, storico presidente degli anni difficili, quelli a cavallo degli anni Novanta.
Raffaele Iacuzio, uomo di poche parole, tutto d’un pezzo; bastava una stretta di mano per sancire stima ed intese. Gli volevo molto bene e so che la stima era ricambiata perché pur non frequentandoci molto amavamo la stessa squadra, gli stessi colori.
L’ho visto l’ultima volta, manco a farlo apposta, quando si è trattato di dare l’ultimo saluto ad un comune amico; ci eravamo ripromessi di prendere un caffè insieme, come ai vecchi tempi quando andavo a fargli visita nella sede provvisoria della Paganese nel centro storico di Sant’Egidio Monte Albino.
Il tempo ci ha traditi: è stato avaro e tiranno. Come sempre.
Buon viaggio nell’eternità.

Nunzio, pure tu …

nunzio

L’estremo saluto a una persona cara rappresenta solo l’epilogo di un rapporto vissuto intensamente nel corso della vita terrena.
Conoscevo Nunzio Sabatino dagli anni giovanili, da quando, insieme a Filuccio Avosso, a Barbazzano, “corrompemmo” don Natale Ferraioli e fondammo una squadra di calcio, l’Acies.
Don Natale era il nostro padre spirituale e pretese che la squadra, da lui sponsorizzata, avesse la denominazione di ”Acies ordinata”, in volgare “Schiera ordinata” .
Noi, discoli, accettammo ma la squadra in seguito fu solo Acies perché di ordinato aveva ben poco. Nunzio era centravanti di sfondamento; aveva fisico, padronanza del pallone e – soprattutto – era un generoso. Così come è stato sempre generoso e altruista nel corso degli anni, quando l’ho rincontrato ai tempi di Telenuova, sposo esemplare della cara Nunziatina, sorella di Felice e Gaetano Califano, zio acquisito di Franco e Giogiò Pepe.
Nunzio a quei tempi era l’anima di Telenuova. Un vero pioniere, soprattutto nelle trasmissioni sportive che allora abbondavano. Conduceva un primordiale telegiornale e faceva coppia con Ninì Cesarano nel corso di una fortunata trasmissione sportiva, “Due ore di sport”, punto di forza dell’emittente per parecchi anni.
Poi, la malattia. Una lunga guerra con il destino, con cento battaglie vinte, ma mai definitivamente.
Addio, vecchio amico. Ricorderò sempre il tuo amore per la famiglia e il culto supremo che hai sempre avuto per l’amicizia, la nostra quasi secolare amicizia.
Da oggi mi sentirò più triste e più solo.

In ricordo di Ninì Cesarano

Ninì Cesarano

Sono trascorsi quattro anni, ma è come se fosse solo ieri. Se ne andò, lasciando per sempre la vita terrena, in giovane età, in un giugno torrido il caro ed indimenticato Ninì Cesarano, orgoglio e vanto del giornalismo di questo lembo di terra che è l’agro nocerino-sarnese.

Il tempo, questo sconosciuto, avanza imperterrito, senza soste, travolge tutto e tutti, ma ci consegna anche i gelosi ricordi di  persone care che ci hanno lasciati ma che non dimentichiamo. Fra questi c’è Ninì. Per lui un caro pensiero ed uno struggente ricordo di quanti lo hanno conosciuto, apprezzato e stimato.

http://www.emerotecaninocesarano.it/index.php?s=11&n=9#.U6KCqfl_v79

https://paganesegraffiti.wordpress.com/2010/10/08/il-mio-amico-nini/

http://www.facebook.com/video/video.php?v=1352475413404&comments

 

 

Addio al presidente-banchiere

Ritratto a cura di Peppino Natale

Ritratto a cura di Peppino Natale

Se n’è andato per sempre un altro pezzo di storia di Pagani. Stamattina – dopo un breve malattia – ha concluso il suo cammino terreno l’avvocato Attilio De Pascale, uomo di preclare virtù, ex banchiere nonché ex presidente della Paganese per oltre un ventennio. Al suo nome sono legati gli anni d’oro del calcio locale a partire dalla prima storica promozione in serie D nel campionato 1966-67.

Nella doppia veste di presidente della locale Banca Gatto & Porpora e di presidente della Paganese calcio, Attilio De Pascale rappresentò l’icona di uomo vincente e simboleggiò il riscatto di una terra sempre avara di soddisfazioni.

De Pascale dueL’ho incontrato l’ultima volta nel corso della presentazione del libro “Paganese, 80 anni di calcio”; nonostante qualche inevitabile acciacco dell’età, pur nella innata ritrosia personale rifuggente dalla mondanità, amorevolmente sollecitato da tanti amici, risultò l’ospite più gradito ed applaudito della serata.
Voglio ricordarlo ai più giovani con un corsivo apparso proprio sul libro della Paganese, dal titolo IL BANCHIERE DAL CUORE D’ORO e con una riuscitissimo ritratto venuto fuori dall’artistica matita di Peppino Natale, un altro grande che ci ha lasciati nel pieno della sua giovinezza.
I funerali di Attilio De Pascale si terranno domattina 17 agosto alle ore 10.

De Pascale