In medio stat virtus

Così è, anche se non vi pare

gol di Cesaretti
Il magnifico gol del temporaneo 1-0 messo a segno da Cesaretti

Quando non si riesce a vincere, bisogna anche sapersi accontentare di non perdere. E’un principio vecchio che va sempre tenuto in conto, anche con tutte le recriminazioni e i “mea culpa” del caso che, nel calcio, hanno diritto di cittadinanza.
Partita interna con la Reggina. Buona Paganese nel primo tempo, una delle migliori viste negli ultimi anni. Squadra con personalità; manovre veloci e ficcanti; due fasce magnificamente tenute da Picone e Talamo a destra, da Della Corte e Cesaretti a sinistra orchestrate dalla ritrovata forma di Carcione, luce indiscussa del gioco di centrocampo.
Buoni trentacinque minuti di gran calcio che hanno fatto la gioia dei presenti al “Marcello Torre” cui non pareva vero di vedere all’opera una squadra tanto propositiva e baldanzosa. Nel calcio, però, quando si domina e si gioca bene, bisogna essere anche concreti sotto rete. E, purtroppo, la squadra ha sciupato molto in fase realizzativa proprio nel periodo in cui la Reggina sembrava sul punto di crollare, quasi rassegnata a una superiorità avversaria mai messa in dubbio per quasi tutto il primo tempo.
Che cosa sia poi accaduto nella ripresa resta un mistero. Dopo due minuti appena, a causa di un disimpegno difensivo più elaborato del necessario, alla Reggina è stata offerta su un piatto d’argento la possibilità di pareggiare e a Sciamanna non è parso vero di ricevere un così grazioso regalo; con un fendente rasoterra a fil di palo, dal limite dell’area, ha castigato il povero Gomis.
Da quel momento la Paganese ha avuto un’involuzione. Qualcuno in campo – e probabilmente più di qualcuno – ha perduto la bussola e la sicurezza che l’aveva contraddistinto nel primo tempo: la squadra si è sfilacciata, sono saltati quasi d’incanto i collegamenti fra i reparti e la Reggina è venuta fuori smentendo le affrettate considerazioni sulla sua bontà di squadra che in tanti avevano espresso dopo i primi quarantacinque minuti di gioco.
Alla luce di quanto visto in campo domenica scorsa bisognerà capire allora qual è la vera Paganese: quella del primo tempo o quella del secondo? Io credo che – come quasi sempre nella vita – la verità stia nel mezzo, un po’ come enunciava la locuzione latina “in medio stat virtus”, ovvero che bisogna quasi sempre ricercare l’equilibrio fra due concetti estremi; nella fattispecie, la bella prova del primo tempo e quella preoccupante della ripresa. Il compito più delicato spetterà ovviamente a Massimiliano Favo che dovrà prima capire e poi risolvere il problema della doppia personalità della squadra. Potrebbe trattarsi di condizione fisico-atletica non ottimale di più di un calciatore, visto che in parecchi sono arrivati alla spicciolata; ma potrebbe trattarsi anche di un problema tattico-psicologico. Nella vita bisogna sempre credere nelle proprie possibilità, guai a scoraggiarsi al presentarsi delle prime avversità; credere, fortissimamente credere in se stessi per arrivare al successo.
Impressioni sulla squadra. Dilemma a parte sulla prestazione altalenante di sabato scorso, mi pare di poter dire – sul piano tecnico – che qualche elemento ha già superato abbondantemente la sufficienza con prove che lasciano ben sperare per il futuro. Mi riferisco, in particolare, al duo d’attacco Talamo-Cesaretti. Il primo è apparso dirompente e impetuoso sulla fascia destra ancorchè da registrare in zona gol: il secondo, sulla fascia sinistra, si fa rispettare ed ha un fiuto del gol non comune. Prova ne sia che in tre partite disputate ha messo a segno due gol di ottima fattura, sicuramente non facili da realizzare.
Per il resto, in difesa, Gomis appare sicuro del fatto suo e si fa rispettare, specie fra i pali. Picone e Della Corte, laterali difensivi, che una volta chiamavamo terzini, hanno molte qualità propositive quando si spingono in avanti; devono però migliorare le prestazioni difensive con l’aiuto indispensabile di un filtro a centrocampo. Da rivedere all’opera Meroni e Carini, che tuttavia sembrano avviati su un rendimento standard. Notizie buone dal centrocampo dove Carcione ha preso il comando delle operazioni come due anni fa; dove Baccolo, elemento di spessore, visibilmente a corto di preparazione, riuscirà sicuramente a ritagliarsi uno spazio importante; dove Tascone, da impulsivo individualista, dovrà coordinare i suoi movimenti con il resto della squadra.
Per l’attacco ho già detto quello che sentivo di dire. Sono attesi alla prova Regolanti e Negro, che vedo ancora lontani dalla forma migliore. Scarpa lo conosciamo. Ha gran carattere e si riprenderà presto dallo scoramento per aver fallito un calcio di rigore forse decisivo.
Chiudo con l’impressione che Favo quest’anno abbia elementi di spessore proprio in panchina, dalla quale potrà attingere con tutta tranquillità nel momento del bisogno.
La panchina lunga (e di qualità) serve anche a questo.
Nino Ruggiero

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Le certezze che non ci sono

Così è, anche se non vi pare

Dilemma atroce, alla Shakespeare, nell’immediata vigilia della prima con la squadra di Bisceglie. Torno, non torno, resto a mare o mi metto in viaggio? Pensieri sgarrupativi: c’è traffico, tanti chilometri da percorrere, un caldo afoso e irritante. Pensieri positivi: c’è la Paganese che gioca in casa, non ne hai mai perduta una, che fai l’abbandoni solo perchè devi percorrere qualche chilometro sotto il sole? Non sia mai…
Stadio “Marcello Torre”, ore 18 e 30. Prima nota positiva, che sarà poi la prima e l’ultima di una giornata deludente dal punto di vista sportivo: curva finalmente gremita di sostenitori azzurro-stellati uniti sotto un’unica bandiera che è quella del tifo e dell’appartenenza.
Partita brutta. Soprattutto da parte Paganese. Sapevo di difficoltà di allestimento della squadra, ma speravo nell’ennesimo miracolo. Speravo di vedere all’opera un complesso più rodato, se non altro più omogeneo. Invece, nonostante l’impegno che non è mai mancato, fino all’ultimo minuto di gioco, la Paganese è parsa l’ombra della squadra che fece sognare nella parte finale dello scorso campionato. Certo, i componenti sono diversi, c’è da tener conto del poco tempo avuto dal tecnico per presentare una squadra che fosse tale dal punto di vista etimologico; ma che volete, mi sarei aspettato almeno più compattezza e più sostanza almeno dal centrocampo in avanti. Invece anche gli uomini più rappresentativi non sono ancora in condizione; e la cosa mi preoccupa non poco perchè almeno quelle che vengono considerate certezze non possono deludere.
Al cospetto di un Bisceglie effervescente e già in palla, la Paganese ha balbettato soprattutto in difesa che, allestita alla meno peggio con l’ultimo arrivato Carini, non ha goduto nemmeno di un efficace filtro a centrocampo. Nella zona centrale del campo gli azzurro-stellati sono apparsi spesso in inferiorità numerica contro avversari tarantolati che arrivavano da tutte le parti per impensierire il povero Gomis, chiamato, fra i pali, a un paio di interventi miracolosi.
Ci sarà molto da lavorare per Matrecano: spero possa farlo in tranquillità con la collaborazione incondizionata di tutti. Bisognerà sistemare la fase difensiva che al momento preoccupa molto e soprattutto bisognerà coordinare tatticamente il centrocampo che sulla carta pare ben assortito, specie dopo l’arrivo di Tascone. Quest’ultimo, apprezzatissimo per le sue qualità, dovrà dosare le sue forze senza eccedere in personalismi perchè il calcio resta soprattutto un gioco di squadra.
Note così così per l’attacco. Il materiale umano non difetta ma più d’uno è lontano dalla forma migliore. Il più in palla è sembrato Scarpa, nonostante le numerose primavere, anche se, soprattutto dalla tre quarti in avanti, manca al momento imprevedibilità e fantasia per arrivare al gol.
Non so se ci sarà ancora un innesto in settimana al centro della difesa, ma mi pare di poter dire che le squadre devono contare su determinate certezze nei reparti chiave; e al momento queste certezze – dispiace dirlo – mancano del tutto.
La fede c’è sempre. Il tifo sta tornando, lentamente, ma sta tornando. Adesso manca all’appello solo la squadra; quella – per intenderci – che ci entusiasmò nella seconda parte dell’ultimo campionato.
Non disperiamo.
Nino Ruggiero

Proviamoci!

Ci avviamo alla conclusione del campionato e due considerazioni devono essere fatte.
La prima: è stato scongiurato il pericolo dei play-out già da qualche settimana, quindi il traguardo di minima fissato ad inizio di campionato è stato raggiunto.
La seconda: forse non si è capito ancora quanto entusiasmante sia stato il cammino della squadra da gennaio a questa parte e che cosa possa significare per Pagani arrivare a disputare i play-off, un traguardo mai raggiunto nella lunga storia della Paganese calcio.
Ci sono state annate belle e brutte, qualcuna entusiasmante, qualche altra insignificante; pagine vissute intensamente con un solo comune denominatore: l’attaccamento ai propri colori. Quello che deve essere ben chiaro alla vigilia dell’incontro Paganese-Lecce è che per la prima volta Pagani ha nel mirino un traguardo prestigioso; lontanissimo, di sicuro, ma che comunque è alla portata di un sogno tante volte solo accarezzato.
La disputa dei play-off apre quest’anno orizzonti nuovi sul campionato di terza serie nazionale giacché per la prima volta vengono coinvolti in un torneo finale le prime dieci squadre dei tre gironi, con esclusione delle prime in classifica promosse direttamente. Per la Paganese una possibilità, nient’altro che una possibilità, se si pensa che, dalle ventisette squadre coinvolte in totale, una sola a fine torneo avrà via libera per la serie B. E’ un po’ come partecipare a un concorso pubblico che deve assegnare un solo vincitore tra tantissimi concorrenti. Questione di percentuali minime di probabilità…
Ma volete che la squadra non lo sappia, che Grassadonia, Trapani e compagni non sappiano quanto sia arduo il cammino verso quello che al momento è solo un bel sogno?
E’ il popolo di Pagani che deve intuire quanto importante sia arrivare a disputare, in veste di protagonisti, tale torneo a eliminazione. Ecco perché domenica la città è chiamata a irrobustire lo sparuto numero di spettatori del “Marcello Torre” che hanno sempre avuto la fede sotto braccio, anche nei momenti critici, anche nei momenti di difficoltà.
L’occasione per andare avanti, quanto più avanti è possibile, è a portata di mano e bisogna sfruttarla. I play-off possono riservarci nel primo turno, quello del “la va o la spacca!”, una trasferta lunga e difficile, ma possono anche regalarci l’eventualità di giocarcela in casa questa possibilità. Per farlo non c’è scampo: bisogna raccattare quanti più punti è possibile con il Lecce domenica e con la Reggina, fuori casa, tra una settimana.
Bisogna crederci e remare verso un traguardo non impossibile. Bisogna farlo nel nome dei tanti che hanno avuto la Paganese nel cuore: i presidenti Torre, Cascone, De Risi, Bifolco, De Pascale, Iacuzio, ma anche dei tanti tifosi storici che non ci sono più; primo fra tutti Louis Conforti, raffigurato nell’allegata foto, simbolo di un tifo e di una passione senza confini e senza età.

Tempo al tempo

Così è, anche se non vi pare

palo-di-zerbo

Nella foto, tratta da Sportube, Zerbo ha appena scoccato il tiro che terminerà sul palo alla sinistra di Ginestra

Si vince, si perde, si pareggia. Nel calcio – è risaputo – non c’è mai niente di scontato per quello che riguarda il risultato.
Domenica sera ha vinto la Casertana, con poco merito, è vero; ma il calcio riserva sempre sorprese. Brutta sconfitta, di sicuro immeritata per la Paganese, ma brutta sconfitta anche per lo sport con un codicillo finale decisamente da cronaca nera che non fa onore a chi lo ha provocato. I colpevoli, in questi casi, non hanno mai un nome e cognome; essi sono figli di un malcelato concetto di rivalità, perché è chiaro che non si può etichettare come tifoso chi fomenta scontri fisici e non riesce a calarsi mentalmente in un sano antagonismo campanilistico.
La partita – che aveva tutte le caratteristiche di un derby e forse avrebbe meritato più attenzione da chi è preposto all’ordine pubblico – ha risposto in pieno alle aspettative della vigilia, così come ha risposto alle aspettative il pubblico, valutabile intorno alle duemila e cinquecento unità.
Spettacolare la coreografia della curva nord con una gigantografia che ha voluto ricordare Salvatore Francavilla, un giovane tifoso prematuramente scomparso, simbolo di un sano mondo ultrà; commovente e toccante, invece, la cerimonia in ricordo di un altro giovanissimo tifoso, Alfonso Vaccaro, scomparso proprio nei giorni precedenti l’incontro, con consegna di una targa alla famiglia da parte di Vincenzo Marruocco e Filippo Raiola.
Gara maschia, combattuta, dai ritmi sostenutissimi. Paganese da “lavori in corso”.
Grassadonia vuole dare subito più sprint all’attacco e inserisce fin dal primo minuto l’ultimo arrivato, Antimo Iunco. Arrivo lampo venerdì a Napoli con Frecciarossa; firma e subito con i compagni. Due soli allenamenti e via…
Questo per far intendere quanto fosse considerato importante per l’economia del gioco paganese il neo arrivato, che – ricordiamolo – ha trascorsi anche in serie A. Purtroppo in certi casi la sola qualità non basta. La condizione fisica è elemento importante, imprescindibile per chi gioca a calcio; e quella di Iunco – comprensibilmente – non è proprio ancora ideale.
In tutti i casi, l’impressione generale ricavata dalla gara con la Casertana è positiva.
La squadra, con gli ultimi innesti, è parsa ben quadrata in tutti i reparti. In difesa sono emerse subito le buone qualità di Alcibiade che si avvia a diventare il leader del reparto per autorevolezza e determinazione. Da registrare, invece, l’intesa con Silvestri. Ottima la prova dei due difensori laterali, Dicuonzo a destra e Della Corte a sinistra, capaci e bravi a interpretare con la stessa efficacia sia la fase difensiva che quella propositiva sulle fasce di competenza. Credo che con i due, già in buona forma, Grassadonia abbia sistemato le due corsie laterali.
A centrocampo, Pestrin ha confermato quello che di buono aveva già fatto vedere nella gara di Matera; grande personalità, incedere maestoso palla al piede, lanci illuminanti e soprattutto un carattere di ferro; da elemento autorevole che sa recitare alla perfezione la parte che Grassadonia ha ritagliato per un elemento della sua caratura. Accanto a Pestrin sta nascendo un astro, il giovane Parlati, classe ’97, che sembra già un veterano per il modo con cui interpreta la gara: giudizioso, geometrico, aggressivo al punto giusto, anche classicheggiante in alcuni suoi movimenti. Deve crescere ancora, e crescerà – a mio modesto parere – sotto la guida esperta di Grassadonia che evidentemente, proprio per il fatto di averlo schierato, crede molto nelle sue possibilità.
Il reparto di centrocampo con Pestrin in grande spolvero, con Parlati che riesce ad essere duttile tatticamente e con un Deli che ritroverà presto la forma migliore, si avvale anche dei ritorni preziosi di Cicerelli sulla sinistra e di Zerbo sulla destra.
Cicerelli è già in forma smagliante. Credo che si avvii a disputare la migliore stagione da quando è a Pagani perché è maturato molto tatticamente e riesce a effettuare cambi di passo impressionanti. Deve forse solo regolare meglio l’alzo del mirino quando tira in porta; se riuscirà a farlo, senza sprecare inutili energie, sarà sicuramente il fiore all’occhiello della squadra.
Zerbo ha ancora un rendimento altalenante perché probabilmente deve ancora integrarsi negli schemi voluti dal suo allenatore, ma ha dimostrato di avere buone frecce al suo arco e soprattutto è uno che vede la porta.
Di Iunco ho già detto: avrà bisogno di tempo per carburare, ma le sue doti non hanno bisogno di presentazioni, così come non ha bisogno di presentazioni Reginaldo, subentrato nella ripresa e apparso appesantito a causa della lunga lontananza dai terreni di gioco.
Tempo al tempo. La squadra c’è e riesce a trascinare anche il pubblico per il suo modo di giocare. Grassadonia dovrà plasmarla giorno per giorno e, purtroppo, non avrà molto tempo per farlo con il campionato che incalza.
Nemmeno il tempo di respirare che c’è già in vista la trasferta infrasettimanale di Andria. Poi, domenica ancora trasferta a Catanzaro, nella tana di Preiti, Carcione e Cunzi.
Che inizio, ragazzi! Ma spero anche di dire al più presto, con il conforto anche di risultati positivi: che Paganese!
Nino Ruggiero

Il giorno più lungo

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Dormire, riposare: è una parola! verbi cancellati dal vocabolario paganese nelle ultime 24 ore.
Come si può dormire quando qualche sprovveduto sciacallo diffonde notizie – che si sono poi rivelate prive di fondamento – che investono il futuro di una squadra di calcio, orgoglio e fiore all’occhiello di una città alla disperata ricerca di una difficile identità?
Notizie che ti mettono in ambasce e che non ti fanno dormire, non ti fanno riposare. Avvilimento, disperazione: sentimenti comuni per gente comune che amano il calcio e la Paganese.
Il web – o se preferite internet – è diventata una giungla; basta diffondere una notizia, vera o falsa che sia, perché si metta in moto un deprecabile “copia-incolla” che non fa minimamente onore a chi si picca di definirsi giornalista. E’ ancora più grave, però, che determinate notizie, propalate per veritiere, vengano diffuse da un giornale autorevole come la “Gazzetta dello Sport”.
Stavolta il presunto “corvo” ha però steccato e tutti gli sono corsi dietro senza minimamente porsi il dilemma: vero, non vero.
Gli spifferi, rivenienti di certo dagli ambienti vicini al Tar, hanno toppato malamente e hanno esposto a brutte figure tutta una serie di organi di stampa. In tanti avevano addirittura dato per ufficiale l’esclusione della Paganese dal campionato, come rileverete dagli allegati, e avevano aperto la “successione al trono”. Che brutta pagina di giornalismo!
n.r.

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I forni di pane

Così è, anche se non vi pare

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Nella foto, la Paganese insidia la porta della Vibonese sul finale del primo tempo.

Serata fresca, poco ferragostana, al “Marcello Torre”. Pubblico scarso, ma non è una novità, valutabile intorno alle quattro-cinquecento unità. Una Paganese informe, ma lo si sapeva, ancora tutta da costruire, ma di certo encomiabile nei suoi tantissimi “under” che si sono dannati l’anima per mettersi in evidenza. Una squadra che non è e non potrebbe essere quella che verosimilmente – dopo la pronuncia definitiva del Tar Lazio, prevista per fine mese – andrà a occupare la sua prestigiosa casella nel campionato di Legapro. Poche le certezze. Su tutte Marruocco, oramai promosso definitivamente “capitano coraggioso”, che riesce a dare un senso tattico alla difesa anche in assenza di almeno due pedine indispensabili nel reparto. Subito dopo, un’altra certezza: Cicerelli. Il calciatore è già in grande spolvero e pare investito anche di grosse responsabilità, grazie forse alla maglia numero dieci che Grassadonia gli ha affidato. È lui che illumina il gioco della squadra svariando su tutto il fronte di attacco, con prevalenza per il settore destro. Quando cambia passo, ondeggia e punta l’avversario sono dolori per la difesa vibonese.
Quello che resta della squadra dello scorso anno ha buone conferme anche in Della Corte, anche se il calciatore pare inizialmente a disagio nel nuovo ruolo di centrocampista. A dire il vero, lo preferisco da giocatore di fascia perché ha acquisito il passo dell’incursionista.
I nuovi. Pestrin non ha bisogno di presentazioni ed è chiamato nell’ingrato compito di non far rimpiangere Carcione. Compito delicatissimo per chi deve prendere la squadra per mano. Grassadonia gli ha già consegnato – come è giusto che sia – le chiavi del centrocampo. Ma ci sarà da lavorare molto perché Pestrin ha la struttura di un motore diesel e deve ancora carburare. Impossibile pretendere al momento qualcosa in più. Ma il calciatore ha personalità e esperienza da vendere e non mancherà di essere l’uomo faro di cui la squadra ha bisogno.
In attacco, Caruso ha fatto vedere buone cose; svaria bene su tutto il fronte di attacco e ha buoni numeri. Ma è da rivedere, così come è da rivedere anche l’altro ex catanzarese Longo, schierato al centro della difesa a fianco di Mansi. Quest’ultimo non è dispiaciuto. Controlla bene l’avversario, ha uno stacco di testa affatto disprezzabile e riesce anche a impostare la manovra dalle retrovie.
Qualche parola per i numerosissimi under, quattro di essi classe ’98. Il più pronto è sembrato Bernardini, un moto perpetuo a centrocampo, tanta frenesia e anche qualche buon numero. Ma i giovani devono essere inseriti, con raziocinio e oculatezza, in un complesso già funzionante per trarne il meglio. Cosa che Grassadonia, al momento, non può fare proprio per il fatto di avere una “rosa” deficitaria quantitativamente.
Chiosa finale. Impressioni estive, da calcio agostano, qualcuna positiva, qualche altra meno. È certo però che l’attuale squadra, alla prima esibizione della stagione, è la lontana parente di quella che sarà verosimilmente allestita in vista del campionato. Ci sarà bisogno di innesti importanti in tutti e tre i reparti. Poi ne riparleremo. Intanto applausi convinti per la pattuglia degli “under” che hanno tenuto il campo con autorevolezza e determinazione. Forse – come si dice coloritamente dalle nostre parti – dovranno ancora mangiare molti forni di pane per emergere. Ma la fame c’è.
Ed è già molto.
Nino Ruggiero