I sogni non muoiono all’alba

Così è, anche se non vi pare

Una foto storica, emblema di una grande sintonia : l’abbraccio tra Raffaele Trapani e Gianluca Grassadonia

Sì, sulla scena calcistica paganese cala impietosamente la tela e un po’ di malinconia, frammista a un pizzico di amarezza, ci assale. Ma è solo un momento, tipico di chi ha dispiegato in volo le dolci ali della fantasia per poi scontrarsi con la realtà.
Lo dico subito. Se oggi pensate di leggere un articolo che analizzi la partita di Cosenza, mi dispiace dirlo, avete sbagliato “palazzo”, come diciamo coloritamente dalle nostre parti. Non è né il giorno, né il momento adatto per andare a fare un discorso tecnico-tattico; per questo c’è tempo.
E’ il momento, invece, di ringraziare un manipolo di audaci che da gennaio in poi hanno fatto risvegliare l’animo un tantino indolente ed esigente del tifoso medio; è il momento di ringraziare il presidente Trapani ed i suoi più stretti collaboratori perché non hanno mai mollato, anche quando sembrava che il mondo ce l’avesse proprio con loro; è il momento di ringraziare Grassadonia, nocchiero audace, portatore di novità tattiche, oggi finalmente anche più esperto e navigato, pronto per altre e più prestigiose avventure.
Il cammino della Paganese nella seconda parte del campionato – ricordiamolo – è stato esaltante. Mentre i più scettici guardavano e facevano di conto per arrivare alla salvezza, la squadra metteva preziosissimi punti nel carniere andando a vincere spavaldamente a Monopoli, Melfi, Agrigento e Taranto. Imprese non da poco, forse memorabili, che proiettavano la squadra nei cosiddetti quartieri alti della classifica, quelli che le avrebbero consentito di andare ai “play-off”.
Play-off, parola quasi magica, un sogno per una squadra che mai nella sua lunga storia aveva avuto una carta da giocarsi per una difficilissima promozione in serie B.
Il calcio è strano: è come una malattia infettiva. Contagia e affascina le coscienze al tempo stesso, genera emozioni e sogni. Gli stessi che hanno vissuto i trecento e più appassionati che hanno fatto sentire la loro presenza al “San Vito Marulla” di Cosenza; gli stessi che hanno visto protagonisti i tantissimi paganesi che, a casa o nei tanti locali pubblici appositamente attrezzati per la visione della gara su “Sportube”, hanno comunque assistito alla gara.
Tutti hanno trepidato e sofferto; tutti hanno tirato un sospiro di sollievo sul tiro di Mungo respinto dal palo nella prima parte della gara; tutti hanno imprecato alla sorte avversa quando, prima Alcibiade e poi Mauri, hanno mancato il gol della speranza.
Ecco, il calcio nella sua essenza, al di là dell’aspetto tecnico; le emozioni e i sogni che lo contraddistinguono. Credo che resti lo sport più bello del mondo, anche se qualcuno adombra sospetti ogni qualvolta un risultato poco garba.
Le emozioni, poi: che ve ne fate di un’esistenza grigia, piatta, sempre uguale? Solo chi non ha mai gioito su un campo di calcio, solo chi non ha avuto contezza di un gol realizzato all’ultimo momento in una gara importante, solo chi non ha mai abbracciato il vicino senza nemmeno conoscerlo dopo un autentico miracolo calcistico, non potrà mai capire cosa significhi attaccamento viscerale per un colore sociale.
Infine i sogni: non è vero che muoiono all’alba, perché la vita si rinnova ogni giorno e ogni giorno genera un’alba.
Quella che dovrà vedere all’opera la nuova Paganese, quella che nascerà.
E nascerà, statene certi!

Nino Ruggiero

Dove osano le aquile

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il secondo gol messo a segno da Reginaldo contro l’Akragas

Le statistiche non sono il mio forte; non mi hanno mai attratto ed entusiasmato. Ma stavolta, quando mancano solo quattro giornate al termine del campionato (per noi sono cinque perchè ci sarà da recuperare la partita con il Taranto), ho dovuto, per forza di cose, dare uno sguardo ai numeri, per cercare di toccare con mano i cambiamenti di rendimento della squadra bizzarra e incostante, molta croce e poca delizia, della prima fase di campionato.
Ebbene, calendario alla mano, ho constatato che nel girone di ritorno – dopo la mezza rivoluzione di gennaio che ha interessato la sua intelaiatura – la Paganese ha invertito lo scarso ruolino di marcia che l’aveva contraddistinta; dalla venticinquesima giornata a oggi ha conquistato la bellezza di ventidue punti in nove gare disputate, una media di 2 punti e mezzo a partita: gli stessi punti che hanno conquistato Lecce e Siracusa (che però hanno giocato una partita in più).
Mi pare più che logico e naturale, quindi, che ci si chieda: ma che è successo? qual è il segreto di questa Paganese? Cosa ha architettato Grassadonia, che è il suo indubbio mentore, considerato che la squadra adesso cammina tanto speditamente, senza indugi, verso posizioni di classifica prestigiose?
Segreti e maghi nel calcio non esistono. Il successo è frutto di tanti componenti: forza, qualità, competenza, coraggio, voglia di arrivare, sapienza tattica e, perché no?, anche un pizzico di buona sorte, sempre bene accetta perché aiuta gli audaci.
A gennaio, quando si temeva per un ridimensionamento dei programmi, soprattutto quando la città e Iunco si sono salutati da buoni amici, si è temuto il disastro. Iunco era stato il fiore all’occhiello della campagna agostana e si era anche presentato da par suo a Catanzaro (partita vinta per 0 a 2) dialogando sul piano della classe pura con Reginaldo; alcuni “tête-à-tête” fra i due restano memorabili e nessuno potrà mai cancellarli dalla memoria. Un infortunio rimediato proprio in Calabria aveva però costretto Antimo Iunco a un lungo periodo di riposo e la squadra ne aveva sofferto la mancanza. Ragioni di bilancio inoltre avevano suggerito una politica di contenimento dei costi anche perché più di un atleta dal buon passato calcistico non aveva reso secondo le aspettative. Aggiungete a questo anche la necessaria rinuncia a Deli, pezzo forte della squadra, ceduto al Foggia con prestito oneroso. In giro c’era solo scetticismo e rassegnazione.
Poche mosse in entrata, invece, e tutte azzeccate: Liverani, portiere dalla Salernitana; De Santis, centrale difensivo dal Catania; Bollino dal Taranto; Tascone dalle giovanili della Ternana; Firenze dal Siena. Tutti calciatori che oggi devono essere considerati punti di forza inamovibili dell’attuale Paganese dei miracoli. Per loro, Grassadonia ha ritagliato un ruolo di primo piano e i risultati del suo prezioso lavoro di incasellamento al posto giusto delle varie caratteristiche personali sono sotto gli occhi di tutti. Liverani ha dato tranquillità all’intero reparto difensivo. De Santis in coppia con Carillo o Alcibiade, indifferentemente, dà certezze con classe e temperamento; non è un caso che sia stato chiamato a far parte della Nazionale under 20. Tascone dà vigore e anima al reparto di centrocampo; sembra avere sette vite, lo trovi dovunque. Pestrin, leader indiscusso della manovra di centrocampo, non poteva avere un compagno migliore. Firenze presenta il suo biglietto da visita con due doppiette; vede la porta come pochi e ha un fiuto da rete invidiabile. Infine Bollino; un sinistro malandrino, da primo della classe, tanta vitalità sulla fascia destra ma bravo anche in fase difensiva quando occorre.
Domenica ad Agrigento si è vista e ammirata forse la migliore Paganese dell’anno; ma oramai le belle prestazioni si susseguono l’una all’altra e riesce anche difficile fare graduatorie di merito. Quello che è certo è che la squadra sembra giochi a occhi chiusi tanta è la naturalezza e la disinvoltura con la quale vengono affrontati gli avversari.
Una volta, tanti anni fa, le trasferte si affrontavano con tutta la prudenza possibile, fedeli al credo che imperava soprattutto negli anni Sessanta/Settanta: “prima non prenderle”.
Oggi la Paganese dimostra di non avere il minimo timore reverenziale su tutti i campi e – come nel caso di Agrigento – addirittura riesce a dominare la scena per buona parte della partita. Domina e segna pure, per la verità, perché il predominio territoriale fine a se stesso è solo fiera delle vanità; e nel calcio si va sul pratico.
Ecco, prima eravamo forse un tantino brutti, sporchi e cattivi; adesso lo siamo di meno, siamo meno brutti, quasi belli, meno sporchi ma più cattivi. Lo saremo anche di più se riusciremo a centrare il bersaglio di queste anomale finali. Bisogna capire che il momento è buono per volare alto; quanto più in alto è possibile, magari arrivare lì dove osano le aquile.
Per farlo ci vorrà l’aiuto di tutti, e ci vorrà tutto l’orgoglio di un popolo fiero delle proprie origini e della propria identità. Proviamo a cavalcare un sogno.
Tutti assieme.
Nino Ruggiero

L’altra metà della luna

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol messo a segno da Firenze

Partite come quella di ieri con il Fondi non possono essere liquidate con un semplice commento a caldo; due righe e via! Mi ero ripromesso di tornare a scrivere dopo la partita di domenica prossima con l’Akragas, ma, è più forte di me, qualcosa su Paganese-Fondi, una delle gare più intense ed emozionanti della stagione, devo dirla.
Sono partite che trasudano impegno, serietà, preparazione, anche cuore da parte di una giovane e fiera Paganese, di una squadra che sta regalando al suo pubblico emozioni incredibili e inaspettate in questa fase finale di campionato. Proprio con la bella e indiscutibile vittoria di ieri, gli azzurro-stellati hanno raggiunto la quota che consentirebbe loro la disputa dei “play off”, girando la pagina della classifica. Un po’ come riuscire a vedere, con una manovra aggirante, l’altra metà della luna, quella a lungo nascosta. Un sogno impossibile a dicembre, quando la situazione si era fatta pesante; un sogno abbordabile adesso con un calendario che si presenta affatto impossibile.
Le note positive arrivano da un complesso che macina gioco e che ha trovato un’adeguata sistemazione difensiva; proprio quella che aveva latitato nella prima fase di campionato. Un ruolo importante lo sta recitando il portiere Liverani; i suoi interventi sono sempre tranquillizzanti, quasi da ordinaria amministrazione. Aggiungerei anche la linearità della difesa con la crescita esponenziale di Alcibiade e la classe e determinazione di De Santis che ben si sposa con l’irruenza di Carillo, imbattibile nel gioco aereo. Chi sta meravigliando per caparbietà e continuità di gioco è il giovanissimo Tascone: finalmente un’ottima spalla per Pestrin, ma anche per Tagliavacche, che ieri ha sostituito egregiamente l’ex salernitano a centrocampo.
Mancava Cicerelli e la sua assenza si è sentita soprattutto quando si è trattato di capovolgere la situazione tattica della partita; Herrera però ha fatto di tutto per rimpiazzarlo a dovere.
L’esplosione vera e propria viene dalla prestazione di Firenze, ieri autore di due reti, autentico fromboliere con innato senso del gol. Quando nel secondo tempo, in giravolta, a trenta metri dalla porta, ha tentato a volo il tiro a rete sfiorando il gol di un niente, abbiamo temuto per la stabilità degli spalti per un fremito che l’ha pervasa, tanto è stata spettacolare e sfortunata la conclusione che lo avrebbe consacrato mago del gol.
Non so e credo che nessuno possa avere la sfera magica per capire dove gli azzurro-stellati potranno andare a parare nelle sei gare ancora da disputare (sarebbero cinque, ma la Paganese dovrà recuperare il giorno 19 la partita con il Taranto); ma una cosa è certa: finalmente Pagani ha una squadra degna di questo nome e che ha risvegliato sopite coscienze di tifosi e appassionati. Di questo manipolo di giovani e meno giovani che stanno portando in alto il nome della nostra città possiamo andare fieri, così come possiamo andare fieri di avere come guida un allenatore che dimostra di domenica in domenica il suo valore.
E a proposito di Grassadonia, credo che qualcosa vada detta sulla sua assenza negli spogliatoi a fine gara. Stress, nervosismo, tensione lo hanno accompagnato per tutta la gara, culminata con una espulsione ingiusta comminata con il crudele bilancino di uno speziale. Bisogna capirli gli allenatori. Chi sta in panchina sente più degli altri la tensione della gara; perché interessato alla stessa in prima persona come responsabile, e anche perché vive la stessa, momento per momento, da protagonista: vorrebbe fare qualcosa per la salvaguardia del risultato e non può farlo. La tensione è tanta, soprattutto quando ti accorgi che non tutto fila secondo i tuoi piani prestabiliti. Bisogna così capire il gesto di stizza nei confronti di De Santis che perde un pallone impossibile in uscita dalla difesa quando il risultato è ancora in forse. Bisogna capire la tensione che ti assale quando il risultato è in bilico e c’è un campionato da salvare. Bisogna capire tutto, ma non giustificare. Un bravo allenatore, e Gianluca Grassadonia lo è, cresce e si afferma non solo in virtù di risultati acquisiti, ma anche quando ignora qualche inevitabile estemporanea contestazione verbale dagli spalti da parte di un singolo spettatore.
Adesso che la tensione è smaltita, sono certo che lo stesso Grassadonia avrà modo di sorridere e riprendere la sua preziosa opera in vista della gara di domenica, magari con una tiratina di orecchie al bravo De Santis che – errore imperdonabile a parte – cresce in rendimento di partita in partita.
Ritorna in squadra Cicerelli; una pedina importante in più in vista di un finale di campionato che si annuncia avvincente.
Adesso possiamo pure sognare: anche a occhi aperti!
Nino Ruggiero

I giocatori di posizione, di movimento, di affidamento e di prospettiva

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il gol messo a segno di testa da Alcibiade (contrassegnato da una freccia)

Quaranta punti in classifica, quasi un miraggio, un traguardo lontano; tutto fino a poche settimane fa, diciamo un mese e mezzo. Campionato altalenante; risultati ballerini, una domenica sì, un’altra no. Una tiritera irritante di esiti beffardi; una sequela di gol assurdi incassati da una difesa poco attenta. Tutto fino alla pausa di dicembre.
Oggi – dopo la mezza rivoluzione di gennaio – i quaranta punti sono là, raggiunti con un ruolino di marcia incredibile, con un bottino invidiabile di cinque vittorie e un pareggio, uno di seguito all’altro, quando il calendario ci dice che mancano otto gare alla fine del campionato.
Una trasformazione copernicana, un miracolo di Grassadonia, allenatore della squadra, o cos’altro? Di sicuro c’è solo la sequela di risultati positivi che rendono onore e merito alla squadra, a chi la guida e a chi a gennaio ha avuto il felice e fortunato intuito di rifondarla in alcuni ruoli determinanti.
Alcune considerazioni di ordine tecnico voglio farle, anche se so che non tutti saranno d’accordo con quello che andrò a dire. Le squadre devono sempre fondare la loro forza sulla compattezza e sull’equilibrio; non ne faccio una questione di schieramenti tattici da lavagna perché considero il calcio un gioco di movimento. Di conseguenza, lascio da parte i numeri che danno solo la sensazione della staticità e vengono utilizzati probabilmente a sproposito da tanti cronisti e apprendisti stregoni, quasi si trattasse di analizzare una partita a scacchi. D’accordo con l’enunciazione di schieramenti a tre o a quattro in difesa; ma con gli altri numeri che si vogliono per forza enunciare, tipo 4-3-2-1 oppure 3-4-1-2, con campo diviso in quattro sezioni, ci andrei cauto.
Poche cose ho imparato nella mia lunga carriera di giornalista sportivo, senza frequentare corsi di specializzazioni; esperienze di vita vissuta su tantissimi campi di calcio e con i loro interpreti principali, allenatori e calciatori. I principi fondamentali di un calcio efficiente e redditizio sono quelli che vengono dall’equidistanza fra i reparti e dall’equilibrio tattico. Bisogna essere bravi a cercare spazi in avanti quando si è in possesso di palla, e altrettanto bravi – se non di più – a chiudere gli spazi agli avversari quando ripartono. Tutto qui, senza mai tralasciare il valore tecnico dei calciatori che assume un ruolo determinante nel peso specifico della squadra. Non date retta ai saccenti che parlano di schieramenti tattici da lavagna; sono quelli che il calcio vero, quello del campo, non lo hanno mai vissuto; non sanno niente dei sacrifici, del sudore, dei tormenti dei veri interpreti di una partita di calcio.
L’equilibrio tattico è quello che contraddistingue le squadre importanti. E la Paganese, con le ultime sei esibizioni, sta dimostrando sul campo di poter aspirare a traguardi diversi dopo aver messo una seria ipoteca sul discorso salvezza.
Nelle squadre importanti ci sono uomini importanti. Li chiamo giocatori di posizione perché hanno carisma da vendere; giocatori di movimento perché hanno vitalità incredibili; giocatori di affidamento perchè hanno un rendimento standard, senza sorprese; giocatori di prospettiva perché hanno qualità che devono essere sviluppate. Qualcosa lo devo dire, sento di dirlo, per questi calciatori che – a mio parere – stanno caratterizzando questa bella fase di campionato.
I giocatori di posizione
Parto con Pestrin, giocatore carismatico, fulcro delle manovre della squadra ma anche interdittore di grande spessore quando le situazioni tattiche lo richiedono. Costituisce dall’inizio dell’anno l’anima della squadra; non ringrazieremo mai abbastanza la Salernitana che lo ha mollato con tanta “nonchalance”.
I giocatori di movimento
Proseguo con Cicerelli, un atleta inesauribile, dotato di grandi spunti di autentica classe, capace di inversioni di marcia incredibili; ha una vitalità non comune ed è in grado di ribaltare con le sue sgroppate le situazioni tattiche delle gare quando gli avversari prendono il sopravvento a centrocampo. Cicerelli è il fiore all’occhiello della squadra e non è un caso che oggi capeggi la classifica dei migliori in campo di “Paganesemania”. Merita platee di serie cadetta. Per me è già pronto per il gran salto.
I giocatori di affidamento
Discorso a parte per quattro conferme: Liverani, Reginaldo, Della Corte e Alcibiade Il primo ha ridato tranquillità al reparto che soprattutto di quello aveva bisogno; il secondo oramai è il leader indiscusso dell’attacco, beniamino del pubblico, autore di prestazioni di alto livello non solo tecnico. Il terzo ha ingranato da tempo la marcia dei tempi migliori sulla fascia sinistra dello schieramento; il quarto ha trovato la sua definitiva collocazione sulla destra della propria difesa e si fa valere anche in fase offensiva.
I giocatori di prospettiva
De Santis e Carillo sono una coppia formatasi quasi a sorpresa come quasi a sorpresa stanno imponendosi all’attenzione dei più. Poi c’è Firenze, un vero ariete che in poche settimane ha messo a segno già cinque reti, altro giovane di grandi prospettive; poi ancora Bollino, bravo a interpretare sia la fase offensiva con quel suo sinistro malandrino, sia quella di contenimento. Infine Tascone, un giovane di una vitalità eccezionale, un tutto polmoni, bravo sia a dare una mano a Pestrin quando si tratta di contenere sia quando si tratta di offendere.
Questo è il mio ritratto dell’attuale Paganese.
Scusatemi se non sarete d’accordo con me.
Nino Ruggiero

Regalateci una speranza

Così è, anche se non vi pare

La mente e il cuore sono già al “Marcello Torre” per la partita con il Catania. Volevo fare qualche considerazione sulla partita di domenica scorsa, sulla bella vittoria conseguita con la Juve Stabia, ma mi sono accorto che è come se fosse passato un secolo, forse perché la presentazione del libro di lunedì sui novant’anni della storia della Paganese, mi ha fatto perdere la concezione del tempo.
Bella serata, quella di lunedì, bella gente e soprattutto tanto entusiasmo, quello che mancava da tempo attorno a questa nostra attuale, giovane e promettente compagine. Si sentiva proprio il bisogno di fare un tuffo nel passato e di rivedere tanti volti amici, di atleti che hanno fatto la storia della Paganese. Ne cito solo uno come esempio, per evitare colpevoli dimenticanze: Ugo Gentile, anni 94, addirittura quattro anni in più dell’età della Paganese, un campione sul campo e nella vita, pimpante e sveglio come un ragazzino che non ha voluto mancare all’importante appuntamento con la storia della società azzurro-stellata.
Stamattina presto sono andato a fare il biglietto per la partita di domenica. Non c’era ancora il collegamento telematico ma alla fine l’ho spuntata con la considerazione del giovanotto incaricato della vendita: “Siete il primo. Proprio oggi cominciava la prevendita…”
Per la verità, vorrei essere il primo a parlare di una speranza; quella di riuscire a parlare di traguardi diversi da quelli saggiamente prefissati da Raffaele Trapani, di quella speranza che è aleggiata a lungo durante la serata di lunedì scorso nei cuori di tanti appassionati. E non è detto che non sia possibile, specialmente se la squadra ripeterà le prestazioni delle ultime settimane; quelle che hanno consentito alla Paganese di racimolare la bellezza di tredici punti in cinque gare. Non voglio esagerare sfidando le statistiche, ma credo che tanti punti non li abbiano fatti nemmeno Foggia e Lecce, le squadre che sono le più serie accreditate per la vittoria finale.
Chi ama i colori azzurro-stellati mi segua con l’acquisto del tagliando per la partita con il Catania, soprattutto per un atto di amore, stima e di fiducia.
Nino Ruggiero

Gli stivali delle sette leghe

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, De Santis sta per scoccare il tiro del definitivo uno a uno

Il ritorno alle gare disputate nel giorno canonico, la domenica, e tre vittorie consecutive hanno portato qualche anima in più al “Marcello Torre”; non molti, per la verità, ma un piccolo segnale si è avuto.
Discreta cornice di pubblico, nonostante in mattinata avverse condizioni atmosferiche avessero fatto temere il peggio, per una gara avvincente il cui risultato ha tenuto con il fiato sospeso gli spettatori fino al termine.
Buona Paganese, forse meno brillante di quella vista all’opera nelle ultime esibizioni; ma si sa che in ogni tipo di valutazione calcistica bisogna sempre fare i conti anche con gli avversari. E il Cosenza, a dire il vero, ha dimostrato di avere uomini importanti nella sua inquadratura perché non è un caso che occupi al momento l’ottava posizione in classifica.
La Paganese ha giocato la sua onesta partita evidenziando ancora una volta di aver trovato complessivamente una buona dimensione tattica. La difesa, da quando Grassadonia ha sistemato al centro Carillo e De Santis, appare meglio assortita e soprattutto più attenta. Alcibiade sulla destra appare rinato; riesce non solo a fare bene la fase difensiva ma sa anche proporsi autorevolmente in avanti a supporto del compagno più avanzato sulla destra. Per giunta il calciatore riesce anche a proporsi per il tiro a rete e non è assolutamente un caso che abbia segnato quindici giorni fa un gol determinante contro il Messina.
Note positive anche per Della Corte che oramai ha definitivamente conquistato il posto sulla fascia sinistra della difesa perché riesce a interpretare molto bene – quando le condizioni tattiche lo consentono – la parte dell’incursore a sostegno dell’azione offensiva di Cicerelli. Molto meno buono, purtroppo, l’intervento di Liverani sulla sassata di Calamai che ha causato poi l’inopinata segnatura dei cosentini in un momento delicato della gara. Ma sono infortuni che possono capitare ai migliori portieri del mondo e Liverani, per il resto, è sembrato sicuro in ogni momento della gara, dentro e fuori dei pali.
A fugare le ombre di una sconfitta che ha aleggiato a lungo sul “Marcello Torre” ci ha poi pensato poi il giovane De Santis con un imprendibile diagonale da corta distanza; un’altra bella sorpresa da parte di un ragazzo che sta conquistando le simpatie generali per il modo in cui riesce a interpretare il ruolo di regista difensivo.
Buona Paganese, dicevo all’inizio, non esplosiva e garibaldina come in altre occasioni, ma sicuramente giudiziosa, tatticamente irreprensibile con l’handicap di dover fare la partita perché il Cosenza, da squadra esperta e marpiona, si raggruppava copiosamente dietro l’immaginaria linea della palla per poi ripartire con rapidissimi e sconquassanti contropiede.
Gli azzurro stellati in avanti hanno accusato l’assenza del miglior Reginaldo, quello che riesce a interpretare il ruolo della classica prima punta. Il giovane Firenze, schierato al centro dell’attacco in un ruolo inusuale per le sue caratteristiche tecniche, ha fatto di tutto per emergere tra due lungagnoni esperti e di grande mestiere, forse tra i migliori del campionato. Ci è riuscito a metà, cercando di svincolarsi e ha anche cercato il tiro a rete dalla distanza, una sua specialità: Perina ha risposto alla grande con un tuffo alla sua sinistra. Ma il ragazzo ex Siena c’è e di sicuro resta fra i più azzeccati colpi del mercato di gennaio.
Un consiglio mi sento di darlo a Cicerelli, fra i più brillanti nella prima parte del campionato: cerchi di più i compagni invece di avventurarsi in slalom a volte improponibili e in tiri di scarse pretese; ha ottime e riconosciute capacità personali ma a volte eccede. Il troppo – si sa – storpia.
Per fortuna crescono anche i ragazzi che devono dare una mano a Pestrin a centrocampo. Cresce Tascone, che è un mostro di vitalità atletica fin quando il fiato lo sorregge; cresce anche Parlati, schierato nella seconda parte della gara.
Grassadonia adesso, in vista delle delicata trasferta di Castellammare di Stabia, ha un problema di salutare abbondanza, considerando che domenica saranno disponibili anche Reginaldo e Mauri.
Sarà un finale di campionato avvincente se si considera che le squadre, che attualmente sono nella parte bassa della classifica, sembrano aver calzato gli stivali delle sette leghe. Ma la Paganese, fortunatamente, li ha anticipati calzandoli dalla partita di Monopoli in poi.
Nino Ruggiero

Come ti erudisco il pupo

Così è, anche se non vi pare

Nella foto - tratta da Sportube - l'attaccante Firenze esulta dopo aver messo a segno il gol del temporaneo 0.2

Nella foto – tratta da Sportube – l’attaccante Firenze esulta dopo aver messo a segno il gol del temporaneo 0.2

Tre gare e nove punti in saccoccia. Un bottino da primi della classe, non c’è che dire.
Stiamo parlando di una squadra, la Paganese, che, dopo la mezza rivoluzione di gennaio, sembra proprio un’altra compagine. Diciamo subito – a scanso di facili equivoci – che il primo obiettivo che la società azzurro-stellata si è prefissata di raggiungere è la salvezza. Tale era prima, nonostante risultati altalenanti e irritanti, e tale resta anche se le ultime esibizioni, condite da risultati pieni, non lasciano del tutto indifferenti i tanti appassionati che seguono le sorti della loro squadra del cuore.
Diciamola tutta: lo staff tecnico, composto da Ferrigno e Bocchetti nel mese di gennaio, in un clima di scetticismo generale, quando si è trattato di dare una svolta su sollecitazioni della società, ha saputo mettere le mani su un manipolo di giovani di indubbio valore tecnico. Non solo; l’allenatore Grassadonia, che ben conosceva le difficoltà incontrate nella prima parte del campionato, soprattutto nella fase di non possesso e di contenimento, con un reparto arretrato che prendeva gol quasi in tutte le gare, ha reinventato quasi del tutto la difesa che tante preoccupazioni aveva dato a tutto l’ambiente.
Una specie di “come ti erudisco il pupo” per un allenatore che ha dimostrato a più riprese di sapere il fatto suo e di essere in grado di risolvere i problemi che gli si presentavano. In porta è arrivato Liverani dalla Salernitana; al centro della difesa sono stati schierati i due nuovi arrivi, vale a dire De Santis, dalla primavera del Milan e Carillo arrivato dall’Akragas. Liverani fra i pali sta dando dimostrazione di grande sicurezza; De Santis e Carillo, al centro, si completano a vicenda per caratteristiche tecniche diverse. Il primo perché è svelto, rapido, tatticamente irreprensibile; il secondo perché autorevole, possente, dotato di un senso dell’anticipo non comune, per giunta ottimo colpitore di testa. La mossa ha portato Alcibiade sulla fascia destra, in un ruolo che probabilmente gli è più congeniale. Ha conservato il posto invece Della Corte, che sulla fascia sinistra del proprio schieramento assicura buona copertura difensiva e proposizione offensiva non comune, specie nelle giornate di grazia.
Le sorprese, se proprio così vogliamo chiamarle, arrivano dalla zona centrale del campo. A Pestrin, leader indiscusso del centrocampo, sono stati affiancati elementi di talento: Tascone, Firenze e Mauri. Parto dal primo. Il giovanotto napoletano, che si era già distinto nel primo tempo di Monopoli, ha dimostrato anche a Melfi di avere una vitalità incredibile; proprio quella che mancava alla squadra in funzione di ruba-palloni. Non è un caso, a mio parere, che la prima rete porti la sua firma perché il calciatore si fa vedere in tutte le zone del campo, laddove c’è bisogno di pressing ma anche di proposizione in zona gol.
L’attaccante Firenze, invece, parla già con le reti realizzate: quattro in tre gare disputate. Il giovanotto ci sa fare con il pallone: è vivo, dialoga con i compagni senza eccedere in ghirigori e soprattutto vede la porta avversaria. Mauri, a Pagani già da settembre inoltrato, è quello che ha avuto bisogno di più tempo per ritagliarsi uno spazio nella squadra. Adesso che ha raggiunto una buona forma rappresenta per Grassadonia l’uomo in più perché ha caratteristiche tecniche di primordine e interpreta bene il ruolo di rifinitore.
In avanti, fedele al suo credo tattico, Grassadonia può contare su Cicerelli, fiore all’occhiello della squadra – probabilmente già opzionato da una società di serie B, anche se la società non lo ammetterà mai – su Reginaldo, sprecato per la categoria, e su Bollino che sulla destra è destinato a crescere ancora. Herrera al momento è il jolly che tutte le squadre vorrebbero avere, specie se riuscirà a recuperare completamente la forma fisica.
Starete chiedendovi: allora abbiamo uno squadrone? No. Abbiamo una squadra che finalmente ha una sua dimensione e che può solo migliorare sotto il profilo del gioco e dell’intesa fra i reparti. Per giunta ci sono elementi in panchina come Tagliavacche, Longo, Parlati che quando sono stati chiamati a dare il loro apporto lo hanno fatto con grande professionalità.
Il momento è buono e va sfruttato perché nella vita ci sono sempre momenti buoni e altri meno buoni.
A Melfi, tanto per essere più chiari e onesti – valore tecnico a parte, che è indiscutibile – pure la buona sorte non è stata nemica della squadra azzurro-stellata, come invece capitato in altre occasioni.
Grassadonia, da tecnico intelligente e navigato, d’altra parte sa benissimo che nel corso delle partite non sempre si può avere il controllo costante del pallone, perché in campo ci sono anche gli avversari. Ecco perché molte volte assistiamo a variazioni di ordine tattico; un po’ come avvenuto a Melfi, quando dopo aver conseguito il vantaggio la squadra ha rinserrato le file con l’ingresso in campo prima di Longo e poi di Carrotta.
Per concludere: un traguardo alla volta, per adesso pensiamo a blindare la salvezza.
Nino Ruggiero