Le difficili panacee

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Eleven Sports, un tiro a rete di Maiorano meritevole di maggiori fortune

A mente fredda si fanno analisi più ragionate, meno impulsive. È un momentaccio per la Paganese, non si discute, lo sappiamo tutti; dalla tifoseria, agli addetti ai lavori passando per la società. Rimedi? Al momento c’è poco da fare. Solitamente quando i risultati non arrivano per una squadra di calcio si guarda all’esonero dell’allenatore come una panacea di tutti i mali, per una legge non scritta che impera nel mondo del calcio. Ma in società, evidentemente, sanno bene che se la squadra rende poco la colpa non è solo nel manico; per cui Massimiliano Favo resta al suo posto. L’ho sempre detto e sostenuto: nel calcio gli allenatori apprezzati sono quelli che vincono o – quantomeno, in misura minore – non perdono in continuazione. La bravura del tecnico si misura solo con i risultati ottenuti. Ricordatevi soltanto per un momento le traversìe avute nella prima annata con Gianluca Grassadonia, quando la squadra stentava e i risultati non arrivavano come nelle aspettative della società.
A questo punto del campionato, bisogna solo sperare che la squadra, alla luce delle ultime deludenti prestazioni, sferzata a dovere dal tecnico e dalla società, abbia un’impennata di orgoglio. Altre vie non ne vedo. Analisi tecnico-tattiche non ne faccio perché dovrei ripetere tutto quello che ho detto fin dalla prima partita di campionato; e non è il caso. Dico solo che nei momenti delicati della vita di una società di calcio bisogna cercare di ricompattare tutte le componenti che gravitano attorno alla squadra. C’è un traguardo da difendere e bisogna farlo con tutte le forze disponibili; prima con i calciatori che devono dare il meglio di se stessi, poi con la tifoseria – che deve accantonare tutta una serie di legittimi interrogativi sulle potenzialità tecniche della squadra – per aiutarla a uscire da un tunnel buio e lungo.
Sappiamo tutti che in estate ci sono stati grandi difficoltà nell’allestimento della squadra; e sappiamo anche che l’attuale società non potrà mai fare – per una oculata scelta gestionale – passi più lunghi della gamba. Dunque, bisogna andare avanti e sperare che la squadra possa migliorare e fare punti.
Una nota positiva, lo devo dire, è emersa dalla grigia e anonima partita di Caserta e riguarda Maiorano. Ho visto un calciatore motivato, in possesso di buona tecnica individuale e di una vitalità atletica di primordine. Fermo restando i problemi della fase difensiva che sono – a mio parere – alla base di tanti insuccessi, Favo ha riscoperto una buona carta da poter giocare in questo finale d’annata.
Poi spereremo nel cosiddetto mercato di riparazione.
Altro non possiamo fare.
Nino Ruggiero

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Da dove cominciamo?

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, la traversa colpita da Tascone nel primo tempo

Certe volte non so proprio da dove cominciare, sconfortato dalla ultime prestazioni della Paganese.
Quando si è già detto e scritto molto sui criteri di costruzione di una squadra, c’è ben poco da commentare sui risultati che la stessa – orfana di spiccate potenzialità – ottiene in termini di gioco e di risultati.
A Rende, nell’incontro che avrebbe dovuto chiarire le reali potenzialità della compagine azzurro-stellata, c’è stato il crollo delle residue speranze di reinserimento della stessa in zone tranquille di classifica. La squadra non ha risposto alle attese e ha disputato una gara senza infamia e senza lode. Si è vista molta buona volontà – che per la verità non manca mai – buona determinazione, ma qualità poca, molto poca. È bastato poi il solito golletto, su palla inattiva, per mettere in crisi tutto il dispositivo tattico preparato a tavolino.
Il gol subìto non si prende nemmeno nei tornei amatoriali, incassato per giunta in seguito a calcio d’angolo, con un calciatore avversario lasciato libero a due metri dalla porta. Credo che questo tipo di gol una squadra che si vuole salvare non può e non deve mai prenderlo.
C’è da dire che – settimana dopo settimana – la squadra non migliora. Gli avversari, non solo quelli di sabato scorso, arrivano sempre primi sulla palla, hanno un controllo della stessa invidiabile, si ritrovano alla perfezione nei meccanismi di interscambi. Alla Paganese, invece, riesce solo qualche iniziativa personale, chiamiamola estemporanea. È il concetto di squadra che si fa desiderare. Infatti quello che maggiormente preoccupa è il gioco espresso, o, meglio, non espresso.
Ricordo, prima a me stesso, che nel passato, si diceva – in mancanza di risultati positivi – con sentimento misto, tra il rassegnato e il rammaricato “in fondo però la squadra ha giocato bene”. Magra consolazione, certo, quasi a voler dire “sarà per un’altra occasione, perché la squadra esprime un buon gioco”. Si trattava dei classici pannicelli caldi usati dopo una sconfitta, con complimenti interessati anche e soprattutto da parte degli avversari. Adesso, se ci fate caso, nemmeno più questo tipi di commenti vengono fuori. Perché?
Purtroppo c’è più di qualcosa che non va. A cominciare dalle poche certezze su cui si basava la squadra in fase di costruzione. Lungi da me individuare in qualche atleta la causa principale di prestazioni poco consone alle aspettative della vigilia, perché mi pare di aver sempre espresso più volte chiaramente la mia stima nei confronti di chi l’ha meritata con prestazioni di alto livello; ma oggi – alla luce delle ultime prestazioni – qualcosa va rivisto anche a centrocampo. Se ci sono calciatori che hanno problemi di natura fisica, come pare, è giusto che li risolvano fermandosi per il tempo necessario. Massimiliano Favo è chiamato a prendere decisioni difficili ma doverose per presentare una squadra che sia almeno atleticamente a posto.
A prescindere dai punti che non arrivano, e se arrivano sono dispensati con il contagocce, preoccupa vedere demoralizzato e rassegnato l’intero ambiente.
Che vi devo ancora dire? L’attuale Paganese non esprime né un calcio “champagne”, come vorremmo tutti, né tantomeno un calcio passabile e – cosa assai più grave – non ha nemmeno una fase difensiva su cui basare le proprie potenzialità, perlomeno per non perdere. Le squadre, soprattutto quelle che devono raggiungere traguardi di minima, devono puntare molto sulla compattezza almeno del reparto arretrato. Invece gli errori nella fase difensiva si ripetono, settimana dopo settimana, e c’è sempre un buco che viene lasciato aperto in cui si infilano golosamente gli avversari.
L’augurio è che Favo riesca a decifrare le potenzialità della rosa a sua disposizione e che decida lo schieramento tattico da cui ripartire. Sarà già tanto, in attesa di una doverosa campagna acquisti invernale in cui non si potrà sbagliare. Importante, però, al momento, è non demordere e darci dentro come si conviene a una squadra che è chiamata a smentire ogni previsione catastrofica sul proprio futuro.
Chiudo non senza aver detto qualche parolina sul concetto di “episodio”. Si sente sempre più spesso, nelle consuete interviste del dopo partita, che la gara è stata decisa da un episodio, come se l’episodio fosse un corpo estraneo alla partita. Sarà anche colpa di una frase fatta, ma guardate che una gara è formata da tanti episodi; un po’ come un libro che è formato da tanti capitoli. Direste mai che un capitolo ha condizionato un libro? Quindi di che parliamo?
Nino Ruggiero

I pareggi hanno le gambe corte

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol della Paganese realizzato da Talamo

I pareggi possono essere considerati risultati positivi quando vengono inanellati dopo qualche vittoria; altrimenti, quando arrivano a fare compagnia ad altri pareggi, anche in serie, servono a poco: hanno proprio le gambe corte. Andavano bene, diciamo meglio, quando la vittoria, parecchio tempo fa, valeva due punti; oggi hanno poca valenza. Lo affermo non perché non sia soddisfatto del punto preso in casa contro la squadra del Francavilla, arrivato dopo due rimonte che hanno quasi del miracoloso, quanto per il fatto che la classifica – con squadre cosiddette di pari livello che invece vincono – rischia di farsi complicata.
Ho detto, a caldo, subito dopo la partita, che il pareggio di sabato con il Francavilla è stato frutto di una prestazione di alto livello agonistico messo in campo soprattutto nel secondo tempo quando le sorti della gara parevano compromesse. Lo confermo. Una condotta di gara spregiudicata, al limite dell’incoscienza tattica, che ha messo in evidenza però lo spirito collettivo della squadra capace di dare una sterzata squisitamente caratteriale nel momento in cui i giochi per il Francavilla sembravano già fatti. Una condotta di gara maschia che ha fatto letteralmente a pugni con l’andamento tecnico-tattico, apparso lezioso e poco redditizio nella prima parte della gara. Una prova di attaccamento ai colori sociali, non solo, ma anche una lodevole abnegazione nel cercare di porre argine a problemi che investono la natura tecnica dell’inquadratura. Un secondo tempo, quella della Paganese, che ha fatto passare in sottordine tutte le discrasie più volte enunciate e che ha consentito alla squadra di cambiare le carte in tavola del gioco proprio in virtù di una determinazione tipica di una compagine che deve lottare per salvarsi.
Risultato: due gol messi a segno, entrambi molto belli, e un salvataggio miracoloso del portiere pugliese sul risultato di due a due. E non è tutto: grazie alle immagini televisive, abbiamo anche conferma di quello che era sembrato abbastanza chiaro: che cioè il fallo commesso su Cesaretti, lanciato a rete, era decisamente sulla linea. Tradotto: si trattava di calcio di rigore, trasformato poi dall’ineffabile arbitro della gara in punizione dal limite.
Immaginate per un momento come poteva andare a finire la gara; da un risultato negativo, rimesso due volte in sesto, si poteva addirittura arrivare ai tre punti. Il che non significa che la squadra avrebbe risolto d’incanto tutti i suoi innegabili problemi di natura tecnica, intendiamoci. Ma volete mettere tre punti, invece di uno…
Poteva arrivare anche la vittoria, dunque, e sarebbe stata la benvenuta. Adesso bisogna solo sperare che i problemi più volte evidenziati non si aggravino; la squadra sta acquistando un minimo di affiatamento – che serve tanto a prescindere dalla qualità – e quindi dobbiamo augurarci che elementi già collaudati stiano bene fisicamente. È il caso di Picone, che assicura buona protezione sulla fascia destra della propria difesa; ma è il caso anche di Carcione, la cui condizione fisica preoccupa non poco perché sappiamo tutti cosa significhi per la squadra avere il suo uomo d’ordine in piena efficienza.
Ma le note positive, se così vogliamo chiamarle, non mancano. Ngamba, una volta chiamato all’opera, sta dimostrando di poter gareggiare per guadagnarsi un posto a centrocampo. Regolanti sta recuperando la sua migliore condizione e sabato ha rimarcato la sua vocazione al gol. Il duo d’attacco Talamo-Cesaretti si fa rispettare: il primo è alla sua terza segnatura, il secondo è risultato fra i più brillanti sulla fascia sinistra dell’attacco. Sulla stessa fascia, Della Corte accusa qualche pausa quando deve marcare attaccanti veloci e sguscianti, lui che non è nato come difensore puro; probabilmente darebbe il massimo se schierato come elemento di fascia esterna con funzioni di proposizione a centrocampo anziché come terzino vecchio stampo. Ma qui entrerebbe in gioco uno schieramento con difesa a tre: al momento, credo però che Favo – con lo sguardo rivolto ai risultati da ottenere – esperimenti del genere forse non può permetterseli.
Che posso dire di più?
Nino Ruggiero

Il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il gol mancato da Talamo nel secondo tempo su servizio di Cesaretti

Un punto può valere poco o valere molto, dipende dai punti di vista, un po’ come l’immagine stereotipata del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. In questo particolare momento della Paganese, mi permetto di dire che un punto vale non proprio molto ma sicuramente parecchio. E vi dico anche perché.
Tre sconfitte consecutive, dopo l’exploit di Cosenza, avevano fatto traballare tutta l’architrave della squadra. Come capita in queste particolari situazioni negative, il primo ad essere messo sotto accusa era stato Massimiliano Favo. I risultati, si sa, determinano gli umori del tifo. Quando sono buoni, l’allenatore passa in sott’ordine; quando invece non sono rispondenti alle aspettative, allora l’allenatore è colpevole.
La partita con il Trapani, in casa, due settimane fa, ha fatto registrare miglioramenti, soprattutto agonistici, che sono poi stati confermati nella trasferta di Andria. Intendiamoci, tenendo sempre presente il traguardo di minima fissato ad inizio campionato, che è quello della salvezza, la squadra – soprattutto alla luce dei due pareggi conquistati contro Trapani e Andria – dimostra di poter lottare per tale traguardo. E sapete perché? Perché si è calata nel clima agonistico delle squadre che devono conseguire risultati di minima; perché ha capito che con uno schieramento tattico prudente, con raddoppi continui ed assillanti sugli elementi più dotati degli avversari di turno, può ottenere di far respirare meglio la difesa. Prova ne sia che – grazie anche alla straordinaria bravura e reattività di Gomis – nelle ultime due giornate la difesa non ha incassato gol. La squadra, diciamocelo in un orecchio, al momento è difficile che possa fare grandi cose. Chi vorrebbe vedere un gioco arioso, a tutto campo, come vorrebbero vederlo sempre tutti quelli che amano il gioco spettacolare, devono rassegnarsi ad un programma minimale, che è quello suggerito dalla potenzialità della squadra. Certo, dalla trasferta di Andria poteva arrivare qualcosa in più in termini di risultato perché se andiamo a verificare l’andamento della stessa, è stata proprio la Paganese ad avere le migliori occasioni da rete. Ma che volete, se la squadra riuscisse a sfruttare le occasioni che riesce a procurarsi soprattutto in contropiede, staremmo a parlare di squadra spietata e cinica, forse da play-off.
Inutile però fare voli pindarici: la squadra è stata costruita con criteri di minima, per salvarsi, e non potrà fare miracoli. La difesa, per fortuna, comincia ad assestarsi grazie al lavoro dei tecnici (in questo, oltre a Favo, non trascurerei l’opera di De Sanzo che di difensori se ne intende); in particolare Carini e Meroni stanno raggiungendo una buona intesa al centro grazie anche al filtro di centrocampo, assicurato soprattutto da Carcione che di fatto gioca nella posizione di quello che una volta veniva chiamato “centromediano metodista”. Favo però è chiamato a risolvere il problema della fascia sinistra. Da quel lato, nelle ultime partite gli avversari hanno sempre portato dispiaceri. Della Corte è lo stesso dello scorso anno, non si discute: è bravissimo quando ingrana la marcia per inserirsi nella manovra offensiva della squadra, ma accusa, in fase difensiva, lui che non è un difensore puro, la mancanza di appoggi, quelli che lo scorso anno gli assicurava l’instancabile Cicerelli. Favo qui dovrà trovare qualche soluzione di ordine tattico perché la bravura del calciatore non è in discussione.
Discorso Scarpa. La partita con il Matera ci aveva consegnato un calciatore dal rendimento così così, tanto che in molti avevano abbozzato una certa rassegnazione facendo riferimento alla sua avanzata età anagrafica. Invece Scarpa contro l’Andria – forte anche dell’incondizionata fiducia del tecnico – ha sfoderato una gara con i fiocchi, giocando con l’intensità agonistica di un ventenne, avanti e indietro incessantemente a fare la spola fra difesa e centrocampo, non disdegnando anche qualche puntata in avanti. Un calciatore davvero in grande forma, fulgido esempio per i tanti giovani che attualmente compongono la rosa della squadra.
Adesso, inutile girarci attorno, è attesa la vittoria che al “Marcello Torre” in quest’annata ancora non si è vista. Massimiliano Favo sicuramente ha le idee più chiare in fatto di scelte tecniche e se è vero che la squadra è stata costruita per salvarsi, è anche vero che servono i tre punti proprio per tirarsi fuori dalla zone basse della classifica.
Nino Ruggiero

La spina dorsale nel calcio

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il gol del temporaneo uno a uno messo a segno da Talamo

Leggete queste considerazioni: “Il calcio è materia opinabile. Partiamo da qui. Se ci fosse una giusta ricetta per guarire le innumerevoli disfunzioni tecnico-tattiche che una partita di calcio produce, specie in assenza di risultati, allora credo che tutti la utilizzerebbero: allenatori, dirigenti di società e – perché no? – i tifosi che sono i primi malati di una passione che travolge e che assai spesso lascia poco spazio al buon senso e alla saggezza.
L’unica medicina universale che mette tutto a tacere sono i risultati positivi. Quando arrivano le vittorie c’è poco spazio per ogni tipo di disquisizione tecnica perché le vittorie rappresentano la panacea di tutti i mali. Hai giocato male e hai vinto? Bene, altri tipi di considerazioni – che pure fanno parte del calcio – passano in secondo piano.
La ricetta giusta, quando i risultati non sono quelli sperati, non c’è; non c’è mai stata e mai ci sarà. Sappiamo tutti che il primo colpevole viene individuato nel manico: nell’allenatore. E’ storia vecchia, storia di sempre. A pagare è sempre l’allenatore, è prassi consolidata; l’allenatore paga sempre, a prescindere da colpe e manchevolezze. Qualche volta il cambio di allenatore può essere necessario. Ma bisogna avere le idee chiare in merito. Bisogna valutare tante cose: se la squadra segue ancora i dettami tattici dell’allenatore; chi l’ha costruita e con quali criteri; se, infine, ci sono i tempi tecnici per dare eventualmente una sterzata. Cambiare per cambiare, non serve.
Prendete Zamparini, presidente del Palermo e Cellino, presidente del Cagliari: ho perso il conto di quanti allenatori hanno cambiato negli ultimi anni. Non arrivano le vittorie e allora via l’allenatore. Continuano a non arrivare successi, ecco allora ancora un altro allenatore. Non si muove una foglia? allora facciamo ritornare il primo allenatore. Insomma una giostra, un via vai, tipo Stazione Termini, senza per questo risolvere il problema. La considerazione più ovvia che viene fuori allora è questa: possibile che questi allenatori siano tutti scarsi? Allora, quando i risultati sperati non arrivano, di chi è la colpa? Forse di tutti e di nessuno. Detto alla Pirandello, forse di uno, nessuno, centomila.”

La nota che avete appena letta è stata scritta dal sottoscritto ed è datata 11 marzo 2013. Sono trascorsi quattro anni, ma credo sia di grande attualità. Infatti, le considerazioni sono quelle che volevo fare anche oggi, con qualche aggiunta che non fa mai male perché chiarisce ancora di più i concetti espressi. Aggiungo anche che l’allenatore dell’epoca, molto contestato per mancanza di risultati, era Gianluca Grassadonia. Intelligenti pauca…
Ho sempre pensato – e non sono il solo – che le squadre da formare, sia pure cosiddette sperimentali e composte in prevalenza da giovani da valorizzare, debbano avere solide fondamenta per evitare che il “palazzo” da costruire sia friabile e poco solido.
Portiere, difensore centrale, centrocampista e attaccante costituiscono la spina dorsale di cui ogni squadra non può e non deve prescindere se vuole formare una compagine non dico vincente, ma almeno non perdente. Se ci guardiamo intorno, e scoviamo fra le cose nostre, ci accorgiamo che all’attuale Paganese manca il pilastro centrale che negli anni non è mai mancato per padronanza del ruolo, per personalità e per qualità carismatiche. Oggi che la difesa è sotto accusa per i tanti gol incassati nelle ultime giornate, forse riusciamo a capire quanto importante sia il ruolo di un leader difensivo. Intendiamoci, non ci sono colpe specifiche per gli atleti che sono arrivati alla spicciolata e che stanno facendo di tutto per dare il loro contributo. Ma che volete, una cosa è fare il proprio dovere, con alterna fortuna, un’altra è emergere per classe ed esperienza dando così sicurezza all’intero reparto. Senza andare troppo indietro nel tempo, cito solo alcuni difensori che a Pagani hanno fatto la storia: De Sanzo, che oggi è vice allenatore, Di Napoli, Taccola, Fusco, e buon ultimo Sirignano. Questo per l’atleta cui consegnare le chiavi del reparto più delicato della squadra, la difesa.
Per gli altri componenti della cosiddetta spina dorsale, per fortuna. mi pare che ci siamo. Gomis fino a questo momento è stata la lieta sorpresa della squadra compiendo veri e propri miracoli a difesa della sua porta; Carcione sta tornando quello che conoscevamo ed assicura qualità e mestiere al centrocampo; per l’attacco Cesaretti e Talamo stanno fornendo buone e rassicuranti prestazioni in attesa del rientro di Fabinho che – una volta pronto ed in perfetta efficienza fisica – dovrebbe arricchire con qualità il reparto offensivo.
Capitolo allenatore. Favo potrebbe anche non essere un’aquila in panchina, ma non è il responsabile unico di una situazione di classifica a dir poco imbarazzante; deve avere il tempo per guardarsi intorno e per scegliere gli elementi che ritiene più adatti al suo concetto di calcio. Se una cosa gli si può imputare è quella di aver accettato la guida della squadra senza richiedere opportune garanzie tecniche, perché era lampante da tempo che la squadra di qualche rinforzo aveva assoluto bisogno. Poi avrà commesso sicuramente anche degli errori – come li commettono umanamente tutti quelli che vivono la vita di tutti i giorni – ma non mi pare giusto che sia additato come il maggiore colpevole di una situazione che al momento appare sicuramente preoccupante.
Il tempo, probabilmente, assicurerà alla squadra la migliore medicina; Raffaele Trapani, che tiene alla Paganese più di qualsiasi altro, conosce la strada da intraprendere per salvarla dal baratro senza affanni e patemi d’animo.
Adesso però pensiamo a fare punti.
A cominciare da domani nell’incontro infrasettimanale con il Trapani.
Nino Ruggiero

Quelli del giorno dopo

Così è, anche se non vi pare


Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol della Juve Stabia realizzato di testa

Le sconfitte nel calcio lasciano sempre scie indesiderate; una sequela di interrogativi, di considerazioni, di rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. Il senno del poi è materia facilissima; in questo – dobbiamo riconoscerlo – siamo tutti bravi: tifosi, semplici appassionati e giornalisti. Tutti abbiamo la ricetta giusta non spedita; tutti sappiamo evidenziare le carenze di una squadra e gli errori commessi nel corso di una partita; tutti avremmo fatto qualche mossa tattica che l’allenatore non ha fatto.
Una volta, saggiamente, si diceva: solo chi non opera non commette errori. E’ così, sempre che gli errori poi non costituiscano una fonte inesauribile di guai. Tutti coloro che definirei simpaticamente “quelli del giorno dopo” hanno negli occhi il film di una partita appena disputata e – soprattutto quando il risultato non è stato di gradimento – riescono a rilevare tutto quello che non è andato per il verso giusto. Per le sentenze però bisognerà andarci cauti.
Non voglio e non devo recitare la parte dell’avvocato difensore di Massimiliano Favo, ma dopo la partita con la Juve Stabia di sabato scorso ne ho sentito di tutti i colori sul suo conto; credo però che un poco di raziocinio in materia di giudizi bisognerebbe averla. Mestiere difficile l’allenatore. Negli anni ho imparato che un trainer è bravo se vince o – al limite – perde poche volte. Sono i risultati che fanno bravo un tecnico, al di là del gioco espresso o non espresso. Favo è a Pagani solo da tre settimane; diamogli il tempo che merita.
Prendete la partita di sabato, confrontatela con quella vittoriosa di Cosenza o con il primo tempo giocato alla grande in casa contro la Reggina. Tre gare diverse l’una dall’altra. La prima, a Cosenza, che evidenziò una squadra quadrata e sicura del fatto suo, implacabile quando si trattò di punire in contropiede l’avversaria. La seconda, indecifrabile: un primo tempo alla grande contro la Reggina e un secondo tempo da incubo. Infine, quella contro gli stabiesi; una squadra apparentemente senza capo né coda, alla mercé degli avversari per tutto il primo tempo e con pochi segni di risveglio nella ripresa.
Solo colpa dell’allenatore? Non credo. A Massimiliano Favo imputo solo il tardivo inserimento di Bensaja, calciatore di buona predisposizione alla regia, sostituto naturale di Carcione; l’ex catanzarese probabilmente avrebbe assicurato quelle geometrie che né Baccolo, ancora alla ricerca della forma migliore, né Tascone, frenetico cursore, né Bernardini, encomiabile razzolatore, ligio alle consegne ricevute in tema di contenimento, avrebbero mai potuto assicurare.
Per il resto, dal punto di vista tattico, credo che nessuno possa rimproverare alcunché all’allenatore. Per un quadro più chiaro penso che si debba fare un’analisi seria e precisa sulla bontà complessiva dell’inquadratura. E, per favore, non facciamoci prendere dalla smania di confrontare la squadra di adesso con quella dello scorso anno. Il paragone non regge perché come recita una famosa commedia di Eduardo: ogni anno, punto e daccapo.
Intanto bisogna rilevare che alla squadra mancano tante certezze; a cominciare dalla difesa che, specie sui palloni alti, in occasione di palle inattive, si fa trovare impreparata così come si fa trovare imbarazzata nei momenti topici della gara perché probabilmente non c’è un leader difensivo in grado di dare sicurezza al reparto.
A centrocampo bisognerà sperare in un recupero totale e pieno di Carcione; con lui la squadra acquisterà in certezze e geometria calcistica e anche Tascone, unitamente a Bernardini e Ngamba potranno maturare perché hanno buone qualità. Qualcosa in più bisognerà aspettarselo dall’attacco dove Talamo e Cesaretti non sempre ricevono l’assistenza giusta per puntare a rete. Discorso a parte per Regolanti che avrà bisogno ancora di lavorare molto per raggiungere una forma accettabile.
A Matera, nell’anticipo di venerdì trasmesso in diretta da Sportitalia, sapremo probabilmente qualcosa in più sulle reali possibilità della squadra.
Nino Ruggiero

Meglio un asino vivo o un dottore morto? 

Così è, anche se non vi pare

Partita Akragas-Paganese. Quello che per gli azzurro-stellati alla vigilia era sembrato un incontro abbordabile dal punto di vista del risultato finale si è dimostrato, invece, un vero e proprio “flop”.
Brutta partita, brutto risultato – ovviamente aggettivi riferiti alla Paganese e – per concludere – brutto e strano siparietto finale.
Negli spogliatoi, infatti, Massimiliano Favo, a parziale giustificazione del risultato negativo, ha parlato di dissenteria e di malanni fisici che avrebbero colpito alcuni suoi calciatori prima che la partita avesse inizio. Intendiamoci, le brutte partite e i risultati negativi possono essere sempre all’ordine del giorno perchè siamo nella normalità delle cose; quello che è meno normale, invece, è che vengano schierati in campo calciatori che non si reggono in piedi per virus influenzali o dissenteria. Perchè? Massimiliano Favo, allenatore che ha tutta la mia stima per il lavoro che sta svolgendo, ha forse qualche dubbio sulla bontà tecnica delle riserve? Ma anche in questo caso, mi pare logico che qualcuno si chieda: nel momento del bisogno, non è meglio schierare un asino vivo piuttosto che un dottore morto?
Devo pensare allora che il fenomeno delle indisposizioni sia stato sottovalutato e che anche lo staff medico abbia dato il placet per l’utilizzazione di elementi prostrati dall’influenza. Non altrimenti si può capire perchè non sia stato posto rimedio al problema.
A ogni buon conto va detto che l’Akragas ha giocato una gara giudiziosa potendo contare innanzitutto su una difesa solidissima che ha concesso pochissimo spazio al duo d’attacco Talamo-Cesaretti.
Per qualcuno di parte paganese, le colpe della sconfitta sarebber da ascrivere al cambio modulo per sopperire all’assenza di Picone. In tutta onestà credo, invece, che sotto il profilo puramente tattico, la squadra sia stata schierata secondo logica e secondo le caratteristiche degli elementi prescelti.
Poi, si sa, una cosa sono le idee e le convinzioni, un’altra cosa è la risposta che ti dà il campo. Ricordiamo anche che la Paganese – ridotta in dieci a causa di una affrettata decisione arbitrale – comunque ce l’ha messa tutta per cercare di arrivare al pareggio, e sotto questo aspetto è stata encomiabile.
Quello che non sapevamo – e che, soprattutto dopo il vantaggio agrigentino, aveva dato adito a tutta una serie di considerazioni poco simpatiche sullo stato atletico degli atleti azzurro-stellati – lo ha detto poi Favo negli spogliatoi. Lo accogliamo, come si suol dire in gergo giuridico-ereditario, con il beneficio d’inventario.
Qualcosa in più sulla vera forza e sostanza della squadra verrà fuori dall’incontro di sabato prossimo con la Juve Stabia in programma al “Marcello Torre”.
E stavolta non ci saranno più giustificazioni di sorta.
Almeno lo speriamo.
Nino Ruggiero