Meglio un asino vivo o un dottore morto? 

Così è, anche se non vi pare

Partita Akragas-Paganese. Quello che per gli azzurro-stellati alla vigilia era sembrato un incontro abbordabile dal punto di vista del risultato finale si è dimostrato, invece, un vero e proprio “flop”.
Brutta partita, brutto risultato – ovviamente aggettivi riferiti alla Paganese e – per concludere – brutto e strano siparietto finale.
Negli spogliatoi, infatti, Massimiliano Favo, a parziale giustificazione del risultato negativo, ha parlato di dissenteria e di malanni fisici che avrebbero colpito alcuni suoi calciatori prima che la partita avesse inizio. Intendiamoci, le brutte partite e i risultati negativi possono essere sempre all’ordine del giorno perchè siamo nella normalità delle cose; quello che è meno normale, invece, è che vengano schierati in campo calciatori che non si reggono in piedi per virus influenzali o dissenteria. Perchè? Massimiliano Favo, allenatore che ha tutta la mia stima per il lavoro che sta svolgendo, ha forse qualche dubbio sulla bontà tecnica delle riserve? Ma anche in questo caso, mi pare logico che qualcuno si chieda: nel momento del bisogno, non è meglio schierare un asino vivo piuttosto che un dottore morto?
Devo pensare allora che il fenomeno delle indisposizioni sia stato sottovalutato e che anche lo staff medico abbia dato il placet per l’utilizzazione di elementi prostrati dall’influenza. Non altrimenti si può capire perchè non sia stato posto rimedio al problema.
A ogni buon conto va detto che l’Akragas ha giocato una gara giudiziosa potendo contare innanzitutto su una difesa solidissima che ha concesso pochissimo spazio al duo d’attacco Talamo-Cesaretti.
Per qualcuno di parte paganese, le colpe della sconfitta sarebber da ascrivere al cambio modulo per sopperire all’assenza di Picone. In tutta onestà credo, invece, che sotto il profilo puramente tattico, la squadra sia stata schierata secondo logica e secondo le caratteristiche degli elementi prescelti.
Poi, si sa, una cosa sono le idee e le convinzioni, un’altra cosa è la risposta che ti dà il campo. Ricordiamo anche che la Paganese – ridotta in dieci a causa di una affrettata decisione arbitrale – comunque ce l’ha messa tutta per cercare di arrivare al pareggio, e sotto questo aspetto è stata encomiabile.
Quello che non sapevamo – e che, soprattutto dopo il vantaggio agrigentino, aveva dato adito a tutta una serie di considerazioni poco simpatiche sullo stato atletico degli atleti azzurro-stellati – lo ha detto poi Favo negli spogliatoi. Lo accogliamo, come si suol dire in gergo giuridico-ereditario, con il beneficio d’inventario.
Qualcosa in più sulla vera forza e sostanza della squadra verrà fuori dall’incontro di sabato prossimo con la Juve Stabia in programma al “Marcello Torre”.
E stavolta non ci saranno più giustificazioni di sorta.
Almeno lo speriamo.
Nino Ruggiero

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Le bacchette magiche

Così è, anche se non vi pare
Parto da una premessa indispensabile: le bacchette magiche nel calcio non esistono. Onore e merito a Massimiliano Favo, al debutto sulla panchina azzurro-stellata, artefice di una bella vittoria in trasferta, sul campo di una delle più serie candidate alla vittoria finale. Ma onore e merito anche al suo predecessore, Salvatore Matrecano, che con grande responsabilità e signorilità – in un momento delicato, quando evidentemente si è accorto che qualcosa non girava come avrebbe voluto – ha presentato le dimissioni dall’incarico.
Due partite: la prima con il Bisceglie in casa, persa per 0 a 2, che aveva lasciato non solo tre preziosi punti all’avversaria, ma anche tanti dubbi e incertezze sulla bontà dell’inquadratura; la seconda, quella di sabato scorso a Cosenza, foriera di punti pesanti e di insperate aspettative.
Logico allora che ci si interroghi: la Paganese è quella balbettante e incerta vista in casa contro il Bisceglie o quella spavalda e irridente di Cosenza?
Senza mai prescindere dalla qualità, elemento indispensabile, è bene tenere sempre presente un principio fondamentale: nel calcio si vince e si ottengono buoni risultati quando c’è equilibrio tattico, intelligenza, furbizia e – perchè no? – anche un pizzico di buona sorte. Altre ricette, sia pure segrete, non esistono. Non fatevi ingannare dall’enunciazione continua e morbosa di moduli tattici da lavagna che in tanti si ostinano a enunciare a iosa, probabilmente perchè a corto di argomenti squisitamente pratici; i moduli e gli schieramenti servono solo nella fase di preparazione delle partite: è il campo, con il sudore della fronte dei protagonisti, che decide e seleziona i veri valori, formando graduatorie ed esprimendo giudizi senza appello.
Massimiliano Favo, pure se dovesse essere visto come un uomo in possesso di qualità taumaturgiche, arrivato a Pagani nell’immediata vigilia della gara con il Cosenza, non avrebbe potuto fare miracoli. Ha fatto, invece, ricorso a un vecchio concetto tattico: la teoria degli spazi in campo, quella che prevede la restrizione degli spazi agli avversari con marcature assidue e asfissianti con ripartenze rapide e ficcanti negli spazi lasciati liberi dagli stessi avversari impegnati nella loro fase offensiva. Inoltre non ha portato rivoluzioni all’inquadratura di sette giorni prima.
Quello che non era andato con il Bisceglie in tema di sicurezza difensiva è stato corretto con poche mosse. Favo ha inserito il giovanissimo Bernardini sulla linea mediana raccomandandogli il controllo di una zona del campo a sostegno della difesa; a fare filtro a centrocampo come si diceva una volta. Il ragazzo è stato esemplare nell’esecuzione del compito affidatogli e – diligentemente – senza andare fuori dalle righe ha svolto con grande professionalità il suo compito. Meglio protetti nella loro metà campo, Carini, Meroni, Picone e Della Corte hanno giocato quindi una partita senza sbavature offrendo pochi spazi agli scatenati attaccanti calabresi. Il tutto facendo leva sulla sicurezza derivante dalla convincente prestazione di Gomis, un vero gatto fra i pali, e dalla sapiente regìa – da direttore d’orchestra – di Carcione che si avvia a riprendere la forma di due anni fa.
Quindi squadra disposta saggiamente sulla difensiva (e non poteva essere diversamente se consideriamo che i pochi giorni a diposizione per il tecnico non avrebbero consentito discorsi tattici innovativi) ma una tattica mai remissiva con elementi come Baccolo, Cesaretti, Regolanti e Talamo pronti a ribaltare la situazione tattica con ficcanti azioni di rimessa o, se volete, di contropiede.
In due di queste azioni la Paganese è stata spietata; prima con Cesaretti bravo a seguire l’evoluzione acrobatica di Regolanti e a insaccare con un azzeccato diagonale rasoterra, e poi con Talamo, cecchino implacabile autore di un pallonetto incredibile sull’uscita disperata del portiere Perina.
Adesso, però, bisognerà dare conferme. E l’occasione di sabato con la Reggina al “Marcello Torre” non deve essere sprecata. Ci sarà bisogno di una rivisitazione tattica perchè verosimilmente la partita si presenterà con una veste diversa, rispetto a quella dell’altro ieri. Ci sarà bisogno di avere il comando delle operazioni, oltre che a mantenere le giuste distanze fra i reparti.
Favo ha già in mente una sua squadra, si è capito. Ma si è anche capito che sulla panchina azzurro-stellata ci sono elementi pronti a subentrare a partita in corsa. E’ già molto.
Nino Ruggiero

Le certezze che non ci sono

Così è, anche se non vi pare

Dilemma atroce, alla Shakespeare, nell’immediata vigilia della prima con la squadra di Bisceglie. Torno, non torno, resto a mare o mi metto in viaggio? Pensieri sgarrupativi: c’è traffico, tanti chilometri da percorrere, un caldo afoso e irritante. Pensieri positivi: c’è la Paganese che gioca in casa, non ne hai mai perduta una, che fai l’abbandoni solo perchè devi percorrere qualche chilometro sotto il sole? Non sia mai…
Stadio “Marcello Torre”, ore 18 e 30. Prima nota positiva, che sarà poi la prima e l’ultima di una giornata deludente dal punto di vista sportivo: curva finalmente gremita di sostenitori azzurro-stellati uniti sotto un’unica bandiera che è quella del tifo e dell’appartenenza.
Partita brutta. Soprattutto da parte Paganese. Sapevo di difficoltà di allestimento della squadra, ma speravo nell’ennesimo miracolo. Speravo di vedere all’opera un complesso più rodato, se non altro più omogeneo. Invece, nonostante l’impegno che non è mai mancato, fino all’ultimo minuto di gioco, la Paganese è parsa l’ombra della squadra che fece sognare nella parte finale dello scorso campionato. Certo, i componenti sono diversi, c’è da tener conto del poco tempo avuto dal tecnico per presentare una squadra che fosse tale dal punto di vista etimologico; ma che volete, mi sarei aspettato almeno più compattezza e più sostanza almeno dal centrocampo in avanti. Invece anche gli uomini più rappresentativi non sono ancora in condizione; e la cosa mi preoccupa non poco perchè almeno quelle che vengono considerate certezze non possono deludere.
Al cospetto di un Bisceglie effervescente e già in palla, la Paganese ha balbettato soprattutto in difesa che, allestita alla meno peggio con l’ultimo arrivato Carini, non ha goduto nemmeno di un efficace filtro a centrocampo. Nella zona centrale del campo gli azzurro-stellati sono apparsi spesso in inferiorità numerica contro avversari tarantolati che arrivavano da tutte le parti per impensierire il povero Gomis, chiamato, fra i pali, a un paio di interventi miracolosi.
Ci sarà molto da lavorare per Matrecano: spero possa farlo in tranquillità con la collaborazione incondizionata di tutti. Bisognerà sistemare la fase difensiva che al momento preoccupa molto e soprattutto bisognerà coordinare tatticamente il centrocampo che sulla carta pare ben assortito, specie dopo l’arrivo di Tascone. Quest’ultimo, apprezzatissimo per le sue qualità, dovrà dosare le sue forze senza eccedere in personalismi perchè il calcio resta soprattutto un gioco di squadra.
Note così così per l’attacco. Il materiale umano non difetta ma più d’uno è lontano dalla forma migliore. Il più in palla è sembrato Scarpa, nonostante le numerose primavere, anche se, soprattutto dalla tre quarti in avanti, manca al momento imprevedibilità e fantasia per arrivare al gol.
Non so se ci sarà ancora un innesto in settimana al centro della difesa, ma mi pare di poter dire che le squadre devono contare su determinate certezze nei reparti chiave; e al momento queste certezze – dispiace dirlo – mancano del tutto.
La fede c’è sempre. Il tifo sta tornando, lentamente, ma sta tornando. Adesso manca all’appello solo la squadra; quella – per intenderci – che ci entusiasmò nella seconda parte dell’ultimo campionato.
Non disperiamo.
Nino Ruggiero

I sogni non muoiono all’alba

Così è, anche se non vi pare

Una foto storica, emblema di una grande sintonia : l’abbraccio tra Raffaele Trapani e Gianluca Grassadonia

Sì, sulla scena calcistica paganese cala impietosamente la tela e un po’ di malinconia, frammista a un pizzico di amarezza, ci assale. Ma è solo un momento, tipico di chi ha dispiegato in volo le dolci ali della fantasia per poi scontrarsi con la realtà.
Lo dico subito. Se oggi pensate di leggere un articolo che analizzi la partita di Cosenza, mi dispiace dirlo, avete sbagliato “palazzo”, come diciamo coloritamente dalle nostre parti. Non è né il giorno, né il momento adatto per andare a fare un discorso tecnico-tattico; per questo c’è tempo.
E’ il momento, invece, di ringraziare un manipolo di audaci che da gennaio in poi hanno fatto risvegliare l’animo un tantino indolente ed esigente del tifoso medio; è il momento di ringraziare il presidente Trapani ed i suoi più stretti collaboratori perché non hanno mai mollato, anche quando sembrava che il mondo ce l’avesse proprio con loro; è il momento di ringraziare Grassadonia, nocchiero audace, portatore di novità tattiche, oggi finalmente anche più esperto e navigato, pronto per altre e più prestigiose avventure.
Il cammino della Paganese nella seconda parte del campionato – ricordiamolo – è stato esaltante. Mentre i più scettici guardavano e facevano di conto per arrivare alla salvezza, la squadra metteva preziosissimi punti nel carniere andando a vincere spavaldamente a Monopoli, Melfi, Agrigento e Taranto. Imprese non da poco, forse memorabili, che proiettavano la squadra nei cosiddetti quartieri alti della classifica, quelli che le avrebbero consentito di andare ai “play-off”.
Play-off, parola quasi magica, un sogno per una squadra che mai nella sua lunga storia aveva avuto una carta da giocarsi per una difficilissima promozione in serie B.
Il calcio è strano: è come una malattia infettiva. Contagia e affascina le coscienze al tempo stesso, genera emozioni e sogni. Gli stessi che hanno vissuto i trecento e più appassionati che hanno fatto sentire la loro presenza al “San Vito Marulla” di Cosenza; gli stessi che hanno visto protagonisti i tantissimi paganesi che, a casa o nei tanti locali pubblici appositamente attrezzati per la visione della gara su “Sportube”, hanno comunque assistito alla gara.
Tutti hanno trepidato e sofferto; tutti hanno tirato un sospiro di sollievo sul tiro di Mungo respinto dal palo nella prima parte della gara; tutti hanno imprecato alla sorte avversa quando, prima Alcibiade e poi Mauri, hanno mancato il gol della speranza.
Ecco, il calcio nella sua essenza, al di là dell’aspetto tecnico; le emozioni e i sogni che lo contraddistinguono. Credo che resti lo sport più bello del mondo, anche se qualcuno adombra sospetti ogni qualvolta un risultato poco garba.
Le emozioni, poi: che ve ne fate di un’esistenza grigia, piatta, sempre uguale? Solo chi non ha mai gioito su un campo di calcio, solo chi non ha avuto contezza di un gol realizzato all’ultimo momento in una gara importante, solo chi non ha mai abbracciato il vicino senza nemmeno conoscerlo dopo un autentico miracolo calcistico, non potrà mai capire cosa significhi attaccamento viscerale per un colore sociale.
Infine i sogni: non è vero che muoiono all’alba, perché la vita si rinnova ogni giorno e ogni giorno genera un’alba.
Quella che dovrà vedere all’opera la nuova Paganese, quella che nascerà.
E nascerà, statene certi!

Nino Ruggiero

Dove osano le aquile

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il secondo gol messo a segno da Reginaldo contro l’Akragas

Le statistiche non sono il mio forte; non mi hanno mai attratto ed entusiasmato. Ma stavolta, quando mancano solo quattro giornate al termine del campionato (per noi sono cinque perchè ci sarà da recuperare la partita con il Taranto), ho dovuto, per forza di cose, dare uno sguardo ai numeri, per cercare di toccare con mano i cambiamenti di rendimento della squadra bizzarra e incostante, molta croce e poca delizia, della prima fase di campionato.
Ebbene, calendario alla mano, ho constatato che nel girone di ritorno – dopo la mezza rivoluzione di gennaio che ha interessato la sua intelaiatura – la Paganese ha invertito lo scarso ruolino di marcia che l’aveva contraddistinta; dalla venticinquesima giornata a oggi ha conquistato la bellezza di ventidue punti in nove gare disputate, una media di 2 punti e mezzo a partita: gli stessi punti che hanno conquistato Lecce e Siracusa (che però hanno giocato una partita in più).
Mi pare più che logico e naturale, quindi, che ci si chieda: ma che è successo? qual è il segreto di questa Paganese? Cosa ha architettato Grassadonia, che è il suo indubbio mentore, considerato che la squadra adesso cammina tanto speditamente, senza indugi, verso posizioni di classifica prestigiose?
Segreti e maghi nel calcio non esistono. Il successo è frutto di tanti componenti: forza, qualità, competenza, coraggio, voglia di arrivare, sapienza tattica e, perché no?, anche un pizzico di buona sorte, sempre bene accetta perché aiuta gli audaci.
A gennaio, quando si temeva per un ridimensionamento dei programmi, soprattutto quando la città e Iunco si sono salutati da buoni amici, si è temuto il disastro. Iunco era stato il fiore all’occhiello della campagna agostana e si era anche presentato da par suo a Catanzaro (partita vinta per 0 a 2) dialogando sul piano della classe pura con Reginaldo; alcuni “tête-à-tête” fra i due restano memorabili e nessuno potrà mai cancellarli dalla memoria. Un infortunio rimediato proprio in Calabria aveva però costretto Antimo Iunco a un lungo periodo di riposo e la squadra ne aveva sofferto la mancanza. Ragioni di bilancio inoltre avevano suggerito una politica di contenimento dei costi anche perché più di un atleta dal buon passato calcistico non aveva reso secondo le aspettative. Aggiungete a questo anche la necessaria rinuncia a Deli, pezzo forte della squadra, ceduto al Foggia con prestito oneroso. In giro c’era solo scetticismo e rassegnazione.
Poche mosse in entrata, invece, e tutte azzeccate: Liverani, portiere dalla Salernitana; De Santis, centrale difensivo dal Catania; Bollino dal Taranto; Tascone dalle giovanili della Ternana; Firenze dal Siena. Tutti calciatori che oggi devono essere considerati punti di forza inamovibili dell’attuale Paganese dei miracoli. Per loro, Grassadonia ha ritagliato un ruolo di primo piano e i risultati del suo prezioso lavoro di incasellamento al posto giusto delle varie caratteristiche personali sono sotto gli occhi di tutti. Liverani ha dato tranquillità all’intero reparto difensivo. De Santis in coppia con Carillo o Alcibiade, indifferentemente, dà certezze con classe e temperamento; non è un caso che sia stato chiamato a far parte della Nazionale under 20. Tascone dà vigore e anima al reparto di centrocampo; sembra avere sette vite, lo trovi dovunque. Pestrin, leader indiscusso della manovra di centrocampo, non poteva avere un compagno migliore. Firenze presenta il suo biglietto da visita con due doppiette; vede la porta come pochi e ha un fiuto da rete invidiabile. Infine Bollino; un sinistro malandrino, da primo della classe, tanta vitalità sulla fascia destra ma bravo anche in fase difensiva quando occorre.
Domenica ad Agrigento si è vista e ammirata forse la migliore Paganese dell’anno; ma oramai le belle prestazioni si susseguono l’una all’altra e riesce anche difficile fare graduatorie di merito. Quello che è certo è che la squadra sembra giochi a occhi chiusi tanta è la naturalezza e la disinvoltura con la quale vengono affrontati gli avversari.
Una volta, tanti anni fa, le trasferte si affrontavano con tutta la prudenza possibile, fedeli al credo che imperava soprattutto negli anni Sessanta/Settanta: “prima non prenderle”.
Oggi la Paganese dimostra di non avere il minimo timore reverenziale su tutti i campi e – come nel caso di Agrigento – addirittura riesce a dominare la scena per buona parte della partita. Domina e segna pure, per la verità, perché il predominio territoriale fine a se stesso è solo fiera delle vanità; e nel calcio si va sul pratico.
Ecco, prima eravamo forse un tantino brutti, sporchi e cattivi; adesso lo siamo di meno, siamo meno brutti, quasi belli, meno sporchi ma più cattivi. Lo saremo anche di più se riusciremo a centrare il bersaglio di queste anomale finali. Bisogna capire che il momento è buono per volare alto; quanto più in alto è possibile, magari arrivare lì dove osano le aquile.
Per farlo ci vorrà l’aiuto di tutti, e ci vorrà tutto l’orgoglio di un popolo fiero delle proprie origini e della propria identità. Proviamo a cavalcare un sogno.
Tutti assieme.
Nino Ruggiero

L’altra metà della luna

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol messo a segno da Firenze

Partite come quella di ieri con il Fondi non possono essere liquidate con un semplice commento a caldo; due righe e via! Mi ero ripromesso di tornare a scrivere dopo la partita di domenica prossima con l’Akragas, ma, è più forte di me, qualcosa su Paganese-Fondi, una delle gare più intense ed emozionanti della stagione, devo dirla.
Sono partite che trasudano impegno, serietà, preparazione, anche cuore da parte di una giovane e fiera Paganese, di una squadra che sta regalando al suo pubblico emozioni incredibili e inaspettate in questa fase finale di campionato. Proprio con la bella e indiscutibile vittoria di ieri, gli azzurro-stellati hanno raggiunto la quota che consentirebbe loro la disputa dei “play off”, girando la pagina della classifica. Un po’ come riuscire a vedere, con una manovra aggirante, l’altra metà della luna, quella a lungo nascosta. Un sogno impossibile a dicembre, quando la situazione si era fatta pesante; un sogno abbordabile adesso con un calendario che si presenta affatto impossibile.
Le note positive arrivano da un complesso che macina gioco e che ha trovato un’adeguata sistemazione difensiva; proprio quella che aveva latitato nella prima fase di campionato. Un ruolo importante lo sta recitando il portiere Liverani; i suoi interventi sono sempre tranquillizzanti, quasi da ordinaria amministrazione. Aggiungerei anche la linearità della difesa con la crescita esponenziale di Alcibiade e la classe e determinazione di De Santis che ben si sposa con l’irruenza di Carillo, imbattibile nel gioco aereo. Chi sta meravigliando per caparbietà e continuità di gioco è il giovanissimo Tascone: finalmente un’ottima spalla per Pestrin, ma anche per Tagliavacche, che ieri ha sostituito egregiamente l’ex salernitano a centrocampo.
Mancava Cicerelli e la sua assenza si è sentita soprattutto quando si è trattato di capovolgere la situazione tattica della partita; Herrera però ha fatto di tutto per rimpiazzarlo a dovere.
L’esplosione vera e propria viene dalla prestazione di Firenze, ieri autore di due reti, autentico fromboliere con innato senso del gol. Quando nel secondo tempo, in giravolta, a trenta metri dalla porta, ha tentato a volo il tiro a rete sfiorando il gol di un niente, abbiamo temuto per la stabilità degli spalti per un fremito che l’ha pervasa, tanto è stata spettacolare e sfortunata la conclusione che lo avrebbe consacrato mago del gol.
Non so e credo che nessuno possa avere la sfera magica per capire dove gli azzurro-stellati potranno andare a parare nelle sei gare ancora da disputare (sarebbero cinque, ma la Paganese dovrà recuperare il giorno 19 la partita con il Taranto); ma una cosa è certa: finalmente Pagani ha una squadra degna di questo nome e che ha risvegliato sopite coscienze di tifosi e appassionati. Di questo manipolo di giovani e meno giovani che stanno portando in alto il nome della nostra città possiamo andare fieri, così come possiamo andare fieri di avere come guida un allenatore che dimostra di domenica in domenica il suo valore.
E a proposito di Grassadonia, credo che qualcosa vada detta sulla sua assenza negli spogliatoi a fine gara. Stress, nervosismo, tensione lo hanno accompagnato per tutta la gara, culminata con una espulsione ingiusta comminata con il crudele bilancino di uno speziale. Bisogna capirli gli allenatori. Chi sta in panchina sente più degli altri la tensione della gara; perché interessato alla stessa in prima persona come responsabile, e anche perché vive la stessa, momento per momento, da protagonista: vorrebbe fare qualcosa per la salvaguardia del risultato e non può farlo. La tensione è tanta, soprattutto quando ti accorgi che non tutto fila secondo i tuoi piani prestabiliti. Bisogna così capire il gesto di stizza nei confronti di De Santis che perde un pallone impossibile in uscita dalla difesa quando il risultato è ancora in forse. Bisogna capire la tensione che ti assale quando il risultato è in bilico e c’è un campionato da salvare. Bisogna capire tutto, ma non giustificare. Un bravo allenatore, e Gianluca Grassadonia lo è, cresce e si afferma non solo in virtù di risultati acquisiti, ma anche quando ignora qualche inevitabile estemporanea contestazione verbale dagli spalti da parte di un singolo spettatore.
Adesso che la tensione è smaltita, sono certo che lo stesso Grassadonia avrà modo di sorridere e riprendere la sua preziosa opera in vista della gara di domenica, magari con una tiratina di orecchie al bravo De Santis che – errore imperdonabile a parte – cresce in rendimento di partita in partita.
Ritorna in squadra Cicerelli; una pedina importante in più in vista di un finale di campionato che si annuncia avvincente.
Adesso possiamo pure sognare: anche a occhi aperti!
Nino Ruggiero

I giocatori di posizione, di movimento, di affidamento e di prospettiva

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il gol messo a segno di testa da Alcibiade (contrassegnato da una freccia)

Quaranta punti in classifica, quasi un miraggio, un traguardo lontano; tutto fino a poche settimane fa, diciamo un mese e mezzo. Campionato altalenante; risultati ballerini, una domenica sì, un’altra no. Una tiritera irritante di esiti beffardi; una sequela di gol assurdi incassati da una difesa poco attenta. Tutto fino alla pausa di dicembre.
Oggi – dopo la mezza rivoluzione di gennaio – i quaranta punti sono là, raggiunti con un ruolino di marcia incredibile, con un bottino invidiabile di cinque vittorie e un pareggio, uno di seguito all’altro, quando il calendario ci dice che mancano otto gare alla fine del campionato.
Una trasformazione copernicana, un miracolo di Grassadonia, allenatore della squadra, o cos’altro? Di sicuro c’è solo la sequela di risultati positivi che rendono onore e merito alla squadra, a chi la guida e a chi a gennaio ha avuto il felice e fortunato intuito di rifondarla in alcuni ruoli determinanti.
Alcune considerazioni di ordine tecnico voglio farle, anche se so che non tutti saranno d’accordo con quello che andrò a dire. Le squadre devono sempre fondare la loro forza sulla compattezza e sull’equilibrio; non ne faccio una questione di schieramenti tattici da lavagna perché considero il calcio un gioco di movimento. Di conseguenza, lascio da parte i numeri che danno solo la sensazione della staticità e vengono utilizzati probabilmente a sproposito da tanti cronisti e apprendisti stregoni, quasi si trattasse di analizzare una partita a scacchi. D’accordo con l’enunciazione di schieramenti a tre o a quattro in difesa; ma con gli altri numeri che si vogliono per forza enunciare, tipo 4-3-2-1 oppure 3-4-1-2, con campo diviso in quattro sezioni, ci andrei cauto.
Poche cose ho imparato nella mia lunga carriera di giornalista sportivo, senza frequentare corsi di specializzazioni; esperienze di vita vissuta su tantissimi campi di calcio e con i loro interpreti principali, allenatori e calciatori. I principi fondamentali di un calcio efficiente e redditizio sono quelli che vengono dall’equidistanza fra i reparti e dall’equilibrio tattico. Bisogna essere bravi a cercare spazi in avanti quando si è in possesso di palla, e altrettanto bravi – se non di più – a chiudere gli spazi agli avversari quando ripartono. Tutto qui, senza mai tralasciare il valore tecnico dei calciatori che assume un ruolo determinante nel peso specifico della squadra. Non date retta ai saccenti che parlano di schieramenti tattici da lavagna; sono quelli che il calcio vero, quello del campo, non lo hanno mai vissuto; non sanno niente dei sacrifici, del sudore, dei tormenti dei veri interpreti di una partita di calcio.
L’equilibrio tattico è quello che contraddistingue le squadre importanti. E la Paganese, con le ultime sei esibizioni, sta dimostrando sul campo di poter aspirare a traguardi diversi dopo aver messo una seria ipoteca sul discorso salvezza.
Nelle squadre importanti ci sono uomini importanti. Li chiamo giocatori di posizione perché hanno carisma da vendere; giocatori di movimento perché hanno vitalità incredibili; giocatori di affidamento perchè hanno un rendimento standard, senza sorprese; giocatori di prospettiva perché hanno qualità che devono essere sviluppate. Qualcosa lo devo dire, sento di dirlo, per questi calciatori che – a mio parere – stanno caratterizzando questa bella fase di campionato.
I giocatori di posizione
Parto con Pestrin, giocatore carismatico, fulcro delle manovre della squadra ma anche interdittore di grande spessore quando le situazioni tattiche lo richiedono. Costituisce dall’inizio dell’anno l’anima della squadra; non ringrazieremo mai abbastanza la Salernitana che lo ha mollato con tanta “nonchalance”.
I giocatori di movimento
Proseguo con Cicerelli, un atleta inesauribile, dotato di grandi spunti di autentica classe, capace di inversioni di marcia incredibili; ha una vitalità non comune ed è in grado di ribaltare con le sue sgroppate le situazioni tattiche delle gare quando gli avversari prendono il sopravvento a centrocampo. Cicerelli è il fiore all’occhiello della squadra e non è un caso che oggi capeggi la classifica dei migliori in campo di “Paganesemania”. Merita platee di serie cadetta. Per me è già pronto per il gran salto.
I giocatori di affidamento
Discorso a parte per quattro conferme: Liverani, Reginaldo, Della Corte e Alcibiade Il primo ha ridato tranquillità al reparto che soprattutto di quello aveva bisogno; il secondo oramai è il leader indiscusso dell’attacco, beniamino del pubblico, autore di prestazioni di alto livello non solo tecnico. Il terzo ha ingranato da tempo la marcia dei tempi migliori sulla fascia sinistra dello schieramento; il quarto ha trovato la sua definitiva collocazione sulla destra della propria difesa e si fa valere anche in fase offensiva.
I giocatori di prospettiva
De Santis e Carillo sono una coppia formatasi quasi a sorpresa come quasi a sorpresa stanno imponendosi all’attenzione dei più. Poi c’è Firenze, un vero ariete che in poche settimane ha messo a segno già cinque reti, altro giovane di grandi prospettive; poi ancora Bollino, bravo a interpretare sia la fase offensiva con quel suo sinistro malandrino, sia quella di contenimento. Infine Tascone, un giovane di una vitalità eccezionale, un tutto polmoni, bravo sia a dare una mano a Pestrin quando si tratta di contenere sia quando si tratta di offendere.
Questo è il mio ritratto dell’attuale Paganese.
Scusatemi se non sarete d’accordo con me.
Nino Ruggiero