La moneta cattiva scaccia quella buona

Così è, anche se non vi pare

cuore-e-carattere

Chissà perché, da sabato sera, giorno della inopinata sconfitta con il Catanzaro, mi risuona nella mente la legge economica di tanti anni fa relativa alla moneta cattiva che scaccia quella buona. Probabilmente perché sono andato a paragonare l’inguardabile secondo tempo con i primi quarantacinque minuti di gioco; un accostamento forse profano per chi si occupa di economia, ma che mi ha ricordato che le cose brutte sono ricordate sempre di più, specie se vengono dopo quelle belle.
Io non so se a tempi invertiti – se cioè la Paganese avesse giocato male il primo tempo e poi giocato alla grande il secondo – la delusione sarebbe stata la stessa. Probabilmente no, proprio perché nella mente rimangono gli ultimi fotogrammi di una prestazione; e quelli di sabato con il Catanzaro, riferiti agli ultimi quarantacinque minuti, non sono stati affatto esaltanti. Tutt’altro.
A mente fredda, dobbiamo convenire che a gennaio per la Paganese è cominciato un altro campionato da disputare con un’altra formazione; togliamoci dalla mente quella che ha giocato fino a dicembre e soprattutto non facciamo paragoni irriverenti.
Dovrei ricordare perché si è giunti a tanto, ma lo sapete tutti quanti benissimo pur con tanti legittimi interrogativi che non avranno mai una chiara e inequivocabile risposta. La verità è che, quando le spese superano di gran lunga le entrate, per quadrare i conti bisogna ridurre i costi; ed è inutile e controproducente che continuiamo a chiederci: “perché non pensarci a tempo?”.
Perché non siamo macchine – dico io – perché siamo esseri umani che hanno un’anima, perché vorremmo sempre e comunque fare qualcosa in più, ci proviamo; ma alla fine, in assenza di risposte sia in termini puramente sportivi e di risultati concreti, sia in assenza di mancati appoggi economici alla causa societaria, prevale la massima del ridimensionamento e del contenimento dei costi.
Oggi siamo di fronte a una Paganese completamente rinnovata; in gennaio ci sono stati arrivi e partenze da Stazione Termini. Sono arrivati giovani, anche di valore, per la verità, ma che devono prendere confidenza con l’ambiente; devono conoscersi, familiarizzare, farsi apprezzare da Grassadonia e da tutto l’ambiente. Non è impresa facile assemblare una squadra in quattro e quattr’otto quando si tratta di mettere in campo tutti in una volta cinque-sei elementi nuovi. Nel calcio niente si improvvisa nei movimenti di un collettivo: le individualità, per quanto di rilievo, vanno inquadrate nell’ottica del gioco complessivo, perché il calcio resta un gioco di squadra. Per conferma chiedere pareri agli amici di Castellammare di Stabia che a gennaio – per dare la scalata alla prima posizione – avevano inteso rafforzare la già forte squadra con elementi di valore provenienti dalla serie cadetta. E vedete cosa è successo: in tre partite, proprio quando si pensava che la squadra dovesse definitivamente decollare, hanno preso un solo punto.
Ritorniamo alla Paganese. E’ già molto, per la verità, che la squadra sabato scorso abbia disputato un primo tempo più che buono mettendo alle corde il Catanzaro che – ricordiamolo – per motivi diversi, non è più la squadra della prima parte di campionato.
Elementi come Firenze e Mauri, chiamati a formare assieme a Pestrin il trio di centrocampo, purtroppo non hanno ancora nelle gambe il ritmo partita e non hanno retto alla distanza; devono mettere benzina nel motore e non sarà nemmeno un compito tanto facile in vista del futuro immediato perché è il campo – alla distanza – che dà le stimmate ai calciatori in tema di affidabilità e di rendimento.
Siamo tutti preoccupati, per la verità, per le prossime gare: forse non tanto per il valore dei giovani calciatori che sono arrivati, comunque ancora tutto da verificare, quanto per il fatto che le formazioni non si improvvisano e ci vorrà del tempo per avere un quadro più chiaro sulle reali potenzialità dell’attuale rosa a disposizione. Ma questo tempo c’è? – mi chiedo – con una classifica che si fa sempre più corta e pericolosa?
Una cosa è certa: bisognerà, tutti assieme, fare quadrato per mantenere la categoria, anche se il cammino verso la salvezza sarà arduo. Ci sarà da soffrire e da combattere. Ci vorranno cuore e carattere, come recita lo striscione esposto sabato scorso nel settore distinti. Ma è anche il caso di capire che non bisognerà mollare di un centimetro per non farsi prendere dallo scoramento.
Intanto, già da sabato prossimo in occasione della trasferta di Monopoli, Grassadonia dovrà ancora rivoluzionare la squadra perché dovrà fare a meno degli squalificati Pestrin, Firenze e Alcibiade, per non parlare della quasi certa assenza anche di Herrera.
Che dire di più?
Nino Ruggiero

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