Ogni anno punto e da capo

Così è, anche se non vi pare

football

Chissà perché, all’indomani della inopinata sconfitta di Fondi, mi è venuta in mente una commedia di Eduardo De Filippo; si chiama “Ogni anno punto e da capo” ed è un atto unico.
La trama, incentrata sull’innata vocazione napoletana per l’arte e per la canzone, ha poco a che fare con il calcio, ma quello che vedo rispondente all’attuale momento attraversato dalla nostra cara Paganese è il titolo dell’opera.
Ogni anno una storia, ogni anno un intoppo, ogni anno una speranza, ogni anno una delusione. Quando sembra che ci possa essere il salto di qualità, quando tutto sembra che la squadra possa aspirare a qualcosa di diverso dalla solita salvezza, zacchete! e si ritorna tutti malinconicamente con i piedi per terra.
La partita di Fondi non l’ho vista, e quindi, come da prassi, non la commento. È il risultato, però, che parla da solo e condanna la Paganese al di là delle giustificazioni che, nel calcio, sono sempre a portata di mano. Quello che ormai è certo è che ci avviamo – salvo miracoli – verso un campionato anonimo e che ancora una volta l’attenzione dei più dovrà essere spostata sugli obiettivi minimi.
Purtroppo nel calcio – che come sapete non è per niente una scienza esatta – bisogna sempre fare i conti con tanti valori altalenanti che, proprio perché ballerini, soprattutto quando si tratta di fare valutazioni tecnico-tattiche, non consentono valutazioni precise ma solo sensazioni.
Pensavo che la Paganese di quest’anno avesse buone possibilità di inserirsi in un discorso di medio-alta classifica, alla luce degli ingaggi di giocatori affatto disprezzabili sotto il profilo tecnico. Probabilmente non avevo messo in conto che nel calcio non basta la sola tecnica individuale o una buona predisposizione tattica attuata da un allenatore bravo e preparato per arrivare al risultato che poi, in definitiva, è quello che più conta, al di là di valutazioni squisitamente tecniche o di facciata. Parliamo di gioco di squadra e non di gioco individuale: ci sono, quindi, tanti altri fattori che – se riescono a combinarsi – possono portare a risultati tangibili.
Mi hanno insegnato, fin dai primi passi nel mondo del giornalismo sportivo, che una squadra può ambire a buoni risultati quando fonda la sua forza soprattutto sulla solidità della difesa. E allora non ci siamo perché alla luce delle ultime sconcertanti esibizioni, una volta promettenti e positivi, un’altra volta disarmanti e negativi, proprio l’organizzazione difensiva della Paganese è quella che non sta mantenendo fede alle attese. Difesa e centrocampo, di solito, rappresentano l’architrave su cui appoggiare tutta l’inquadratura e la bontà della stessa. La società pareva aver colto nel segno quando, nel convulso periodo di agosto, è riuscita ad assicurarsi i servizi di elementi come Camilleri, Alcibiade, Dicuonzo, Silvestri, Pestrin, Maiorano gente di mestiere, diciamo di categoria. Posso dire, invece, senza per questo intaccare il valore personale dei singoli, che è proprio la difesa sul banco degli accusati.
C’è qualcosa che lascia perplessi per quello che riguarda la sua ermeticità; troppi gol incassati e nei modi più disparati che accusano un reparto che invece avrebbe dovuto rappresentare il fiore all’occhiello della squadra. Prestazioni singole forse anche buone; ma è nell’insieme che qualcosa si inceppa, tanto che le incertezze difensive non si contano, specie nell’ultimo periodo. Da cosa dipende non lo so e credo che non lo sappia nemmeno Grassadonia.
Qualche amico mi suggerisce che c’è incompatibilità tecnica e caratteriale fra alcuni elementi della formazione; non lo so. Rilevo solo che parecchi gol incassati non avrebbero avuto diritto di cittadinanza al cospetto di una difesa che fosse stata davvero granitica.
Adesso che la classifica diventa più avara, però, bisognerà pensare al risultato.
Diamoci una mossa, a cominciare dalla gara di domenica prossima al “Marcello Torre” contro l’Akragas.
Nino Ruggiero

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