La spada di Damocle

Così è, anche se non vi pare

cicerelli

Nella foto, tratta da Sportube, Cicerelli riceve i complimenti da Grassadonia dopo aver messo  segno il gol del momentaneo vantaggio

All’indomani della inopinata sconfitta rimediata in malo modo a Cosenza dalla Paganese, credo che, per avere contezza dell’attuale situazione della squadra, possano essere tirati in ballo – metaforicamente – i mitologici personaggi di Dionigi, tiranno di Siracusa, e di Damocle, cortigiano invidioso cui piaceva talmente il ruolo di regnante, ritenuto più che fortunato, da chiedere allo stesso tiranno di prendere il suo posto per un giorno.
Una volta accontentato e assiso sul trono, Damocle si accorse che sul suo capo pendeva una spada retta da un sottilissimo filo e solo allora si rese conto di cosa significasse realmente tenere i fili di un regno. Da qui l’espressione “sotto la spada di Damocle”, usata nel gergo comune come pericolo costante per chi nella vita è chiamato a recitare un ruolo di primo piano.
Cosa voglio dire? Che nella vita non è da tutti recitare determinati ruoli, specialmente quelli più difficili e delicati. Non vorrei essere nei panni di Raffaele Trapani, giovane presidente azzurro-stellato, cui è capitata fra le mani la patata bollente del “caso Marruocco”. Perché, consentitemelo, non è facile per un capitano d’azienda prendere decisioni su casi veramente molto spinosi; e quello di Marruocco lo è.
Partiamo dall’inizio. Quest’anno la Paganese è partita in ritardo per le note vicende sportivo-giudiziarie che l’hanno interessata fino al 31 di agosto. La squadra, assemblata in pochi giorni, ha man mano assunto – grazie allo scrupoloso e sapiente lavoro di Grassadonia – un volto di squadra compatta e manovriera. Una squadra che non ha timori riverenziali e che gioca un calcio d’avanguardia.
Lo ha fatto a Catanzaro e a Messina, ultimamente, cogliendo due vittorie prestigiose, così come non accadeva da molto tempo, diciamo dai tempi d’oro.
Anche a Cosenza, domenica scorsa, la squadra stava compiendo un altro capolavoro di strategia tattica, grazie all’ottima disposizione in campo predisposta da Grassadonia; per ben settanta minuti di orologio non aveva lasciato campo ai pur temibili avversari; li aveva messi alle corde e aveva segnato con Cicerelli, uno dei suoi uomini migliori, il gol del momentaneo vantaggio.
Nei venti minuti finali è poi successo di tutto; ed è inutile rivangare l’accaduto, tanto sapete bene quello che è accaduto.
Alla luce dell’ennesimo infortunio caratteriale in cui è sprofondato Marruocco, cosa dovrebbe fare la società, e per essa Raffaele Trapani? Multa, sospensione, perdita della fascia di capitano, o cos’altro?
Non conosco, così come credo non conoscano anche tutti gli appassionati seguaci della squadra azzurro-stellata, la posizione in merito dell’allenatore Grassadonia. Credo – e posso solo pensarlo – che quest’ultimo abbia grande considerazione per Marruocco sotto il profilo tecnico; un po’ come il sottoscritto che lo stima molto per valenza strutturale e per padronanza del ruolo. Lasciamo perdere qualche cappellata, quella la fanno anche i migliori portieri del mondo.
Quello che invece lascia perplessi la totalità degli sportivi paganesi è il ruolo di mattatore a tutti i costi che il portiere vuole interpretare, con licenza di strafare e di andare oltre il lecito, ai confini dell’assurdo.
Sarà quello che sarà, quella di Cosenza resta una brutta pagina nella storia personale di Marruocco, ma anche della Paganese; prima, perché quella era una partita da vincere, o quanto meno, al massimo, da pareggiare; secondo, perché di una gara interpretata in modo eccellente, da primi della classe, resta solo l’onta di una sconfitta maturata soprattutto a causa dell’angheria di un atleta che, vestendo anche i gradi di capitano, avrebbe dovuto rappresentare esperienza, maturità e buon senso.
Brutta gatta da pelare per Raffaele Trapani, una vera spada di Damocle per il suo regno.
Nino Ruggiero

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