Un Carcione nel motore

Così è, anche se non vi pare

Carcione, sulla battuta

Nella foto, tratta da Sportube, Carcione è in attesa di scoccare il tiro che porterà la Paganese definitivamente in vantaggio

Carcione, di cognome, Imperio di nome. Un nome che incute già soggezione con quell’imperio che sa tanto di imperatore. Si conosceva già il valore del calciatore. Nel progetto di costruzione della squadra doveva avere funzioni di metronomo, di geometra: doveva rappresentare l’uomo guida del centrocampo, l’uomo d’ordine e l’ispiratore della manovra offensiva della squadra. Le prime impressioni – ricavate già dopo la gara con il Foggia e quella con il Martina Franca – avevano confermato tutto quello che di buono si sapeva sul suo conto.
Poi, a dire il vero, man mano che il campionato andava avanti, Carcione si è superato. Sarà stato perché ha trovato piazza e ambiente ideale per sviluppare a fondo tutte le sue qualità; sarà stato perché è maturato molto, dopo le esperienze non sempre esaltanti di Salerno e di Benevento; non si sa, ma è certo che il calciatore si sta superando. L’ho già detto una volta e lo ripeto: con Carcione, la Paganese ha trovato non il geometra che voleva, ma addirittura l’ingegnere o, se preferite, l’architetto.
Contro il Melfi è stato superlativo. Ha rappresentato al meglio la figura del metronomo: regista, catalizzatore delle manovre, mente sopraffina sia nel pararsi davanti alla difesa a sostegno del reparto, sia quando si è trattato di ispirare la manovra. Testa alta, incedere elegante, passo sicuro, mai in affanno, ha distribuito da par suo palloni su palloni per i compagni di attacco.
Gli mancava solo il gol in questo scorcio di campionato per consacrarlo uomo-squadra. E il gol è arrivato, puntuale. Nel momento in cui – alla mezzora del primo tempo – ha sentito un prurito al piede, ha esploso con tutta la sua potenza un destro micidiale che si è conficcato nell’angolino alto alla sinistra del portiere del Melfi. E’ uno. Poi il Melfi, in una delle poche occasioni da rete che si è procurato, ha pareggiato quando pareva che la vittoria fosse a portata di mano per gioco espresso e per le numerose occasioni da rete sfumate di un soffio.
Ma si può pareggiare una partita così, dopo averla in gran parte dominata? Deve averlo rabbiosamente pensato Carcione che, quando mancavano meno di dieci minuti allo scadere del tempo regolamentare, ha inteso mettere il suo doppio sigillo personale alla gara con una punizione di poco fuori area che non ha lasciato scampo al portiere lucano.
Le bombe di Imperio Carcione mi hanno riportato alla mente un grande calciatore del passato che spese a Pagani i suoi ultimi spiccioli di un’ottima carriera. Si chiamava Luciano Pacco; era un vero gigante, di stazza possente, e aveva un tiro che spezzava le mani dei portieri soprattutto quando calciava le punizioni. Ricordo che gli avversari avevano timore di formare le barriere. Fu acquistato dalla Salernitana, dove aveva militato con successo per parecchie stagioni, ed aveva anche militato nel Verona; fu un acquisto mirato di Attilio De Pascale su suggerimento dell’indimenticato Totonno Valese. Esordì con una punizione al fulmicotone che bruciò le mani di Ferraro in una storica partita interna con la Cavese (data 21 dicembre del 1969). Quelli della mia generazione lo ricorderanno sicuramente perché sono stati sempre pochi i centrocampisti bravi anche ad essere cecchini spietati sui calci di punizione.
Detto di Carcione, doverosamente, devo anche dire che la squadra ieri ha giocato una delle sue partite più esaltanti, non solo perché il risultato è stato positivo come si sperava alla vigilia, quanto perché ha dimostrato un equilibrio e una disinvoltura disarmante anche nei momenti topici della gara.
Certo, resta il fatto che non sempre si riesce a concretizzare il gran lavoro messo in mostra e si incassano poi gol incredibili; ma nel complesso bisogna dire che ci sono progressi evidenti in tutte le zona del campo.
Positivo è stato l’esordio del francesino Dozi che si è fatto rispettare sulla fascia destra e si è proposto spesso in avanti; il ragazzo però deve anche guardare con più attenzione alla fase difensiva, perché quello è il suo primo compito.
Per il resto note positive per tutti, soprattutto per Guerri che forse ha disputato la partita più intensa nei contenuti da quando è a Pagani.
La vittoria ha riportato, intanto, la squadra a centro classifica, in una zona che è decisamente più consona al suo effettivo valore. Una vittoria in trasferta porta, per fortuna, punti e convinzioni.
Per qualche certezza – che è molto volatile nel mondo del calcio – ci vorrà tempo: certezza di salvezza e certezza di poter dire qualche parola in tema di presenza nei piani alti della classifica.
Intanto è in vista la gara interna con il Catanzaro.
Sarà ricordata – a quindici anni dalla sua prematura scomparsa – la grande figura di Angelo Mammì, calciatore che negli anni ha lasciato il segno sia a Catanzaro che a Pagani. Ottima l’iniziativa della società che in occasione della prossima gara aprirà le porte ai ragazzi delle Scuole Medie.
I tifosi del domani sono i benvenuti sulle scalee del “Marcello Torre”.
Nino Ruggiero

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