Il gioco collettivo e la coperta corta

Così è, anche se non vi pare

La parata di Perina su tiro di Cunzi

Nella foto, tratta da Sportube, la super parata di Perina su tiro di Cunzi

Dopo nove giornate, credo che le impressioni da trarre sulle prestazioni della Paganese possano essere abbastanza aderenti alla realtà. La squadra è tosta, quadrata e coriacea, e lo ha dimostrato anche sabato scorso contro un Cosenza che ha un assetto di primordine. Inoltre è propositiva, combattiva e mai doma; tutte qualità che esaltano una tifoseria che vuole toccare sempre con mano l’attaccamento dei propri beniamini ai colori sociali.
Mi pare di poter dire che la squadra, settimana dopo settimana, dimostra di avere una sua precisa identità. Ci sono punti fermi che ne caratterizzano la solidità, e mi riferisco a Marruocco, Bocchetti, Carcione, Caccavallo e Cunzi, zoccolo duro della squadra, elementi di caratura ed esperienza superiore alla media; ci sono piacevoli sorprese, ed è il caso di Esposito e Cicerelli che non hanno sbagliato una partita; ci sono elementi che alternano buone prestazioni ad altre meno buone. Credo che su questi ultimi, Grassadonia dovrà lavorare di più anche per capire i motivi di questi rendimenti altalenanti.
Una volta esaminate e sviscerate le potenzialità, ovviamente, ci sono da considerare i risultati; quelli numerici per intenderci. Tre vittorie, quattro pareggi e due sconfitte possono bastare per una squadra che mira alla salvezza. Ma nel calcio, si sa, per quanto lo si voglia sbandierare, si parte dal minimo garantito per puntare sempre su qualcosa in più. Ebbene, nel caso di specie, credo che sia lecito attendersi qualche risultato più rispondente alle buone prestazioni della squadra nel suo complesso; anche se in qualche occasione – tipo gara esterna con la Lupa Castelli – il rendimento e le stesse prestazioni sono state inferiori alle aspettative.
Oggi lamentiamo una scarsa prolificità sotto rete, d’accordo; però ricordiamo anche che il calcio è un gioco di squadra e con l’attuale “rosa” a disposizione, carente soprattutto a centrocampo, è difficile quadrare il cerchio. Alla squadra sono mancati per lungo tempo ricambi importanti, proprio nella zona centrale del campo; Palmiero e Fortunato praticamente non si sono mai visti e avrebbero potuto costituire un valido supporto per Carcione e Guerri, costretti agli straordinari e fortunatamente supportati da Cunzi, Cicerelli, Deli e Caccavallo. Tali assenze – ne sono più che convinto – non hanno permesso all’allenatore di sperimentare un nuovo centrocampo e si è dovuto giocoforza coinvolgere, in un afflato collettivo, anche elementi più adatti all’offesa che al contenimento del gioco avversario.
Siamo nel caso della cosiddetta “coperta corta”; se si potenziano difesa e centrocampo con la partecipazione corale anche degli elementi che potenzialmente vengono considerati attaccanti, è anche ovvio che gli stessi – proprio perché logorati da un “avanti indrè” senza soste – al momento di concludere a rete sono meno lucidi negli ultimi sedici metri. E poi, diciamocelo in un orecchio, se, oltre alla cinquina messa a segno da Caccavallo, ci fosse stata più presenza in zona gol di attaccanti pronti a metterla dentro a quest’ora, staremmo parlando di una squadra da primato; altro che salvezza!
Purtroppo il calcio moderno non è più quello di una volta, quando in campo si passeggiava, si trotterellava. Oggi bisogna correre per novanta e più minuti, anche e soprattutto senza palla, se si vuole mettere in difficoltà l’avversario. Agli scettici dico solo una cosa: guardatevi qualche filmato in bianco e nero di gare del dopoguerra. Sembra vedere un calcio da moviola, tanto sono fermi i giocatori in campo; una specie di riproduzione a 33 giri quando il giradischi supporta invece i classici 45 giri.
Il problema del gol, d’altra parte, non è un problema che affligge solo la Paganese. Attaccanti di valore per la terza serie ci sono, ma dobbiamo sempre ricordare, prima a noi stessi, che la società si è sempre riproposta – in un’ottica di oculata gestione – di non fare mai il passo più lungo della gamba e credo che una decisione del genere vada rispettata. Allora dobbiamo solo aspettare che Grassadonia possa avere a disposizione valide alternative per il centrocampo in modo da alleviare il grosso lavoro di copertura attualmente svolto da quella che ho simpaticamente definito la “banda dei moschiglioni”.
Intanto va detto che l’allenatore ha brillantemente recuperato Schiavino in difesa, un elemento che fa valere la sua esperienza e la sua stazza soprattutto nel gioco aereo: la squadra aveva proprio bisogno di un buon colpitore di testa.
Per concludere, devo dire che quest’anno il livellamento tecnico è decisamente portato verso l’alto. Lo provano la visione di tante gare giocate intensamente, di assoluto livello tecnico. Tutte le squadre, anche quelle che sulla carta mirano solo alla salvezza, hanno un buon potenziale umano e tecnico. Squadre materasso in giro non se ne vedono. Tutte hanno elementi di spessore, anche se spesso preferiscono bluffare asserendo che hanno solo giovani di prospettiva.
Ancora una gara esterna in notturna, che pare porti bene, sabato prossimo. Appuntamento alle ore 20 e 30 allo stadio “Ciro Vigorito” di Benevento.
Chiudo augurando una pronta guarigione a Cocchino D’Eboli, che ha avuto un piccolo problema di salute e che – ne sono certo – ritornerà presto nel mondo del calcio più temprato di prima.
Nino Ruggiero

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2 thoughts on “Il gioco collettivo e la coperta corta

  1. Salve un consiglio per gennaio alla paganese dovrebbe prendere saani attaccante di colore dell’ebolitana e vendere gurma . Un mio amico di Eboli mi ha detto che e’ davvero forte e poi ha 23 anni. Lei lo conosce saani e se si cosa ne pensa?

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