Il futuro è sulle ginocchia di Trapani

Così è, anche se non vi pare

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Fino a qualche settimana fa, dopo aver assistito alle gare in calendario al “Marcello Torre”, mi sforzavo di affrontare un difficile discorso tecnico-tattico. Perché difficile? Perché – non so se per chiaroveggenza o per un minimo di competenza maturata nel corso di decenni – fin dalle prime gare avevo visto lontano. Avevo intuito che quella squadra, allestita con criteri parsimoniosi ma con scarso senso della realtà, ingenua e male assortita, senza colonne portanti, avrebbe sicuramente fatto a pugni con il sogno sbandierato, quindi non recondito, di una squadra pronta per le zone alte della classifica.
Lungi da me oggi affondare il coltello in una piaga diventata purulenta, ma se prima mi sforzavo di parlare di tecnica e di tattiche, oggi, alla luce dell’ultima prestazione interna, credo che ogni discorso che investe il fatto tecnico sia del tutto fuori luogo.
In precedenza, diciamo fino a Natale, quando ancora la situazione di classifica lasciava qualche spazio alla speranza, volevo dare un senso alle mie disquisizioni; una specie di rendiconto settimanale, condito di qualche inevitabile punta di colore, anche per arricchire il dato puramente tecnico.
Sono convinto che se oggi volessi intavolare un discorso di carattere tecnico, mi dovrebbero solo ricoverare urgentemente a Villa Chiarugi. Quindi – fedele all’impegno preso con i miei soliti affezionati lettori, della cui dedizione sono fiero ed orgoglioso – preferisco glissare del tutto sullo “sperpetuo” di Paganese-Grosseto e dico qualcosa, ma solo qualcosa, sul futuro.
La premessa indispensabile deve essere costituita dal riconoscimento dell’encomiabile impegno in tutti i sensi messo in campo da Raffaele Trapani. Senza di lui, ne sono convinto, Pagani non avrebbe avuto tutte quelle soddisfazioni che nell’ultimo decennio hanno caratterizzato il cammino degli azzurro-stellati. E parlo, per quanto ovvio, del salto di categoria in legapro avvenuto nel 2005-06 con enorme spiegamento di mezzi e del campionato successivo ugualmente vittorioso ed esaltante. Con alti e bassi, negli anni di presidenza Trapani, Pagani ha avuto il piacere di rivedere il grande calcio, quello che mancava dagli anni Ottanta e che tanti della mia generazione pensavano di non vedere mai più.
Raffaele Trapani non ha mai fatto il passo più lungo della gamba. Ha sempre sostenuto che sotto la sua gestione la squadra non avrebbe mai avuto problemi di bilancio; ed ha mantenuto fede al suo programma. Certo avrà commesso più di un errore; ma chi non ne commette quando ci si trova ad operare in un mondo difficile e non sempre razionale come quello del calcio?
Errori di valutazione sono stati commessi soprattutto nel corso dell’attuale torneo. Ci si è fidati solo di un programma giovanile a tutti i costi, senza valutare l’impatto devastante che lo stesso avrebbe causato sia in termini di risultati che di disaffezione da parte del pubblico. E’ sintomatico, tanto per restare nel tema, che ieri più di un residuo temerario, nonostante la bella giornata, ad inizio ripresa ha preferito lasciare gli spalti per andarsene a passeggio.
Il campionato prossimo, con serie C unica in tre gironi, non ammetterà errori; Raffaele Trapani lo sa bene, Chi sbaglia andrà direttamente fra i dilettanti. Ecco perché bisognerà muoversi in tempo e dare subito un volto e tanta sostanza alla squadra che si andrà ad allestire; cominciando dalle fondamenta, così come si costruisce un fabbricato.
Ora se è vero, come si diceva nei poemi omerici, che il futuro è sulle ginocchia di Giove, nel senso che è sempre sconosciuto agli esseri viventi, credo di poter aggiungere che, nel caso nostro, è nelle ginocchia di Raffaele Trapani oltre che nel destino.
Niente è mai certo nella vita, ma bisogna, se non altro, fare di tutto per indirizzare lo stesso destino. In parole povere, bisogna individuare a tempo gli assi portanti della futura squadra e scordarsi al più presto di un campionato anonimo e mortificante.
Nino Ruggiero

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