Il Paradiso non può più attendere

Così è, anche se non vi pare
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Le sconfitte che arrivano proprio sul filo di lana sono quelle che bruciano di più.
Sedici angoli rappresentano il bottino conseguito dal Frosinone fino al novantesimo e passa. Sedici angoli senza storia, con difesa azzurro stellata sempre pronta e vigile, prima con Marruocco e poi con Volturo a dare grande sicurezza alla squadra.
Dal diciassettesimo angolo, proprio quando la lancetta del novantaquattresimo minuto di gioco sta per compiere l’ultimo giro, scaturisce la beffa che non ti aspetti. E’ finita, non è finita; l’arbitro ha già il fischietto in bocca per l’ultimo trillo della giornata, ma c’è da battere l’ennesimo angolo, uno come i tanti altri, forse, neutralizzati con autorevolezza da quelli che si sono dimostrati buoni spazzini delle areee di rigore. Groviglio di uomini in un fazzoletto di terreno, venti atleti tutti nell’area piccola, maschere di sudore e di fango su un campo ridotto sempre più ad acquitrino; residua forza atletica zero, lucidità sottozero. Fra le tante gambe, sulla lunga battuta dall’angolo, si intrufola quella galeotta di Paganini, di sicuro fresco e lucido, entrato a disputare solo la seconda parte della gara. Il pallone, colpito di sghimbescio, prende beffardamente la via della rete, lemme lemme in una chiazza di fango che non lo ferma e che, anzi, sembra farlo scivolare via sempre di più impietosamente nel sacco.
Diciassette, un numero stregato, un numero che è stato sempre sinonimo di sfortuna. E volete che non lo sia per una Paganese alla quale probabilmente mancava – in aggiunta a vicissitudini di altro tipo – solo una manciata di cattiva sorte?
Partita molto intensa dal punto di vista agonistico quella contro il Frosinone. La Paganese si presenta nella migliore formazione del momento. Primo tempo tatticamente ineccepibile. Difesa ben bloccata e protetta da Grillo, Palma e Deli. Il Frosinone si propone in veste di protagonista ma incide poco; Marruocco dirige il reparto difensivo con il solito mestiere ed i suoi interventi, oltre a denotare sicurezza e personalità, danno tranquillità a tutta la squadra. In contropiede la Paganese sa pungere. Lanteri dimostra subito di essere il vero “acquisto” di gennaio e su un campo pesantissimo si fa rispettare; le sue giocate in avanti, accompagnate quasi sempre da Deli, che riesce ad interpretare bene sia la fase interdittiva che quella di proposizione in avanti, mettono in crisi l’apparato difensivo dei laziali in più di un’occasione.
Proprio Deli, dopo venticinque minuti di gioco, si propone con scioltezza in avanti sulla sinistra; entra in area e quando sta per tirare in porta, a pochi metri da Zappino, viene steso senza tanti complimenti da un intervento malandrino combinato da Gessa e Blanchart assieme. E’ calcio di rigore, l’arbitro non ha il minimo dubbio. Tira Lanteri e segna senza pietà. Il Frosinone non ci sta. Vuole ribadire la sua superiorità che in linea tecnica è indiscussa. Ma il calcio, direi per fortuna, non premia sempre e comunque i valori tecnici; altrimenti non ci sarebbe mai storia, specie quando s’incontrano la prima e l’ultima della classe. Sale di tono la prestazioni di Palma, giovane emergente prodotto del vivaio napoletano, che ci mette i muscoli quando è necessario; moltiplica il suo impegno Grillo, cui non pare vero di aver conquistato un posto in prima squadra e vuole difenderlo con i denti come si conviene ad uno che ha avuto finora poco spazio; accelera il suo passo Deli che è irrefrenabile quando palla al piede si propone in avanti a sostegno di Lanteri e Novothny.
Il Frosinone è come stordito. Forse si interroga: ma questa squadra non è forse quella che occupa il penultimo in classifica? Dopo trentasei minuti esatti di gioco, gli azzurro stellati potrebbero mettere la parola fine alla gara e stendere definitivamente gli avversari che sono come imbambolati. L’azione parte da Lanteri a centrocampo che serve l’avanzatissimo Deli sulla destra in sovrapposizione; il calciatore con una veronica si libera del suo diretto avversario e crossa millimetricamente al centro per Novothny che solo soletto a due passi dalla porta non riesce a mettere in rete il pallone del due a zero.
Finisce il primo tempo e i pochi temerari che affollano le scalee del “Marcello Torre” si stropicciano gli occhi: è vero o non è vero che stiamo vincendo con il Frosinone ed abbiamo malamente sprecato la palla del due a zero?
Nella ripresa il Frosinone effettua subito due cambi, forse per motivi tattici ma di sicuro per aver forze fresche in campo. Il terreno di gioco è pesantissimo e la fatica comincia farsi sentire. Forse anche la Paganese avrebbe bisogno di nuove energie, ma dove sono? chi c’è in panchina?
La partita va avanti a forza di inerzia con il Frosinone proiettato costantemente in avanti alla ricerca del pareggio e con la Paganese che, momento dopo momento, accusa la fatica nelle gambe dei suoi calciatori più rappresentativi che hanno dato tanto, forse anche troppo, nella prima parte della gara.
Il pareggio arriva in modo rocambolesco, con una sfortunata deviazione di Panariello, su tiro di Gucher, che inganna Marruocco. E poi, sul finale, come già detto, arriva anche la beffa sul diciassettesimo calcio d’angolo.
Vince il Frosinone ma non si può – e non si deve dire – soprattutto voi che la partita l’avete vista e vissuta, che perde la Paganese. Chi non è stato presente oggi si è perduto una gara esaltante e vibrante.
Forse il Paradiso non può più attendere; forse non può attendere una tifoseria che è sempre più scarsa e disamorata. Ma in un anno che ha riservato tante brutte sorprese, credetemi, è già tanto aver messo alle corde per novanta e più minuti una signora squadra costruita per vincere.
Non è molto, ma non è nemmeno poco.

Nino Ruggiero

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