Come prima, peggio di prima

Così è, anche se non vi pare
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Al peggio non c’è mai fine. Chi pensava di aver già visto quasi tutto, in termini di pochezza tecnica, nella precedente gara interna con il Prato, si è dovuto ricredere. Che brutta gara quella con il Lecce!
Si incontrano due squadre completamente diverse nella loro struttura tecnica. Due squadre costruite con criteri diametralmente opposti. L’una, la Paganese, imbottita di giovani di belle speranze per contenere al massimo i costi di gestione; l’altra, il Lecce, infarcita di calciatori di buon lignaggio, ancorché esperti della categoria per tentare ancora una volta – dopo la beffa dello scorso anno nei play-off – la riconquista della serie B. Criteri opposti, dicevo, ma inizio stagione amara per entrambe la squadre situate negli ultimi posti di una classifica che quest’anno serve a ben poco, in assenza di retrocessioni.
Gara deludente su tutti i fronti; ecco spiegata subito anche la precaria classifica dei salentini.
Ma guardiamo alle cose di casa nostra perché sono quelle che più ci interessano, o per meglio dire continuano ad interessare – nonostante le continue delusioni – quel manipolo di temerari che ancora affolla le scalee del “Marcello Torre”.
Gioca male la Paganese; se possibile, ancora peggio della gara con il Prato. Non c’è mai una manovra lineare che contraddistingue il suo gioco; al secondo passaggio la trama si interrompe; ogni calciatore sembra recitare un copione mai letto; i rilanci dalla difesa, cui si ricorre prevalentemente, sono fatti sempre verticalmente, praticamente in faccia agli avversari; mai un rilancio decente sulle fasce laterali per scavalcare la munita difesa pugliese.
Il Lecce punge in avanti e si fa subito intraprendente; è bravo il portiere Volturo ad intervenire in un paio di occasioni per sbrogliare delle serie minacce. La partita è una di quelle gare già viste, forse la peggiore, ed è logico, quasi naturale, che più di un benpensante – soprattutto a fine gara, a mente più lucida – interroghi la sua coscienza e si chieda se è ancora il caso di continuare ad assistere a spettacoli di tal genere.
Cerchiamo di fare un discorso serio. Il progetto Trapani, che prevedeva l’allestimento di una squadra giovane che costasse poco e poco incidesse sul bilancio della società, non era e non è sbagliato, considerato che quest’anno non ci saranno retrocessioni. Ma i giovani – è storia vecchia e non lo scopriamo oggi – hanno bisogno di avere delle guide, degli esempi, devono sentirsi protetti in campo, devono avere punti di riferimento; così possono crescere, imparare, fare tesoro di esperienze dirette, di quelle che si vivono a contatto di gomito con “volponi” della sfera di cuoio, non possono essere mandati allo sbaraglio. Oggi questi riferimenti la squadra non li ha e ha solo i connotati di una squadra “primavera”. Credo che tutto questo il presidente Trapani lo abbia valutato nel momento in cui ha ingaggiato Maurizi e voglio sperare che lo stesso tecnico abbia accettato l’incarico ricevendo opportune garanzia in tal senso.
Al momento la squadra è assolutamente priva di quel minimo di esperienza che avrebbe potuto accompagnare qualche giovane di belle speranze, a cominciare dalla difesa che soffre l’assenza di un elemento carismatico; perché, guardate, le personalità non si inventano: un calciatore o è un leader o non lo è. E la difesa, più ancora di altri reparti, necessita sempre di un elemento di grande levatura professionale, con tutto il rispetto possibile per calciatori come Pepe e Panariello che in campo, quando schierati, danno il massimo sotto il profilo dell’impegno e della professionalità.
Il discorso vale anche per il reparto di centrocampo; non so se il neo arrivato Giampà riuscirà a dare geometria e senso tattico in un settore dove sembra regnare l’anarchia più completa, dove non ci sono punti di riferimento di rilievo, dove non si riesce a costruire un’azione che sia una. Non ho sotto mano gli appunti che di solito si prendono in una partita di calcio, ma mi pare di ricordare che il portiere del Lecce non sia stato mai impegnato e che addirittura – nei due tempi – non si sia battuto un solo calcio d’angolo nell’area salentina. Forse anche questo può dare l’idea di quanto sia stata evanescente la pressione offensiva dei calciatori azzurro-stellati.
Non so aggiungere altro e credo che sia del tutto pleonastico dire ancora quelle poche cose che ho già detto abbondantemente anche in note precedenti.
Nino Ruggiero

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