Undici sono loro, undici siamo noi

Così è, anche se non vi pareOLYMPUS DIGITAL CAMERA

Questa settimana dirò poche cose, senza dilungarmi troppo, perché credo che le cose da dire siano poche.
Il mio concetto di squadra è su una linea diametralmente opposta a quanto viene attualmente espresso – io dico goliardicamente, per non dire altro – sul rettangolo di gioco.
Ogni squadra dovrebbe fondare le sue certezze su elementi di sicura affidabilità, oltre che su una difesa che deve rappresentare il punto di partenza per ogni possibile traguardo. E non mi pare che l’attuale difesa, male protetta dai centrocampisti che pure dovrebbero fare opportuno filtro, possa far dormire sonni tranquilli.
I giovani, sì i giovani, d’accordo; ma, con tutto il rispetto possibile per un progetto che deve tener conto di costi aziendali, mi pare di poter dire che non si può fare a meno dell’elemento “esperienza”, almeno nei punti cardini di uno schieramento, non foss’altro che per dare riferimenti certi almeno a difesa e centrocampo, apparsi i reparti più vulnerabili dell’intero schieramento. Si dice spesso: “undici sono loro, undici siamo noi” perché il calcio ha sempre insegnato che la palla è rotonda e non sempre vincono i migliori. Ma qua siamo di fronte ad una squadra di giovincelli, con un’età media di vent’anni o su di lì, quasi una “primavera”.
Non metto e non voglio mettere in discussione la bontà tecnica dei tanti giovani che costituiscono la rosa della squadra, ma è arcinoto che senza la guida in campo di un paio di vecchie volpi, non si va da nessuna parte. Non dico altro e non mi addentro in argomenti tecnico-tattici, che pure meriterebbero un approfondimento, perché al momento, con gli elementi a disposizione, sicuramente encomiabili per buona volontà, è proprio difficile parlare di schieramenti.
Stiamo vedendo, purtroppo, le scene di uno di quei film già visti ma che vorresti con un finale diverso; una trama conosciuta, attori forse meno, con un regista consapevole del materiale umano a disposizione. Gira gira, il finale è sempre lo stesso. Tre gare, tre sconfitte senza un briciolo di “ma”, di “se” e di “però”.
Anche l’Ascoli, come il Pontedera sette giorni fa, prende, incarta e porta a casa. Non si dannano l’anima i bianconeri marchigiani per portare a casa il risultato pieno, ma fruiscono graziosamente di un ennesimo regalo difensivo di una retroguardia, quella azzurro stellata, quasi sempre presa d’infilata da rapidi e ficcanti contropiede. Due volte prende palla Pestrin nella sua metà campo e due volte con un lancio millimetrico mette in ambasce la difesa paganese: la prima volta, con difesa completamente sbilanciata in avanti, sul filo del fuorigioco, pesca Tripoli sulla sinistra che solo davanti a Volturo manda incredibilmente a lato; la seconda, sempre a difesa aperta, senza protezione alcuna, lancia lo stesso Tripoli sulla destra che stavolta è graziato dalla disinvolta marcatura di Perrotta ed infila l’incolpevole Volturo con un chirurgico rasoterra in diagonale.
Fa poco, invece, la Paganese e quel poco che fa risulta pure disordinato ed inconcludente.
Si attendeva con fiducia l’innesto di Novothny al centro dell’attacco, quasi una manna piovuta dal cielo, ed in verità il ragazzo, ben piantato fisicamente, ha mostrato doti di combattente ed una buona predisposizione al gioco di sfondamento. Però non è mai stato servito a dovere e spesso e volentieri addirittura è stato costretto ad indietreggiare per dare una mano nei momenti del bisogno. Non parlo degli altri perché quasi tutti hanno giocato al di sotto della sufficienza se si eccettua forse Deli, apparso mobile ed incisivo in più di un’azione.
Non è un buon momento. Forse si tratta solo di un periodo nero, ma non ne sono convinto. Resto dell’idea che la squadra, così come composta, potrà anche giocare buone partite, potrà pure mettere in evidenza qualche buona individualità, ma di punti non ne farà molti. Vorrei tanto sbagliarmi.

Nino Ruggiero

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