Le certezze e le incertezze

Così è, anche se non vi pare

gol di De Sena

Questa volta, ad onor del vero, non so da dove cominciare. E’ ancora troppo grande la delusione per un risultato bugiardo che premia – al di là dei propri meriti – il Pontedera che, in definitiva, deve solo raccogliere quello che gli è stato graziosamente donato. Forse “chi è causa dei suoi mali pianga se stesso” è il proverbio che può fotografare al meglio la gara con la compagine toscana.
Fa proprio tutto la Paganese. Fa, disfa, commette errori su errori: dà una mano generosa al Pontedera con uno sfortunato autogol, segna un gol a lungo cercato e poi, proprio alla fine, regala un grazioso calcio di rigore agli avversari di turno.
I giovani, già, i giovani. Croce e delizia, oggi per la verità soprattutto croce, per il fine palato di un pubblico che – nonostante la fame di vittoria che aleggia sempre su un campo di calcio – forse ha anche capito e condiviso il progetto societario che per ragioni strettamente contabili ed amministrativi deve essere per forza di cose oculata. Prova ne siano gli applausi decretati alla squadra durante e dopo la sfortunata gara con i toscani. Comprendere, capire, condividere sono verbi che cominciano a far parte del vocabolario dei veri sportivi paganesi, ma “regalare” è un verbo che non può appartenere alla cultura calcistica di una città che ha nel suo dna i germi repressi del successo.
I giovani vanno sostenuti ed incoraggiati; soprattutto devono giocare perché è il contatto con il calcio vero che li fa maturare. Certo, ma nel calcio ci sono anche i risultati; e non se ne può fare a meno, anche quando si gioca un campionato anomalo che non contempla retrocessioni. Se non ci sono retrocessioni, ci sono però le promozioni e – se è vero che qualcuno pensa di arrivare nella griglia delle otto squadre che nel giugno prossimo si giocheranno uno dei posti per la serie B – è anche giusto che determinate cose vadano dette.
Mi dispiace dirlo, ma credo che al momento la squadra, così come è schierata e composta, non possa andare al di là di un campionato anonimo, per non dire deludente. Intendiamoci, non perché i giovani che la compongono abbiano scarse qualità tecniche ed attitudinali. C’è però troppa gioventù in campo e la sola gioventù, per quanto di valore, nel calcio non basta. Vorrei essere smentito dal campo, ma credo che la squadra sia male assortita, nel senso che a tanti giovani interessanti e di avvenire non sono stati assicurate le spalle forti di elementi di esperienza che, messi nei posti giusti, solitamente fanno maturare e crescere proprio i giovani di talento. Certo, è sempre tutto da collegare con il problema dei costi e del bilancio societario, ma ad onor del vero, proprio perché in formazione ci sono giovani di assoluto valore tecnico e di avvenire, un po’ di esperienza in più – soprattutto in difesa e a centrocampo – non guasterebbe. Basterà l’innesto del solo Panariello in una difesa apparsa piuttosto ballerina in più di una occasione? L’interrogativo sarà sciolto nelle prossime tornate. E poi ancora: Velardi è l’elemento giusto per guidare un centrocampo apparso senz’anima pensante? Qualche dubbio credo debba averlo lo stesso Maurizi se nella ripresa ha schierato Martinovic, elemento più portato all’offesa che alla costruzione, al posto dell’ex foggiano lasciando il povero Franco da solo a gestire gli affari del centrocampo.
Nel calcio si fa sempre un gran parlare di moduli, con numeri che dovrebbero esprimere gli schieramenti tattici; credo che in pochi si siano accorti di un 3-4-3 invece che di 3-5-2; numeri da lavagna, da teorici incalliti, destinati a naufragare impietosamente davanti ad un calcio vero fatto di sudore e di sacrifici che premia soprattutto i valori tecnici ed agonistici.
Tutti invece si sono accorti che la squadra ha giocato un primo tempo così così, seguito da un secondo tempo generoso ed arrembante meritevole di maggiori fortune. Tutti hanno visto e notato che, soprattutto nel primo tempo, c’è stato scollamento nei reparti; che la squadra non ha macinato gioco nella zona di centrocampo; che si è preferito quasi sempre il lancio lungo in avanti per cercare la velocità e la buona predisposizione allo scatto di Nascimento, detto anche William, che, fin che ha avuto fiato, è risultato essere una vera spina nel fianco della difesa avversaria. Tutti hanno visto e notato che gli schemi da calcio d’angolo vanno rivisti ed aggiornati; che significato tattico può avere un tocco laterale dalla bandierina per un elemento che comunque poi cerca di rimettere il pallone al centro? non ci sono forse colpitori di testa? nell’affermativa, non è la stessa cosa se poi il pallone viene scodellato ugualmente al centro? Misteri.
Le impressioni sulla prestazione della squadra non sono catastrofiche, al di là del risultato. Posso dire di aver visto alcune buone individualità. Tutto da verificare, invece, il discorso tattico che al momento risulta raffazzonato ed improvvisato. La difesa ha presentato uno Svedkauskas già in buona forma anche se l’intesa con i compagni di reparto è ancora tutta da formare. E’ la fascia sinistra dello schieramento che convince poco. Amelio dimostra di avere un sinistro di tutto rispetto ma incide poco in avanti; per giunta, quando si fa vedere, non viene mai servito e di conseguenza la fascia sinistra vive solo sugli spunti di Deli che ha buoni numeri ma che deve crescere ancora in scaltrezza e senso di squadra. A destra, Monopoli, affiancato ed assistito da un Meola già in smaglianti condizioni, gioca un’onesta partita senza strafare. Problemi, invece, al centro dell’area con Toppan e Perrotta apparsa come una coppia male assortita.
Le note positive sono per Franco, bravo ad assistere la difesa nei momenti critici della partita; per Meola, che ha personalità, intelligenza e senso tattico non comune; per Nascimento William, che deve solo entrare presto in forma perché le qualità tecniche non gli mancano; per De Sena, in ultimo, una piccola indomabile zanzara, encomiabile per impegno e per dedizione alla maglia. Su questi elementi Maurizi dovrà costruire le sue certezze.
E adesso pensiamo già all’Ascoli che vedremo all’opera domenica prossima al “Marcello Torre”.
Nino Ruggiero

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