Le partite che non dovrebbero finire mai

Così è (anche se non vi pare)

scarpa

Ci sono partite che non dovrebbero finire mai; dovrebbero durare in eterno perché – dopo delusioni cocenti e prestazioni insipide – una vittoria tanto copiosa, tanto bella, tanto eclatante e tanto meritata può farti fare pace con il calcio e conciliarti anche con le difficoltà della vita. Piove a catinelle sul “Marcello Torre”. La partita è finita. Ma c’è poca voglia di sloggiare da parte dei soliti fedelissimi della Paganese. “Me la voglio godere fino in fondo – ammicca uno di quelli che pioggia o non pioggia, freddo o non freddo, è al solito posto, in mezzo ai soliti irriducibili – starei qui tutta la notte. E chi si muove di qua!…”.
Volti felici, sorridenti, gioiosi; continua a cadere impietosa la pioggia ma sono in tanti a restare al proprio posto. Vogliono tributare un doveroso ringraziamento ai ragazzi in maglia azzurro-stellata, ma vogliono anche commentare la partita, vogliono essere certi di quello che hanno visto i propri occhi; una specie di “sogno o son desto?”, dopo qualche cocente delusione maturata negli ultimi tempi.
Bello il colpo d’occhio, lato distinti, sotto le telecamere di mamma Rai, qualche minuto prima dell’inizio. Coreografia bella, anche spartana, ma molto originale.
Grassadonia deve mischiare ancora una volta le carte; le assenze di Marruocco, Calvarese e Ciarcià non sono da poco. Gioca dal primo minuto Pepe in difesa con compiti particolarmente impegnativi: dovrà mettere la museruola a Biancolino, detto “il pitone”; lo farà in modo puntuale e preciso tanto è vero che l’attaccante irpino alla fine risulterà fra i “non pervenuti”. Fusco, invece, si dedica quasi interamente all’altro attaccante di peso, Castaldo, e lo fa con la solita professionalità e bravura. Fernandez è chiamato a chiudere tutti i varchi difensivi, lui che è atleta eclettico buono per ogni tipo di situazione tattica.
Il centrocampo presenta la novità Franco al fianco dei soliti Romondini e Soligo. Il ragazzo gioca da veterano incallito. Tocchi e posizione da scolaro diligente; mai un passo più del dovuto; intelligente gestione del pallone, un tocco e via oltre ad una buona predisposizione per la fase difensiva. Se ne avvantaggia Romondini che gioca una delle partite più intense dall’inizio del campionato. Sarà anche una moviola, come si affanna a dire qualcuno che sa poco di calcio, ma Romondini, quando viene ben assistito, una volta in possesso di palla, rappresenta l’unica vera luce nella manovra della squadra.
Il guaio sapete qual è? Ve lo dico subito: ci siamo talmente abituati a vedere un calcio razzolante e gladiatorio che non ci rendiamo nemmeno più conto di cosa significhi avere tra le propria fila un cervello pensante che da del “tu” al pallone e che lo spedisce dove vuole; poi, quando le cose vanno in un certo senso, nei momenti critici di una gara difficile da sbrogliare, ci lamentiamo di non avere un uomo d’ordine che sappia dare personalità alla squadra.
Soligo comincia a destra dello schieramento, in una insolita posizione, per dare profondità alla squadra che ne ha poca da quelle parti; nella seconda parte della gara, invece, riprende la sua abituale posizione mentre Franco va ad occupare la corsia di destra senza mai affondare, viste le sue caratteristiche, ma giocando il solito calcio essenziale e pulito; mai un passo più del dovuto, nessuna iniziativa personale di carattere individualistico.
Gran primo tempo. L’Avellino si intruppa al centro e lascia le due corsie, quella di sinistra e di destra poco guarnite. La filiera di sinistra con Nunzella e Tortori funziona alla grande. Comincia benissimo il piccolo attaccante romano, infilandosi bene fra le strette maglie della difesa avellinese; poi cala man mano fors’anche a causa del terreno particolarmente pesante. Nunzella è, come al solito, dirompente sulla fascia di competenza. Si propone spesso in avanti e lo fa con cognizione di causa con un sinistro che non tradisce e che conosce bene la via del cross. L’ex leccese è oramai una realtà – altro che under! – perché sa interpretare alla perfezione il ruolo che Grassadonia gli ha ritagliato sulla fascia sinistra.
In avanti Caturano è in giornata di grazia, si trasforma in una specie di bulldozer travolgitutto; su quel tipo di campo sembra un invitato a nozze. Fa valere la sua possanza fisica e uno straordinario momento di forma. Corre su tutti i palloni che gravitano in avanti, una volta a destra, una volta a sinistra e dimostra anche di avere buona dimestichezza con il gol. Meno bene Girardi al centro dell’area; più macchinoso il suo incedere, ben coperto com’è tra due mastini di area che non gli danno respiro.
Come capita assai spesso nel calcio, gioca meglio la Paganese, ma segna l’Avellino. Pallone perduto in malo modo a centrocampo, rapido capovolgimento di fronte e gol chirurgico a fil di palo rasoterra.
Nel secondo tempo, un’altra partita e un’altra Paganese. Entra Scarpa al posto di Tortori e la manovra si velocizza. L’Avellino intuisce di dover rafforzare la sua fascia destra di difesa, ma deve fare i conti con uno Scarpa letteralmente scatenato come capita da qualche tempo, soprattutto nelle partite importanti. Caturano è più reattivo ancora e sprizza forza agonistica da tutti i pori; si catapulta continuamente su ogni pallone, anche su quelli che sembrano perduta: è una forza della natura. Arriva così, naturalmente, il gol del pareggio; poi quello del due a uno, del tre a uno ed anche quello del quattro a uno.
Grande partita, grande Paganese. Ci stropicciamo ancora gli occhi a fine gara. Emozioni non finire; quelle che mancavano da qualche tempo. E poi inevitabili considerazioni: c’è una vera Paganese? O meglio: qual è la vera Paganese, quella di Benevento e Perugia o quella vista all’opera contro Nocerina e Avellino?
Solo un’improbabile risoluzione dell’inquietante interrogativo potrebbe dire una parola definitiva sul ruolo che la squadra potrà recitare nell’attuale campionato. Grassadonia, tecnico serio e preparato, dovrà interrogarsi a fondo e – conseguentemente – fare qualche scelta tecnica per cercare di quadrare meglio il cerchio con l’attuale rosa disposizione. Oramai, la squadra è quella che è perché non sono previsti nuovi innesti. Solo un consiglio: guardiamo, come sempre, in alto, ma non scordiamoci di guardare anche in basso.
Come nella vita.

Nino Ruggiero

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