Zero piccioni anche con Fava

Così è (anche se non vi pare)

colpo di testa di Fava e parata di SepeIl Pisa è una signora squadra; ma la Paganese – secondo tempo a parte – non è da meno.

Materia difficile il calcio, sempre più difficile da interpretare, sempre più imbarazzante da decifrare. Giochi un primo tempo spumeggiante, crei tre-quattro limpide occasioni da rete, trovi sulla tua strada un portiere in grande giornata, mostri anche di saper cambiare ritmo e tempi alla partita; ma alla fine della prima frazione di gioco ti trovi con un pugno di mosche in mano.

E’ la Paganese a giocare un primo tempo entusiasmante. Sepe para l’impossibile, prima su tiro di Tortori che scambia alla perfezione con Fava; poi va a neutralizzare con un gran volo un colpo di testa ravvicinato dello stesso Fava. Brutto periodo per Fava. Non bastava il portiere del Prato che domenica scorsa gli aveva negato la gioia del gol con una parata miracolosa; no, ci voleva anche Sepe, bravo e fortunato allo stesso tempo, a neutralizzare un pallone indirizzato con precisione in fondo al sacco. Vuoi vedere che siamo troppo bravi e sbagliamo proprio perché siamo precisi? Già, sembrerà strano, ma più i palloni, in zona gol, nell’area piccola, vengono colpiti in modo “sporco” e più sono micidiali; e noi, purtroppo, siamo sempre precisi, anche troppo, manco dovessimo centrare sempre in pieno il bersaglio, cioè il portiere…

Buon primo tempo, dicevo, all’altezza delle aspettative della vigilia, Squadra tosta, sicura del fatto suo, per niente intimorita da un Pisa dal pedigree di tutto rispetto. I garretti sono sani, il vigore atletico non difetta e i ritmi sono quelli giusti per mettere in ambasce una difesa che soprattutto sulle fasce laterali non sembra poi così tetragona. Franco sostituisce Soligo nel ruolo e nei compiti e lo fa con inaspettata autorevolezza, con il piglio di un veterano, lui che ha appena compiuto ventanni. Romondini e Franco iniziano a spron battuto, supportati a turno da Scarpa e da Tortori che sono, per quanto ovvio, più bravi nella fase di proposizione del gioco che in quello di interdizione. Buona Paganese, buon gioco, ma niente gol.

Puntavamo molto sull’attacco all’inizio del campionato. Puntavamo sull’Orlando dello scorso anno, quello che sembrava poter spaccare il mondo, un attaccante capace di superare ampiamente la doppia cifra; puntavamo su Orlando e i suoi fratelli, quasi a parafrasare Rocco dell’omonimo film: puntavamo su Fava, su Girardi, su Caturano. Già! puntavamo e puntiamo ancora, per la verità, ma il gol – che sembra un riluttante invitato particolare – tarda ad arrivare con la puntualità di una volta.

Altri campionati – starete già sentenziando – altra serie, altra categoria, altri interpreti. Forse è anche così. La verità è che una volta c’è la bravura del portiere, un’altra volta si pecca di precisione o si è fin troppo precisi, se volete, e il gol, che rappresenta l’essenza di una partita di calcio, non arriva. Non arriva il gol e mette in crisi anche tutto l’apparato tattico della squadra che – come nel caso della partita con il Pisa – continua a giocare a sprazzi nella zona centrale del campo e solo quando ne ha l’opportunità, nella fase di possesso palla, distribuisce anche buona linfa vitale all’attacco. Ma si può giocare sempre a sprazzi, soprattutto quando si incontra una squadra come il Pisa, quadrata, ben disposta in campo, e che è sempre in superiorità numerica quando mantiene il possesso del pallone?

Brutta e preoccupante la seconda parte della gara. La squadra non sembra più quella che ha fatto stropicciare gli occhi per la sua verve e per la facilità di presentarsi in zona gol. C’è anche il Pisa, in campo, è vero, che è una squadra di tutto rispetto, ma è l’organizzazione di gioco della Paganese che viene meno quando i muscoli cominciano a diventare duri, quando l’acido lattico comincia ad affacciarsi nei muscoli di chi non ha i novanta minuti nelle gambe. A centrocampo si balla davanti alle geometrie disegnate da Mingazzini, Rizzo e Favasuli che s’intendono a meraviglia. In inferiorità numerica, con i soli Romondini e Franco a sostegno di un reparto che avrebbe bisogno di altri fustelli, la Paganese sembra accusare il colpo.

Fermi subito con i numeri, voi che parlate di 4-4-2, di 3-5-2, come se fossero numeri al lotto! fermi con questi benedetti numeri che dovrebbero indicare lo schieramento tattico da interpretare, perché andremmo subito fuori strada e faremmo solo un discorso accademico che non porta da nessuna parte.

Sarà il caso, invece, di affermare, una volta per sempre, che una squadra che intende dire la sua autorevole parola in un campionato difficile ed equilibratissimo deve per forza di cose guardare a un equilibrio tattico. Cosa voglio dire? Soltanto che se si ha in formazione un elemento dall’elevato tasso tecnico, come Romondini; se si vuole che la squadra giri appieno e che venga presa per mano nella fase più delicata del suo gioco, quello cioè di non possesso, deve giocoforza ricorrere ad un adeguato filtro nella zona nevralgica del gioco, davanti alla propria difesa. Perché, guardate, questo è un campionato difficile, un campionato che annovera fior fiori di calciatori che hanno calcato terreni di massima serie: non puoi permetterti di giocare goliardicamente con un “tutti all’attacco, miei prodi!”. Puoi anche farlo, giudiziosamente, alzando notevolmente il baricentro del gioco quando le gambe ti rispondono al massimo e l’avversario si rintana nella sua metà campo; ma in questo caso l’assalto a Fort Apache comunque non può durare per tutto l’arco di novanta e più minuti. Lo puoi anche fare, gambe permettendo, in casi estremi, in qualche arrembante finale di partita, ma l’equilibrio tattico va sempre e comunque salvaguardato. Le squadre che devono puntare in alto devono avere non solo elevati mezzi tecnici, ma anche e soprattutto equilibrio tattico.

Torno alla prestazione del secondo tempo che è quella che più deve preoccuparci per il futuro. Squadra spompata e sfilacciata nel suo insieme. Tanto di cappello a Franco, elemento giovane e ben dotato sotto tutti i punti di vista, ma un solo elemento a supporto di quello che deve essere inteso come il faro della squadra, quando le forze cominciano a mancare, ho l’impressione che non basti. Se Romondini è il sole della squadra, è necessario che sia supportato da vigorosi satelliti; il sole non può illuminare e allo stesso tempo girare. Allora ecco che il meccanismo si inceppa e si rischia grosso man mano che la partita va avanti e le energie diventano minime. Quando il centrocampo va in crisi, ne risente anche l’apparato difensivo, è ovvio. E allora il filtro davanti alla difesa andrebbe curato con elementi che corrono e che sono veri e propri rubapalloni.

Dicevo di Franco. Buona e incoraggiante per il futuro la sua prova fino a quando le energie lo hanno sorretto; ha denotato buona personalità, a dispetto della giovane età, sicurezza e intraprendenza. Vorrei vederlo a fianco di un Soligo finalmente in palla, oltre che alle “dipendenze” di un illuminante Romondini. Lo vedremo mai un centrocampo del genere?

Grassadonia deve decidersi. Un teorico gioco spumeggiante, con attaccanti sguinzagliati in avanti alla ricerca del gol, non sempre paga. Un sistema di gioco del genere dovrebbe prevedere di segnare sempre un gol in più dell’avversario. Ma chi te li dà, chi li ha visti mai – direbbe l’Eduardo di Miseria e Nobiltà – questi benedetti gol? Una cosa è la teoria, un’altra la pratica; meglio allora puntare sulla sostanza, meglio puntare sull’equilibrio e sulla solidità innanzitutto di una difesa ben protetta da un solido centrocampo. E’ calcio di altri tempi? Chiamatelo come volete ma io guardo al sodo; il fumo lo lascio agli altri.

Mi sono allungato più del solito ma non intendo fare trattati sul calcio che è pur sempre materia opinabile e soggettiva.

Una parola però vorrei spenderla sulla prestazione di Girardi, dopo aver detto di Franco, i due elementi di novità della formazione. Il centravanti, bersaglio di facili critiche forse anche perché caricato di responsabilità e di attese più grandi di lui, non ha deluso. Ha cominciato benissimo; ha cercato spazio, ha ingaggiato duelli aerei in virtù di una stazza fisica imponente e non sempre li ha perduti pur avendo a che fare con due implacabili francobollatori. Ha poi commesso un errore di valutazione quando, potendo servire Scarpa sulla sinistra, ha cercato l’azione personale, dribblando pure il suo uomo ma dovendo poi fare i conti con uno smaliziato Mingazzini nella fase di disperato recupero. Girardi può e deve dare molto alla squadra; ma – a mio parere – non può giocare spalla a spalla con Fava quando non arrivano palloni dalle fasce. Il duo Fava-Girardi può anche giocare ma dovrebbe essere servito in continuazione da cross effettuati da fondo campo. Li avete visto questi cross? Io no.

Chiudo con la morte nel cuore pensando al derby Nocerina-Paganese. Che tristezza queste porte chiuse! Facciamoci tutti un bell’esame di coscienza, forse capiremo meglio il difficile momento.

Nino Ruggiero

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