Ecco perché il calcio è il gioco più bello del mondo

Così è (anche se non vi pare)

Se ve ne siete tornati con i vostri piedi a casa dopo la gara con il Fano significa che avete superato alla grande l’esame della coronarie; avete una salute di ferro e le emozioni, per quanto forti, vi fanno un baffo.
Emozioni, il sale della vita. Che ve ne fate di una partita piatta, anche giocata bene, dall’esito scontato? Già, esito scontato! Ma quale scontato? Prima della partita con il Fano in molti guardavano già alla gara con l’Arzanese. “Dobbiamo ancora fare sei punti in due gare – dicevano – tre li prendiamo con il Fano, gli altri tre li dobbiamo andare a prendere in trasferta ad Afragola.”
I calcoli si fanno sulla carta. Il campo ragiona diversamente e ragiona con il sudore della fronte, con l’agonismo, con la forza che hai nelle gambe. E’ bello il gioco del calcio! Quando perdi per zero a uno, quando sembra tutto deciso, tutto scontato, quando mancano pochi minuti alla fine, basta una giocata di fino, un’invenzione, una magia per farti scordare tutte le “litanie” pronunciate anche ad alta voce per l’intera gara.
E’ uno! arriva il pareggio ma tutto sembra inutile perché un solo punto non basta. Ma è quasi finita. L’arbitro decreta quattro minuti di recupero che sembrano volare. Ecco siamo proprio agli ultimi secondi. Palla a Tricarico sulla sinistra; potrebbe crossare di sinistro ma vuole essere più preciso, si gira, si porta il pallone sul destro ed effettua il cross della disperazione. Esce il portiere, quasi arriva sulla traiettoria, che è tesa al punto giusto, ma non tocca il pallone che prosegue la sua corsa sull’altro versante di attacco; sull’invito – che non si può rifiutare – arriva come una catapulta Fusco e di piatto insacca senza pietà.
E’ il finimondo, in campo e sugli spalti; la mente di tanti torna indietro nel tempo e focalizza il gol di Izzo nell’indimenticabile gara con la Reggiana di anni addietro.
Paganese-Fano è una di quelle gare che non potrai mai dimenticare finché vivi; una di quelle gare che evidenzia l’essenza del gioco del calcio. Mai niente di scontato, mai niente di definito; si vince, si perde, si pareggia, si soffre, è vero. Ma volete mettere la gioia di un risultato acciuffato per i capelli quando tutto sembra deciso, beffardamente deciso?
E chi se lo ricorda più adesso l’errore commesso da Giglio a centrocampo che – unitamente ad uno sciagurato senso di posizione di tutta la difesa – aveva consentito una ripartenza solitaria di quaranta metri con relativo gol del Fano? Chi se la ricorda più la scadente esibizione di Galizia che non è più quello delle prime gare di campionato? Ma chi volete che ripensi ad uno schieramento tattico arrangiato con un centrocampo sempre in inferiorità numerica nei confronti di avversari per niente disposti a recitare la parte dell’agnello sacrificale?
Una partita quella tra Paganese e Fano assolutamente vietata ai sofferenti di cuore; un finale da thriller, degno di un uno dei migliori film di Alfred Hitchcock  o di Dario Argento, disegnato da un destino che quest’anno pare divertirsi come quei folletti dispettosi delle fiabe, quelli che non si vedono, ma si sentono e fanno “schiattiglie” a non finire.
Riviviamoli quei momenti che fanno storia.
Stadio “Marcello Torre”, quarantaquattresimo minuto del secondo tempo. Risultato fermo sullo zero a uno per il Fano. Visi stralunati e rassegnati sugli spalti: la partita sembra stregata. Spinge come un ossesso sulla corsia di sinistra Agresta che non si ferma mai; ma non c’è un varco che si apre nella guarnitissima difesa ospite. Di testa, di piede, di anticipo, anche con affanno, c’è sempre qualcuno che allontana il pallone che danza da tempo nell’area marchigiana. E’ un monologo continuo di parte azzurro-stellata ma la retroguardia avversaria non dà cenni di cedimento.
La Paganese non demorde e ce la mette tutta; forse più con il cuore che con le gambe. Dopo un primo tempo penoso sotto l’aspetto caratteriale, adesso l’azione offensiva è tambureggiante.
Nel momento della disperazione, con l’orologio che batte inesorabilmente e impietosamente gli ultimi minuti di gioco, ecco il miracolo. Ecco il coniglio estratto a sorpresa dal cilindro del prestigiatore. Fa tutto da solo in piena area Fava: finta, contro finta, portiere avversario a terra e pallone letteralmente accompagnato in porta con una bordata da due passi, a mo’ di liberazione. Ecco il Fava che tutti vogliamo vedere all’opera; ecco il giocatore che incanta con una giocata degna del suo illustre passato.
“E’ quasi finita, accidenti! se solo avessimo segnato un po’ prima…”
– mi fa il mio amico Pasquale, fedele compagno di viaggio per l’intero campionato vissuto gomito a gomito sempre sistemati allo stesso, identico posto. Siamo tutti in piedi oramai mentre l’arbitro decreta un recupero di quattro minuti. D’istinto, mi viene da esorcizzare gli eventi: “Aspetta, non è finita; pensa che domenica scorsa l’Aprilia a due minuti dalla fine perdeva per zero a uno. Poi ha vinto per due a uno nel recupero…”
Non aggiungo altro, forse si trova a passare un angelo compiacente, come ci piace dire dalle nostre parti, e dice amen.
La partita, e lo dico soprattutto a beneficio dei tanti assenti per svariati motivi, non è stata bella. Ma dopo un campionato poco esaltante non si potevano pretendere miracoli. La Paganese ha scontato più del previsto le contemporanee assenze di Niglio e di De Martino a centrocampo e di Scarpa infortunatosi proprio nei primissimi minuti di gioco. Apprezzabile però la gara di Neglia sulla fascia che è sempre riuscito a svolgere con grande impegno e sacrificio sia la fase difensiva che quella propositiva. Buona finalmente la prova di Balzano, tornato ai livelli della prima parte del campionato e più che buona soprattutto la gara di Agresta che è stato il più continuo ed il più efficace soprattutto quando si è trattato di affondare i colpi sulla fascia sinistra dell’attacco.
La difesa ha dato poche preoccupazioni e si è fatta trovare impreparata solo in occasione del gol del Fano, ma nell’occasione, a dire il vero, è stato il filtro di centrocampo che è mancato del tutto.
Preoccupa un tantino lo stato di forma di due atleti che pure erano state le carte vincenti in tante gare. Parlo di Luca Orlando e di Galizia. I due non hanno più lo smalto dei giorni migliori; non so se il fatto sia attribuibile ad un fattore psicologico o se invece ci sia qualche problema di ordine fisico che non li fa esprimere al meglio.
Per intanto bisogna guardare all’ultimo impegnativo incontro contro l’Arzanese che si giocherà a Frattamaggiore.
Stavo per concludere il mio settimanale impegno, quando mi arriva una notizia sconvolgente, addirittura più sensazionale della vittoria acciuffata per i capelli con il Fano. Tante ne ho vissute che nessuna notizia mi fa più impressione nel mondo del calcio; è quantomeno clamoroso però che – ad un turno dalla fine – sulla panchina torni a sistemarsi Grassadonia.
Non so da cosa sia scaturita questa decisione che lascia interdetti.
“E’ morto il re, viva il re!”
esclamava il popolo tanti anni fa quando c’era una successione al trono. E’ la seconda volta, se la memoria non m’inganna, che Palumbo riceve il benservito quando meno se l’aspetta.
Cose del calcio e della vita. Ogni commento potrebbe essere controproducente e inopportuno.
Adesso – a novanta minuti dalla fine delle normali ostilità – so solo che siamo in ballo e dobbiamo ballare. Scegliamo un ballo moderno, svelto, ritmato e coinvolgente.Un ballo che ci porti diritti diritti ai play-off.
Nino Ruggiero 

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