Non ci resta che vincere

Così è (anche se non vi pare)

Va proprio tutto a rotoli come nelle peggiori tradizioni calcistiche degli ultimi anni. Non bastava una sconfitta ad Aversa che ancora brucia. No, ci voleva pure la vittoria dell’Aprilia al fotofinish su una sorprendente Isola Liri. “Aver compagni al duol scema la pena”, avrebbe sentenziato il poeta in caso di una sconfitta in contemporanea dell’Aquila e dell’Aprilia per lenire in un certo qual modo l’amarezza del momento.

Ma che diavolo vuoi lenire! Va male per la sconfitta, va ancora peggio per l’incalzante e imperioso cammino di Gavorrano e Aprilia che non conoscono ostacoli.

Adesso, dopo l’ultimo turno, per la prima volta dall’inizio del campionato, la Paganese è fuori dalla griglia dei play-off.

Questo è il calcio: devi saper contare solo sulle tue forze, se le hai. Inutile guardare da interessati alle disgrazie degli altri quando le tue le hai sempre a portata di mano. E’ triste, ma è così.

Ad Aversa, senza entrare nel merito tecnico-tattico della partita, come solitamente faccio quando non ho elementi per farlo, probabilmente si sono infranti i sogni e le speranze di arrivare a giocarci la promozione in Prima Divisione. La matematica però non ci condanna e basterebbero due vittorie nelle due restanti gare per arrivare al traguardo di minima fissato a inizio campionato; ma dopo il deludente risultato di mercoledì scorso, credetemi, come diciamo dalla nostre parti, se ne sono cadute le braccia.

Tutta la grinta, tutta la determinazione, tutta la voglia di arrivare al risultato, tutta la forza d’animo messa in campo da parte dell’Aversa me la sarei aspettata, pardon, ce la saremmo aspettata invece dalla Paganese, attesa alla prova della verità dopo le ultime incoraggianti esibizioni.

Fa rabbia pensare che ai padroni di casa un pareggio sarebbe andato bene, visto che dovevano solo racimolare un punto per essere tranquilli e per salvarsi matematicamente. Ma si sa, l’appetito viene mangiando e quando gli aversani hanno capito di avere a che fare con un’avversaria molle e che non riusciva a controbattere efficacemente la loro azione, hanno pensato bene di darci dentro e di puntare dritto alla vittoria.

Ma chi aveva più motivazioni: l’Aversa o la Paganese? E ancora: bastano le motivazioni a fine stagione per arrivare al successo? O, infine, sono le gambe che non rispondono più alle varie sollecitazioni atletiche?

Chi lo sa… Una sola cosa è certa, al di là dei commenti e delle considerazioni più o meno appropriate: questa Paganese ha perduto lo smalto migliore e non riesce più a imporsi come faceva nella prima parte del campionato. Lo dicono i numeri che, per quanto freddi e odiosi, non tradiscono mai perché sono lo specchio fedele di un campionato.

Mercoledì ho avuto la ventura di incappare nella radiocronaca della partita offerta da una radio di Aversa. E allora la sofferenza è stata doppia; prima, perché la partita era vista solo in chiave normanna per una sorta di insita simpatia che un radiocronista locale ha per la propria squadra; poi, perché dalla cronaca venivano fuori motivazioni gestionali che in teoria avrebbero dovuto caratterizzare la prestazione della Paganese ma che invece sembravano patrimonio esclusivo della squadra di casa.

A fine primo tempo, per non sentire più le urla sovrumane di chi dalla postazione riusciva anche a sovrapporsi al pacato radiocronista, per evitare attacchi di fegato, ho chiuso il collegamento. Solo flash e solo collera per l’andamento generale della giornata calcistica.

Beh! adesso sappiamo che – numeri alla mano – non ci resta che vincere per sperare nel miracoloso aggancio all’ultima posizione utile per i play-off. Vincere in casa con il Fondi e vincere fuori con l’Arzanese. In tempi normali, considerando le posizioni in classifica delle due squadre, salve già da tempo, il cammino sulla carta non sarebbe stato improbo. Ma a questo punto, a due gare dal termine, bisogna fare due tipi di conti. Prima, con lo stato di forma degli uomini di Palumbo e con l’aspetto psicologico degli stessi che nel calcio spesso assume valori determinanti. Secondo, guardare inevitabilmente alle tre avversarie dirette, al Gavorrano, all’Aprilia e all’Aquila.

Niente sarebbe già perduto; come vedete uso il condizionale. Il Gavorrano domenica riposerà e avrà solo un turno ancora a disposizione nell’ultima giornata quando incontrerà in casa la Neapolis; quindi nella migliore delle ipotesi arriverà a 64 punti. L’Aquila e Aprilia si affronteranno in uno scontro diretto dal sapore del mors tua vita mea; una delle due dovrà giocoforza rimanere a secco, sempre che non ci sia la spartizione della posta in palio. E comunque una sola delle due, considerando anche una vittoria nell’ultima di campionato, potrà arrivare o superare quota 65.

In tutto questo, però, conditio sine qua non, la Paganese dovrà conquistare sei punti per arrivare a quota 65 che, per chi ama i numeri e le statistiche, è la quota che assicura la partecipazione ai play-off.

Sono solo considerazioni e calcoli probatori.

La parola finale, come sempre, spetta solo al campo.

Nino Ruggiero

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