Altro che Gavorrano! occhio all’Aprilia

Così è (anche se non vi pare)

Il rush finale che ci aspetta è degno di un film di Hitchock. Pareggia la Paganese, pareggia pure il Gavorrano, ma vince fuori casa l’Aprilia. Accidenti! e chi se lo aspettava! il colpo dell’Aprilia a Fondi mette tutti in ambasce. Da oggi sono proprio i laziali che dovremo tenere d’occhio perché – calendario alla mano – a questo punto del campionato è fuor di dubbio che la concorrenza per la conquista di un posto nei play off si è allargata.

Buona la gara disputata dai ragazzi di Palumbo contro il Catanzaro. Un primo tempo arrembante, con calabresi attestati su posizioni di studio. Stenta a decollare l’architrave del gioco in fase di appoggio e subito ti ricordi che manca Tricarico, ma l’iniziativa è sempre dei “nostri”.

Agresta partecipa alla manovra, si fa vedere in avanti per poi proporre cross dalla sinistra ma i suoi lanci sono quasi sempre imprecisi e preda della guarnita difesa ospite.

Scarpa sulla stessa corsia di sinistra è ingabbiato nella morsa Narducci-Gigliotti. Allora si sposta a destra e scambia la posizione con Neglia. Gli spazi sono ristretti: i difensori calabresi montano la guardia stretta a Orlando e Fava che sono poco coordinati nella loro azione offensiva anche se si presentano minacciosi nella loro area.

La difesa ospite sbanda più di una volta. Sbanda su punizione battuta da Scarpa conclusa da un colpo di testa di Agresta a metà strada tra un tiro in porta ed un appoggio millimetrico comunque meritevole di maggiore fortuna. Sbanda ancora di più su un invito di Fava per Orlando ben posizionato sulla destra: ma il centravanti cicca clamorosamente il tiro al volo che probabilmente in altra epoca – quando la forma e la buona sorte  lo sorreggevano – non avrebbe mancato.

Si vede poche volte il Catanzaro dalle parti di Robertiello. Intorno alla mezzora il portiere è costretto ad un intervento di grande bravura per neutralizzare un tiraccio dal limite di Ulloa. Cinque minuti più tardi, in un’azione confusa e indecifrabile, gli ospiti passano in vantaggio. Lo prendo io, lo prendi tu, tutti i difensori si guardano in faccia come intontiti mentre il pallone è lì che balla a due metri dalla linea di porta: arriva Bugatti, bello solo soletto e di testa, senza per niente scomporsi, deposita docilmente il pallone in rete e ringrazia la ditta Pastore e compagni. Colpa mia, colpa tua, vallo a capire; ma intanto gli avversari sono in vantaggio.

Secondo tempo. Il Catanzaro ha l’impressione di poter amministrare la partita. Ma deve fare i conti con una squadra punita oltremisura da un gol che definire assurdo è puro eufemismo. Sale in cattedra il duo di centrocampo Nigro-De Martino. Il primo razzola il campo; avanti e indietro senza mai fermarsi. Si fionda sugli avversari in possesso di palla, li irretisce, conquista il pallone ed imposta d’acchito, senza mai fermarsi un momento: un moto perpetuo che fa stralunare gli occhi a quanti avevano avuti dubbi sulla sua posizione di centrocampista.

Il secondo, De Martino, conferma tutto quello che di buono era stato detto nella gara con il Campobasso: testa all’insù, passo da bulldozer, quasi sradica il pallone dai piedi degli avversari. E non finisce qui: imposta, si fa vedere, chiede la triangolazione, l’ottiene. Grande calciatore questo De Martino; lo trovi dovunque ed ha una tecnica di primordine. Grandissimo poi quando al 95’ a tempo quasi scaduto da buoni quaranta metri si permette un tiro al volo degno di migliore fortuna e che il portiere del Catanzaro riesce a malapena a deviare in angolo. Dico solo una cosa e poi mi fermo per non rischiare l’adulazione: un ragazzo che si permette un tiro in porta al volo e con grande potenza da quaranta metri non è un calciatore qualsiasi. Chi s’intende di calcio non ha bisogno che aggiunga altro.

Torno alla partita. Cresce l’intensità della partita e cresce in maniera direttamente proporzionale anche la prestazione di Scarpa che intanto ha ritrovato gli spazi che tanto ama sulla fascia sinistra. Non riescono più a fermarlo, avanti e indietro palla al piede. Si catapulta in piena area quando il cronometro segna il quarto d’ora di gara e si scontra con Gigliotti che è uno dei suoi angeli custodi. L’arbitro, che è ben piazzato, fischia il calcio di rigore anche se dagli spalti l’impressione generale è che si tratti di un normale scontro di gioco.

Che facciamo: vogliamo irridere pure una decisione finalmente a favore? E poi, tanto per essere nel tema, di solito ci si lamenta per  un fallo da rigore non rilevato, non viceversa. Per concederlo, considerata la posizione che il direttore di gara aveva in campo, proprio a due passi dall’intervento, evidentemente il fallo del difensore era chiaro. Non si può spiegare altrimenti, se vogliamo continuare a credere nella buona fede di un arbitro.

Dal dischetto Scarpa calcia centralmente con tutta la forza che ha in corpo e Mengoni dà anche l’impressione di essere sul pallone, ma il tiro è troppo forte e termina la sua corsa in fondo al sacco.

Il Catanzaro le tenta tutte per riacciuffare la vittoria ma si trova davanti una Paganese determinata e cattiva dal punto vista agonistico. I cinque minuti di recupero concessi non hanno storia anzi è proprio Mengoni che ci deve mettere una pezza sul gran tiro di De Martino scoccato proprio allo scadere.

Considerazione finale. Il pareggio è risultato soddisfacente se si considera la posizione in classifica del Catanzaro. Non dimenticherei in questa ottica le tante assenze lamentate da Palumbo, costretto a portare in panchina due giovani della squadra Berretti.

La faccenda play-off però adesso si fa più seria. L’Aprilia in questa delicata fase del campionato sembra volare. Ha vinto a Fondi ed il calendario le assegna tre turni casalinghi ed uno solo in trasferta; tutto il contrario per i “nostri” che giocheranno tre volte fuori ed una sola volta in casa. Palumbo è chiamato  ad amministrare i tre punti di vantaggio in classifica, e non sarà facile. Fossi in Raffaele Trapani, in questo finale di campionato centellinerei l’impiego degli under per puntare al sodo.

Il calcolo è presto fatto: un punticino in trasferta potrebbe non bastare per le trasferte di Melfi, di Aversa e di Arzano se l’Aprilia continuerà a calzare gli stivali delle sette leghe. In questo finale di torneo, che è propedeutico alla fase più importante e decisiva dei play-off, è attesa all’opera la Paganese della prima parte del campionato, quella che vinceva senza colpo ferire anche in trasferta.

Con De Martino e Nigro in piena forma fisica la squadra potrà usufruire di tanto nerbo nella zona centrale del campo. Rientrerà Tricarico e probabilmente Palumbo lo sistemerà proprio a fianco dei due per dare maggiore consistenza ad un reparto che in più di una partita si è trovato in inferiorità numerica. Rientrerà Fusco e la difesa dovrebbe ritornare sugli standard di una volta.  Rientrerà anche Galizia e ci sarà una bocca di fuoco in più per un attacco che ha bisogno del miglior  Luchino Orlando, un ragazzo che ha speso tanto fino a questo momento.

Una vittoria in trasferta ci consegnerebbe una squadra sicura di sé.

Ci sarà, non ci sarà; una sola cosa è certa, parafrasando un vecchio detto popolare, senza vittorie in trasferta non si cantano messe. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Nino Ruggiero

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