Chi la dura la vince

Così è (anche se non vi pare)

E’ dura, ma alla fine la Paganese centra il bersaglio della vittoria proprio all’ultimo disperato assalto verso la ben guarnita difesa avversaria. Ancora Luchino Orlando ci mette lo zampino; qualche volta ci fa disperare quando fallisce gol che sembrano facili facili da realizzare, ma poi è capace di segnare gol incredibili, come quello messo a segno con il Fondi; anche da terra, dopo essere incespicato su un campo ridotto a una vera e propria fanghiglia dagli ultimi incalzanti eventi meteorologici, colpisce ancora; e sono tredici al momento.

La partita non è bella. Da un lato un Fondi ben disposto da Eziolino Capuano, una squadra attenta, spigolosa, quadrata, ben attestata sulla difensiva come nell’idea tattica del suo condottiero, ma anche una squadra che non rinuncia a giocare le proprie carte. Gioca un calcio moderno la squadra laziale; tutti indietro quando il pallone è fra i piedi dei calciatori paganesi; in avanti con giudizio, senza mai scoprirsi troppo, quando  riconquista il pallone.

La Paganese è in formazione di emergenza, lo si sapeva dalla vigilia. Palumbo mischia le poche carte a disposizione e presenta una squadra nuova rispetto al recente passato. Nigro va a formare la coppia di centrali difensivi con Pepe, a destra Balzano e Agresta sul versante opposto. A centrocampo Giglio affianca Tricarico con Galizia retrocesso rispetto al solito più a protezione del reparto difensivo e a sostegno dello stesso centrocampo. Luca Orlando è solo al centro dell’attacco, stretto nella morsa dei tre centrali Rinaldi, Conte e Tamasi; sulle fasce Neglia e Fabio Orlando.

Arranca la Paganese dell’emergenza e dell’improvvisazione e non potrebbe essere diversamente. Comincia bene stavolta Tricarico; è presente su tutti i palloni, corre, si dimena, si fa sentire dai compagni. Detta buoni passaggi, non sempre sfruttati dai suoi compagni, ma finalmente, a tratti, si rivede il giocatore di una volta e la cosa non può che far piacere. Va a corrente alternata, invece, il giovane Giglio, dotato di piedi buoni, di un buon calcio da fermo ma troppo spesso avulso dalla manovra forse perché ancora non riesce a calarsi nella realtà del calcio di Lega Pro, lui che proviene da un campionato primavera. E’ un giovane però da tenere in considerazione e fa bene Palumbo a tenerlo in caldo perché ha buone potenzialità inespresse.

Galizia è quello che si trova più a disagio nel ruolo che gli è stato ritagliato per l’occasione. Gioca a sostegno del gran lavoro svolto soprattutto da Tricarico ma si vede lontano un miglio che soffre perché gioca lontano dalla porta avversaria e non sempre riesce a “cantare e portare la croce”, come dicevano i cronisti di un tempo e come vorrebbe Pino Palumbo. Per giunta proprio la latitanza di Galizia dalla zona d’attacco penalizza non poco l’azione offensiva di Luca Orlando, isolato in avanti e preda dei famelici difensori laziali.

Per tutto il primo tempo sono pochi i pericoli corsi dalla difesa del Fondi che appare ben disposta ed agguerrita. A tutto questo aggiungetevi il fatto che gli ospiti, bravissimi a chiudere tutti gli spazi all’attacco paganese, non rinunciano alla fase offensiva ed anzi si affacciano minacciosi; capita così che a pochi minuti dalla fine del primo tempo un tiro di Bernasconi dalla distanza, su un rapido capovolgimento di fronte, colpisca la parte alta della traversa. Brividi sugli spalti, e non solo per il grande freddo che pare non voglia abbandonarci più.

Palumbo nell’intervallo va a tratteggiare un atteggiamento tattico diverso. Dopo pochi minuti cerca di scuotere la squadra, quasi fossilizzata su un gioco poco produttivo, e inserisce Luca Fusco in difesa avanzando Nigro nel ruolo di centrocampista al fianco di Tricarico: il tutto per dare più consistenza alla zona nevralgica del gioco.

Le intenzioni sono buone ma Nigro dimostra di essere molto più a suo agio nel ruolo di difensore centrale, dove ha già lasciato il segno per padronanza ed autorevolezza; il calciatore si limita a toccare e smistare palloni; sia ben chiaro, senza demeritare ma anche senza incidere più di tanto sull’andamento altalenante e monocorde della gara.

La partita non si sblocca anche se Galizia, spostato più in avanti sulla fascia laterale, vale e dire nel suo ruolo naturale, appare più tonico e produttivo. La difesa del Fondi si salva più di una volta all’ultimo secondo anche se sono davvero poche le azioni da gol limpide che la Paganese riesce ad imbastire.

Embè, non si è sempre detto “chi la dura la vince”? Quando mancano una manciata di secondi alla fine arriva il gol risolutore che deve essere visto soprattutto come una specie di liberazione da un periodo nero. E’ ancora Luchino Orlando a realizzarlo, non vi dico come, tra una mezza caduta e tra una selva di gambe distese e protese ad agganciare un pallone impazzito che aveva una sola destinazione: il fondo della rete.

Tre punti d’oro per la Paganese di Pino Palumbo; arrivati in una giornata di mezza sbornia, con una squadra ridotta all’osso per assenze importanti, con giocatori fuori ruolo e con un freddo cane che ha imperversato sugli atleti in campo e sullo sparuto gruppo di fedelissimi presenti sugli spalti.

Si gioisce, ci si abbraccia: è il gol della liberazione, il gol che può aprire altri orizzonti alla squadra, anche se – saggiamente – per prima cosa, quelli che si intendono di calcio e guardano al pratico danno un occhio alla classifica; guardano più dietro le spalle, per la verità che avanti. Lì davanti corrono tutte, con l’eccezione del Perugia che però appare quasi irraggiungibile, e con L’Aquila che deve recuperare la bellezza di due partite. Dietro – in proiezione play-off – va un pochino meglio ma è bene guardarsi sempre le spalle.

C’è poco tempo per gioire. Mercoledì turno infrasettimanale contro la Vigor Lamezia, vale a dire contro una squadra che doveva solo essere una “outsider” ma che, strada facendo, si sta giocando alla grande con Perugia, Catanzaro e L’Aquila uno dei due posti disponibili per la promozione diretta.

E noi? – starete chiedendovi. Per il momento noi ce ne stiamo buoni buoni e tranquilli. Recuperiamo Scarpa che, quando è in forma, rappresenta un valore aggiunto e può dare peso e sostanza alla manovra di attacco della squadra. Il giocatore gode della stima incondizionata di Palumbo ed è stato fra quei pochi che lo stesso neo allenatore ha preteso rimanesse a Pagani. Ci auguriamo anche di poter avere presto in campo il talentuoso De Martino, recente acquisto di cui si dice un gran bene. Con De Martino dovrebbe chiudersi bene il cerchio del reparto di centrocampo e la squadra dovrebbe guadagnarne in esperienza, che non basta mai quando si hanno traguardi importanti da raggiungere.

Un bottino pieno in occasione di una “doppia” in casa, peraltro a distanza di tre giorni l’una dall’altra, non è mai facile da realizzare.

Dobbiamo provarci. E, soprattutto, crederci.

Nino Ruggiero

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