Altro che Policoro!

Così è (anche se non vi pare)


“Tutto storto, tutto da rifare” – avrebbe esclamato un Gino Bartali, tifoso della Paganese, all’indomani di una sconfitta assurda maturata a Celano.

Domenica sera, dopo aver seguito – per quello che è possibile con gli attuali mezzi di comunicazione – le vicende della Paganese, mi è venuta alla mente una frase storica degli anni Sessanta pronunciata da Elia Greco allenatore della Nocerina dopo una sconfitta interna. “Ci rifaremo a Policoro” – aveva detto, convinto di poter fare, la settimana successiva, un solo boccone di una squadra che non aveva mai vinto e che era malinconicamente all’ultimo posto in classifica. Finì due a zero per il Policoro e la frase pronunciata da Greco diventò un classico per tutte le squadre che – sicure di vincere – se ne ritornano con le pive nel sacco.

Non so se Grassadonia abbia mai pronunciato una frase del genere in vista della trasferta di Celano o abbia almeno pensato di rifarsi proprio contro l’ultima in classifica, dopo qualche inevitabile delusione maturata nel corso della prima parte del campionato. Di certo c’è che – proprio contro la cenerentola del girone – la Paganese ha disputato probabilmente la gara più assurda della stagione. Non parlo dell’aspetto tecnico perché – dalle scarne notizie attinte da spettatori presenti e da striminzite immagini televisive – mi pare di capire che la squadra abbia mantenuto il comando delle operazioni per quasi tutta la gara.

Guardate: lo sappiamo tutti che il calcio è strano e imprevedibile. Non sempre vincono le squadre considerate più forti. C’è sempre un “quid”, un qualcosa che sfugge ai pronostici e che può condizionare l’esito di una partita. Ma se una squadra assume il comando delle operazioni,  se dà l’impressione di essere padrona del campo, se ha carisma, se ha determinazione almeno pari a quella dell’avversaria, se ha i cosiddetti “attributi”, deve poi mettere a frutto concretamente la sua superiorità, altrimenti si fa solo fumo e accademia; e il fumo e l’accademia, fini a se stessi, non hanno mai portato punti. Mi rendo anche conto che ci sono in ballo troppi “se” e con questo tipo di “particella sgarrupativa” nel calcio non si va troppo avanti.

Allora vuol dire che non si è stati in partita, che la testa forse era altrove, che le feste e l’intervallo del campionato non hanno giocato a favore della squadra, laddove, invece, si pensava che la squadra alla ripresa delle ostilità – dopo aver riguardato ed esaminato le gare fin a quel momento disputate – avrebbe espresso energie più fresche ed esplosive. Purtroppo, altalenante era il percorso prima della sosta, ancora di più appare quello che è appena iniziato e che non promette nulla di buono.

Confesso che non mi sono piaciute le dichiarazioni di Grassadonia a fine gara, quando dopo aver lucidamente esaminato la gara sotto il profilo squisitamente tecnico, ha voluto, in un certo qual senso, giustificare il passo falso anche con una dichiarazione che riporto pari pari come l’ho sentita in tv: “Abbiamo vissuto un periodo difficile a cavallo fra Natale e questo momento e penso sia chiaro: è un momento difficile, la società ha fatto le sue valutazioni e ci siamo ritrovati a giocare qui con qualche infortunio di troppo…”.

Ho grande rispetto per Grassadonia ma sono convinto pure che alcune esternazioni, che non riguardano l’aspetto puramente tecnico, avrebbe potuto risparmiarsele. E’ la seconda volta che esce fuori dalle righe. Sono convinto, infatti, che un allenatore debba pensare solo ed esclusivamente all’aspetto tecnico: preparare una partita, scegliere un undici base fra gli uomini che la società gli mette a disposizione e – se del caso – esprimere pareri su elementi da “tagliare” o da ingaggiare. Deve, insomma, fare il suo mestiere; non altro. Ci sono altre sedi per dichiarare o meno la propria accondiscendenza o la propria contrarietà per quelle che possono essere considerate scelte di mercato. Non so se mi sono spiegato…

Sappiamo tutti del difficile e travagliato momento che attraversa la società, ma non per questo, quando le cose calcistiche non vanno come sarebbe auspicabile – a parziale giustificazione di un mancato risultato positivo – ci si deve aggrappare a un discorso che ha poco o niente di tecnico.

Detto quello che sentivo di dire, alzo lo sguardo sul futuro. Tutto è ancora in gioco, nonostante l’inopinata sconfitta in terra d’Abruzzo, ma non bisogna più traccheggiare.

Nessuno deve più traccheggiare, per essere ancora più chiari: amici belli, o dentro o fuori.

Nessuno può pretendere niente senza dare, è giusto, ma chiariamoci una volta per sempre.

Chi deve intendere, intenda!

Nino Ruggiero

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