Calma e gesso

Così è (anche se non vi pare)

Il calendario mi dice che c’è in giro la festa di Halloween, una festa che quelli della mia generazione manco conoscevano. E’ una specie di carnevale di novembre accompagnato simbolicamente da una zucca modificata a mo’ di testa; una festa in costume che ammette anche scherzi, ma senza esagerare.

Il risultato della partita di Eboli mi induce a credere che i ragazzi di Grassadonia si siano calati con un congruo anticipo nel clima festaiolo di Halloween e che invece abbiano esagerato.

Le partite non si devono vincere per forza, sia ben chiaro. Ma è lo spirito del più forte che non deve mai mancare; è lo spirito di chi conosce le proprie potenzialità che deve sempre prevalere; è la fame della vittoria che non deve mai mancare. E’ andata così? Non credo.

Chi è stato presente ad Eboli ha parlato di una Paganese poco reattiva, specie dopo aver mancato l’ennesimo calcio di rigore. In dieci contro undici, è stata invece l’Ebolitana ad avere le occasioni più nitide per arrivare alla vittoria.

Un amico mi aveva suggerito il titolo per il pezzo che state leggendo. “La Paganese si è fermata ad Eboli – mi aveva detto, parafrasando il noto libro di Carlo Levi – come ti pare?”. Ed io di rimando “da quello che so, la Paganese è stata miracolata ad Eboli”.

Già, miracolata! Un palo, una traversa, un grande e risolutivo intervento di Petrocco nel secondo tempo; ma chi era al primo posto la Paganese o l’Ebolitana?

Ho detto più di una volta che i calciatori di classe in questo campionato possono fare la differenza; lo confermo e sono certo di quello che dico. Ma il calciatore di classe superiore deve dimostrare sul campo le sue qualità; deve essere spietato, puntare diritto al sodo, non deve avere pietà; quando ha un’occasione non la deve sprecare. Quando si dispiegano in tavola le qualità, quando si fa capire subito all’avversario che non c’è “trippa per gatti”, allora la partita assume subito la sua precisa connotazione. In questo caso puoi giocare di fioretto pure se incontri un avversario che tira di sciabola; se affondi bene i colpi, per affermare i diritti di una classe superiore, non avrai mai alcun problema. Però devi colpire il bersaglio, anche di fioretto, ma colpire; perché si vince anche tirando di fioretto se sei in gamba e non ti fai impressionare dall’avversario che fa la faccia feroce.

Se non si è in grado di affermare da subito la propria superiorità tecnica, allora la partita viene messa sul piano dell’agonismo puro, e cambia tutto. Sono le motivazioni in questo caso – quando ci si convince che l’avversario non è così forte come lo si dipinge –  che fanno diventare spavalda e fiera una squadra come l’Ebolitana.

E’ la fame di riscossa, specie quando ci si rende conto di non poter essere considerata vittima predestinata, che ti fa diventare grande, che ti fa scordare la fatica, che ti fa mettere da parte ogni schema preordinato di ordine tattico. Ma quali numeri, quali 4-4-2, quali 4-2-3-1? Questo è calcio vero, passionale, epico: è sudore, voglia di vincere, voglia di imporsi, voglia di dare una scrollata al mondo che pare caderti addosso.

Ma avreste mai creduto alla vigilia della gara che una squadra come la Paganese, prima in classifica, poi in vantaggio anche numerico, potesse essere messa alle corde da un’Ebolitana che in casa fino ad oggi aveva combinato ben poco? Avreste mai potuto accettare un risultato di parità all’inizio della gara? pareggio che alla fine – come suggeriscono le cronache imparziali – si è dimostrato anche fin troppo generoso per gli atleti azzurro-stellati?

Il problema è che purtroppo la squadra di Grassadonia da qualche settimana pare essere meno sicura di sé.

Non ne faccio una questione di numeri, di tattiche; è certo però che domenica ad Eboli, dopo aver sbagliato l’ennesimo rigore, qualcosa si è inceppato nel meccanismo di gioco della squadra che – da quello che mi dice qualche buon amico presente alla gara – ha giocato quasi fosse in inferiorità numerica, laddove, invece, era in undici contro dieci per buona parte dei novanta e più minuti.

Adesso, a questo punto del campionato, ci vuole molta calma. Nessuno si faccia prendere dall’imperante giustizialismo che anche nel calcio ha i suoi fautori. Tutti vorremmo sempre vincere, ma il campionato è lungo, è logorante; importante è non perdere la testa e non farsi trasportare dall’emotività del momento.

Un ragionamento va fatto: questa squadra, la Paganese, ha dimostrato fino a qualche domenica fa di essere una signora squadra. Allora mi chiedo e credo che dovremmo chiedercelo tutti quanti: fu vera gloria?

Io dico di sì, anche se con il tempo abbiamo dovuto constatare che non tutte le squadre del girone hanno le allegre potenzialità goliardiche di Celano, Vibonese e Isola Liri.

“In medio stat virtus” – dicevano i saggi latini, maestri di vita ed io credo che a questo punto del campionato, in un momento non propriamente favorevole, bisogna far prevalere la ragione sull’istinto.

Calma e gesso, dunque, come suggerivano i vecchi giocatori di biliardo.

Arriva il Chieti e la squadra deve ritrovare la sua fisionomia. Certo mancherà ancora Fava in attacco, ma la qualità non manca. Deve essere solo riaffermata, magari con l’aggiunta di un po’ più di carattere.

Anzi con molto carattere; quello che – purtroppo – è mancato ad Eboli.

Nino Ruggiero

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