Quando le gambe tradiscono il pensiero

Così è (anche se non vi pare)

Per scrivere queste note ho aspettato che passasse la nottata, non quella di “Napoli milionaria” mitica e indimenticata commedia di Eduardo; a mente fredda si possono avere idee più chiare e meno influenzabili dalle sensazioni a pelle del momento.

Avevo scritto qualche settimana fa che la seconda divisione è un’altra categoria nei confronti della prima. Lo confermo. Poi però ci sono le eccezioni: ed ecco il Perugia, affrontato lunedì sera, tanto per entrare subito in tema, squadra costruita senza risparmio, di sicuro potenzialmente, sulla carta, almeno di una spanna più attrezzata della Paganese. Quando si incontrano squadre costruite per vincere, le categorie c’entrano fino a un certo punto. Lunedì sera ha vinto la squadra umbra e non mi pare che bisognerà allarmarsi più di tanto anche se il risultato non è stato quello sperato. Un passo falso, in casa di una squadra costruita per vincere, ci può stare. Questo per quello che riguarda il solo risultato.

Altra cosa è il discorso tecnico. Vogliamo cominciare dall’arbitro? Scadente, irritante, sempre in ritardo su ogni decisione perché sempre lontano dall’azione di gioco. Per un incontro di cartello, di sicuro il più importante della quarta giornata, ci sarebbe voluto un principe del fischietto, non un semi-esordiente. Le sue decisioni non sono sembrate mai inappuntabili. Nel secondo tempo prima ha fischiato un calcio di rigore per un presunto fallo di mani di un difensore umbro, poi ha fatto marcia indietro e addirittura ha commesso un grave errore tecnico facendo riprendere il gioco con una rimessa dal fondo, invece di assegnare il calcio d’angolo alla Paganese.

Era rigore, non era rigore; le immagini televisive non lo hanno chiarito del tutto. Quando si fischia un rigore, però, significa che si è certi di quello che si fischia perché nel dubbio si lascia correre, cosa che l’arbitro Rocca non ha fatto. Di due mezzi rigori, alla fine l’arbitro calabrese ne ha assegnato uno. Ma non mi pare che il metro di giudizio possa in alcun modo essere considerato compensativo.

La partita è stata combattuta e avvincente fino al triplice fischio finale. Per una buona ventina di minuti abbiamo assistito a una gara saldamente nelle mani dei padroni di casa. Il Perugia sembrava assatanato tanto era presente in tutte le zone del campo, tanto era aggressivo e arrembante. La Paganese sembrava quasi timorosa, diversa dalla squadra sicura di sé che abbiamo ammirato nelle prime giornate di campionato. Poi, con il trascorrere dei minuti, l’organizzazione di gioco degli azzurro-stellati ha cominciato a fare capolino. Acoglanis e Russo hanno preso le misure sui rispettivi avversari di centrocampo e la musica è nettamente cambiata grazie anche all’impegno collettivo della squadra che ha cominciato a interpretare nel modo giusto lo spartito preparato impeccabilmente da Grassadonia. Così si sono sviluppate sovrapposizioni interessanti sulle due fasce grazie alla buona predisposizione di uno splendido Agresta e di un Balzano bravo sia a interpretare la fase difensiva, sia a proporsi in avanti per il cross. Non è stato da meno Galizia, partito in sordina ma sempre più in partita man mano che i minuti passavano, tanto che alla fine risulterà senza ombra di dubbio fra i migliori per la sua squadra.

Ma è nel complesso che la squadra ha preso a giocare come sa, così come vuole il suo giovane allenatore. Avevo scritto anche che la classe dei singoli in questa categoria è elemento predominante e possono bastare anche un paio di spunti degli elementi più rappresentativi per risolvere una partita. Lo confermo. Il guaio è che gli elementi di classe non militano tutti nella Paganese. Abbiamo tutti sperato nel colpaccio quando dopo aver sofferto parecchio il gioco aggressivo e determinato dei padroni di casa, ancora una volta Luchino Orlando è balzato alla ribalta con una sforbiciata degna del miglior Silvio Piola. Un gol da favola, da cineteca, da consegnare ai posteri come un’autentica perla calcistica.

Gli altri interpreti di spessore della squadra hanno giocato solo un’onesta partita, non di più. E quando parlo di atleti di spessore mi riferisco ad atleti come Fava e come Scarpa che in questa categoria hanno sicuramente dei numeri da far valere. Ebbene Fava ha giocato una gara senza acuti; è stato spesso impalpabile, ha trotterellato, spalle alla porta ha fatto qualche buona sponda, ha toccato qualche buon pallone ma non ha mai inciso sul rendimento complessivo della squadra, cosa che ci si attende sempre da un elemento della sua esperienza e statura tecnica. Scarpa, invece, schierato quasi a sorpresa perché era arcinoto che non aveva ancora raggiunto una condizione fisica ottimale, ci ha messo l’anima per dare il suo contributo alla squadra. Ma – si sa – quando la forma non è all’apice, come è appunto il suo caso, visto che ha cominciato tardi la preparazione, quasi sempre le gambe tradiscono il pensiero. Il che, parliamoci chiaro, non significa che il giocatore abbia giocato male, rigore sciaguratamente fallito compreso; solo che da un elemento della sua caratura, soprattutto in questa categoria,  è lecito attendersi di più. Ma credo che bisognerà solo dargli tempo e fiducia, senza essere precipitosamente catastrofici nei giudizi.

Sul versante opposto, quello del Perugia, ci ha pensato Clemente, altro elemento sprecato in questa categoria, con un pezzo di bravura su calcio di punizione a riportare in parità la gara, complice anche un errato posizionamento della barriera.

E volete – tanto per dare forza al discorso delle individualità – che il Perugia non indovini il cambio giusto a pochi minuti dalla fine inserendo il poderoso Tozzi Borsoi al centro dell’attacco? Autentica bestia nera della Paganese questo centravanti che sembra avere un conto personale da regolare con la società azzurro-stellata; tocca pochi palloni ma li mette dentro senza pietà. Lo fece a Pagani qualche anno fa quando militava con la Ternana; entrò al posto di Perna, il tempo di posizionarsi al centro dell’area e quasi allo scadere della gara, un po’ com’è successo lunedì sera, piazzò un destro micidiale alle spalle di Melillo quando nell’aria da parte paganese c’era già la sensazione della vittoria acquisita. Questa volta sulla vincente semitorsione volante del poderoso attaccante c’è stata anche una impercettibile deviazione di Balzano che ha alzato la traiettoria del tiro. Niente da fare purtroppo per il pur bravo Petrocco. Una volta, tanti anni fa, la Paganese comprava sempre gli attaccanti che le facevano gol contro. Ricordo di Matteo Lembo, siamo alla fine degli anni sessanta, possente ala sinistra della Battipagliese, originario della Divina Costiera; segnava gol a grappoli, sempre capocannoniere del girone, quasi un conto personale aperto nei confronti della Paganese. Attilio De Pascale lo comprò e lui, una volta a Pagani, smise quasi di segnare; diventò un calciatore normale. Qualche anno dopo fu Vincenzo Cascone, indimenticato presidente, a comprare un altro centravanti, di origini calabresi, che contro la Paganese si scatenava sempre, oltre a fare gol. Si chiamava Magliacane; arrivò a Pagani e non segnò più. Mi auguro che per tacitare la fame di gol di Tozzi Borsoi non saremo costretti a usare lo stesso metodo instaurato da De Pascale e Cascone …

Battuta a parte, confermo di aver visto complessivamente una buona Paganese. Certo, una cosa è affrontare Celano, Milazzo e Isola Liri, un’altra cosa è avere a che fare con squadre come il Perugia.

Che dire ancora? Forse solo che bisognerà comunque restare con i piedi ben saldi a terra e mantenere la calma nei momenti difficili che ci saranno, siatene certi. Bisognerà, nel frangente, essere temprati per affrontare ogni tipo di avversità sportiva. La squadra è forte, non si discute, ma gli avversari saranno innumerevoli; anche quelli tecnicamente meno dotati vorranno dare il massimo contro quella che viene considerata una delle più forti del girone. Bisognerà essere bravi proprio a far valere i diritti di una indiscussa classe superiore. Con forza, con determinazione, ma senza supponenza.

A cominciare da domenica nell’incontro interno con la Vibonese.

Nino Ruggiero

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