Con la testa di Mammì ce ne andiamo in serie C

Lo storico gol di Mammì alla Juventus

 “Con la testa di Mammì ce ne andiamo in serie C” – scrisse una mano anonima su un muro nelle adiacenze di Santa Chiara, a pochi metri dall’impalpabile confine fra le città di Nocera e di Pagani, trentacinque anni fa o su di lì, l’anno della prima storica promozione della Paganese fra i professionisti. Non giocò moltissimo quell’anno Angelo Mammì: gli anni cominciavano a farsi sentire in campo e gli infortuni sembravano volerlo perseguitare. Ma quando c’era bisogno dei suoi gol risolutori, eccolo sempre pronto e pimpante a dare il suo contributo di classe, di astuzia e di esperienza. I suoi gol erano pennellate di artista; la sua testolina magica svettava su palloni giudicati altissimi fra autentici giganti dell’area di rigore e riconfermava il suo buon diritto a considerarsi capolinea del gol. Del resto Mammì era famoso proprio per i suoi gol d’autore. Ne aveva segnato uno quando giocava a Catanzaro nello spareggio con il Bari e fu serie A. Ne aveva segnato un altro – decisivo – proprio a Catanzaro in massima serie contro la Juventus dei Causio, Furino, Anastasi e Capello e diventò famoso perché aveva sconfitto la “signora d’Italia”, a quei tempi circondata dall’aureola dell’imbattibilità.

In una città che dimentica tante cose, ieri  l’altro – in una calda giornata di luglio – qualcuno si è ricordato di Angelo Mammì, affezionatissimo a Pagani tanto da scegliere di risiedervi proprio nell’anno in cui diede l’addio al calcio giocato. L’amministrazione comunale  ha inteso dedicargli una strada e una piazza, quelle che sono mete imprescindibili di chi la domenica è diretto allo stadio “Marcello Torre”. Iniziativa nobile che va a onore e vanto di chi amministra la città.

Lunedì mi ha chiamato a telefono l’inossidabile Mimì Scarano, una vita nella Paganese. “Che fai, non vieni?” – mi ha detto, quasi rimproverandomi affettuosamente, ben conoscendo il mio bel rapporto di vecchia amicizia con Angelo. Non ho mai legato molto con calciatori e allenatori, lo confesso. Ma Mammì per me era come una persona di famiglia e con lui c’era un rapporto che andava al di là del semplice contatto giornalista-addetto ai lavori.

Passerò per  “via Angelo Mammì”  in occasione della prima partita casalinga del prossimo campionato e saluterò il vecchio campione con un’ideale stretta di mano; così come vorranno fare tutti coloro che lo avevano conosciuto ed apprezzato per le sue doti umane oltre che calcistiche.

Nino Ruggiero

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