La zappa sui piedi

Così è (anche se non vi pare)

No, non è possibile perdere una partita così. Avete presente l’espressione popolare “si è data la zappa sui piedi” oppure il termine “harakiri”, più classicheggiante ed esotico? Ecco, nella partita che, nelle aspettative generali, avrebbe dovuto significare la certezza della disputa dei play-out, la Paganese, da sola, al cospetto di una squadra dalla tranquilla posizione di classifica, si è proprio data la classica zappa sui piedi, o, se preferite un termine più orientale, ha fatto “harakiri”; ma è la stessa cosa. In poche parole si è fatta male da sola.

Contro uno Spezia che aveva ancora poco da chiedere al campionato, sono emerse tutte insieme – più forti che mai – le manchevolezze, più volte enunciate, di una manovra offensiva farraginosa e pruriginosa. In altre occasioni, e per diverse giornate, il tutto era stato sapientemente camuffato e coperto da una impostazione difensiva pressoché perfetta.

Già, difesa perfetta. Perfetta, forse, quando chiude tutti gli spazi agli avversari, quando toglie il fiato al possessore di palla, quando si raccoglie come un masso granitico a ridosso di Ginestra. Perfetta, ma non tanto, detto alla Buccirosso nel film “L’amico del cuore”, quando qualche suo componente si scorda della fase difensiva e se ne va in avanti alla ricerca di un improbabile momento di gloria su calcio d’angolo in favore.

Scusate, ma io faccio questo ragionamento spicciolo: è mai possibile che una squadra che ha fondato tutte le  sue fortune proprio sulla solidità e l’efficienza di un apparato difensivo di primordine, possa prendere un gol balordo in contropiede dopo aver battuto un calcio d’angolo nell’area avversaria? La scena è ancora davanti agli occhi: angolo dalla destra, cross al centro, rinvio di un difensore, battuta lunga sulla sinistra. In contropiede gli spezzini si sguinzagliano velocissimi in avanti; sono in tre contro due e Basso si inserisce negli spazi lasciati liberi da una difesa allegra come mai. Il calciatore si allarga sulla corsia di sinistra, si ferma per un solo attimo, si porta il pallone sul destro e crossa in area. Il pallone attraversa in un amen tutto lo specchio della porta e viene agganciato sull’estrema destra da Buzzegoli che, di sghimbescio, quasi cadendo, con un tiro sbagliato in diagonale, a difesa aperta, sorprende l’incolpevole Ginestra.

Si può prendere un gol così? Ce lo siamo chiesti in tanti e ce lo chiediamo ancora. I gol si possono prendere, e si prendono. Qua nessuno vuole dire che con una difesa attenta non si prendono mai più gol; c’è modo e modo però di prendere un gol…

Subire una rete come quella di domenica fa tanta rabbia perché essa non è stata il frutto di un’azione irresistibile o di una prodezza di un singolo; è stata solo il frutto di un imperdonabile errore difensivo commesso in un momento topico della gara, proprio da una squadra che si piccava, con record sbandierati a più non posso su tutti gli organi di informazione, di avere un’organizzazione difensiva di primordine.

Tutti vorremmo sempre vincere, sia ben chiaro. Ma esperienza insegna che per prima cosa non bisogna perdere, soprattutto quando si è in buona posizione di classifica in vista del capolinea; a maggior ragione – record o non record – quando si può contare su un apparato difensivo ben collaudato.

Che senso ha – si chiede chi mastica un tantino di calcio – catapultarsi all’attacco scriteriatamente senza un minimo di prudenza e di saggezza, quando si conoscono o si dovrebbero ben conoscere i propri limiti? Dice: “il guaio è che volevano segnare, volevano il gol per sistemare definitivamente la pratica retrocessione”.

Il problema del gol nel calcio non si risolve andando tutti all’attacco o schierando più attaccanti;  se così fosse basterebbe aumentarne il numero e il problema sarebbe bello e risolto. Il calcio è fatto di equilibri, intelligenza, senso tattico, equidistanza fra i reparti, padronanza del ruolo; ma necessita anche, e soprattutto, di materia prima di buona qualità, altrimenti hai voglia di mettere sulla carta tattiche e schieramenti.

Riguardo poi alla materia prima, che è necessaria perché quando non c’è non si può rimediare solo con impegno e dedizione, manco a farlo apposta, Capuano ha dovuto sopportare la contemporanea assenza di Lepore per squalifica e di Triarico per infortunio, due calciatori di qualità in possesso di buona tecnica individuale e potenzialmente in grado di saltare l’uomo per proporre cross al centro.

Le assenze solitamente non devono e non possono suonare come giustificazioni per una gara incolore, ma è fuori di dubbio che proprio sulle fasce laterali la squadra ha accusato preoccupanti battute a vuoto. Se si escludono i primi quindici minuti di gioco durante i quali qualche pallone è stato spedito a centro area da Tortori e da Macrì, si può tranquillamente affermare che la squadra ha basato il suo gioco, dalla cintola in su, solo su lanci lunghi in verticale, facile preda di una organizzatissima difesa avversaria. I cross dalle fasce laterali, che spesso rappresentano il sale di una partita di calcio, purtroppo, non si sono mai visti.

Di conseguenza l’attacco, rinforzato numericamente nella zona centrale, da due “corazzieri” dal fisico imponente come Cortese e come il baby Pisano, è risultato abbandonato a se stesso e servito sempre poco e male con lanci in verticale dalle retrovie, mai dalle fasce laterali. In alcuni frangenti, oltre alla evidente confusione dei ruoli, i frombolieri schierati in avanti, si sono ostacolati a vicenda nei movimenti, o, come si vuol dire dalle nostre parti,  hanno fatto “capa a capa”.

Quando non si può vincere, quando si intuisce che la giornata non è buona, di norma ci si accontenta del pareggio.

“Prima non prenderle”, suggerivano i saggi allenatori di una volta e lo stesso Capuano è sembrato sempre allinearsi alla massima, anche perché è uno che conosce bene “i suoi polli”. Lo ha fatto sempre, ma non domenica con lo Spezia.

Le giornate nere possono capitare a tutti, lo sappiamo bene. Il guaio è che a tre giornate dalla fine, un passo falso come quello compiuto domenica potrebbe risultare decisivo. Tutti abbiamo sempre richiesto alla squadra più coraggio nella fase di proposizione del gioco, ma coraggio non significa abiurare al proprio credo, non significa andare all’assalto dei mulini a vento a guisa di novello  don Chisciotte.

Detto questo, doverosamente, mi pare di poter dire che adesso il cammino della squadra ridiventi tutto in una volta nuovamente irto di difficoltà. Adesso sappiamo bene, anche quelli che volevano una squadra più offensiva, che bisogna fare i conti con la realtà del momento. Ad una compagine che ha fatto veri e propri miracoli in tema di rimonta, basando la sua forza sull’efficienza difensiva, non si può chiedere di inventarsi da un momento all’altro un’identità offensiva che non ha mai avuto.

Le due restanti partite dovranno avere ognuna una connotazione diversa. Quella con il Gubbio in trasferta, in casa della squadra prima in classifica, è arrivata in un momento delicatissimo; quando cioè gli umbri hanno perduto proprio domenica scorsa quello che si presentava come una specie di scontro diretto. Il Sorrento – secondo in classifica – adesso ha quattro punti da recuperare e crede ancora in un miracoloso recupero.

Facile intuire il clima della partita di domenica prossima a Gubbio. Per giunta mancheranno per squalifica Gatti e Vicedomini, quindi Capuano dovrà inventarsi un centrocampo del tutto insolito. Altro che clima di festa, come si pensava fino a qualche settimana fa con la squadra di casa oramai promossa! A Gubbio domenica farà molto caldo, a prescindere dalle condizioni atmosferiche, e la Paganese dovrà cercare di arraffare quel punticino che potrebbe rimettere in sesto le sue residue speranze di salvezza.

L’ultima partita, invece, vedrà i “nostri” in casa battersi con il SudTirol in uno scontro diretto dal sapore di “mors tua, vita mea”. Solo una vittoria conseguita con uno scarto di due gol potrà assicurarci, al momento, nella peggiore delle tante ipotesi che aleggiano intorno ai destini della squadra, la disputa dei play-out.

Che finale, ragazzi! Chi l’avrebbe mai detto: con un punto in più sul Monza, che chiude la classifica, e a pari punti con il SudTirol, stavolta il destino è proprio tutto nelle nostre mani!

Nino Ruggiero

(Rubrica “Così è, anche se non vi pare”, Paganese.it  4 maggio 2011)

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