Quando si dice “arbitri del proprio destino”

Così è (anche se non vi pare)

Siamo nati per soffrire; nella vita di tutti i giorni e quando ci interessiamo della Paganese.

Prendete la partita di domenica in casa con il Lumezzane. Venti minuti iniziali che promettevano tanto, sia sul piano del gioco, sia per occasioni create e poi malamente sprecate. Una squadra che sembrava assatanata, presente su tutti i palloni, aggressiva, maniacale nell’applicare la vecchia e mai troppo citata teoria degli spazi in campo. Raddoppio di marcature sulle iniziative avversarie per togliere il fiato al possessore di palla e lanci in diagonale rapidi e precisi in avanti per Tortori, uno di quelli che sa infilarsi negli spazi, palla a terra.

Buoni venti minuti iniziali, non di più, durante i quali proprio Tortori andava vicinissimo alla segnatura scheggiando l’incrocio dei pali con un sinistro al fulmicotone per poi intestardirsi, pochi minuti dopo, in un’improbabile azione personale con tiro di destro facile preda del portiere.

I ritmi calavano e il Lumezzane cominciava a organizzarsi. Prima cominciava a respirare, poi si metteva in cattedra, forte innanzitutto di una tranquilla posizione di classifica. E’ inutile prenderci in giro: senza l’assillo dei punti si gioca diversamente, specie quando hai potenzialità tecniche e doti di palleggio di primordine.

Le partite oggi durano più dei canonici novanta minuti di una volta. Bisogna dosare gli sforzi, anche se in gergo rende meglio il termine “bisogna misurarsi bene la palla”; non si può giocare con la stessa intensità per tutta la gara.

Una volta visto che gli iniziali tentativi offensivi non avevano portato a risultati concreti, la Paganese pensava bene di controllare la gara, forte di un apparato difensivo che nelle ultime esibizioni non ha mai lasciato niente al caso.

Dunque, controllo della gara e di un avversario sicuramente più bravo nell’arte del palleggio anche per una sorta di tranquillità mentale, senza però tralasciare l’opportunità di affondare qualche colpo in avanti. Tentativi offensivi sterili, in verità. Centrocampo paganese che gioca a sprazzi, con disagio, come quasi sempre, da un po’ di tempo a questa parte, nella fase di possesso palla. Poca lucidità e molta improvvisazione nella fase di impostazione del gioco.

Fasce laterali poco propositive. Imparato se viene servito con palloni lunghi, come un vero attaccante di fascia, perde tutta la sua prorompente vitalità. Il calciatore quando staziona in avanti è “carta conosciuta” e poi non ha lo spunto breve e ficcante della vera ala di una volta. Quando parte, invece, a sorpresa dalle retrovie, palla al piede,  è irrefrenabile e porta sconquasso nelle difese avversarie. Quella con il Lumezzane, squadra ben guarnita in difesa, non era la sua partita. La sua sostituzione, nella seconda parte della gara, non deve suonare come una bocciatura; il calciatore deve convincersi che quando sta bene fisicamente rappresenta l’arma in più della squadra. Le sue sgroppate in avanti – logoranti perché  presuppongono grande vitalità atletica – quando parte a sorpresa dalle retrovie, hanno tutto per intero il crisma dell’imprevedibilità e fanno male alle difese avversarie. Se invece aspetta il pallone, è un gioco da ragazzi neutralizzarlo.

Sulla sponda opposta, destra o sinistra che sia, a dire il vero, qualcosa non quadra. Di Pasquale è un ragazzo in gamba, difende bene, si integra alla perfezione nel meccanismo difensivo della squadra, è bravo nei raddoppi, si dà un gran da fare ma non spinge efficacemente quando ha il pallone tra i piedi; è giovane e migliorerà di sicuro.

Avevamo sperato in tanti sulle qualità taumaturgiche di Triarico, finalmente restituito alla prima squadra dopo una lunga assenza, ma il calciatore – schierato in posizione di trequartista a ridosso di Tortori e Ferraro – non è mai riuscito a dare il contributo di genialità che gli si richiedeva e che, per le sue indubbie qualità tecniche, avrebbe potuto dare. L’impressione generale è che il calciatore possa rendere molto di più nella posizione di ala destra, ruolo che gli è di sicuro più congeniale e che all’avvio di campionato gli aveva riservato attenzioni e apprezzamenti generali da parte di osservatori di serie superiore. Eziolino Capuano  –  se vuole che il calciatore renda al massimo, una volta accertata la piena condizione fisica – deve pensare a ritagliargli uno spazio ben preciso nell’ambito di uno dei suoi tanti disegni tattici. Il che non significa che deve giocare per forza. Ma snaturare le sue caratteristiche potrebbe essere deleterio. E’ meglio a questo punto utilizzarlo part-time quando il disegno tattico lo può prevedere, che tenerlo in mezzo al campo in una posizione che non gradisce e che non è sua.

Per fortuna, oggi come oggi, ci sono altri calciatori in rosa – più malleabili dal punto di vista tattico – che possono dare il loro bravo contributo in questo finale di campionato che si preannuncia di fuoco. Uno di questi è senza ombra di dubbio Lepore, di sicuro elemento eclettico e adattabile in più ruoli, chiamato in campo nel secondo tempo in un momento di stanca della squadra e capace di rivitalizzare la manovra con ottimi movimenti sulla fascia sinistra dell’attacco.

Ho visto una Paganese così così, tanto per essere chiari, davanti a un Lumezzane dotato di buona personalità e di ottimi mezzi tecnici; una squadra, quella lombarda, brava a imbrigliare il gioco azzurro-stellato e altrettanto brava a proporsi in avanti. Ha impressionato per continuità e talento il napoletano Lauria, un piccoletto che si infilava un po’ dovunque e che metteva in serio imbarazzo con il suo magico sinistro sia Imparato che Di Pasquale.

Inoltre i lombardi in difesa erano insuperabili nel gioco di testa, con due “marcantoni” centrali che bloccavano sul nascere ogni tentativo di un Ferraro mai domo sulle palle lunghe e alte che gli arrivavano in verticale dalle retrovie, mai dalle corsie laterali. Ci sarebbero volute manovre di aggiramento della retroguardia avversaria, oppure qualche geniale invenzione dalla tre quarti in avanti per sbloccare il risultato. In alternativa una prodezza di un attaccante.

La prodezza, per fortuna, arrivava puntuale grazie a un’invenzione di Tortori quando la lancetta dei minuti correva implacabile e severa verso la fine. L’attaccante perdeva il tempo di intervento in area su un cross dalla sinistra, si girava e quando tutti, scoraggiati, pensavano a un’azione finita, trovava il modo di calciare il pallone da posizione impossibile, tra palo e portiere.

Che gol, ragazzi! Bravo, veramente bravo questo Tortori; teniamocelo bello “caro caro”. Altro che “trenta minuti” di autonomia – come diceva qualche buon amico dei tempi passati. Questo è uno che non sta mai fermo, ha l’argento vivo addosso e che ha il senso del gol nel sangue; è sanguigno, irrequieto, anche sregolato – se volete – ma sa mettere il pallone in porta nelle situazioni più impensate. Non è la prima volta che segna gol impossibili; no, è proprio un artista del gol!

Vado alla chiusura perché credo di essermi dilungato più del solito, ma qualcosa in più andava detto.

La squadra ha tenuto fede, almeno per il risultato, a quelle che erano le aspettative della vigilia. Sono d’accordo con Capuano quando dice che chi vuole lo spettacolo deve andare a cinema o al teatro. In questa fase delicatissima del campionato nessuno può permettersi di avere la puzza sotto il naso ogni volta che la squadra sbaglia qualcosa in termini di manovra.

L’obiettivo dichiarato è quello dei play-out. Per raggiungerlo bisogna fare punti, quanti più punti è possibile. Dimentichiamoci di quello che è stato fatto, dei sette punti recuperati al Monza. Oggi dobbiamo guardare solo a noi stessi. Alle eventuali disgrazie sportive degli altri dobbiamo guardare solo dopo aver conquistato l’intera posta in palio, domenica dopo domenica. Passi falsi non sono permessi, ne abbiamo fatti fin troppi nel corso del campionato; quindi devono essere considerati finiti.

Avete visto che ha combinato il Monza in trasferta sul campo di una diretta concorrente alla salvezza?

Il pensiero deve andare già alla gara interna di domenica con la Cremonese. Il bis è d’obbligo. Poi potremo anche guardare agli altri. Prima però guardiamo a noi stessi.

Nino Ruggiero

(Rubrica “Così è, anche se non vi pare”, Paganese.it  13 aprile 2011)

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