La storia della coperta corta

Così è (anche se non vi pare)

E’ una sofferenza continua, non ci sono dubbi. A questo eravamo preparati; lo sapevamo. Il cammino era e sarà difficile fino al termine del campionato. Nessuno ti regala niente, amici belli, mettiamocelo bene in testa, a scanso di equivoci. Questa benedetta permanenza ce la dobbiamo sudare e, purtroppo, gli stimoli e le motivazioni che animano i nostri beneamati calciatori in maglia azzurro-stellata in qualche occasione non bastano.

Contro il Sorrento è andata così così, sia per quello che riguarda il risultato, sia anche per la gara che non è stata di certo la migliore vista in questo campionato.

Le attenuanti per il mancato risultato pieno, a cui ambivamo un po’ tutti, sono diverse: per prima cosa bisogna considerare che il Sorrento non è squadra che si trova lì, al secondo posto in classifica, per caso. E’ una squadra costruita senza alcun risparmio. Ha un centrocampo esperto che si avvale della regìa di Nicodemo, del dinamismo di Armellino, della classe di Togni e dell’apporto, a turno, di Vanin e De Giosa. Presenta un attacco scoppiettante con Paulinho che in questa categoria è sembrato – ed è – sprecato, tanto sprizza classe e potenza realizzativa da tutti i pori. Ha due esterni d’attacco come Corsetti e Carlini che sono irrefrenabili quando tagliano il campo palla al piede o si propongono in avanti come due frecce impazzite. Scusate se è poco: mancavano pure Bonvissuto e Pignalosa, acciaccati.

Quanto ha speso il Sorrento per fare una squadra così? Non lo so, ma certo molto, forse pure troppo se alla fine dovrà accontentarsi di andare a disputare i play-off.

Contro una squadra del genere, che solo in difesa ha mostrato talvolta qualche incertezza, la Paganese ha giocato una gara generosa, ma nulla più. Molta volontà, ma molta confusione soprattutto sulle due fasce laterali, là dove si poteva tentare di sfondare. Purtroppo, a parte il fatto imprescindibile che comunque si deve sempre tenere conto del valore dell’avversario in ogni tipo di valutazione, va detto che proprio sulle fasce da un po’ di tempo a questa parte non riusciamo più a incidere.

Imparato il suo dovere lo fa sempre, e lo ha fatto anche domenica, ma è meno prorompente di qualche settimana fa, quando riusciva a dare sprint alle manovre di attacco con folate improvvise e travolgenti sulla fascia destra, zona in cui in cui si esprime al meglio. Sulla sinistra buio completo o quasi, da metà campo in avanti. Con questi “chiari di luna”, è normale che Ferraro sia stato poco servito in avanti e che sia stato costretto ad arretrare il suo raggio d’azione, arrivando più di una volta a centrocampo alla ricerca di palloni giocabili. E, a onor del vero, il centravanti, ancora una volta, si è battuto senza risparmio alcuno, specie sui palloni alti, nella vana speranza di riuscire a far salire la squadra, spizzicando palloni che cercavano sempre un compagno libero senza mai trovarlo. Tortori, suo compagno di linea, ha giocato a fasi alterne e non sempre ha trovato la posizione giusta in campo per pungere come sa fare. Sulla tre quarti, Lepore, elemento di indubbio valore tecnico, a differenza di altre esibizioni interne, pur mettendocela tutta, non è riuscito a incidere efficacemente sul gioco offensivo della squadra o a proporre passaggi illuminanti. Da un elemento del suo valore è lecito attendersi molto di più.

Le note positive vengono da una difesa che da un po’ di tempo a questa parte, grazie anche all’apporto di esperienza di Fusco, è diventata granitica, quale che sia la sua composizione. Merito evidente anche del modulo adottato da Capuano che – come si sa – predilige schierare una squadra più coperta. Il guaio, purtroppo, è che se prendi meno gol hai pure meno possibilità di metterne a segno, perché l’apporto di alcuni atleti nella fase di attacco viene meno.

Parliamoci chiaro: i calciatori o sono dietro a difendere l’inviolabilità della porta di Ginestra, o sono avanti. E quando parlo di calciatori, è chiaro, mi riferisco a chi potrebbe accompagnare la manovra offensiva con più continuità e convinzione. E’ la storia, mai troppo vecchia, della coperta corta. O dietro o avanti, non ci sono scampi. Ci vorrebbe un modulo a fisarmonica, quello sperimentato da Guido Gratton, indimenticato centrocampista della Fiorentina e della Nazionale che, da allenatore azzurro-stellato, cercò di metterlo in pratica proprio a Pagani quaranta anni fa. Fu preso per pazzo: i giocatori non riuscivano a fare bene né la fase difensiva, né quella offensiva e Gratton dovette andarsene di notte a causa di sconfitte continue lasciando il posto al più pragmatico Giacomino De Caprio.

E’ storia, guardate: non c’è niente di inventato o di esagerato. Era l’anno 1970-71 e la Paganese annoverava fra le sue file giocatori come Tagliavini, ex dell’Inter e Della Martire, difensore approdato in seguito alla Fiorentina ed in Nazionale.

Gioco a fisarmonica: bello a dirlo. Tutti avanti e tutti indietro, a seconda delle esigenze della partita. Altro che numeri tipo: 4-4-2, o 3-4-3 e chi più ne ha più ne metta! Ma bisognerebbe anche avere anche i polmoni a mantice. Ma chi ce li ha? E’ una parola …

Scusate la divagazione, torno alla partita con il Sorrento. Una nota positiva viene dall’ottima prestazione quantitativa di Vicedomini che è stato strepitoso in quel suo andare avanti e indietro a recuperare palloni a mettere pezze un po’ dovunque in tutte le zone del campo. Credo che un giocatore così, che sbaglierà anche qualche appoggio, non si discute, nelle partite determinanti che si dovranno giocare, potrebbe essere la carta vincente specie se anche altri compagni saranno contagiati dalla sua enorme carica agonistica.

All’inizio parlavo di attenuanti per il mancato risultato pieno. Alla forza indiscutibile del Sorrento aggiungerei anche le avverse condizioni atmosferiche che hanno flagellato il “Marcello Torre” fin dai primi minuti di gioco. Un vento fortissimo è stato ospite indesiderato del terreno di gioco: ha corretto traiettorie, ha falsato lanci lunghi, ha ingannato più di una volta gli interventi in acrobazie di tutti gli atleti, da una parta e dall’altra. Dice: “ma il vento c’era per tutte e due le squadre, non solo per la Paganese”.

Giusto, ma chi sa di calcio sa anche che in presenza di avverse condizioni atmosferiche risulta più penalizzata la squadra di casa che è costretta a fare la partita, che cioè – almeno in teoria – deve spingere di più alla ricerca del risultato pieno. Ma è inutile recriminare, oramai siamo abituati a tutto.

Alla fine, quando si è saputo della sconfitta del Monza, il punto – che sembrava poca cosa in termini di risultato, è stato accolto con un sospiro di sollievo. “Non siamo più ultimi – ha detto più di un benpensante – meno male, è già qualcosa!”.

Già, ma domenica c’è proprio lo scontro diretto al “Brianteo” di Monza. Mai come stavolta sarà necessario non perdere. Sono due su tre i risultati su cui può contare la Paganese per mantenere o eventualmente allungare le distanze. La mentalità però dovrà essere vincente: guai se si dovesse pensare solo  a difendere il risultato ad occhiali.

Cara vecchia Paganese, a Monza – come disse il sommo poeta Dante nel secondo canto dell’Inferno – “si parrà la tua nobilitate”!

Nino Ruggiero

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