Gira la ruota della fortuna

Ritroviamoci il venerdì

La gara di domenica scorsa ci ha riconsegnato una squadra vera, etimologicamente parlando. Una squadra compatta, decisa, sicura, determinata, anche cattiva dal punto di vista agonistico, che ha interpretato la gara come si conviene a compagini sicure del fatto loro.

Non era facile prendere punti a Crema contro una squadra costruita per non retrocedere; il che equivale ad avere a che fare con atleti che sanno cosa significhi il sudore, l’abnegazione, la fame struggente di risultati. Ebbene, la Paganese contro una squadra del genere, tirata a lucido dall’ex cavese  Maurizi, ha finalmente conquistato il primo punto esterno di questa stagione.

Su un campo ridotto davvero male, un vero e proprio acquitrino, sono emerse le qualità soprattutto agonistiche dei suoi elementi più rappresentativi. Sugli scudi, per primo, Ginestra cui bisogna riconoscere grande padronanza del ruolo. Alcune sue chiusure in uscita oltre anche il limite dell’area sono state da applausi; inoltre la sua autorevolezza nel ruolo ha dato sicurezza e fiducia a tutto l’apparato difensivo della squadra. Allo scadere del tempo, infine, è stato superlativo quando, tra una selva di gambe, ha intravisto e neutralizzato un tiro ad incrociare destinato in fondo al sacco.

Qualche tempo fa – quando le cose giravano solo in un verso – quel tiro probabilmente sarebbe finito senza alcuna pietà in porta; segno, dunque, non solo che abbiamo fra i pali un portiere sulle cui qualità, dimostrate ampiamente in piazze di mezza Italia, nessuno mai poteva avere dubbi, ma anche della mutata direzione del vento del destino. Direzione del vento, certo, ma anche merito di una squadra che non è più quella di qualche tempo fa. Vedete come gira il verso della vita? Alti e bassi. La ruota della fortuna gira, come gira il mondo. Oggi su, domani giù e viceversa.

Mi riprometto sempre di parlare poco della gara precedente, ma – è più forte di me – qualcos’altro lo devo dire. La partita non è stata bella, ma nessuno pretendeva che lo fosse. L’obiettivo principale era fare punti.

Su un terreno infame la Paganese ha giocato la classica partita da trasferta dei tempi passati, quando si pensava prima a non prenderle.  Ha rinforzato gli ormeggi difensivi con Gatti e Vicedomini a ridosso del trio centrale di difesa, con Santarelli ed Imparato a presidio delle corsie laterali; anche Gatti e Vicedomini hanno guardato inizialmente più all’aspetto difensivo che a proporre manovre offensive. Dopo la prima fase, soprattutto Gatti – autorevole ed imprescindibile punto di riferimento di centrocampo, dai cui piedi partono sempre lanci illuminanti –  ha cercato di innescare Lepore, solitamente furetto incontenibile sulla fascia sinistra. Ma per l’ex varesotto, su un campo ridotto davvero male, non era giornata.

Ferraro è stato quello che in attacco ha meglio interpretato la difficile gara. Ha svariato su tutto il fronte, avanti e indietro; ha conquistato palloni, sgomitando, cercando di fare salire la squadra, quando la partita si è spostata sul piano del puro agonismo. Ha vinto duelli su duelli, spizzicando di testa palloni per compagni che purtroppo lo hanno poco accompagnato. Ha dimostrato di essere un cavallo di razza e non si è mai tirato indietro, come si conviene ad un attaccante aduso a tutte le battaglie. Peccato che, soprattutto nel primo tempo, sia stato poco accompagnato da Lepore e da Tortori, Quest’ultimo, impalpabile nella prima frazione di gioco, si è rifatto alla grande nel secondo tempo. Una metamorfosi vera e propria davvero inspiegabile. In quella fase abbiamo rivisto all’azione il miglior Tortori, pungente, dinamico, fastidioso come una zanzara.

Il punto preso ha grandi significati di ordine mentale, oltre a risultare prezioso per la classifica.

Importante adesso – in questo finale di campionato che presenta impegni mozzafiato – sarà recuperare l’intera rosa a disposizione. Le varianti tattiche in corso d’opera costituiscono l’arma in più che un allenatore deve avere a disposizione. Quante più pedine di valore sono disponibili in panchina, tanto più sarà possibile variare l’assetto tattico della squadra in corso d’opera. In questo calcio moderno fatto di grandi ritmi, di agonismo sfrenato, di raddoppi di marcature, di sovrapposizioni, c’è bisogno di avere in panchina atleti pronti e ben rodati che, nei momenti di stanca di una partita, proprio perché pieni di energie, possono costituire la mossa vincente.

Per intanto, è bene dire che in questa fase delicata del campionato non si deve guardare in faccia a nessuno. Servono risultati pieni, è inutile nasconderselo, perché quando devi inseguire non sempre i pareggi possono bastare.

Arriva Gianni Simonelli con il suo Sorrento. Amicizia e rispetto per tutti, ivi compresi gli ex De Giosa ed Esposito, ma  il risultato finale, tipo schedina – se permettete – deve essere “uno fisso”.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 18 marzo 2011)

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