Tre punti, ovvero: assaggiatemi, diventeremo amici

Ritroviamoci il venerdì

Ci sono voluti cinque mesi, è vero, ma alla fine la vittoria è arrivata. E’ arrivata per la gioia di tutta la squadra, dei tifosi che per essa palpitavano e – perché no? – anche per chi settimanalmente da questa tribuna mediatica era costretto a parlare di sfortuna, di annata storta, di portieri paratutto e di arbitraggi scadenti.

Domenica scorsa non si è vista all’opera la migliore Paganese per quello che riguarda il gioco. Ma una volta tanto, lasciatemelo dire, non ce ne importa più di tanto. Un antico proverbio, distillato di saggezza, dice “non sempre si può avere il vino nella botte e la moglie ubriaca”, che – tradotto – nel calcio equivale a dire: è difficile giocare bene e vincere.

Badate bene: ho detto difficile, il che non significa che i due eventi non possano coesistere, ci mancherebbe. Ma nella circostanza, quando le condizioni di classifica ti impongono soprattutto di essere concreti, è preferibile – se proprio si deve scegliere – arrivare soprattutto ai tre punti.

La Paganese contro la Spal è stata concreta, molto più del solito. Ha cominciato la gara timorosa, vuoi perché Vicedomini e Gatti si sono fatti pizzicare e ammonire per due falli a centrocampo, più di frustrazione, come si usa dire da un po’ di tempo a questa parte, che necessari; vuoi anche perché anche la Spal, squadra ben dotata tecnicamente, partita all’inizio del campionato con grandi ambizioni, voleva arrivare al risultato per salvare la testa del proprio allenatore.

Non ci è voluto molto, per la verità, per ristabilire le gerarchie in tema di fame del risultato. E che fame aveva la Paganese! Inseguiva la vittoria dal lontano 19 settembre, giorno in cui sconfisse in casa l’Alessandria. Da quel giorno era cominciata una vera e propria “via crucis”: Palumbo allontanato, arrivo di Capuano, cambio del modulo tattico, giocatori che non rispondevano alle sollecitazioni del nuovo tecnico, acquisto di ben tredici nuovi calciatori … insomma una vera e propria odissea, che, per fortuna, ha avuto il suo epilogo proprio domenica contro la Spal.

E’ chiaro che per il momento si è vinta una battaglia. Adesso è il momento delle conferme. Per vincere la guerra ci sono sul tappeto altri undici incontri. La prestazione di domenica, però, ci incoraggia a guardare con maggiore fiducia al futuro.

Contro la Spal si è vista finalmente una difesa attenta e ben sincronizzata nei movimenti.  A essere sincero, mi ha colpito particolarmente la prova di Radi schierato nella difesa a tre tanto  cara ad Eziolino Capuano. Non tanto per la prova in se stessa, positiva e precisa come quella di Fusco e di Urbano, quanto per la rabbia e la determinazione con la quale, nella parte finale, è andato a battere anche le rimesse in gioco da fondo campo per spingere il pallone quanto più lontano possibile dalla propria area. Quasi a dire ai compagni: “diamoci dentro, adesso vi faccio vedere come si fa a vincere una partita”. Cose d’altri tempi, quando era sempre il difensore più aitante a battere dal fondo con gran fatica perché i palloni di una volta pesavano un accidente e non si lasciavano accarezzare, come oggi con questa specie di “super santos” da cui hanno preso anche il colore.

Ma, se permettete, vorrei anche sottolineare la prova di Imparato, altro calciatore estremamente generoso, irrefrenabile quando parte palla al piede dalle retrovie. E chi lo ferma quando arriva come un “caterpillar” sulle due fasce laterali per proporre cross al centro dell’area? E’ un ciclone inarrestabile, specie quando arriva a sorpresa dalle retrovie: attacca gli spazi con grande autorità e in velocità quasi travolge gli avversari.

Guardate, ho citato Radi e Imparato non perché altri calciatori demeritassero. No! solo perché in questa fase mi sembra rappresentino l’emblema della squadra; riescono a evidenziare al meglio – con le loro prove estremamente generose –  l’ansia, l’attaccamento ai colori sociali, la voglia di dare sempre qualcosa in più in termini di passione e di determinazione.

Questo è calcio vero; è un calcio che ha un’anima, è il calcio che ci fa andare ogni domenica sugli spalti per vivere pomeriggi speciali, con le sue passioni, con i suoi personaggi, con gente che non si arrende mai e vuole tenere in alto, quanto più in alto possibile, una bandiera, un ideale.

Ecco perché la vittoria di domenica assume un valore speciale. E’ bello il calcio: ti lascia cinque mesi senza vittorie e poi ti fa esplodere di gioia quando arrivano tre punti tutti in una volta, meritati, sofferti. Punti che rappresentano l’essenza del gioco del calcio; altro che bel gioco a mani vuote!

Si dice che le gioie più intense arrivino quando si è sofferto molto. E’ vero: abbiamo tutti sofferto molto e forse soffriremo ancora. Ma abbiamo scoperto che questa squadra, questa Paganese, ha un’anima. Lotta, combatte, soffre e – finalmente – ha imparato anche a vincere.

Ci sono ancora tante battaglie da affrontare, ma una squadra come quella di adesso, soprattutto adesso che ha avuto il primo approccio con i tre punti, non può e non deve fermarsi.

Allora forza, affrontiamo da pari a pari domenica prossima fuori casa anche il Ravenna e diamoci dentro con convinzione e coraggio. Bisogna abbattere un altro tabù che resiste dall’inizio del campionato: quello dei punti in trasferta.

“Assaggiatemi, diventeremo amici” – recitava uno slogan pubblicitario degli anni passati.

Assaggio come punti. Allora, amici per lungo tempo.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 18 febbraio 2011)

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