Come vincere una partita di calcio

Ritroviamoci il venerdì

Non credo che nel variegato mondo dell’editoria esista un trattato, tipo “come perdere una partita di calcio”. Né credo che lo stesso possa mai essere stato scritto, perché l’attenzione degli addetti ai lavori e di buona parte di coloro che seguono il calcio da spettatori sarebbe sicuramente attratta da un’opera dal titolo e dal significato opposto, di certo più accattivante, tipo “come vincere una partita di calcio”.

Vincere, è una parola! E chi se la ricorda più una vittoria? Bisogna andare indietro nella notte dei tempi per trovarne una, l’ultima. Ricordate: 19 settembre 2010, Paganese-Alessandria. Gran gol di Vicedomini dal limite dell’aria, un vero missile terra-aria indirizzato nel sette  alla sinistra del portiere piemontese su tocco laterale di Lepri. Fine delle trasmissioni sulla vittoria. Quanti mesi sono passati? Se non sono cinque, poco ci manca.

In questi mesi abbiamo detto e scritto di tutto. Ne è passata di acqua sotto i ponti! Prima l’esonero di Palumbo, individuato come uno dei possibili anelli deboli della catena. Poi l’arrivo di Capuano, foriero di recondite speranze, artefice di una insperata salvezza appena due anni addietro; salvezza conquistata miracolosamente, senza passare nemmeno per la tagliola dei play-out.

Ma di vittoria manco a parlarne. Ogni volta una speranza. “Andrà meglio domenica prossima…” –  pensavamo in tanti, speranzosi e fiduciosi nelle qualità taumaturgiche del nuovo allenatore. E di domenica in domenica, da cinque mesi a questa parte, sempre la solita manfrina: sfortuna, ingenuità difensive, arbitri, portieri avversari paratutto…

Non ce la facciamo proprio più a sentire le solite litanìe di fine partita. Anche domenica ad Alessandria ci hanno riempito di complimenti. Lo hanno fatto i colleghi di Radio Gold, emittente piemontese che ha trasmesso quasi per intero la radiocronaca della partita: lo ha fatto il tecnico dei grigi. Complimenti a go-go; di punti, però, manco a parlarne.

Quando le squadre esprimono un buon calcio, quando il pallone non vuole saperne di entrare nella porta avversaria, così come sta capitando alla Paganese, di solito si dice: “è un momento no, prima o poi passerà!”. Ma quanto dura questo momento? E soprattutto cosa bisogna fare perché la vittoria arrida nuovamente ai colori azzurro-stellati?

Eppure la società ha fatto tutto quello che era nelle proprie possibilità, ricorrendo a quella che oramai nell’ambiente viene riconosciuta come “rivoluzione di gennaio”. Della vecchia inquadratura sono rimasti in pochi: Cuomo, Ingrosso, Vicedomini, Liccardo e Triarico. Poi sono tutti nuovi. Addirittura tredici sono stati gli innesti.

Raffaele Trapani ha accontentato Capuano che lamentava carenze di ordine strutturale e tecnico. Di più, onestamente, non poteva fare. Adesso la squadra ha una propria fisionomia; è squadra nel senso etimologico della parola. Ha una struttura portante, ha uomini potenzialmente in grado di risolvere una partita da un momento all’altro.

Credo, però – e lo ripeto perché è giusto chiarirsi bene le idee – che la squadra adesso debba sempre andare alla ricerca del risultato pieno. “Anche in trasferta? “ – vi chiederete. Anche in trasferta. La mentalità deve essere quella di una squadra vincente; a questo punto del campionato è inutile guardare al punticino. Con sole dodici gare da disputare, tanto per fare un esempio, è meglio vincere due gare su tre, perdendone una, che inanellare tre pareggi.

Lo so che non è facile, come so che è molto meglio e più comodo scrivere di calcio che sudare le proverbiali sette camicie in mezzo al campo. Ma ognuno ha il suo mestiere, ognuno ha il suo compito da svolgere. Quello dei calciatori della Paganese, a questo punto del campionato, unitamente a quello del suo allenatore, è di ritornare alla vittoria per sperare ancora in quella che – numeri alla mano – appare come una improbabile salvezza.

Oggi che la squadra ha una propria identità, un suo gioco, una propria personalità, pur nella realtà del difficile momento, viene spontaneo considerare che basterebbe inanellare un paio di risultati pieni per tornare a sperare.

Per farlo – è ovvio – dovremmo essere in grado di tornare finalmente alla vittoria. Con l’organico quasi al completo, se si eccettuano le defezioni di Liccardo, di Macrì e di Cortese, non dovrebbe essere un’impresa impossibile avere la meglio sulla Spal che domenica arriva al “Marcello Torre”.

Adesso Capuano possiede più frecce al suo arco. Ha modo di sistemare al meglio la difesa che sembra aver ritrovato finalmente anche il miglior Ginestra fra i pali.  Può affidarsi al mestiere di Gatti e al moto perpetuo di Vicedomi a centrocampo. Può dare spazio in avanti a Lepore e al ritrovato Triarico. I due, in possesso di ottima tecnica individuale, sono in grado non solo di aggirare le difese avversarie ma di innescare alla perfezione un cecchino come Ferraro che ha il suo regno al centro dell’area.

Poi, vi raccomando Imparato che può costituire l’arma in più della squadra perché imprevedibile e dirompente quando attacca gli spazi che gli si presentano davanti, partendo a sorpresa dalle retrovie.

Crediamoci tutti e affidiamoci non solo alle risorse della squadra ma anche alla speranza che, come dicevano gli antichi latini, è – e deve essere – sempre l’ultima a morire.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, venerdì 11 febbraio 2011)

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