Perché Capuano deve restare

Così è (anche se non vi pare)

Possibile che non ce ne vada bene una? Sarò anche ripetitivo, ma la domanda che mi pongo da qualche tempo è proprio questa. E’ stato cambiato il tecnico, è stata cambiata la squadra; cos’altro bisognerebbe ancora cambiare? E non ditemi che è l’allenatore che deve andar via, per favore. In settimana più di un quotidiano ha messo in bilico il destino di Eziolino Capuano. Non mi pare possa essere la mossa migliore in questo particolare momento.

So bene che quando i risultati non arrivano è sempre l’allenatore che deve essere sostituito, per una prassi consolidata nel mondo del calcio. Ma qui il discorso è diverso. Questa squadra, l’attuale squadra, rivoltata come un calzino tra dicembre e gennaio, è stata costruita su suggerimento dell’attuale tecnico. La bellezza di tredici calciatori sono arrivati per formare una squadra nuova, in ossequio al credo tattico più volte enunciato da Capuano.

E volete che Raffaele Trapani dopo aver messo mani alla tasca in profondità per rifondare una squadra, così, tutt’ad un tratto, sollevi l’attuale allenatore? Per fare poi cosa? Richiamare magari Palumbo o affidarsi a qualità taumaturgiche di qualche mago o presunto tale della panchina? Ho capito, sono le regole non scritte del calcio che lo suggeriscono, ma qui siamo davanti a una situazione paradossale con una squadra rifondata che è costata quello che è costata; una squadra costruita così come voleva il suo tecnico. E vi pare che adesso, dopo aver affrontato sacrifici indicibili, Trapani possa mai chiamare Capuano e dirgli “Abbiamo scherzato, te ne puoi pure andare?”

Guardate, non devo e non voglio difendere Eziolino Capuano, faccio solo un discorso logico e di convenienza che, a freddo, secondo me, dovremmo fare tutti noi che abbiamo la Paganese nel cuore. Tutti, dopo aver accumulato delusioni e sconfitte a non finire, con una classifica che piange e che ci ricorda di essere sempre a sei lunghezze dalla penultima, anche alla luce dell’ennesima e bruciante sconfitta, vorremmo mandar via l’allenatore. Ma dobbiamo superare ogni reazione istintiva, dobbiamo ragionare, dobbiamo essere razionali.

Oggi come oggi – a dodici giornate dalla fine – con una squadra praticamente nuova, appena assemblata, che significato avrebbe mandar via Capuano? Un altro esonero significherebbe dare l’addio a ogni ulteriore residua speranza di salvezza. Non che ne abbiamo molte, per la verità, ma immagino già quello che un tecnico nuovo potrebbe dire, in caso di ipotetica nomina, mettendo subito le mani avanti  “vediamo che si può fare, ma a questo punto del campionato sarà tutto molto difficile …”

Allora sentite a me, teniamoci  Capuano, non per stima, simpatia o incondizionata fiducia, quanto perché al momento, con una squadra costruita secondo determinati dettami tecnico-tattici, in caso di esonero, tutto risulterebbe ancora più difficile e nebuloso. A dodici giornate dal termine, con una classifica che non ci dà pace, con risultati che non arrivano nemmeno quando si gioca un buon calcio, non c’è molto da stare allegri. Bisognerebbe calzare gli stivali delle sette leghe, quelli delle favole, quelli capaci di far fare sette punti con un solo passo, per poter aspirare alla salvezza. Purtroppo non possiamo correre dietro alle favole, la realtà è ben diversa. E’ diversa, è vero, ma, pur restando con i piedi ben saldi per terra, nella realtà del momento, viene spontaneo considerare che basterebbe inanellare un paio di risultati pieni per tornare a sperare. Da come si esprime la squadra dopo la “rivoluzione di gennaio” non dovrebbe essere nemmeno tanto difficile cominciare a fare punti.

Gli standard di rendimento adesso non differiscono molto da quelli delle altre squadre costruite per ben più alti traguardi; ad Alessandria, tanto per restare nel tema, la Paganese, soprattutto quella del primo tempo, arrembante e imprevedibile, avrebbe dovuto lasciare il segno.

Avrebbe dovuto, ma non è stato così. Inutile dire e ridire le stesse cose, inutile tirare in ballo disattenzioni difensive, inutile sottolineare che se c’era una squadra che avrebbe dovuto portare i tre punti a casa questa squadra era la Paganese. Ci prenderemmo solo in giro, e non è proprio il caso.

Finirà questo momento negativo (che poi proprio momento non è)?

Dobbiamo credere e sperare, dobbiamo avere fede; altro non possiamo fare. Tutto quello che c’era da fare in tema di rafforzamento della squadra è stato fatto, forse con colpevole ritardo, ma è stato fatto.

Raffaele Trapani ha accontentato il proprio tecnico che lamentava carenze di ordine strutturale e tecnico. Di più, onestamente, non si poteva fare. Adesso la squadra ha una propria fisionomia; è squadra nel senso etimologico della parola. Ha una struttura portante, ha uomini potenzialmente in grado di risolvere una partita da un momento all’altro. Certo, i risultati non arrivano. Certo, in questi casi è normale e logico che si pensi alle leggi non scritte del calcio in tema di esoneri di allenatori. Ma – lo ripeto –  dobbiamo cercare di essere razionali e di riflettere, anche se, a pelle, verrebbe voglia di dare il benservito a un tecnico che fino a questo momento ha parlato molto più di quanto abbiano fatto i risultati.

Mettiamo da parte antipatie, preconcetti e quant’altro e pensiamo solo alle sorti future e immediate della squadra.

“Spes ultima dea”, dicevano i saggi antenati latini perché la speranza era l’ultima dea a cui rivolgersi nei momenti difficili della vita. Aggrappiamoci allora alla speranza e lasciamo stare Capuano.

E poi, diciamocelo chiaramente, è anche giusto che ognuno si prenda le sue responsabilità; vogliamo credere fino in fondo che ci sono ancora i margini per sperare almeno in un aggancio alla penultima, ma se la nave malauguratamente dovesse affondare, mi pare pure giusto che a fondo ci vada anche il capitano-condottiero.

O no?

Nino Ruggiero

(Rubrica “Così è, anche se non vi pare”, Paganese.it  9 febbraio 2011)

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