Il festival dei numeri uno

COSI’ E’ (anche se non vi pare)

Quando nel secondo tempo Lepore di punta ha anticipato l’uscita di Caglione ed il pallone è finito sul palo; quando sulla ribattuta, a porta vuota, Di Pasquale non è riuscito solo soletto davanti alla porta spalancata a centrare il bersaglio, anche il più serafico, calmo, impassibile tifoso paganese ha gridato: “allora quest’anno è proprio una maledizione!!!”. Un’esclamazione che la dice lunga sul particolare momento, che poi proprio momento non è, attraversato dalla Paganese.

“Togliete quel pallone arancione maledetto – ha gridato un altro dagli spalti, nascosto tra una selva di ombrelli – da quando giochiamo con questa specie di Super Santos non facciamo più bene!”.

Per curiosità, ma anche perché certe volte la voce del popolo porta alla verità, sono andato a rivedere le immagini di inizio campionato. Nelle tre vittoriose gare casalinghe la Paganese non ha mai giocato con il pallone arancione. La prima volta che questo pallone è stato utilizzato è stato nella gara interna con il Pergocrema, perduta poi per zero  a due.

Mi rendo conto che siamo quasi nel paranormale, ma – per chi tifa calcio – quando i risultati non arrivano, è il momento anche della superstizione, degli scongiuri, della cabala: ci aggrappiamo a tutto. Qua non ne va bene una. Sì, è vero; non tutto è riconducibile alla sfortuna, ci mancherebbe. E’ indubbio, però, che soprattutto nelle ultime esibizioni va proprio tutto storto. Normale e comprensibile allora che si pensi anche ad altro. Una specie di “Non è vero, ma ci credo” di defilippiana memoria in edizione moderna.

Adesso – tanto per restare nel tema – a Pagani sembra essere arrivata la stagione dei momenti magici dei portieri avversari, una specie di “festival dei numeri uno”. Prima, quindici giorni fa ha cominciato il portiere del Pavia, autore di interventi risolutivi quanto spettacolari: domenica scorsa è toccato a quello della Salernitana, miracoloso in almeno due occasioni.

Vado sull’aspetto tecnico. A dire il vero, la squadra, dopo la “rivoluzione di gennaio”, ha cambiato pelle. E’ squadra nel vero senso della parola. Dopo qualche iniziale perplessità, la difesa mi pare che abbia raggiunto uno standard di rendimento assolutamente buono; il centrocampo non si limita solo ad interdire, ma propone trame interessanti per la fase offensiva; gli esterni non si limitano solo a difendere ma sanno anche proporsi efficacemente sulla due fasce laterali in avanti; e l’attacco, infine, pare aver trovato in Ferraro un vero uomo d’area di rigore.

Il vero nemico di questa squadra, però, è il tempo; ci fosse stato un intero campionato da disputare mi sento di poter dire che la squadra lo avrebbe disputato in una più che onorevole posizione di classifica. Il guaio, purtroppo, è che adesso abbiamo a che fare con un handicap di classifica che è lì, impietoso, a dirci che sei punti sono difficili da recuperare.

Nella normalità ci possono essere giornate negative sotto il profilo del risultato anche se giochi bene; oggi queste negatività la Paganese non può permettersele perché il suo è un campionato atipico: dovrebbe vincere sempre per recuperare il terreno perduto in precedenza. E’ possibile?

Contro una Salernitana poco propositiva, la Paganese prima ha studiato a fondo gli avversari e poi, dopo una buona ventina di minuti iniziali, ha preso il sopravvento sull’avversaria in virtù di un centrocampo finalmente all’altezza della situazione.

Vicedomini, che quest’anno sta disputando gare intensissime sotto il profilo agonistico, imperversava nella zona centrale del campo; sembrava avere i cingoli di un carrarmato tanto zappava imperiosamente il campo ridotto ai minimi termini per colpa di una pioggia insistente ed abbondante. Passava su ogni avversario che gli si frapponeva davanti  e trascinava il pallone da autentico mezzo corazzato; Gatti, forte di una spalla così straripante, si destreggiava con autorevolezza nell’importante ruolo di fulcro della manovra. Era il faro della squadra e distribuiva il pallone da par suo, una volta con sventagliate sulle ali, una volta in appoggio ai vari Tortori e Ferraro che agivano per linee centrali del campo.

In campo una sola squadra: la Paganese. Poi si celebrava quello che sta diventando un vero e proprio “festival dei portieri” avversari. Caglione, schierato per la prima volta fra i pali della sua squadra, nonostante una lunga inattività, diventava “superman” e per tre volte di seguito diceva no ai tentativi prima di Vicedomini, autore di un drop di destro incrociato destinato in fondo al sacco, poi di Ferraro, autore di un colpo di testa magistrale ed infine, sulla ribattuta, su un tiro ravvicinato di Tortori.

Prima il portiere, poi il palo nel secondo tempo con Di Pasquale, sulla ribattuta, incapace di buttarla dentro a porta sguarnita; poi, infine, l’arbitro con la sciagurata, quanto inopportuna, decisione di espellere Fusco autore di un intervento nettamente sul pallone. E volete che non si parli anche di buona sorte?

Il calendario, intanto, propone una sosta. Stavolta lo stop dovrebbe giocare in favore della Paganese. Capuano avrà tempo e modo per mettere a punto il motore della squadra che – tra le tante note positive – ancora accusa qualche inevitabile sfasatura.  C’è da sistemare la corsia di sinistra che ancora non funziona per bene. Su quella fascia per il momento pare che solo Radi si trovi a suo agio; Di Pasquale è bravo, ha buoni numeri, ma si muove molto meglio sulla sponda opposta. Inoltre bisognerà recuperare il miglior Triarico. Il calciatore deve sentire la fiducia della squadra e del tecnico; ha ottimi numeri, salta l’uomo che è una bellezza, ma negli ultimi tempi sembra immalinconito, quasi impalpabile. Bisogna dargli la carica giusta perché può essere elemento determinante quando ci si troverà al cospetto di squadre chiuse a riccio. Sulla fascia destra (che è il suo regno), il suo estro, la sua velocità possono bene innescare ed esaltare le qualità acrobatiche di Ferraro, vero uomo da area di rigore. Il tutto, sia ben chiaro, senza nulla togliere alle qualità tecniche di Lepore e di Imparato che hanno portato freschezza e voglia di vincere alla squadra; i due, infatti, appaiono estremamente propositivi ed arrembanti nella fase offensiva, bisognosa di vitalità. Ma il calcio moderno mi  porta a concludere che bisogna avere sempre più frecce al proprio arco. E stavolta Capuano queste frecce le ha veramente; li deve solo utilizzare con il mestiere che nessuno gli disconosce.

Intanto salutiamo la fine de “il ritorno della parola” dopo un lungo silenzio stampa. Sono arrivati i giocatori, è ritornata la parola, è ritornato il gioco. All’appello mancano solo il grande pubblico ed i tre punti.

Abbiate fede. Si dice che c’è sempre un inizio ed una fine, o no?

Nino Ruggiero

(Rubrica “Così è, anche se non vi pare”, Paganese.it  26 gennaio 2011)

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