Quando si dice “concorso di colpa”

Così è (anche se non vi pare) –

Applausi e fischi a fine gara; più applausi che fischi, per la verità. La partita con il Pavia finisce in parità e gran parte del pubblico presente, stizzito per un risultato non rispondente ai reali valori visti in campo, è pervaso da due diversi stati d’animo. C’è rabbia per un risultato ancora una volta da annoverare come negativo; c’è consapevolezza che la squadra ha fatto tutto il suo dovere raccogliendo, nei fatti, molto meno di quello che ha seminato. Fischi, dunque, più per stizza e rabbia per un risultato bugiardo nella sostanza; applausi per una prestazione sopra le righe, da non confondere assolutamente con quelle dell’ultimo periodo dell’anno e che avrebbe meritato ben altra conclusione.

Si sapeva alla vigilia che Capuano avrebbe rivoltato la squadra come un calzino. Si sapeva anche che i nuovi innesti avrebbero avuto una limitata autonomia a causa di una condizione fisica non ottimale. Si sapeva, insomma, un po’ tutto sul rischio – da considerarsi calcolato – di presentare una squadra nuova di zecca con elementi arrivati alla rinfusa e sicuramente non ancora pronti per disputare novanta e più minuti a grande livello.

Si sapeva quasi tutto anche della squadra avversaria, come giusto che sia in questi campionati; ma non si sapeva di dover affrontare una squadra con un gatto “afferra tutto” fra i pali, un felino dalla mille risorse, capace di prendere palloni impossibili indirizzati verso la sua porta.

“Sono gli incerti del mestiere – starete pensando – e poi il portiere fa parte della squadra!”. Giusto, è vero, è così. Possibile però che in quest’annata calcistica 2010-11 non ce ne vada mai bene una, che sia una?

Bando agli orpelli, come si diceva una volta, quasi a dire figurativamente “non carichiamo il discorso di eccessiva retorica” e guardiamo alla realtà delle cose, ci piaccia o meno.

Devo dire che la squadra, specie nella prima parte, quando ha potuto contare sulla figura carismatica di Gatti che – com’era auspicabile – si è fatto valere nella zona centrale del campo, è apparsa quadrata tatticamente, addirittura arrembante e propositiva sulle due fasce laterali.

Sulla destra Imparato ha imperversato in lungo e in largo. Ha curato la fase difensiva e si è proposto in avanti prepotentemente, denotando una condizione fisica invidiabile per un calciatore che si pensava non avesse il ritmo partita nelle gambe. Segno questo di grande temperamento e di grossa professionalità. Imparato, a mio parere, è stato il miglior uomo in campo: ha dato linfa e coraggio alla squadra anche negli inevitabili momenti di stanca proponendosi all’attenzione generale con sgroppate in progressione degne di migliore fortuna in fase realizzativa.

Purtroppo si è recitato a soggetto in molte fasi della gara, soprattutto in fase di attacco: e forse non poteva essere altrimenti perché, in fondo, quella che deve essere considerata una nuova squadra ha avuto poche occasioni per mettere a punto gli schemi dettati dal suo allenatore.

Bisogna riconoscere che Capuano ha visto bene quando ha richiesto con insistenza l’ingaggio di uomini di sua fiducia, già collaudati per quello che è il suo credo di ordine tattico. Allo stesso modo bisogna riconoscere che la personalità mostrata da Gatti per circa un’ora ha rappresentato quella luce a centrocampo che era spenta dall’inizio del campionato.

Certo, Gatti, a differenza di Imparato, non è ancora pronto per disputare un’intera partita, ma si è visto che finché il fisico ha retto, nelle vesti di direttore di orchestra, la musica è apparsa diversa. Mai una palla buttata, sventagliate geometriche sulle fasce, inviti geniali in corridoio hanno caratterizzato la prova dell’ex centrocampista del Perugia.

Erano cinque gli elementi nuovi innestati nella squadra. Di Imparato e Gatti ho già detto. Radi, sistemato sulla fascia sinistra, ha iniziato al piccolo trotto. Ha giocato senza grossi acuti svolgendo il suo compito in maniera elementare, senza strafare; non ha imperversato sulla fascia come il suo collega dirimpettaio ma la sua prova è da considerarsi sicuramente positiva. Di certo la squadra ha trovato un altro punto fermo del proprio schieramento.

Urbano si è fatto notare poco. E’ certo, però, che deve migliorare l’intesa con Fusco e Ingrosso, specie sulle palle inattive. C’è qualcosa che va chiarito e definito su queste “benedette” punizioni dal limite dell’area e sui calci d’angolo. Si incassano troppi gol assurdi e alla fine non si riesce mai a stabilire con precisione di chi sia la colpa. In parecchi – in occasione del gol incassato domenica – hanno alzato l’indice accusatorio nei confronti del portiere Ginestra. A onor del vero, senza poter assolvere del tutto il “pipelet”, credo che nella circostanza si possa tranquillamente parlare solo di “concorso di colpa”.

Due parole anche su Cortese, chiamato al delicato compito di terminale offensivo. Il ragazzo si è battuto bene, non si è mai tirato indietro e si è fatto notare anche per un bel tiro scoccato nella ripresa e, manco a dirlo, neutralizzato con un gran volo dal portiere Facchin. La sua prova è sicuramente incoraggiante per il futuro. Il problema, purtroppo e non mi stancherò mai di ripeterlo, è che questa Paganese non può permettersi pause dopo un deficitario girone di andata.

Tanto per essere chiari fino in fondo, da domenica bisognerà puntare senza mezzi termini ai tre punti. In casa o fuori cambia poco. Questo mezzo campionato, se proprio vogliamo ancora cullare sogni di salvezza, va affrontato con il piglio dei primi della classe.

Sarà difficile, non sarà facile; al momento non possiamo saperlo. Possiamo solo contare sull’abilità e sulla lungimiranza di Eziolino Capuano che – mi sembra di poter dire – adesso non ha più scusanti perché ha una squadra costruita a sua immagine e somiglianza.

Se arriverà qualche altra pedina, come sembra più che probabile e auspicabile, tanto di guadagnato.

Nino Ruggiero

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