Il silenzio, come la legge, è davvero uguale per tutti?

Così é (anche se non vi pare)

Che scoppola, ragazzi! Una mazzata tra “capa e noce di collo” nel momento che non te l’aspetti, che non dà scampo, che non lascia attenuanti. Oramai devo giocoforza arrivare al dispregiativo: siamo diventati una squadraccia, una squadraccia senza capo né coda. Contro il Verona abbiamo fatto la figura delle vittime predestinate; abbiamo incassato gol da “paperissima”, specie il primo su un tiro non irresistibile dalla distanza.

Ricordo bene, perché è bene impressa nella mente, la prima partita in casa proprio con il Verona. Fu tutto un crescendo: il primo gol di Tortori, il secondo di Magliocco appena entrato nella ripresa. In campo c’era una sola squadra: la Paganese. Dov’è finita quella squadra? Misteri …

Torno al Verona, ma alla gara di domenica scorsa. Un’altra gara, un’altra storia, un’altra Paganese.

Dispiace sempre discutere sui singoli, ma mi pare di poter dire che Ginestra, portiere con una dignitosa carriera alle spalle, specie sul primo gol, abbia steccato clamorosamente. Nessuno vuole mettere in discussione il suo valore, ma sono i fatti che parlano, e al momento dicono che il portiere – fermo da un anno – probabilmente avrebbe avuto bisogno di arrivare a una forma passabile prima di essere schierato a difesa della porta. Non parliamo poi della difesa a tre, o a cinque che dir si voglia, schierata negli ultimi tempi. Forse al centro la squadra risulta più coperta in quella che è la fase difensiva, ma è sulle fasce che qualcosa si ingrippa. C’è più di qualche calciatore che sembra disorientato, oltre che probabilmente fuori ruolo. L’impegno c’è ed è massimo, ma non basta.

Quando poi si passa dalla fase difensiva a quella di proponimento della manovra offensiva, si nota ancora di più una confusione gestionale del gioco che non ha mai sbocchi in avanti.

Tanto per essere quanto più chiari possibile, prendiamo in esame il secondo tempo di Verona. In svantaggio di quattro reti, Vicedomini e compagni hanno dato l’impressione di avere un buon controllo palla mentre gli avversari, evidentemente paghi del risultato, hanno pensato solo a controllare la partita. Ebbene, nonostante un costante predominio territoriale, solo su calcio d’angolo e grazie a un azzeccato colpo di testa di Cuomo, la Paganese è andata vicina alla segnatura. Veramente poco per una squadra che non riesce a esprimere un calcio concreto.

Qua ce lo dobbiamo dire bello “chiaro chiaro”: parecchi degli attuali calciatori della Paganese trovano difficoltà a interpretare il modulo tattico proposto da Capuano. La difesa è il primo reparto che deve essere registrato.

Se queste considerazioni fossero venute fuori all’inizio del campionato, diciamo nelle prime quattro-cinque partite, ci sarebbe stato tutto il tempo di capire come agire per arrivare ai doverosi rimedi. Ma qui capita – ecco l’assurdo – che la squadra – udite, udite! – nelle prime tre partite interne del campionato inanella tre vittorie sfolgoranti non tanto per il gran gioco messo in mostra, quanto per il fatto di aver messo sotto squadre come Verona e Alessandria, candidate alla vittoria finale.

Logico e umano, quindi, all’indomani di quelli che dovevano essere considerati veri e propri exploit, che si pensasse addirittura di migliorare. “Siamo solo all’inizio – diceva più d’uno, vicino alla società – e i ragazzi hanno ancora poca benzina nella gambe perché in parecchi hanno cominciato tardi la preparazione. Vedrete più avanti …”.

Già, più avanti! Adesso, con soli undici punti in saccoccia, se non siamo al capolinea, poco ci manca.

Io non so se Raffaele Trapani abbia già un piano per il futuro, a cominciare da quello più prossimo. Il presidente ha già dimostrato nel passato di non arrendersi mai, anche nelle situazioni apparentemente più delicate. Voci vicine alla società parlano di una specie di “rivoluzione di gennaio” che Trapani avrebbe in mente d’accordo con Capuano. La squadra sarebbe rivoltata come un calzino. Sarebbero cinque i calciatori, tutti di spessore, che dovrebbero costituire l’asse portante della squadra. Ma sono solo voci. La società tace e in questo caso fa bene se opera senza strombazzamenti di sorta. E’ certo però che, se effettivamente si vuole ancora tentare un miracoloso recupero, non si può perdere ancora altro tempo.

Una chiosa finale che vuole essere solo una riflessione. Ho notato – non che me ne interessi molto dal punto di vista personale – che è stato più di una volta disatteso quello che oramai nella terminologia corrente viene chiamato “silenzio stampa”. Probabile che lo stesso sia finito e sia stato messo in naftalina. Probabile che non sia stato comunicato in tempo a tutti i colleghi che operano sul nostro territorio.

Non voglio pensare che anche il silenzio, come la legge, è uguale per tutti ma con qualche eccezione. Siamo a questo? Non credo.

Voglio augurarmi che la situazione venga chiarita, come sempre per il bene esclusivo della Paganese calcio.

Buon Natale a tutti.

Nino Ruggiero

(Rubrica “Così è, anche se non vi pare”, Paganese.it  22 dicembre 2010)

 

 

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